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Obraz

Il Blog su cinema e cortometraggio Augusta 2016 Obraz di Claudia La Ferla per La Gazzetta Augustana.it

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Se a nove anni decidi che nella vita vuoi scrivere per il cinema, cosa pensi possa succedere? Semplicemente che i tuoi genitori sperino sia solo il delirio fantasioso di un bambino che vuole fare l’astronauta. Non era, però, il mio caso e dopo molti anni penso ancora che “fare cinema” abbia lo stesso fascino e lo stesso ostico cammino di chi sogna di andare sulla luna. Ma chi ha detto che non sia possibile farlo? Non è facile, né immediato, ma se si può fluttuare nello spazio allora è possibile anche plasmare infiniti mondi che danno la possibilità di vivere infinite vite. Non ho mai cambiato idea su cosa volessi fare da grande, i miei genitori – perplessi da questo mondo di “nani e ballerine” – fortunatamente sì e a mio padre devo tutto quello che sono.

Mi chiamo Claudia La Ferla, sono augustana, laureata al DAMS di Roma Tre in Sceneggiatura cinematografica e televisiva, ho conseguito la laurea specialistica in Teorie del Cinema della Televisione e Produzione Multimediale e subito dopo un Master in Scrittura e sceneggiatura cinematografica e televisiva presso l’università La Sapienza. Ho scritto programmi televisivi e web series per una web TV, scrivo recensioni per diversi blog, siti cinematografici e quotidiani, faccio da story editor per soggetti e sceneggiature e, in fine, collaboro con due case di produzione a Roma come coordinatore di produzione.

Credo fermamente che la potenza del cinema risieda nella capacità di ingoiare lo spettatore in una “dimensione altra”: lo spoglia, lo disarma, non lascia vie di fuga. L’occhio dello spettatore diventa l’occhio del protagonista, permettendo di compiere un viaggio che dalla sensazione conduce all’emozione. Il cinema, riconosciuto di per sé come “settima arte”, credo sia un mondo dai confini sempre più labili caratterizzato dalla capacità di sintetizzare tutte altre arti elevandosi (nessuno me ne voglia) ad “opera d’arte totale”. La sala cinematografica è quel meraviglioso salto dentro il buio buco del Bianconiglio di Alice nel paese delle meraviglie, blindato da tre inscindibili condizioni: immagine-sguardo-emozione.

Da quando ho iniziato a lavorare, mi è stato spesso consigliato di evitare titoli o nomi identificativi – come nel caso di un blog – in inglese. Nessuno, però, ha mai parlato del russo! Il termine russo OBRAZ è la chiave di sintesi capace di racchiudere in un unico termine il cuore del cinema: IMMAGINE. Questa scelta è dovuta alla passione per un regista, sceneggiatore, montatore, teorico, uomo di cinema a tuttotondo: Sergej Ėjzenštejn. A parte l’omaggio fantozziano a La corazzata Potëmkin per cui rimane famoso nell’immaginario italiano, Ėjzenštejn è una pietra miliare della storia del cinema mondiale cui si devono studi teorici di fondamentale importanza. Proprio lui parla dell’obraz (immagine) come il primo tassello fondamentale, come la prima unità base/atomo che conduce a quella che chiama obraznost (in italiano tradotto con il termine “immaginità”). Il suo è un discorso filosofico e molto moderno che associa il cinema alle categorie di pensiero. Non volendo scendere troppo in profondità nell’analisi teorica, mi basta sottolineare la centralità dell’immagine come nucleo base e primario.

L’immagine del Blog è molto famosa, è un frame appartenente a Un chien andalou, cortometraggio del 1929 scritto, prodotto e interpretato da Luis Buñuel e Salvador Dalí. È un’immagine forte ed emblematica: recidere lo sguardo per crearne uno nuovo. L’occhio capace di guardare diventa protagonista indiscusso di un cinema che è prima di tutto piacere voyeuristico, capace di guardare al passato per rinnovarsi e reinventarsi. Già l’invenzione della fotografia porta con sé un mutamento dello sguardo dovuto al fatto che per la prima volta il processo di riproduzione non coinvolge direttamente l’attività manuale, ma soltanto l’occhio che guarda dentro l’obiettivo. La cinepresa fa un salto in più: permette l’apparizione di una natura totalmente diversa da quella che vediamo a occhio nudo. Al posto di uno spazio elaborato e pieno di vincoli emerge un “inconscio ottico”.

Il cinema può, così, essere visto come una extra-realtà che ci permette di essere noi stessi fuori da noi stessi in cui l’occhio e l’immagine diventano veicolo primario di accesso all’emozione.

Questo Blog seguirà due strade parallele: la realizzazione di un cortometraggio da girare ad Augusta nel 2016 (dalla sceneggiatura fino alle riprese e la post-produzione) e le recensioni dei film più visti del mese.


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