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Custonaci: modello per un museo “vivente”

Durante il periodo delle festività natalizie, è ormai una prassi vedere proliferare presepi viventi un po’ dappertutto. Ma in Sicilia ce n’è uno in particolare che merita menzione: è il Presepe vivente di Custonaci, un piccolo Comune in provincia di Trapani, nell’estrema punta occidentale dell’isola. Difficile descrivere la meraviglia provata di fronte a tale bellezza. È il museo che “viene fuori” dall’edificio e si fa vita. È un esempio concreto di valorizzazione totale di luoghi, paesaggi, arti e mestieri. È un’opera d’arte multisensoriale, che si autorappresenta coinvolgendo lo spettatore, divenendone parte integrante.

Situato nel complesso delle Grotte Scurati, nel territorio di Custonaci, il Presepe prende vita nella più grande Grotta Mangiapane (alt. 70, largh. 13, prof. 50 m). Nella grotta, frequentata sin dall’età preistorica, si era istallato agli inizi dell’800 un piccolo borgo di case abitato fino alla metà del ‘900, che è stato valorizzato con l’allestimento del Presepe. Il contesto naturale, incantevole e “isolato”, il piccolo borgo di case rurali, sparse a ridosso e dentro la grotta, con tanto di stalle e forno per il pane, l’incantevole golfo di Erice, gli animali, i numerosi artigiani, ne fanno un’esperienza unica, commovente, irripetibile.

Il frantoio, con la macina per le olive azionato da una mula; le arnie rigorosamente ripulite da donne per la coltivazione del miele; la lavorazione del frumento; lo scalpello dell’anziano lapicida che intaglia pile, pesi, bacini e il plasticatore che foggia al tornio i vasi; mastri cordai e intrecciatori di fibre che sagomano coffe, cufini, ceste e sedie; il fabbro, aiutato dal figlio, che fonde e tempra utensili; la vecchietta che spenna le gallina, un’altra che cucina il pane o impasta, e la massaia intenta nel ricavare il formaggio; la ragazzina che cuce e rammenda i vestiti; il calzolaio e il barbiere colti nella loro professione; le donne all’uncinetto e un uomo al telaio orizzontale; lo stagnino per le pentole. Sparsi, dentro le umili case, in pollai, in recinti o impiegati nelle arti lavorative, gli animali popolano la scena. Poi una “passeggiata” nella stradella che conduce al cuore della grotta: ai lati botteghe popolate da artigiani e bambini già adulti che riparano cocci, pupari, o ferrai; mentre nella parte più interna dell’antro, una Natività simboleggia la nascita di Cristo. Poi un teatrino dei Pupi è il saluto ai visitatori.

È tutto un ticchettio di utensili, un groviglio di odori, un intreccio di suggestioni, una combinazione di sapori. L’utente è immerso in un mondo che ha ormai assunto nell’immaginario collettivo un carattere mitico. Ha la possibilità di fruire di un percorso archeo-naturalistico e vedere con i propri occhi, per una volta, uno stile di vita ormai completamente perduto, che grazie a esperienze come quelle messe in pratica a Custonaci si ha la possibilità di catturare. L’interazione diretta permette al fruitore di essere parte integrante della rappresentazione: i personaggi, intenti nel lavoro, illustrano le arti, con una forma di tradizione orale che si sostituisce alla fredda lettura di un pannello esplicativo.

Il Blog su beni culturali e arte Il Corbaccio di Carlo Veca per La Gazzetta Augustana.it


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