Cultura

Breve storia di Augusta: edifici religiosi soppressi e le prigioni cittadine

AUGUSTA – Nell’ambito di una più ampia iniziativa editoriale promossa da La Gazzetta Augustana.it di divulgazione e promozione della storia di Augusta, abbiamo previsto una rubrica settimanale tematica nel nostro web magazine di approfondimento “Cultura”. Ha per titolo “Breve Storia di Augusta” ed è curata da Filippo Salvatore Lentini, detto Salvo, già ufficiale della Marina Militare, che da appassionato alle vicende storiche e alle tradizioni augustane, facendo ricorso ad un’estesa bibliografia che comprende i numeri del “Notiziario storico di Augusta” e i diversi lavori succedutisi nel tempo di noti studiosi della storia cittadina (che Lentini ci ha chiesto di menzionare in ordine casuale in premessa: Mario Mentesana, Elio Salerno, Tullio Marcon, Ennio Salerno, Vincenzo Vinciguerra, Ezechiele Salerno, Giorgio Casole, Sebastiano Salomone, Giovanni Vaccaro, Giuseppe Messina, Giovanni Satta, Giuseppe Carrabino, Italo Russo e non solo), ha pubblicato nel 2008 l’apprezzata opera dal titolo “L’Isola delle Palme”. Offrirà ai lettori de La Gazzetta Augustana.it, per la prima volta su una testata, la versione ridotta e adattata al web della sua pubblicazione.

26. Edifici religiosi soppressi e le prigioni cittadine

  • Edifici religiosi soppressi

Se il Settecento fu per Augusta un periodo caratterizzato in prevalenza da grandi e generali opere ricostruttive, conseguenti al catastrofico terremoto della fine del secolo precedente, il Milleottocento lo si può ritenere come il secolo dei grandi mutamenti ambientali e sociali, con nuove e moderne iniziative per migliorare ed intensificare il collettivo abitativo privato e le stesse strutture pubbliche; un sostanziale progresso necessario per adeguare agli evoluti tempi moderni la vita di una cittadina, quale cominciava ad essere il sito megarese.

A questo genere d’incremento edilizio si contrapponeva il declino di quel vasto patrimonio di strutture religiose che, ripresesi e sviluppatesi nel secolo precedente, nel corso della prima parte dell’Ottocento iniziarono a degradare ed in seguito essere soppresse in conseguenza delle leggi eversive, successive all’unità d’Italia. Queste nuove leggi davano allo Stato la facoltà di sopprimere alcune comunità religiose e di confiscare quegli impianti non ritenuti autosufficienti o addirittura già abbandonati e dismessi dalle loro funzioni primarie e che, in maniera indiretta o direttamente, gravavano sul bilancio pubblico. Pertanto, dopo la dovuta sconsacrazione, diverse strutture religiose divennero di proprietà dello Stato: alcune vennero adibite ad uso pubblico, mentre altre furono vendute a privati per incamerarne capitali da destinare, in parte, alla costruzione di altre strutture di pubblico utilizzo.

Piazza Carmine, anni ’50

Le ex costruzioni religiose soppresse ad Augusta e destinate a sedi per utilizzi statali o servizi comunali erano in prevalenza i vari conventi esistenti in città. Il Convento di San Domenico, situato in Via XIV Ottobre e già adibito ad alloggi per il personale della Gran Guardia e quale deposito dei loro attrezzi militari, a datare dal 1867 fu utilizzato prima come sede di diversi uffici pubblici ed in seguito come sede di alcune scuole statali. Il Convento dei Carmelitani, sito in Via Xifonia e da tempo utilizzato dalla Guardia Nazionale, nel 1867 fu adibito a caserma dei carabinieri, con l’ingresso creato in Piazza Carmine. L’Eremo di San Biagio, situato in Via Roma, dopo gli opportuni adeguamenti, venne adibito a sede di scuole pubbliche, una funzione che mantenne fino agli ultimi anni cinquanta del Novecento.  Negli Anni Sessanta, demolita l’antica costruzione, venne edificato quello che è l’attuale Palazzo San Biagio, ad uso del Comune di Augusta. Il Convento dei Padri Minori Osservanti di Piazza delle Grazie, già adibito a scuderia e a magazzini, nel 1870 fu utilizzato come carcere e dal 1926 fu attrezzato per ospitare il nuovo ospedale cittadino fino al 1965, quando venne utilizzato come sede degli uffici della pretura.

Chiesa San Francesco d’Assisi, via Principe Umberto, anni ’30

Il Convento dei Frati Cappuccini di Via Principe Umberto intorno al 1879, già abbastanza fatiscente, venne parzialmente demolito risparmiandone l’ala adiacente all’attigua Chiesa di San Francesco d’Assisi. Fino al 1932 questa parte sopravvissuta del convento venne utilizzata come sede di scuole femminili e di scuole di musica; nello stesso anno, ciò che era rimasto del seicentesco convento e la stessa chiesa, furono demoliti per costruirvi il nuovo e moderno plesso scolastico dei “Cappuccini”. Il Convento di San Francesco di Paola situato in Via Xifonia,  dal 1869 ospita la Caserma della Guardia di Finanza, intitolata a Sebastiano Ramaci.

Monastero Santa Caterina, via Principe Umberto, inizio Novecento

Il complesso formato dal Monastero e dalla Chiesa di Santa Caterina, situato in Via Principe Umberto, nei primi anni del Ventesimo secolo passò di proprietà del Comune di Augusta che, dopo averlo utilizzato come sede per uffici comunali e scuole elementari, lo demolì e lo vendette ai privati che nel 1911 vi costruirono l’attuale palazzo civile. Prevalentemente, a differenza di quanto avveniva per i conventi che offrivano ambienti più ampi, si preferiva disfarsi delle piccole chiese che, dopo essere state sconsacrate, si vendevano ai privati per impinguire le casse pubbliche. La Chiesa di Sant’Antonio Abate, situata all’inizio della Via Principe Umberto, fu prima concessa in enfiteusi, poi ceduta a privati e quindi demolita nel 1907 per costruirvi un edificio civile. In questo stesso sito vi è stato per tantissimo tempo il ‘Bar Noè’, luogo di comune ritrovo molto noto in città. La Chiesa di San Pietro Martire nell’omonima strada, dopo essere stata chiusa al culto fu adibita a sala per conferenze ed udienze per diversi anni, fino alla sua vendita e demolizione avvenuta nel 1923 e sostituita da un edificio civile a più piani. La Chiesa di San Lorenzo in Via Megara all’incrocio con l’omonima e breve via dove, a ricordo di quell’antica presenza, vi è una edicola del Santo voluta dallo stesso costruttore del palazzo civile che fu edificato nel 1940 al posto della chiesa, già sconsacrata da una decina di anni. La Chiesa di San Biagio in Via Roma che, già sconsacrata nei primi anni del ventesimo secolo, fu prima venduta nel 1912 e poi demolita agli inizi degli anni Trenta, per edificarvi delle abitazioni civili.

La Chiesa di Sant’Eligio in Via Epicarmo, la cui scomparsa avvenne nel 1923 quando, messa all’asta, fu comprata da imprenditori privati, per costruirvi quell’edificio civile che è esistente ancora oggi. La Chiesa della Madonna dell’Idria in Via Epicarmo fu abbandonata dopo la sua sconsacrazione divenendo, fin dagli anni del secondo dopoguerra, la sede di alcune attività artigiane. Nel 1958 la ‘Chiesa dell’Itria’, o perlomeno quanto di essa era rimasto, fu demolita e sostituita da un palazzo civile.

  • Le prigioni cittadine

Il Castello Svevo non ancora adibito a penitenziario, fine Ottocento

Con l’avvenuta unificazione dell’Italia, la nuova politica nazionale relegò il Castello svevo ad un ruolo abbastanza indecoroso e degradante, soprattutto se raffrontato al suo ultrasecolare impiego quale grande protagonista in battaglie a difesa del Regno del Sud e dell’intera cristianità. Infatti, a datare dagli ultimissimi anni dell’Ottocento, ‘la creatura’ di Federico II di Svevia assunse un ruolo ben diverso rispetto a quello svolto nella sua lunghissima esistenza: nel 1896 la vecchia fortezza fu opportunamente adeguata ed adibita a casa penale, diventando semplicemente… “u carciri”!

Ingresso del Castello Svevo adibito a penitenziario, inizio Novecento

Questa iniziativa, certamente ritenuta dagli amministratori pubblici del tempo come una soluzione per apportare lavoro diretto ed indotto in città, precluse al castello la probabilità di diventare un bel monumento nazionale con all’interno un museo storico di grande interesse turistico, come sarebbe stato più logico ed opportuno trasformare. I lavori per adattarlo al suo nuovo ed infausto ruolo di penitenziario furono presumibilmente eseguiti con approssimata ponderatezza, trascurando di preservare quantomeno le preesistenti strutture architettoniche dell’antico maniero medievale, ed apportarono anche quella sopraelevazione strutturale che gli conferì l’aspetto che mantiene tuttora. Così le immense e luminose sale, che in passato erano state a disposizione della reale corte degli svevi, furono sormontate dalle celle approntate per ospitarvi i tanti carcerati. I reclusi si potevano solitamente intravedere dietro i riquadri delle inferriate, incollati alle robuste sbarre di ferro, con i volti tristi ed immersi nei loro pensieri e magari fumando l’ennesima sigaretta. Scene facilmente visibili alle persone in quanto le finestre delle celle erano prospicienti la stradina pedonale che, attraversando il boschetto, congiunge la “Villa” alla Porta Spagnola. Il castello cessò di essere un penitenziario nel 1978 quando i detenuti furono trasferiti nel nuovo carcere di Piano Ippolito, costruito nelle vicinanze della strada che conduce a Brucoli. Ad Augusta le prigioni hanno avuto diverse sedi, in luoghi principalmente di ripiego e d’accomodo, soprattutto in base all’andamento amministrativo della città. Nel secondo seicento le carceri si trovavano nell’isolato a Nord della futura Piazza Duomo, nella stessa area dove poi sarà costruito il Palazzo Municipale, ed in seguito furono dislocate nei fortini a mare prima di essere trasferite nel 1870 in un’ala del Convento dei Padri Minori Osservanti di Piazza delle Grazie. Nel periodo compreso fra il 1938 ed il 1968, nei locali dell’ex Convento dei Padri Carmelitani, sede della caserma dei carabinieri, vi era un carcere mandamentale atto ad ospitare i carcerati che avevano commesso reati minori.

Salvo Lentini


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