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Il digitale possibile antidoto alla crisi economica in Sicilia?

La disoccupazione in Sicilia è un problema ormai endemico, che sconta decenni di problemi enormi mai affrontati con sufficiente serietà dalle istituzioni: povertà del tessuto produttivo, lavoro nero, dinamiche mafiose o para-mafiose. Al punto che la Sicilia è una delle peggiori regioni europee per tasso di disoccupazione. I disoccupati nell’isola sono più del 21 per cento, ma il dato della disoccupazione giovanile è ancora più incredibile, visto che si aggira attorno al 53 per cento.

E questo nonostante il fatto che dalla nostra bellissima isola si parta, e anche moltissimo. Secondo il Rapporto Svimez 2018 sul Mezzogiorno, negli ultimi 16 anni hanno lasciato la Sicilia in cerca di lavoro quasi 2 milioni di persone, in maggioranza giovani e un quinto di loro con una laurea. 800.000 tra questi nuovi emigrati non sono mai tornati e si sono definitivamente trasferiti altrove, spesso all’estero. E secondo il sondaggio realizzato da La Sicilia, circa 1 giovane su 2 non immagina un futuro nell’isola in cui pure è nato e ha le sue radici.

Questo effetto di una crisi strutturale, che però si è andata acutizzando a partire dal 2008, conduce a sua volta a grandi difficoltà economiche e sociali per la regione. Tendenzialmente, i giovani e le persone più formate per il mondo del lavoro partono a cercare fortuna altrove, mentre rimangono gli anziani e le persone meno qualificate.

Per risolvere il problema alcuni hanno suggerito di trasformare la Sicilia in una piccola Silicon Valley italiana. Il lavoro digitale richiede meno infrastrutture rispetto a qualunque altra industria, mette a frutto idee e innovazione senza enormi investimenti e non è legato a uno specifico territorio. Vale a dire che un giovane siciliano che fonda la sua start up a Palermo potrebbe vendere i suoi prodotti digitali in Giappone, negli Stati Uniti, ovunque, a prescindere dalla domanda presente nel suo territorio. Tra i numerosi esempi di imprese nel digitale, si citi il caso del sito di slot online slotmachinegratis.com. Come viene reso noto, anche se è operato dalla Sicilia, solo il 2 per cento dei suoi utenti si collega dall’isola. Il resto raggiunge il sito web da altre regioni italiane, come la Lombardia, il Veneto, la Campania e il Lazio. In questo modo il bacino di clienti dell’impresa è molto più ampio dell’isola in sé.

Anche le istituzioni hanno cominciato a prendere coscienza delle potenzialità del digitale e a fare i primi, timidi passi in questa direzione: è il caso del nuovo corso di laurea in “Digital humanities” presentato all’Università di Catania, che dovrebbe formare persone con una cultura umanistica ma allo stesso tempo con una propensione e una profonda conoscenza del digitale.

Ma può bastare il lavoro digitale per risolvere il problema della disoccupazione in Sicilia? Probabilmente no, dato che è un settore che tendenzialmente non impiega grandi masse di lavoratori. Nonostante questo, però, potrebbe servire a rilanciare l’economia della regione, permettendo ai giovani laureati di restare e di produrre a loro volta ricadute positive nel tessuto produttivo. Per non parlare poi di come una maggiore attenzione al digitale e alla rete potrebbe aiutare le aziende che lavorano in altri settori, dal turismo all’artigianato, passato per l’agro-alimentare.


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