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Le opportunità della pesca sportiva, seminario Fiops ad Augusta

AUGUSTA – “Alcuni studiosi hanno accertato che noi italiani mangiamo il pesce pescato nelle nostre acque solo per due mesi all’anno; nei restanti dieci mesi mangiamo pesce importato da altri Paesi, dove, però, non esistono i parametri che abbiamo qui in Italia”. Questa rivelazione è stata fatta durante un seminario sulla pesca tenuto questa domenica mattina nell’auditorium del civico palazzo San Biagio dall’augustano Filippo Tringali, titolare di una ditta di attrezzi per la pesca ricreativa e da turismo, aderente alla Federazione italiana operatori pesca sportiva (Fiops), nata con lo scopo di esercitare un’attività lobbistica verso gli organismi pubblici italiani e dell’Unione europea per tutelare, promuovere e diffondere la pesca sportiva e ricreativa nelle acque marine e nelle acque interne italiane e per favorire la difesa, il rispetto e il miglioramento dell’ambiente, degli ecosistemi e della fauna ittica.

Al San Biagio, il direttore Fiops, l’aretino Francesco Ruscelli, ha esposto le numerose problematiche che in Italia necessitano di azioni urgenti, quali il bracconaggio ittico e le reti illegali sottocosta. A favore dell’implementazione della popolazione ittica nei nostri mari, “dove si dovrebbe agire come si fa in Giappone”, si è espresso l’ittiologo Guido Beltrami, il quale ha fatto notare come in Giappone i pescatori non possono pescare ciò che vogliono, ma devono intervenire in modo oculato perché sono diventati gestori dell’ambiente marino. Beltrami ha inoltre messo in evidenza l’importanza economica della pesca turistica come volano per l’economia di un territorio e ha citato i tedeschi come grandi appassionati di pesca ricreativa che riescono a spendere molto denaro per questa loro passione. Per questo, in Italia, dove la posidonia è stata distrutta, occorre intervenire sul ripristino dell’habitat marino, sulla regolamentazione della pesca nei porti e sulle aree marine protette.

Per la pesca nei porti, Ruscelli ha citato il rapporto di collaborazione con le capitanerie e le autorità portuali in Toscana e in Emilia, nei cui porti è possibile accedere grazie a una dichiarazione di responsabilità da parte dell’utente, che solleva gli organi pubblici in caso di incidenti occorsi durante la pesca. Una simile eventualità non si può prevedere per il porto di Augusta, che, come ha ricordato il sindaco, Cettina Di Pietro, è un porto fortemente inquinato dal polo petrolchimico nella rada megarese, né è possibile prevedere la pesca nel golfo Xifonio attualmente interessato dagli scarichi delle acque reflue, finché non sarà realizzato il sospirato depuratore, atteso da un cinquantennio.

La speranza di un’area marina protetta di Brucoli-Agnone è stata nutrita dalla presidente della locale sezione di “Italia nostra”, Jessica Di Venuta, che ha proiettato un interessante video su Brucoli e dintorni, come area di interesse naturalistico, archeologico oltre che marino.

Soltanto in Italia ci sono due milioni i pescatori sportivi e ricreativi, che muovono un indotto che si aggira fra i due e i tre miliardi di euro all’anno, ma nell’Ue sono dieci volte tanto. Ecco perché è stato realizzato questo seminario anche ad Augusta, città  legata al mare sin dalla sua fondazione, perché possa essere stimolata una presa di coscienza nuova per dare al territorio, straziato ormai da settant’anni di petrolchimico, una nuova opportunità di crescita economica e di sviluppo.


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