Politica

Appalto da quasi 3,4 milioni per il Cpsa (hotspot), Cas all’orizzonte. Augusta la nuova Mineo?

AUGUSTA – L’hotspot, o Cpsa (Centro di primo soccorso, identificazione e accoglienza), “temporaneo” nel porto commerciale di Augusta vede un bando di gara aperto (con il termine fissato il 26 gennaio) per la sua realizzazione, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale e sul sito di Invitalia. Un appalto da 3 milioni 383 mila 530 euro, oltre Iva, per l’affidamento “della fornitura e posa in opera, comprensiva di trasporto, installazione, montaggio, manutenzione e smontaggio finale per la realizzazione di una struttura temporanea costituita da una tendostruttura e moduli prefabbricati da destinare a centro attrezzato per il primo soccorso, identificazione e accoglienza dei migranti che sbarcano presso il porto di Augusta“.

All’orizzonte c’è l’apertura di un Cas (Centro di accoglienza “straordinaria”, che è invece diventata la regola quando un Comune non aderisce alla rete Sprar, diniego recentemente deliberato dal Consiglio comunale di Augusta) per il quale sarebbe prevista una prossima conferenza dei servizi in prefettura a cui parteciperà il Comune, una struttura per circa 150 immigrati, sempre nel territorio augustano.

Ciò completa un quadro nel quale sono già operativi da tempo due centri di prima accoglienza per minori stranieri non accompagnati, accreditati a livello regionale, uno da 60 ospiti all’ingresso della città e un altro da 10 ospiti nel centro urbano.

Dal fronte politico, ricordiamo le sedute dedicate da consigli comunali monotematici, con una contrarietà formalmente bipartisan, a partire dalla famosa mozione unitaria dell’ottobre 2015 che prevedeva anche il diniego al rilascio di autorizzazione all’istituzione di un hotspot nel territorio di Augusta, infine previsto sulla banchina del porto commerciale.

Inoltre, risale a settembre la “sfida” lanciata dalla sezione cittadina di Fratelli d’Italia al sindaco pentastellato di promuovere un referendum popolare consultivo, allora, sull’hotspot. Che non è stata raccolta dal sindaco, formulando una controproposta di referendum sugli sbarchi per poi lasciarla cadere nel vuoto.

Vincenzo Vinciullo, già presidente della commissione Bilancio all’Ars, da parlamentare regionale, oltre un anno fa, aveva perfino presentato un esposto alla Procura contro la realizzazione dell’hotspot nel porto commerciale. “L’operazione era già stata bloccata – ricorda – (…) Il bando, adesso, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana e in quella europea, oltre che sul sito di Invitalia, rappresenta un’ulteriore dimostrazione di arroganza politica e di gestione del territorio, a prescindere dalla volontà dei rappresentanti istituzionali, ammesso che gli stessi abbiano la volontà di rappresentare il territorio per il quale sono stati eletti dai cittadini“.

Ad essere contrari alla realizzazione del centro di soccorso, identificazione e accoglienza migranti al porto – spiega Vinciullo – ci spingono la difesa delle funzioni del porto commerciale, la diminuzione costante del numero di migranti che arrivano nei porti italiani e, terzo ma non ultimo, tutta una serie di scandali che, a livello regionale e nazionale, sono venuti fuori laddove ci sono stati centri di accoglienza o comunque strutture che hanno come obiettivo unico quello della gestione dei migranti“.

L’ex parlamentare regionale invita il neo presidente della Regione, Nello Musumeci, a intervenire perché, a suo dire, non si consenta la “mortificazione del nostro Statuto che garantisce potestà esclusiva sui porti alla Regione Siciliana“. Conclude: “Di fronte a tutti questi aspetti negativi, non si capisce perché il Governo regionale non intervenga e non si capisce, soprattutto, questo silenzio assordante generale che dimostra evidente complicità e connivenza, oltre che sudditanza, nei confronti di una scelta scellerata del Governo nazionale“.

Adesso la politica locale si trova di fronte a un meccanismo che appare in una fase avanzata. “Sembra che una regia nazionale con il tacito assenso di basisti locali voglia trasformare Augusta in una nuova Mineo“, dichiara oggi il consigliere comunale di #perAugusta, Giuseppe Di Mare. “Le forzature – prosegue Di Mare – che il Ministero dell’Interno insieme agli organi territoriali stanno attuando sul nostro territorio ci lasciano veramente amareggiati“. Il consigliere di opposizione considera l’imminente Cpsa – hotspot “la pietra tombale allo sviluppo del porto commerciale“. Che si dice contrario anche all’eventuale Cas, poiché “la gestione dei centri di accoglienza è in mano ai privati nel nostro Paese, il più delle volte animati solo dall’interesse del business dell’accoglienza; temo che qualcuno abbia messo gli occhi sulla nostra terra“.


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