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Le confraternite augustane: “Giù le mani dalle nostre tradizioni!”

AUGUSTA – Riceviamo e pubblichiamo integralmente una lettera aperta del Coordinamento delle Confraternite di Augusta, presieduto da Giuseppe Carrabino, titolata “Non si può tacere la verità: giù le mani dalle tradizioni!”.

Con sempre maggiore frequenza ci viene segnalata una certa preoccupazione sollevata nei diversi ambienti associativi e attraverso i social network; la stessa, che da qualche anno a questa parte, ha procurato un certo allarme, nell’ambito delle nostre Confraternite.

Con rincrescimento abbiamo evidenziato, sia pure nel silenzio e in alcuni casi anche con energiche prese di posizione a mezzo stampa, il potenziale rischio di vedere cancellate tradizioni secolari che esprimono il sentire della nostra comunità civica ed ecclesiale. 

A chi con insistenza ci chiede cosa stia succedendo negli ambiti confraternali della nostra Augusta, rispondiamo che siamo i custodi delle nostre secolari e sentite tradizioni e intendiamo difenderle da attacchi gratuiti di chi vorrebbe cancellare l’espressione del nostro sentire.

A gran voce diciamo: Giù le mani dalle nostre tradizioni! Le tradizioni religiose della Settimana Santa, la festa del Patrono San Domenico, il Corpus Domini con i cerei infiorati non esprimono forse la genuina fede della nostra comunità?

Ed ancora: i bambini vestiti da Santi che animano le processioni pasquali, le chiese addobbate il Giovedì Santo per la tradizionale visita Gesù Eucarestia; il suggestivo canto dello Stabat Mater, le struggenti marce funebri del Venerdì Santo, non sono forse espressione di una fede radicata e autentica?

Appena un anno addietro l’Arcivescovo di Siracusa Mons. Salvatore Pappalardo ha dovuto nominare un suo speciale delegato per le Confraternite di Augusta nella persona di don Angelo Lipari. Come se nulla fosse si discute dell’eventuale abolizione delle tradizioni religiose escludendo le Confraternite, addirittura, qualche mese addietro, destò scalpore la notizia della probabile soppressione della processione del braccio reliquiario del S.Patrono, considerato un simbolo anacronistico per i nostri tempi.

Chi è il regista di tutto questo? A chi giova questa frattura nella realtà ecclesiale e sociale della città? Il diavolo – colui che separa – s’è insediato all’interno delle comunità?

Oggi quindi è il tempo della responsabilità del parlare e intendiamo farlo con una straordinaria riflessione del vescovo don Tonino Bello che implorava il dono della parresia per tutti gli uomini che amano la verità. Un invito – quello del vescovo – perché gli uomini non vestano di apparente virtù il loro pauroso tacere. Perché la verità deposta nei segreti del cuore e impedita di esplodere nella pienezza della luce, apra finalmente crateri improvvisi sulle fiancate del silenzio e sgorghi come colata lavica fino a bruciare tutte le resistenze dettate dalla paura. È vero: c’è un tempo per tacere e c’è un tempo per parlare. Quello che oggi stiamo vivendo è il tempo per parlare. E voglia il cielo che tutti ci persuadiamo di questa verità: che delle nostre parole dobbiamo rendere conto davanti al tribunale della storia, ma dei nostri silenzi dobbiamo rendere conto davanti al tribunale di Dio”.


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