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Ciccio La Ferla affianca l’aspirante sindaco Di Mare. Conferenza-fiume sull’urbanistica: “Sede ufficio non in regola col catasto”

AUGUSTA – La campagna elettorale è incominciata con forte anticipo? È certo che già si stanno muovendo i primi passi per le candidature che saranno presentate fra poco meno di due anni, nella primavera del 2020. Il primo candidato sindaco a scendere in campo è Giuseppe Di Mare, consigliere comunale in carica per il movimento “#perAugusta”, ufficializzato nel corso dell’annuale manifestazione politico-culturale di settembre “Ricostruiamola”.

Dopo due tentativi, andati a vuoto, per diventare primo cittadino (2008 e 2015), Marco Stella ha fatto un passo indietro, anticipato due anni fa (vedi articolo), per favorire la candidatura del braccio destro Giuseppe Di Mare. L’appoggio del movimento, composto dalla lista “Cambiaugusta” e dal più recente gruppo giovanile “Destinazione futuro”, al consigliere è stato ribadito ieri pomeriggio durante la conferenza stampa organizzata per promuovere l’adesione di Ciccio La Ferla, ingegnere e politico di lungo corso.

In apertura dell’incontro, Di Mare ha presentato La Ferla, “che ha fatto politica in questa città con professionalità e serietà – così lo ha descritto il consigliere – che già, da un periodo, ha anche aderito al progetto di “100 per Augusta” che ci vede coinvolti, mettendo sul campo la propria preparazione sui temi che lo riguardano“. Annunciando altresì che si terranno diverse conferenze stampa tematiche, Di Mare ha quindi dato il via a questo primo focus sull’urbanistica e in particolare l’ufficio tecnico comunale.

Dopo i brevi saluti di Marco Stella, presidente di “Cambiaugusta”, e di Andrea Lombardo, portavoce dell’associazione giovanile “Destinazione futuro”, La Ferla, ingegnere che da anni denuncia alla stampa e nei social le criticità e le manchevolezze nel settore urbanistico e dei lavori pubblici, carte alla mano, ha presentato un “cahier de doléances”, a nome non solo dei tecnici del suo campo.

Ha messo in evidenza, ancora una volta, le carenze dell’ufficio tecnico comunale, non in grado di esitare le pratiche di sanatoria edilizia, che potrebbero rimpinguare le casse del Comune, dichiarato in dissesto, come noto, proprio dall’attuale amministrazione pentastellata. Sarebbero giacenti da tempo circa 9 mila pratiche di sanatoria edilizia. ”Se consideriamo che ogni pratica comporterebbe per il Comune un introito di circa 3 mila euro, i conti sono facili da fare”, ha precisato La Ferla, per il quale sarebbe stato un errore dichiarare il dissesto, contestando l’entità delle cifre del debito comunale divulgate in quell’estate del 2015 e le conseguenze pesanti a carico dei cittadini in fatto di imposte comunali al massimo livello.

L’ufficio tecnico esita non più di venti pratiche annuali di sanatoria”, ha conteggiato La Ferla, che ha messo in evidenza “l’incapacità” del Comune di accatastare l’edificio dove ha sede l’ufficio Urbanistica. “Si tratta di una sede fantasma”, ha ironizzato La Ferla, quando ha rivelato che quella sede non risulterebbe iscritta al catasto affermando: “Quella è una sede dove si fanno i controlli sulla legalità dei progetti presentati e poi non è nemmeno in regola con il catasto!”.

Secondo La Ferla, nonostante gli sforzi compiuti dall’assessore all’Urbanistica, la “brava collega Adriana Commendatore“, l’ufficio in un anno e mezzo da quando si è insediata avrebbe rilasciato 88 licenze. Ha inoltre sostenuto che l’assessore, nella sua relazione, avrebbe messo in rilievo, quali produzioni dell’ufficio, pratiche come la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) che sono, invece, prodotte esclusivamente dai cittadini.

La Ferla si è soffermato a parlare anche dell’annoso problema del depuratore delle acque reflue cittadine, la cui mancanza fa scattare penali pesantissime da parte dell’Unione europea. Sia il precedente commissario regionale per la Depurazione, Vania Contrafatto, sia l’attuale commissario unico nazionale, Enrico Rolle, sono contrari all’allacciamento al depuratore consortile dell’Ias, società mista pubblica-privata. La soluzione alternativa, come ricordato da La Ferla sulla scorta di una recente relazione di Rolle, si aggira intorno ai 55 milioni di euro.


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