Cultura

Breve storia di Augusta: la stazione ferroviaria e la casa dell’acqua

AUGUSTA – Nell’ambito di una più ampia iniziativa editoriale promossa da La Gazzetta Augustana.it di divulgazione e promozione della storia di Augusta, abbiamo previsto una rubrica settimanale tematica nel nostro web magazine di approfondimento “Cultura”. Ha per titolo “Breve Storia di Augusta” ed è curata da Filippo Salvatore Lentini, detto Salvo, già ufficiale della Marina Militare, che da appassionato alle vicende storiche e alle tradizioni augustane, facendo ricorso ad un’estesa bibliografia che comprende i numeri del “Notiziario storico di Augusta” e i diversi lavori succedutisi nel tempo di noti studiosi della storia cittadina (che Lentini ci ha chiesto di menzionare in ordine casuale in premessa: Mario Mentesana, Elio Salerno, Tullio Marcon, Ennio Salerno, Vincenzo Vinciguerra, Ezechiele Salerno, Giorgio Casole, Sebastiano Salomone, Giovanni Vaccaro, Giuseppe Messina, Giovanni Satta, Giuseppe Carrabino, Italo Russo e non solo), ha pubblicato nel 2008 l’apprezzata opera dal titolo “L’Isola delle Palme”. Offrirà ai lettori de La Gazzetta Augustana.it, per la prima volta su una testata, la versione ridotta e adattata al web della sua pubblicazione.

28. La stazione ferroviaria e la casa dell’acqua.

  • Stazione ferroviaria

Piazzale della Stazione, anni ’70

Nella seconda parte dell’Ottocento ad Augusta sorse la stazione ferroviaria, un’opera di grande utilità per lo sviluppo socio-economico della città, realizzata in un’area situata abbastanza lontana dal centro cittadino. Una distanza che era coperta da un servizio di trasporto effettuato dai cocchieri che, con le loro caratteristiche carrozzelle, facevano la spola fra la stazione ferroviaria ed il centro storico. Un lavoro al servizio di chi partiva o arrivava col treno, magari stracarichi di bagagli, e che garantiva un discreto guadagno ai vari cocchieri, sempre in continua disputa fra loro per accaparrare più clienti possibili. Il tragitto si eseguiva in maniera spedita, fatta eccezione per la salita che conduceva in centro, perché la strada che portava alla stazione, l’attuale Via Giovanni Lavaggi, era di solito deserta, fiancheggiata da poche costruzioni e totalmente a fondo naturale. Era facile, in uno scenario di questo genere, assistere a delle vere e proprie corse fra i cocchieri, per assicurare ai propri clienti un viaggio più celere, anche se più polveroso, a causa del polverone sollevato dal passaggio delle carrozzelle nella strada.

La stazione ferroviaria, anni ’30

Col trascorrere degli anni e dell’ammodernarsi dei tempi, le varie carrozzelle furono sostituite dai veicoli a motore; così alcuni cocchieri si trasformarono in veri tassisti, al volante di una nuova autovettura, non conducendo più un solo cavallo, ma i molti ‘cavalli’ della moderna automobile! Sparirono anche i tanti polveroni creati dal passaggio delle carrozzelle, anche perché le automobili si ritrovarono a transitare per le vie cittadine già coperte dall’asfalto; le principali corse dei tassisti, non essendoci altre grandi distanze nell’ambito del centro urbano, si effettuavano da notissimi luoghi cittadini, quali la Piazza Duomo, la vecchia darsena (a favore dei tanti marittimi) e, naturalmente, la stazione ferroviaria. Con l’inaugurazione del tratto ferroviario Lentini-Siracusa, avvenuta il primo giorno di Luglio del 1869, la città poté usufruire del moderno mezzo di comunicazione che l’avvicinava al Continente, riducendo di molto le distanze con i grandi centri del Nord Italia. Nel Gennaio del 1880, dopo un decennio dalla sua nascita, alla stazione ferroviaria di Augusta arrivarono addirittura i reali d’Italia, ovvero il re Umberto I, la regina Margherita ed il piccolo Vittorio Emanuele, principe di Napoli e futuro re d’Italia. La visita ad Augusta, accolta con grande ed affettuoso entusiasmo dall’intera popolazione, rientrava nel giro che il Re volle compiere in Sicilia, per conoscere meglio gli usi e le tradizioni dei suoi ‘calorosi’ sudditi siciliani.

Il passaggio a livello, anni ’50

L’elettrificazione della linea ferroviaria, avvenuta nella prima metà degli anni Cinquanta del Novecento, apportò un notevole miglioramento del servizio pubblico a livello nazionale, sia come durata dei tempi di trasporto che come comodità e confort per i passeggeri, presenti sui vagoni sempre in numero crescente. Il moderno sistema di trazione dei treni eliminò anche quel fastidioso inconveniente per i passeggeri che, quando abbassavano il vetro del finestrino, venivano investiti dai fumi emessi dallo ‘sbuffare’ della vecchia locomotiva a vapore. Particolarmente caratteristica era la visione dai finestrini del treno quando, proveniente dalla direzione di Catania, si approssimava alla stazione megarese. I viaggiatori, soprattutto quelli che arrivavano per la prima volta ad Augusta, avevano l’affascinante sensazione che il treno su cui viaggiavano procedesse in mezzo all’acqua, ritrovandosi davanti il vicino mare e ai due lati le vaste saline costellate da candide ‘piramidi’ di sale!

  • Casa dell’acqua

Ad Augusta il problema della presenza di acqua potabile è da sempre stato di difficile soluzione, creando grosse difficoltà per il normale svolgimento della vita di una cittadina. La sua stessa conformazione geologica è alla base della quasi totale assenza di pozzi o sorgenti urbane. Eppure, prima dello svilupparsi della città di Federico II, nell’estrema parte Sud dell’allora penisola vi era una sorgente di nome Claradea, molto conosciuta e utilizzata, per la qualità della sua acqua, dai navigatori che costeggiavano quella parte di terra che attualmente è la zona di Terravecchia. L’apertura di una cava di pietra, dove si attinse buona parte del materiale utilizzato per la costruzione dello stesso castello svevo, mutò la situazione geologica del luogo segnando la fine e la scomparsa di questa antica e rinomata sorgente d’acqua. Le difficoltà a trovare acqua nell’area urbana portarono a rifornirsi del prezioso liqui-do dalle naturali e copiose sorgenti esistenti nella sponda Ovest del porto megarese. Di queste fonti la più ricca, dalla quale sgorgava un’acqua deliziosamente fresca e limpida proveniente dai vicini monti Climiti, si trovava nei pressi della foce del fiume Cantera, ad un solo tiro di schioppo dall’antico sito della città di Megara Hyblaea.

Antico molo Sant’Andrea, all’interno del porto megarese, inizio ‘900

Ebbe inizio così un lungo periodo in cui l’acqua potabile, per gli usi domestici, arrivava in città dentro dei barili per poi distribuirla nelle varie case, sempre in quantità limitata. I barili, riempiti alla fonte del fiume Cantera, venivano trasportati con delle barche che facevano la spola fra il vecchio molo Sant’Andrea e le fonti acquifere situate nella sponda opposta dell’insenatura megarese. Proprio tra il molo Sant’Andrea e l’adiacente area dell’attuale banchina torpediniere sorgeva un grande fabbricato che conteneva dei serbatoi dove si riversava l’acqua trasportata dalle barche, in attesa di essere venduta in città. Questo sistema apportava operazioni continue ed abbastanza dispendiose, quindi si dovettero trovare soluzioni più moderne per fare giungere l’acqua in maniera più semplice in città. A tal scopo si costruì quello che si può definire il primo vero acquedotto augustano che, dalle vicine sorgenti del Fondo Gallina e di Ferrante, faceva arrivare l’acqua direttamente in Piazza Castello, il punto più alto dell’intera isola.

Piazza Castello, la Casa dell’acqua, inizio anni ’30

Di conseguenza, fu di enorme e vitale utilità la costruzione della cosiddetta ‘Casa dell’acqua’, dove in una grande vasca di raccolta affluiva l’acqua potabile ad esclusivo utilizzo della città. Il nuovo edificio, costruito nella parte Ovest dei giardini pubblici, fu inaugurato il 6 Giugno 1875, alla presenza delle maggiori autorità cittadine, di una stragrande partecipazione della popolazione entusiasta per tale avvenimento e con l’intervento del Corpo Bandistico della Città di Augusta che evidenziava con le note musicali i momenti più salienti della cerimonia. La ‘vasca’ dell’acqua servì ad alimentare le tante “cillitte”, le nostrane fontanelle, installate qualche tempo dopo e ubicate con una certa logica in diversi punti della città. In questi siti, giornalmente, si recavano le persone per rifornirsi di acqua; erano vere e proprie resse quelle che si formavano attorno alle “cillitte”, per attingere l’acqua prima degli altri ed evitare così di restarne senza, per la programmata sospensione giornaliera dell’erogazione dell’ambito liquido. Un continuo accalcarsi attorno alle fontanelle con scene che si ripetevano ogni giorno sempre uguali e che spesso portava le persone a litigare fra di loro; in questi diverbi si verificava di frequente che si rompessero anche alcuni dei vari contenitori, soprattutto bottiglie e “quartare”, utilizzati per il trasporto dell’acqua, ancora vuoti o addirittura già pieni. La quotidiana necessità di rifornimento idrico comportava pazienza e sacrifici, anche se spesso era un valido motivo per socializzare e scambiare dei pettegolezzi.

Nonostante la costruzione della ‘Casa dell’acqua’ e l’installazione delle “cillitte”, inizialmente dodici ed in seguito diventate sedici, non tutti i cittadini riuscivano a rifornirsi a sufficienza di acqua. Per diversi anni, tale scarsità d’acqua fu alleviata da un servizio di rifornimento a domicilio, fatto svolgere quotidianamente da parte del Comune. Nel secondo e terzo decennio del Novecento si intensificarono le ricerche per migliorare ancora l’arrivo dell’acqua potabile in città, con soluzioni trovate in collaborazione con la Regia Marina Militare, interessata per l’insediamento della sua nuova base. Nacque così la ‘vasca dell’acqua’ in Contrada San Lorenzo da dove si pompava il liquido nei contenitori situati nella parte alta della Contrada Balate, nei pressi dell’attuale raccoglitore di acqua conosciuto come ‘Fungo’, da dove l’acqua, per caduta, giungeva in città. In seguito, man mano che nei territori limitrofi si trovavano altre sorgenti acquifere da poter convogliare in città, l’erogazione dell’acqua nelle abitazioni divenne una piacevole realtà. Un grande e determinante contributo alla nascita dell’impianto idrico urbano venne dato dalla fonte di San Cusmano, che permise ai cittadini di ricevere l’acqua potabile direttamente nelle case.

Giardini pubblici, inaugurazione della Fontana ornamentale per il nuovo acquedotto, anni ’30

L’avvenimento fu ricordato con la costruzione di una vasca ornamentale che, realizzata sul belvedere di ponente della ‘Villa’, fu inaugurata il 28 Ottobre del 1938. Da annotare che qualche tempo prima si era costruita una fontana ornamentale nella parte alta del lato di Levante della “Villa”e che esistette per poco tempo, in quanto fu distrutta da una frana. Il nuovo acquedotto proveniente da San Cusmano rese inutile la presenza della grande vasca di raccolta dell’acqua della “ Villa nica”; infatti “a Casa i l’acqua” fu demolita nel 1939, non essendo più utile alla sua funzione primaria.

Salvo Lentini


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