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Due anni senza il poeta del lato selvaggio del rock

Il Blog sulla musica Rumore Bianco di Giulio Siniscalchi per La Gazzetta Augustana.it

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”Me ne fregava solo della musica, mi interessava solo quello. Ho sempre creduto di avere qualcosa di importante da dire, e l’ho detto. È per questo che sono sopravvissuto, perché ancora credo di avere qualcosa da dire. Il mio Dio è il rock’n’roll. È un potere oscuro che ti può cambiare la vita”. Così Lou Reed.

Sono passati due anni da quando sul web spopolava la notizia della morte di Lou Reed, in quel 27 di ottobre. Universalmente noto come l’angelo nero del rock, il poeta dell’oscurità, colui che ha dato luce alle più profonde e oscure realtà contemporanee. Dal sesso promiscuo e omosessuale, dalla morte alla droga. Un personaggio non particolarmente amato né dal pubblico né dai giornalisti a cui non si concedeva quasi mai. Un personaggio però fondamentale per la storia della musica, colui il quale è stato capace di avvicinare il mondo della letteratura a quello musicale, la poesia al rock.

Divenne la chiave di volta dei Velvet Underground, gruppo storico che sarà riferimento immortale per la musica di generazioni passate e future. 
Non ebbe una vita facile Lou, fin dall’adolescenza si dimostra eccentrico e bizzarro e decisamente ribelle. Inoltre, a causa dei suoi atteggiamenti effeminati e provocatori e per alcuni suoi discorsi sull’omosessualità viene sottoposto a delle sedute di elettroshock, sotto consiglio dello psichiatra a cui si rivolsero i suoi genitori. Questo evento fu fondamentale per sviluppare ulteriormente il deterioramento interiore del giovane Lou ed aumentare il risentimento nei confronti dei genitori, che verrà testimoniato successivamente in alcune durissime canzoni. La sua personalità rimarrà marchiata per sempre da questo tragico evento.

Negli anni degli studi si interessa alla letteratura ed alla poesia, questa sua passione divenne fondamentale nella sua capacità di scrivere, e rese caratteristica la sua prosa disadorna ed essenziale, condita da uno stile e da tematiche scabrose ed inusuali. 
La svolta fondamentale per la carriera e per la vita di Reed avvenne nel ’66 quando si incontra con un ex enfant prodige della musica classica, il gallese John Cale. Con quest’ultimo oltre che l’interesse per la musica condividerà la passione per le droghe e per il sesso. Insieme fondarono i “Velvet Underground”, uno dei gruppi più controversi della storia della musica, che raggiunse l’apice della popolarità quando venne inglobato all’interno della factory di Andy Warhol.

C’è chi li definì “degli stronzi drogati”, chi invece era pronto a scommettere che avrebbero superato i Beatles e i Rolling Stones. Ma la musica dei Velvet fu qualcosa di diverso da qualsiasi cosa suonata in precedenza, merito del fantastico amalgama costituito dallo stridio della viola elettrica di Cale, dalla fantastica chitarra di Morrison e dallo stile compositivo unico di Reed. Non esistono più tonalità blues e i ritmi afro-americani, ma c’è solo un rock minimalista che si basa su una strumentazione originale ed innovativa.

La carriera dei Velvet, nonostante la produzione di album fantastici, tra tutti il leggendario “The Velvet Underground And Nico”, come è ben noto, dura troppo poco. La disgregazione di quest’ultimi causa nel giovane Lou una grave crisi psicofisica, ed oltretutto alimenta un periodo di vulnerabilità, caratterizzato dai forti dubbi esistenziali dovuti alla sua incerta sensazione di essere omosessuale. Sensazione che, a causa della sua educazione, si imponeva di respingere alimentando la dicotomia interiore fra ciò che era e ciò che voleva essere.

La sua carriera solista inizialmente non decolla, ma grazie all’amico David Bowie si reinventa e riuscirà ad eccellere anche in questa con album che sono diventati ormai di culto, come lo straordinario “Transformer” e il fantastico album live “Rock’n’Roll Animal”.

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Fonte della foto: http://www.rollingstone.com/music/news/frickes-picks-radio-magic-and-loss-with-lou-reed-and-young-iceland-20131108

Lou Reed non era un santo, anzi tutto il contrario. Spesso strafottente ed egomaniaco, e tremendamente antipatico. Ma dietro questi aspetti ha mostrato tutta la propria umanità. Ha portato all’attenzione dei media aspetti della realtà che fino a quel momento venivano ignorati, quali l’uso di droghe, il sesso, la sodomia, il suicidio. Ha reso esplicito ciò che la società non voleva ascoltare, dichiarando sempre il suo essere contrario al chiudere gli occhi facendo finta di non vedere, perché come spesso predicato da lui ogni individuo ha dentro di sé luce e buio. È stato un artista completo, estremamente colto, dotato di carisma, dotato di uno stile chitarristico intenso e viscerale. Ha sempre utilizzato la sua chitarra come un mezzo per comunicare emozioni e dare forma ai pensieri. Insieme alla sua voce profonda e inconfondibile, forse nemmeno bella da sentire ma sempre capace di regalare forti emozioni.

Il suo merito è stato quello di sublimare il vizio sottraendolo al giudizio della morale, la sua capacità di legittimare un universo sommerso scandalistico, il tutto in maniera cruda senza mezzi termini, senza parafrasi, senza autocompiacimento, ma sempre con tanta poesia, riempiendolo di umanità. La sua grandezza è stata quella di innalzare la musica rock rendendola intellettuale, trasformandola in quello che lui spesso ha definito “rock per adulti”. Il tutto però veicolando questa musica colta in modo da mantenerla in un formato accessibile alle masse.

Lou Reed ha segnato in maniera inesorabile la storia della musica rock, riempiendola di poesia e di umanità, marcandola in maniera inconfondibile quasi come le rughe hanno marcato in maniera inconfondibile il suo volto, ironico, schivo e imperscrutabile. A due anni dalla sua scomparsa, tutti gli amanti del rock lo ricordano con un pizzico di malinconia e gli augurano di proseguire il suo viaggio ovunque sia, sempre un con un piede nella lato selvaggio della strada.


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