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Cultura

Nel libro-lettera della De Marco Veneziano, l’amore per una figlia oltre i muri dell’indifferenza

AUGUSTA – “La regola fondamentale era divertirsi, e noi lo facevamo. C’era tutto un mondo da farti vedere […] Per risvegliare il tuo tatto, feci confezionare alla nonna un guanto in velluto ed uno in spugna infeltrita e ruvida, ricavato da vecchi asciugamani, con i quali più volte al giorno accarezzavo le tue braccia, mani, gambe e piedi nudi…”. Parla così una madre alla sua unica figlia di nome Maria, rinata in cielo all’età di 24 anni.

Presentato al Circolo Unione lo scorso 3 marzo, La farfalla dalle ali spezzate è il nuovo libro di Vittoria De Marco Veneziano, una lunga e commovente lettera personale che l’autrice scrive da madre, per divulgare la storia di coraggio di Maria e per raccontare la sua disabilità come esempio di vita, affrontata da lei e dal marito con dedizione e puro amore verso la figlia, cercando sempre di abbattere le barriere sociali opposte alla “diversità”. Questo il messaggio che l’autrice continua a promuovere, ospite per la seconda volta al circolo augustano dopo la presentazione della sua precedente opera Tante donne, tenuta nel 2015. Anche quest’anno è stata accolta con entusiasmo dalla presidente Gaetanella Bruno, dai soci del Circolo Unione e dai suoi lettori. L’incontro, moderato dalla docente Alessandra Traversa e accompagnato dalle note del maestro Salvino Strano, è stato organizzato dalla Fidapa di Augusta, rappresentata da Stella Giamblanco che ha porto i saluti della presidente Adriana Fazio Santanello, in collaborazione con una nota libreria locale.

Vittoria De Marco Veneziano  è scrittrice, narratrice e saggista, nata a Milazzo da padre italiano e madre tedesca, vive attualmente a Siracusa. Dopo la nascita della sua unica figlia Maria, nata con gravi problemi cerebrali, si è completamente dedicata alla sua cura e assistenza, rinunciando alla carriera da insegnante. Pubblicato dalla casa editrice Erga, nel 2008, La farfalla dalle ali spezzate ottiene di recente una nuova veste grafica e si arricchisce di due notevoli introduzioni medico-scientifiche firmate dal professore Glenn Doman, eminente fisiatra statunitense scomparso qualche anno fa, e dal figlio dottor Douglas Doman.

La padrona di casa, la presidente Gaetanella Bruno, definisce l’opera, introducendola, “una lunga lettera che una madre forte e coraggiosa e intraprendente, pur con le sue vulnerabilità, quale è Vittoria, scrive alla figlia Maria“, ricordando la scelta della data per la presentazione appositamente a ridosso della Giornata internazionale della donna. Attraverso il metodo Doman, la piccola Maria è stata seguita e curata fino ad ottenerne benefici e miglioramenti. La stessa madre Vittoria ne ha studiato la filosofia, accettando la proposta di insegnarla ai genitori italiani che come lei portavano i figli in cura in America. Dalla sua esperienza, che lei stessa tiene a diffondere, la De Marco Veneziano ne ha ricavato profonda forza e fede, tant’è che ha donato mille copie del libro a diverse associazioni onlus che si occupano di disabilità fisiche e psichiche.

Alessandra Traversa, da docente conosce la disabilità nel mondo della scuola, osservandone diffusi atteggiamenti scorretti di insensibilità o indifferenza, ha voluto offrire le sue emozioni legate al testo: “Da lettrice, posso dire che sono passata attraverso la vita e non per le piaghe della vita. Si può essere madri o insegnanti in tanti modi, io lo sono e questo libro mi ha fatto comprendere molte cose che rimarranno sicuramente dentro di me anche a livello personale, perché non è solamente una questione di coraggio, ma principalmente una questione di amore diffuso”.

Stando alle parole dell’autrice stessa, Vittoria De Marco Veneziano, per cui scrivere significa ricordare e dare testimonianza, il suo è “un romanzo dell’anima che vuole dar voce a mia figlia  Maria, alla sua parte muta in un mondo che ancora oggi non accoglie la diversità”. La seconda edizione è arricchita anche nella copertina, che ritrae la farfalla di un dipinto a olio di Arrigo Merri, grafico della casa editrice, dal titolo La danza della luna. “Incarna la mia idea di superare i muri dell’indifferenza attraverso l’aiuto e il coraggio“, ha chiosato l’autrice. Attorno ai vari protagonisti del libro, ruotano personaggi che incarnano tutti gli atteggiamenti riscontrati nei confronti della diversità: il disagio, l’egoismo, l’imbarazzo, l’indifferenza e, afferma l’autrice, “alcune volte la cattiveria nel confrontarsi con dure realtà“, pur ricordando che “esistono anche la solidarietà, l’amore e il coraggio che considerano la diversità degna di rispetto al pari della “normalità””.

La De Marco Veneziano ha così concluso: “Come diceva don Milani, chi ama ha cura, e la mia lettera basata sull’arma della parola e dell’amore, combatte il male e cambia la vita. Credo che avere cura delle persone che si amano non significhi rifiutarle, non accettarle, ma sostenerle, abbracciarle, accoglierle, perché le barriere mentali si abbattono con le parole, che per me sono spade”.

Alessandra Peluso


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