Politica

Hotspot ad Augusta sì o no? Ecco i temi e gli ospiti previsti al consiglio comunale aperto di venerdì

AUGUSTA – Si terrà domani, venerdì 20 ottobre dalle ore 18, il consiglio comunale monotematico sulla paventata istituzione di un hotspot per l’immigrazione, o Cpsa (Centro di primo soccorso e accoglienza), convocato lo scorso 10 ottobre con il seguente ordine del giorno: “Gestione sbarchi e hotspot all’interno del porto di Augusta”. Sono stati invitati la deputazione nazionale e regionale della provincia di Siracusa, i sindacati, il presidente dell’Autorità di sistema portuale Augusta-Catania, Annunziata, che pare abbia già confermato la sua presenza, e il prefetto di Siracusa, Castaldo, che dovrebbe essere rappresentato da un suo delegato.

Nel dibattito consiliare potrebbe tornare il protocollo d’intesa firmato lo scorso 7 agosto in prefettura dal sindaco pentastellato Di Pietro, poi approvato con una delibera di giunta il 15 settembre, teso a regolamentare ogni fase del processo di sbarco, controllo (pre-identificazione e controllo medico) e prima accoglienza dei migranti “nel porto commerciale di Augusta” e a cedere competenze in materia di accoglienza ad una cabina di regia provinciale.

Inoltre potrebbe entrare nel dibattito il progetto di Invitalia, discusso il 2 agosto e trasmesso agli enti competenti il 14 settembre, per la realizzazione dell’hotspot all’interno del porto commerciale. Un progetto, reso noto un mese fa dal consigliere comunale di opposizione Schermi, ex vicesindaco pentastellato con delega al porto, in sede di conferenza stampa insieme al collega Pasqua e al deputato regionale Vinciullo (che propone da tempo, in ultima ipotesi, l’area ex Dragomar, poco più a sud di Punta Cugno) che prevedrebbe l’installazione di prefabbricati modulari sulla banchina commerciale per un’estensione anche superiore all’attuale tendopoli, tale da poter ospitare fino a ottocento immigrati. Inoltre, in quell’occasione, si evidenziava come nessun atto inerente faccia riferimento alla provvisorietà della collocazione o alla contemporanea ricerca di una sede alternativa.

Tra le ulteriori iniziative politiche contrarie all’hotspot ad Augusta, dentro o fuori dal porto commerciale, si ricorda la proposta bipartisan di indicare il porto di Catania quale sede per la sua realizzazione, rilanciata anche dalla segreteria generale della Uil Siracusa-Ragusa-Gela. Porto etneo destinato anch’esso agli sbarchi assistiti di migranti, come altri del Meridione, ma mai annoverato tra i candidati a ospitare un hotspot. Ancora, la proposta avanzata dai coordinatori cittadini di Fratelli d’Italia, Failla e Inzolia, partito contrario agli sbarchi dai tempi di “Mare nostrum”, di interpellare direttamente i cittadini proponendo un referendum consultivo sull’istituzione dell’hotspot.

Ma la prima iniziativa politica a riguardo è la mozione unitaria del Consiglio comunale, datata 12 ottobre 2015, che impegnava l’amministrazione a denegare il rilascio di autorizzazione all’istituzione di un hotspot nel territorio di Augusta. Atto a cui inizialmente diede seguito il sindaco pentastellato Di Pietro, quando un mese dopo, a seguito dei tragici attentati di Parigi, evidenziando i rischi anche in termini di sicurezza, dichiarava che “creare un centro di identificazione ad Augusta, sia nel porto che fuori da esso, è impossibile” e che era “arrivato il momento di dire “basta”, questa Amministrazione dice “no” alla costruzione di un hotspot nel proprio territorio e all’utilizzo di Augusta come punto di sbarco“. Mentre, nella più recente dichiarazione, un mese fa in conferenza stampa: “Non posso certo oppormi come ufficiale di governo; governo nazionale o regionale che, quindi, si assumerà eventuali responsabilità!Cosa accadrà domani?


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