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La tradizione del Natale ad Augusta: panificazioni natalizie

AUGUSTA – La Gazzetta Augustana.it, con l’approssimarsi delle festività natalizie, intende offrire ai propri lettori l’occasione di conoscere, riscoprire o più semplicemente riappropriarsi di una sfera della memoria storica che va custodita e tramandata. La sfera del “sacro”, costituita di riti religiosi, consuetudini popolari, che appartengono a una cultura comune, condivisa, e che in alcuni casi si scopre essere peculiari della nostra Città. Si tratta di un’esposizione, distribuita nell’arco di due mesi, della tradizione del Natale augustano, a cura di Giuseppe Carrabino, presidente della Commissione comunale di Storia patria e coordinatore delle Confraternite di Augusta, che ha accettato con entusiasmo l’invito della Testata.

4. Panificazioni natalizie.

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Pani che nuciddi

La ricorrenza del Santo Natale era l’occasione per preparare molteplici qualità di pani rituali. Tipici di questa festività sono ancora ai nostri giorni i tradizionali cudduruni e le varie ‘mpanate preparate a base di farina di grano e diversi tipi di ingredienti. Le classiche ‘mpanate locali sono preparate con broccoli, spinaci, patate, formaggio e pomodoro e, più anticamente, con gustose e prelibate anguille, dette “anciddi”.

Delle antiche panificazioni natalizie i più anziani ricordano il cosiddetto “pani de’ uoi”, che pesava all’incirca un chilo e veniva consumato nel pranzo di Capodanno. Questa forma di pane, ottenuta da due elementi a mezza luna, voleva rappresentare due buoi aggiogati da un cordoncino di pasta a treccia. La raffigurazione dei buoi nei pani, come ampiamente descritto da Antonino Uccello nel suo saggio Pani e Dolci di Sicilia (Sellerio editore, Palermo 1976), ha un carattere rituale e si collega ai pani e alle focacce delle antiche civiltà cerealicole a forma di animale, che venivano mangiati come corpo-spirito del grano.

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Cuddura che nuciddi

Dalle testimonianze del nostro concittadino Sac. Paolo Liggeri (1911-1996) raccolte in Augusta Carissima (Cavallotti editore, Milano 1991), apprendiamo che in passato era consuetudine preparare pani rituali natalizi destinati ai più piccoli. Si trattava delle tradizionali “cuddurèddi cu i nuciddi” che potevano avere la forma di “cavadduzzi” per i maschietti e “pupiddi” per le femminucce. Questi pani avevano la caratteristica di essere costellati di nocciole ancora con il guscio, per essere tostate senza carbonizzarsi, anche se le motivazioni erano da ricercarsi in un gioco che coinvolgeva maschietti e femminucce detto, appunto “iocu de nuciddi”.

Di questo momento ludico abbiamo una descrizione di Elio Salerno, contenuta nel saggio dal titolo Natale pubblicato dall’Ente Tradizioni Popolari (1989). “Allora i giochi erano semplici. Non v’erano costosi giocattoli come oggi. Nella prima stanza della casa, il più delle volte la più grande, in un angolo del pavimento era incavata una fossetta della dimensione di una tazza da latte, la cosiddetta “nappa”. Spesso era una vera e propria nappa ad essere interrata. All’angolo opposto della stanza si disponevano i bambini con un bel pugno di nocciole ciascuno. A turno, facendone scivolare una alla volta sul pavimento, dovevano curare di farla entrare nella fossetta. Vincitori venivano proclamati quei bimbi che riuscivano ad imboccare; il che consentiva di appropriarsi, come premio, delle nocciole rimaste sul pavimento”.

Con l’avvento del benessere, a partire dal dopoguerra, i pani tradizionali sono stati progressivamente sostituiti dalle panificazioni dolci: pandoro e panettoni con gustose varianti di farcitura. Un recupero delle antiche panificazioni natalizie potrebbe rappresentare una buona opportunità di esaltazione delle specificità storiche e cultuali della nostra Augusta.

Giuseppe Carrabino


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