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Il ritiro (definitivo) del capo ultrà “Franky”: ecco le mie verità

AUGUSTA – C’è un solo personaggio, ad Augusta, che viene identificato con il tifo sportivo organizzato, quello sano, genuino, per due soli colori: il nero e il verde. Si tratta inequivocabilmente del quarantatreenne Sebastiano Di Franco, noto in città come Franky, per un quarto di secolo capo ultrà e che nell’estate del 2015 avevamo già incontrato in occasione di un’intervista nella quale annunciava, in esclusiva, le dimissioni irrevocabili.

“Allarme” per i tifosi di tutte le “curve sud” augustane rientrato qualche mese dopo, quando Franky è tornato a condurre i cori al Palajonio, tempio del calcio a 5, come per le squadre locali delle altre discipline sportive. Ma in questi giorni ci ha voluto comunicare il definitivo addio al tifo organizzato, dicendo la sua sulle voci circolate riguardo alle motivazioni dell’abbandono.

A convincerlo a tornare sui suoi passi due anni fa, ci riferisce, furono “i ragazzi che ancora una volta mi hanno spinto a continuare questa mia passione nata quando ero bambino“, che gli “sono stati vicini, che avevano un simbolo per cui continuare a tifare per i colori di questa città: la curva sud di tutti gli sport augustani“.

Così tornò a guidare il tifo organizzato, ma per meno di un biennio. La sua ultima partita da capo ultrà risale, infatti, al primo turno dei play-off di A2 (calcio a 5) tra Augusta 1986 e Meta, disputato al Palajonio lo scorso 15 aprile e che ha visto i neroverdi soccombere in casa per 3 a 6. Débacle che ha segnato la fine della rincorsa al ritorno nella massima serie e pure della permanenza in A2, avendo poi la dirigenza deciso di ripartire, pare per motivazioni economiche, dalla Serie C1.

Frankie capo ultrà Augusta calcio a 5Qualcuno ha associato l’abbandono della curva storica alla mancata iscrizione in A2 dell’Augusta 1986, di cui Franky è stato anche dirigente e che evidentemente rappresenta “un colpo al cuore per me e per tutti i ragazzi che hanno amato questi colori“. “Già ad aprile, in tempi non sospetti, indipendentemente dal risultato del campionato e quando ancora non si sapeva a quale campionato si sarebbe iscritta la squadra, avevo fatto la mia scelta – sottolinea Franky –. È stata una decisione personale. Per ventisei anni ho guidato i ragazzi che si sono avvicinati a questa passione del tifo, però ogni cosa ha un inizio e una fine. Sono dell’idea che a un certo punto sia necessario lasciare spazio agli altri“.

Non sarebbe neppure una scelta riconducibile ai rapporti con la dirigenza del Maritime Augusta, che da società neopromossa in A2 sta investendo tanto e con obiettivi altrettanto ambiziosi. “La scelta non riguarda nemmeno il fatto che adesso c’è il Maritime, come è stato detto da qualcuno. Non ci sarò nemmeno per il Maritime – spiega – solo perché gli orari delle loro partite coincidono con quelli del Megara, società di cui adesso faccio parte, nello staff dirigenziale. Anche in questo caso, scelto rispetto allo Sporting Augusta solo per questione di compatibilità tra gli orari degli allenamenti e il mio lavoro”. E confessa anche la difficoltà di recarsi ad assistere alle partite al Palajonio perché “mi viene da piangere a vedere quella curva vuota (la curva biancoblù del Maritime si colloca sul lato ovest, ndr) che dal 1993 era stata la casa di molti ragazzi, che ho cresciuto insegnandogli un tifo corretto, sano“.

Comunque lo storico capo ultrà si sente gratificato dal fatto che, appena è stata ufficializzata la mancata iscrizione al campionato di A2 dell’Augusta, ha iniziato a “ricevere telefonate da allenatori e dirigenti di altre squadre di Serie A e A2 che mi invitavano come ospite nelle loro città“, oltre a certe tifoserie con le quali ha coltivato un profondo legame di fratellanza o, meglio, gemellaggio.

Un tifoso, Franky, capace di passare anche oltre il mondo del pallone, sostenendo in passato, in particolare, le squadre augustane di basket femminile e pallavolo, e appassionandosi più recentemente anche al karate e all’atletica.

La carenza di impianti sportivi comunali è evidente ed è problema annoso. A partire dalla questione del campo per il calcio, in merito al quale lo storico capo ultrà non ha preferenze, tra l’ipotesi di lavoro di bonifica del campo “Fontana” e la proposta alternativa di realizzare un nuovo impianto nella vicina area ove ha sede il mercato rionale del giovedì. Per lui, basta concretizzare una delle soluzioni al più presto e cita ad esempio lo spettacolo a cui ha assistito, a Carlentini, due domeniche fa. Alla sfida di Promozione tra il Carlentini, con dirigenza e giocatori in larga parte augustani, e lo Sporting Augusta, “eravamo centinaia di persone di Augusta, famiglie con i bambini – racconta quasi con meraviglia – una partita tranquilla, corretta, una giornata di festa che non vedevo da molto tempo“.

Questo il sogno dello storico capo ultrà: vedere le famiglie tornare in una tribuna di un campo sportivo a tifare per i colori neroverdi. “In questo caso tornerei in curva, non da capo ultrà, anche se dipende a quale età… Col bastone – ironizza –, per motivi di sicurezza, non mi farebbero entrare!”.


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