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Il Diario di Anne Frank al Circolo Unione: il coraggio di una donna

AUGUSTA – Avambracci tatuati con i simboli della diversità e della morte imminente. Erano di moda ad Auschwitz durante gli anni crudeli della deportazione nazista e anche la giovane Anne ebbe il suo, stampato sulla propria pelle. “Cara Kitty – scriveva nel maggio del ‘44 -, sai già che il mio primo desiderio più ardente è diventare giornalista e in seguito una famosa scrittrice. Dopo la guerra vorrei pubblicare un libro intitolato “L’alloggio segreto””. Di quello scantinato, tetro e buio, ricordato venerdì sera al Circolo Unione, in occasione del Giorno della memoria, raccontano le pagine ancora vive del suo diario-romanzo, che il padre Otto, unico sopravvissuto della famiglia Frank alla Shoah, accettò di far pubblicare il 25 giugno del 1947. Si avverava il sogno di una ragazzina-donna ebrea che non crebbe, di cui però le sue confessioni parlano ancora. Tra queste, le più commoventi sono state lette in maniera espressiva e partecipata da Gaetanella Bruno e commentate, passo dopo passo, dalla voce intenerita di Nicola Limma.

La presidente del Circolo Bruno ha delineato il contesto storico dell’eccidio, non solo di ebrei bensì di persone diversamente abili, malati, omosessuali e appartenenti al gruppo etnico degli zingari, tant’è che ha voluto parlare di “Giorno delle memorie”, per la sua pluralità. L’idea del relatore Limma, per “ricordare la figura di una giovanetta che ci ha lasciato una testimonianza di fede e coraggio, interrompendo la scrittura laddove i nazisti interruppero la sua vita libera“, è stata subito accolta e promossa dallo stesso Circolo Unione e dal club service femminile Inner Wheel, presieduto da Valentina Cappiello.

La Cappiello ha spiegato le ragioni dell’iniziativa, parlando di Anne Frank anche come di “un esempio a cui guardare anche per noi donne che insieme formiamo la Inner Wheel per star vicino alle persone più disagiate e in costanti difficoltà“, al fine di ricordare la tragedia dell’Olocausto e “tentare di estirpare alla radice il seme dell’intolleranza verso le diversità“.

Anne scriveva le parole che la Bruno ha lasciato riascoltare: “So quello che voglio! Ho uno scopo, un’opinione, una fede, un amore. So di essere una donna con forza interiore e molto coraggio. Se Dio mi concederà di vivere, arriverò dove mia madre non è arrivata. [..] Lavorerò nel mondo e per il mondo. E ora so che per prima cosa occorreranno coraggio e giocondità”. Anne Frank non realizzò da sé il suo sogno eppure, tuttora, a distanza di quasi 80 anni, un vasto pubblico di lettori conosce ogni angolo del suo nascondiglio, del suo innocente e puro amore per Peter, del suo disaccordo con la madre su alcune questioni adolescenziali, delle sue paure e dei suoi mancati respiri. Memorabili i protagonisti reali della fuga dalla follia nazista di cui Otto sperò di proteggere e salvare la sua famiglia: la moglie Edith e le due figliolette Margot e Anne; egli ci riuscì per almeno due anni.

Dunque lo scorso 27 gennaio ad Augusta si è parlato di lei e della sua storia conosciuta in tutta il mondo, ma la si è ricordata in una veste diversa. Rappresentante di milioni di altri martiri, non è stata commemorata soltanto per la sua morte, ciò che è stato volutamente riportato alla vita sono stati proprio i suoi pensieri già maturi, scritti su un diario, regalatole per caso il giorno del suo dodicesimo compleanno.

Ha così concluso Limma: “Il desiderio di Anne, anche stasera, ha superato la barriera della morte, con un libro, il suo, sulla vita eterna delle memorie salvate“.

Alessandra Peluso


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