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Le processioni e i riti del Venerdì Santo ad Augusta

AUGUSTA – Una giornata particolarmente intensa quella del Venerdì Santo che vede la città rivivere la propria fede con i segni della tradizione. Dall’alba al tramonto la comunità si ritrova per le strade del centro storico per prendere parte alle due processioni del Cristo morto. La prima, quella che entra in ogni chiesa per la visita di adorazione all’Eucarestia solennemente esposta. La seconda, all’imbrunire, per ricordare la passione e morte di Gesù. Due distinti momenti dove la centralità è Cristo.

La processione del mattino muove poco prima dell’alba dalla chiesa di S. Giuseppe dell’antica confraternita dei mastri d’ascia. Il simulacro, adagiato nell’urna attorniato da centinaia di camelie, viene portato dai confrati che indossano l’abito penitenziale retaggio della tradizione spagnola. Un abito costituito dal camice e da un cappuccio bianco arrotolato e caratterizzato da una mantellina gialla, il colore associato a S. Giuseppe.

Il Cristo entra in ogni chiesa dove la sera precedente i fedeli, singolarmente, hanno fatto visita all’Eucarestia. Questa volta è la confraternita che in forma comunitaria si reca in adorazione al SS. Sacramento. Per tradizione si dice che questa processione “leva i sepolcri”, perché dopo la visita di adorazione si prepara l’altare per la celebrazione pomeridiana dell’adorazione della croce.

Nel pomeriggio, intorno alle ore 15, in piazza della Grazia (il calvario di Augusta) viene esposto sulla croce alla venerazione dei fedeli il seicentesco simulacro del Cristo morto che si caratterizza per gli arti snodabili.

All’imbrunire ha luogo “a scisa a cruci”, dopo l’omelia del sacerdote, il Cristo viene deposto dalla croce e adagiato nell’urna per essere condotto in processione per le vie della città. Questa processione, curata dalla confraternita dell’Immacolata, è quella liturgica e vede la presenza delle autorità civili e militari. Poco distante, in via Xifonia angolo via Xiacche, ha luogo l’incontro del simulacro del Cristo con l’Addolorata venerata nell’oratorio annesso alla chiesa di S. Francesco di Paola. Un simulacro, quello dell’Addolorata, di origine spagnola e della tipologia delle statue vestite. Originariamente venerata con il titolo della Soledad è stata nel tempo la protettrice della guarnigione borbonica di stanza in Augusta e la titolare dell’omonima confraternita che associava ufficiali, civili e sacerdoti, nonché molti canonici della collegiata.

Se la processione del mattino, per la tradizione popolare, “leva i sepolcri”, quella serale aveva un tempo la finalità di benedire la “carne nuova”, motivo per cui le macellerie esponevano la carne con fiori freschi, quella carne che di lì a qualche giorno sarebbe tornata sulla tavola degli augustani dopo quaranta giorni di astinenza, per fare festa con tutta la famiglia riunita attorno alla stessa tavola.

La colonna sonora di questa lunga giornata del Venerdì Santo è caratterizzata dalle marce funebri composte da maestri del corpo bandistico cittadino. Brani dedicati al ricordo di personaggi che hanno contribuito a scrivere la storia della città: Giovanni Lavaggi, Giovanni Saraceno, mons. Musumeci, o per rammentare momenti luttuosi vissuti coralmente dalla comunità locale come la marcia della Pace del maestro Farina, scritta per ricordare la giovane Carlotta Reitano morta in circostante misteriose. Tra i maestri che hanno lasciato un vasto repertorio del Venerdì Santo non si può non ricordare Giuseppe Passanisi, che nella seconda metà del Novecento ha introdotto tantissimi giovani allo studio della musica. L’ultima marcia in ordine di tempo è INRI del giovane e attuale maestro della banda Gaetano Galofaro. Un segno, questo, della continuità con una tradizione particolarmente sentita nell’animo del popolo di Augusta.

A tarda sera, dopo aver attraversato via XIV Ottobre e via Roma, dove un tempo erano ubicate la maggior parte delle macellerie della città, la processione raggiunge l’incrocio con via Xifonia.

Lì, dopo una breve riflessione del sacerdote, ha luogo “a spartenza” tra i simulacri del Cristo e dell’Addolorata, che quindi si separano e raggiungono le rispettive chiese. Finisce così la lunga giornata del Venerdì Santo.


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