Politica

Consiglio comunale sulla questione ambientale: assenti le raffinerie, nessuna mozione finale

AUGUSTA – Si è consumata in circa tre ore una seduta consiliare monotematica e aperta attesa per oltre due mesi, auspicata con due atti separati da opposizione e maggioranza a ridosso della presentazione del Registro tumori dell’Asp (4 agosto) e del decreto di sequestro preventivo (21 luglio), richiesto e ottenuto dalla Procura della Repubblica di Siracusa, per gli impianti delle raffinerie di Esso, nel territorio di Augusta, e Isab-Lukoil, nel territorio di Priolo e Melilli. Un decreto contenente delle prescrizioni di adeguamento degli impianti finalizzate alla riduzione delle emissioni, da effettuare nell’arco di un anno, che entrambe le aziende hanno infine accettato.

E venerdì 6 ottobre non hanno risposto all’invito proprio le raffinerie, pur considerato il breve preavviso, lasciando il campo degli ospiti ai tecnici degli enti controllori, con la sola eccezione dei rappresentanti di Gespi e Maxcom. Non voleva essere un “processo” in diretta streaming, come più volte sottolineato nel corso dei lavori, ma, secondo quanto espresso dalla presidente Sarah Marturana, “un percorso comune di collaborazione sulle tematiche, molto sentite della popolazione, strettamente legate alla tutela dell’ambiente e all’incidenza dei tumori”.

Sul banco degli “imputati” sono quindi finite le lacune normative, statali e regionali, che non consentirebbero controlli anti-inquinamento adeguati alla specificità dell’insediamento industriale. La maggioranza pentastellata e le opposizioni, pur concordando nel merito, non si sono fatte trovare pronte all’appuntamento (alcune proposte di documento o mozione di indirizzo lanciate nel dibattito sono cadute nel vuoto), rinviando il tutto ad una conferenza dei capigruppo da tenersi, a quanto pare, con l’inizio della prossima settimana.

Dopo gli interventi di apertura che hanno delineato il contesto e ricordato le criticità inerenti al petrolchimico (recenti, con il consigliere di opposizione Marco Niciforo, e storiche, con il consigliere di maggioranza Silvana Danieli), il sindaco pentastellato Cettina Di Pietro ha voluto precisare nel suo saluto che “molto spesso sul tema siamo vittime di luoghi comuni (…) magari si pensa che l’aumento di mortalità legato a patologie tumorali sia strettamente connesso ai fenomeni di cattiva qualità dell’aria“. Con l’intento di abbassare i toni, parafrasando a suo dire quanto espresso dal direttore sanitario dell’Asp alla presentazione del precedente Registro tumori, ha ricordato che “anche eliminando in questo momento tutte le fonti inquinanti dell’area del petrolchimico, il nostro territorio è talmente compromesso, non soltanto come aria, ma come sottosuolo, come falde acquifere, che comunque i trend di mortalità per cancro non si abbasserebbero dall’oggi al domani, ma ci vorrebbe un apprezzabile lasso temporale“. Sui poteri di ordinanza riservati ai sindaci quali autorità sanitarie locali, Di Pietro ha voluto precisare che “si dovrebbe abbassare l’aspettativa dell’enfasi che si dà a questo termine“, poiché “non sono al di sopra del direttore generale dell’Asp o del procuratore della Repubblica” e “il sindaco stesso si sente “impotente” dinanzi a certe cose“. Ha rivendicato infine la partecipazione dell’Amministrazione ai tavoli per il rilascio delle autorizzazioni ambientali di competenza territoriale, nel merito Esso, Sasol e Maxcom, auspicando poi il coinvolgimento della Prefettura sul “protocollo” d’intesa fra i vari soggetti che operano nel territorio e una riforma della normativa comunitaria per superare il cosiddetto “sistema della bolla“, puntando alla rilevazione delle emissioni industriali direttamente ai camini.

Intervento, quello del primo cittadino, integrato nel corso del dibattito, dall’assessore all’Ambiente Danilo Pulvirenti, che ha sottolineato una “confusione normativa” che starebbe favorendo una sconfitta dello Stato rispetto ai grandi impianti industriali. A suo dire, proprio lo Stato dovrebbe dare la possibilità ai Comuni di “assumere personale altamente specializzato” per potersi “difendere” ai tavoli estremamente tecnici nei quali cui si decide il rilascio delle varie Autorizzazioni integrate ambientali (Aia). “Se ciascuno di noi non si fa portatore anche presso i nostri deputati regionali e nazionali di queste problematiche, noi pubblica amministrazione ne usciremo sempre con le ossa rotte“, ha ammonito.

Tra le poche proposte emerse, il presidente del Consiglio comunale di Priolo, Giovanni Parisi, unico rappresentante dei comuni limitrofi, parlando di “territorio saccheggiato” ha riferito che il suo Comune sarebbe pronto insieme a tutti i Comuni del quadrilatero industriale a istituire un “tavolo tecnico permanente” per affrontare la questione ambientale, poiché “ci vogliono leggi adeguate sia a livello europeo, nazionale che regionale, altrimenti ci prendiamo per i fondelli”.

Il primo dei tecnici a intervenire, Vincenzo Liuzzo, responsabile Arpa per i controlli delle zone ad elevato rischio di crisi ambientale di Siracusa e Gela, ha citato la precedente normativa che disciplinava la materia ambientale e che mostrava, a suo dire, carenze sul fronte sanzionatorio. Infatti, solo nel 2015 “finalmente vengono introdotte norme penali in materia”, ha informato Liuzzo. In più, la Regione Siciliana, a statuto speciale, non recepirebbe le normative comunitarie sull’ambiente, in quanto materia di legislazione concorrente.

Ma ha evidenziato anche carenze di organico per l’Arpa regionale deputata ai controlli, con una pianta organica di mille dipendenti, mentre nella realtà conterebbe solo 350 dipendenti, con insufficienti specialisti e giovani. Sulle auspicate bonifiche, ha ricordato Liuzzo, “il primo accordo di programma aveva previsto un impegno di spesa 753 milioni di euro per le bonifiche: 100 a carico delle aziende, che li hanno messi, e il resto a carico dello Stato, che non li ha messi“.

Altro tecnico a intervenire, introdotto dall’esperto del sindaco Pino Pisani come “uno dei maggiori esperti in campo nazionale della Vis“, è stato Vincenzo Ingallinella, direttore del Siav dell’Asp Siracusa, ha trattato appunto la Valutazione di impatto sulla salute, spiegando che si tratta di una sperimentazione non ancora normata che “a livello nazionale è prevista solo per i grossi impianti e quelli nuovi” e che “dove è stata applicata ha registrato buoni risultati”. Ha quindi sintetizzato così la questione dei dati diffusi dal Registro tumori: “Quest’area, in meno di cinquant’anni, è diventata un territorio del tutto avulso dal resto del contesto siciliano e del tutto sovrapponibile ai profili epidemiologici di una realtà industriale del centro-nord Italia. I tumori sono aumentati e tuttavia anche la sopravvivenza è aumentata: ci si ammala di più ma con la prevenzione si muore un po’ di meno“.

Per la Gespi, impianto di smaltimento per i rifiuti industriali e speciali, si è presentato in aula il direttore tecnico, l’imprenditore augustano Giuseppe Amara. “I nostri impianti ad oggi risultano giuridicamente quelli che in campo europeo hanno i limiti di emissione più bassi e noi li rispettiamo fino ad avere valori del 90 per cento più bassi rispetto ai limiti imposti“, ha subito chiarito, prima di evidenziare che l’azienda ha pure presentato un progetto di miglioramento ambientale (su cui il Comune avrebbe già espresso parere positivo in conferenza dei servizi lo scorso anno), grazie al quale, entro il prossimo dicembre, l’impianto potrebbe abbassare ulteriormente il livello di impatto ambientale. “Non siamo imprenditori che hanno la raffineria qui e stanno a Mosca o in Texas – ha chiosato Amara –, siamo imprenditori che abbiamo qui i nostri figli: quindi prima l’ambiente e poi l’impresa“.

Quinto e ultimo ospite presente, Antonio Baffo, dirigente della Maxcom da meno di due anni, anch’egli augustano, ha precisato: “Non siamo un impianto di produzione. Abbiamo un solo camino. Abbiamo intrapreso un percorso per la migliore tecnologia disponibile per far sì che venga protetto il sottosuolo”. Rispetto all’annosa questione della presenza del deposito costiero all’interno di un quartiere densamente popolato, la Borgata, ha informato: “Abbiamo avuto tre controlli di diversa natura, l’ultimo del 3 ottobre da parte dei Vigili del fuoco, che danno prescrizioni ancora più stringenti e hanno dato una prescrizione nel tempo che non è stata data per nessun altro deposito in Italia ma solo per una maggiore cautela nel territorio“.

I consiglieri comunali hanno continuato a dibattere, alcuni ribadendo che la situazione ambientale è “intollerabile”, e richiedendo tutti, oltre all’adeguamento normativo, maggiore informazione e chiarezza sui controlli ambientali, con particolare attenzione alle centraline. Ma si dovrà attendere la nuova settimana per la produzione di un documento consiliare che lasci un segno del primo di due consigli monotematici in programma su questioni cruciali per il territorio (il prossimo sulla vicenda dell’hotspot nel porto commerciale).


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