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“Cervello” in vitro per ricerca su malattie neurodegenerative, giovane augustano firma studio tra Mit e Politecnico di Torino

AUGUSTA – Attualmente ventisettenne, si chiama Marco Campisi ed è un ingegnere biomedico augustano che negli ultimi anni ha fatto ricerca tra il Politecnico di Torino e il celebre Mit (Massachusetts Institute of Technology, con sede a Cambridge).

È il primo autore di uno studio, condotto insieme ai ricercatori Yoojin Shin, Tatsuya Osaki, Cynthia Hajal, Valeria Chiono e Roger D. Kamm, sulla realizzazione di un modello in vitro della barriera emato-encefalica, cioè di vasi sanguigni del cervello umano, per poter in futuro testare farmaci per le malattie neurodegenerative e tumori cerebrali senza ricorrere alla sperimentazione sugli animali.

Secondo lo studio, i modelli sperimentali in vitro e in vivo (animali) realizzati sino ad oggi non sono riusciti a riprodurre la complessità anatomica umana delle barriere cerebrali, contribuendo a risultati fuorvianti negli studi clinici. Per superare queste limitazioni, un nuovo modello tridimensionale di rete microvascolare della barriera emato-encefalica è stato sviluppato mediante il processo biologico di vasculogenesi, in modo da replicare accuratamente l’organizzazione neuro-vascolare umana presente in vivo.

“3D self-organized microvascular model of the human blood-brain barrier with endothelial cells, pericytes and astrocytes”, è il titolo originale del lavoro basato sulla tesi di laurea magistrale di Campisi e recentemente pubblicato da “Biomaterials“, rivista scientifica internazionale, sottoposta a peer review, leader nel campo delle scienze fisiche, biologiche e chimiche applicate all’ingegneria dei biomateriali.

Il lavoro è stato svolto tra la mia tesi magistrale nel 2016 sino al primo anno di dottorato tra il Politecnico di Torino e il Mit – ci spiega il giovane ricercatore augustano, Marco Campisi – Questo modello include cellule staminali umane pluripotenti indotte, che si riorganizzano per formare dei micro capillari con strutture simili al cervello umano. Grazie a questa ricerca, abbiamo ricreato un piccolo organo in vitro per testare potenzialmente l’abilità di nuovi farmaci di attraversare o meno la barriera e raggiungere i neuroni per curare malattie neurodegenerative e cancro al cervello ed evitare sperimentazioni su animali“.

Una grande soddisfazione per Campisi, che ad Augusta si è diplomato, da studente dell’indirizzo scientifico bilingue del Liceo “Megara”, ed ha coltivato le passioni dello scoutismo, con il gruppo Augusta 3, e del nuoto agonistico, con l’Asd Athon Augusta.

Poi il giovane si è trasferito a Torino, al Politecnico, dove ha conseguito la laurea magistrale in Ingegneria biomedica, e, grazie alla vittoria della borsa di studio “Ermenegildo Zegna’s founder scholarship”, ha quasi totalmente finanziato il suo anno di studio statunitense al Mit. Seguito da un altro anno di studio all’estero, come ricercatore al Dipartimento di Oncologia medica del Dana-Farber Cancer Institute affiliato all’Harvard Medical School di Boston, fino alla scorsa estate. Campisi è attualmente dottorando in Bioingegneria e scienze medico-chirurgiche al Politecnico di Torino.

(Nella foto in evidenza: Marco Campisi e il Mit)


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