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“Caso” commissione di storia patria: rottura con l’amministrazione, ex componenti pensano ad associazione

AUGUSTA – Appare paradossale quanto succede con le istituzioni culturali della città, in particolare con la Commissione comunale di storia patria, che, come il Museo della Piazzaforte, per decenni ha operato in maniera del tutto gratuita e volontaria, fino allo “stop”, quasi due anni fa, da parte dell’Amministrazione pentastellata, quando cioè sono stati pubblicati i primi relativi bandi di selezione (13 ottobre 2015).

Interpellata a fine agosto dalla redazione sulle nomine sospese dei vertici degli istituti culturali comunali, il sindaco Cettina Di Pietro ci ha assicurato: “Dobbiamo solo procedere alle nomine e attendiamo il rientro dalle ferie del segretario“. Sulla dilazione dei tempi, fino agli attuali due anni dalla pubblicazione dei primi bandi, ha spiegato: “Prima abbiamo atteso la modifica del regolamento, poi abbiamo rifatto gli avvisi sulla base del nuovo regolamento. Una volta rientrato il segretario, saremo pronti a procedere“.

Nelle ultime settimane è tornata alla ribalta la vicenda che vede protagonista la “Commissione comunale di storia patria, istituzioni e ricerche“, istituita nel 1965 con lo scopo di studiare il patrimonio materiale e immateriale della città, sospesa, per ironia della sorte, proprio nell’anno del cinquantesimo anniversario dalla fondazione. Un istituto che ha prodotto, oltre a numerosi eventi storico-culturali e commemorazioni di rilievo assoluto nel territorio spesso di concerto con il Museo della Piazzaforte diretto da Antonello Forestiere, le pubblicazioni del prezioso “Notiziario storico di Augusta”, voluto da cultori della storia locale quali Elio Salerno, Tullio Marcon, Mario Mentesana, Giovanni Vaccaro, Peppino Amato, fermatosi quindi al numero 35 del 2015.

L’ultimo presidente della Commissione, Giuseppe Carrabino, ha dichiarato nei giorni scorsi: “In effetti da parte del sindaco Di Pietro mi è stata notificata la decadenza della Commissione e nel contempo di assicurare l’ordinaria amministrazione, successivamente sono stato invitato a consegnare il rendiconto e la cassa della Commissione. A distanza di qualche tempo sono stato altresì invitato dal Sindaco e dall’assessore Sirena a sospendere ogni genere di attività, in quanto coloro che avevano partecipato ai bandi potevano in qualche modo risentirsi; peraltro mi è stato riferito che essendo decaduta la Commissione non avrei dovuto fare alcun riferimento ad essa in quanto non più legittimato al ruolo di presidente. Non so chi abbia pressato al riguardo, ma è certo che abbiamo dovuto interrompere l’attività”.

Carrabino ha palesato altresì forti perplessità circa il nuovo statuto della Commissione comunale di storia patria, ventilando l’ipotesi di costituire un’associazione per dare seguito ai lavori del gruppo: “Lo statuto è stato modificato e il presidente sarà scelto dall’amministrazione in carica attraverso i bandi, una sorta di direttore imposto, non più espressione della volontà dell’assemblea (…) A distanza di parecchio tempo, appena qualche mese addietro sono stati riaperti i termini di presentazione con la modifica relativa alla selezione del presidente (….) Riteniamo altresì sia giunto il momento di cogliere quell’invito che il mondo accademico ha formulato a ciascuno di noi, quello cioè di avere il coraggio di dar vita ad una istituzione culturale sganciata dalla politica che possa mettere insieme quanti hanno a cuore la Storia patria. Non possiamo che condividere il suggerimento che veda tutti gli appassionati della materia a scendere in campo per superare insieme questo atteggiamento che mortifica la cultura e l’immagine della Città. Gli studi della Storia patria non possono essere limitati e condizionati nel tempo e interrompersi in relazione alle legislature o del sindaco di turno“.

Tutto questo, come riferisce Salvatore Romano, già membro della Commissione, è avvenuto mentre la Commissione lavorava alla pubblicazione del numero 36 del “Notiziario storico di Augusta” e del numero 3 della nuova collana “Claradea”, pubblicazione istituita dalla Commissione dimissionata. A cui si è aggiunta l’ulteriore polemica tra Carrabino e il sindaco Di Pietro, della quale è stato formalmente reso partecipe il prefetto Castaldo, sul mancato ritiro da parte del Comune di una trancia fustellatrice d’epoca donata cinque anni fa al Museo civico e allora presa in carico dallo stesso Carrabino nella qualità di direttore pro tempore. Una vicenda su cui il primo cittadino ha replicato evidenziando presunte “irregolarità” nelle modalità di donazione (vedi articoli).

L’ultimo tassello di questa intrigata vicenda è la lettera aperta proprio di Salvatore Romano, già componente della Commissione comunale di storia patria, giunta ieri alla redazione e di cui pubblichiamo alcuni passaggi qui di seguito.

Romano esordisce così: “Colgo l’occasione per dire la mia sul mancato rinnovo della “Commissione Comunale di Storia Patria” di cui ho fatto parte negli ultimi due anni. E lo faccio citando il motto latino “unicuique suum”, “a ciascuno il suo”: a ciascuno va riconosciuto il merito della sua azione. In questo caso dell’azione politica di chi amministra Augusta, poiché lo stato dell’arte palesa che nulla è stato ha fatto per il rinnovo di questa istituzione fondata nel 1965, ma dal novembre 2015 dimissionata dal Sindaco“.

Ricorda le due principali occasioni in cui la questione è stata trattata nel dibattito istituzionale: “Tra le attività della Commissione c’è la pubblicazione del “Notiziario storico di Augusta”, che nel 2015 ha raggiunto il 35° numero. Anch’esso presentato agli augustani nel salone del Palazzo di Città, questa volta alla presenza del sindaco Di Pietro che annunciò l’imminente rinnovo dei dieci componenti della Commissione, dopo la valutazione dei curricula dei partecipanti al concorso redatto e bandito dalla sua Amministrazione. Ma fino a oggi tutto tace e anziché assistere al rinnovo e al rilancio della Commissione, assistiamo alla sua agonia. L’Amministrazione è stata anche interrogata in Aula dall’opposizione, ma alle risposte date non è seguito nulla di concreto. E tutto in barba alle promesse fatte durante la campagna elettorale per la promozione della Cultura da chi, dopo aver guadagnato democraticamente il consenso e il potere a piene mani, sta legittimamente governando“.

Punta il dito contro l’Amministrazione pentastellata: “Ma ancora una volta, “la Cultura” è stata solo un oggetto di propaganda elettorale? Penso proprio di sì, ma questa volta però non da parte dei vecchi partiti politici storici, quelli accusati di aver distrutto il Paese, ma da chi ha promesso una svolta storica nell’amministrazione della Città. Così “la Cultura” e il suo rilancio sono stati solo un mero argomento, utile per il testo di una pagina elettronica o di un pieghevole scritto da chi ha promesso di portarci fuori dalla schiavitù dei vecchi faraoni, verso la nuova terra promessa. Ma la storia sta dimostrando che siamo ancora sul suolo egiziano a pane e cipolla. Con una nuova guida che sembra l’ennesimo faraone, che trattiene tutti all’ombra delle piramidi fondate sulla palude del web“.

Prosegue nella critica: “Da cittadino che crede nel valore della cultura e dalle potenzialità anche economiche che essa può offrire, grazie ad un vero programma di sviluppo, denuncio lo stato di amarezza e perplessità per l’immotivata sospensione, senza data, della Commissione, che ricordo ha una funzione prettamente culturale, sancita dallo Statuto e priva di connotazioni ideologico-politiche tali da contrastare con l’attività di governo di qualsiasi Amministrazione comunale. Così dimostrano i sui primi 50 anni di vita. A questo si aggiunga all’assenza di oneri di spesa essendo le cariche onorifiche, quindi all’insegna del volontariato tanto osannato da chi governa (…) Ma a chi giova questa la lunghissima sospensione della Commissione e il suo disatteso rinnovo? Ovviamente la domanda è rivolta a tutti: Sindaco, Amministrazione e Consiglio comunale. Certamente non giova alla Città che assiste, con questo modo di operare e di rendere il proprio “servizio” (leggi “politica”), all’agonia di un programma culturale dedicato alla Storia patria“.

Romano, confermando quanto ventilato precedentemente da Carrabino, ovvero la possibile costituzione di un’associazione di studi di storia patria: “L’aver abbandonato e disatteso le risposte che si riferiscono alla Commissione di Storia patria, Museo della Piazzaforte e Museo civico, corrispondono a un comportamento politico che deve farci pensare, ma il cui giudizio deve essere necessariamente espresso quando saremo chiamati alle urne (…) La nostra coscienza (quella di alcuni ex membri), ci spinge a scusarci con chi ama Augusta e attende il nuovo numero del Notiziario. Ma non tocca a noi compiere questo gesto, perché spetta alle istituzioni cittadine sopra menzionate, le quali non mancheranno di elencare le loro solite e incredibili scuse, tra cui quelle causate dalla solita macchina burocratica o simili. Per questi motivi, seppur auspicando il rinnovo della Commissione ovvero della rinascita della benemerita Istituzione, condivido l’idea di Giuseppe Carrabino nel dar vita ad un’associazione di Storia patria, sull’esempio dell’Archivio storico siracusano, svincolata dai veti espressi della politica di turno eletta nella gestione del Palazzo. Oggi dai Cinque Stelle, domani da altri“.

(Nella foto in evidenza, da sx: Cettina Di Pietro, Giuseppe Carrabino e Salvatore Romano)


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