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Legambiente boccia la Zes di Assoporto. Parisi: vincoli bonifiche da estendere anche a banchine di Punta Cugno

AUGUSTA – Rivedere i siti da bonificare, ma solo quelli infilati di straforo lontano dalla zona industriale: i più vicini a Punta Cugno vanno anzi ampliati. La bocciatura di Legambiente è netta sulla proposta di Assoporto di sfoltire le Sin, per lanciare le Zone economiche speciali (vedi articolo). Come prevedibile, gli ecologisti non ci stanno alla riedizione del vecchio baratto “meno vincoli ambientali per maggiori posti di lavoro”.

Enzo Parisi è un ambientalista della prima ora, oltre che dirigente regionale dell’associazione ecologista. Quei Siti di interesse nazionale li ha visti nascere e languire, e adesso non ha intenzione di buttare il bambino insieme con l’acqua sporca per “abbagliare” con la politica delle mani libere degli ipotetici investitori. Perciò afferma senza mezzi di termini di “non credere che esistano contraddittorietà fra Zes e Sin“.

Riperimetrare il Sin di Priolo ha un fondamento perché si è allargato a zone molto distanti dalla zona industriale, e questo ha creato qualche problema“, premette Parisi. Il quale però puntualizza che “il discorso è diverso riguardo al porto, dove bisogna riperimetrare ugualmente: ma in eccesso“. Cioè, mentre Assoporto e industriali lamentano vincoli eccessivi sulle aree intorno Punta Cugno, che vanificherebbero i benefici burocratici offerti dalle Zone economiche speciali, Legambiente va decisamente in controtendenza. E chiede di includere nelle tutele Sin “anche la sponda nord del Mulinello e lo specchio d’acqua su cui insistono le banchine“.

Parisi spiega che il dissesto ambientale, ovviamente, non si è fermato solo alla sponda Sud del fiume. E se non basta il lume della logica, ci sono i dati che indicano come “in quattro punti antistanti gli attracchi sono stati trovati sedimenti con valori 4 volte superiori“.

Qualunque lavoro di potenziamento delle infrastrutture a mare, perciò, dovrebbe prevedere a monte l’esistenza di “fanghi da dragare e da trattare“. E poi “ci sarebbe da capire la natura della robaccia che si trova sotto il cavalcavia di accesso al porto commerciale, per non parlare della vicina discarica di contrada Forgia“. Insomma ci sono tutte le premesse perché la Zes, con le sue autorizzazioni ridotte all’osso, diventi un cavallo di Troia per cancellare anni di legislazione sul risanamento ambientale con l’obiettivo di favorire la velocità degli investimenti.

In pratica, la moderna Zes rischia di trasformarsi in un ritorno ai “tempi d’oro” della industrializzazione facile anni Sessanta, quando si passava disinvoltamente sopra gli effetti sopportati dall’ambiente. “Gli investitori vanno incoraggiati, senza dubbio, ma senza saltare le bonifiche delle aree inquinate“, conclude Parisi. Ora resta da vedere che posizione prenderanno quei comitati ecologisti di recente generazione, pronti a folcloristiche fiaccolate e marce di protesta contro le ciminiere, ma stranamente silenziosi quando i loro riferimenti politici discutono di leggi e autorizzazioni.


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