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“Piemonte e Napoli: due Regni nel Risorgimento”, partecipata conferenza storica di Kiwanis e Cssma

AUGUSTA – Un evento culturale nel settore storico di particolare spessore per un ristretto ed attento pubblico, è stato il frutto della collaborazione tra Kiwanis club Augusta e il Centro studi storico-militari Augusta (Cssma) che hanno dato vita nel salone del Circolo Unione alla conferenza “Piemonte e Napoli: due Regni nel Risorgimento”, tenutasi sabato 30 giugno scorso.

Al tavolo degli oratori, l’avv. Giuseppe Vinci, anche col compito di moderatore, l’avv. Francesco Atanasio, componente della Società siracusana di storia patria, il prof. Salvatore Santuccio, docente universitario e storico.

Ha aperto i lavori l’avv. Antonello Forestiere, cerimoniere del club service, componente del Cssma e promotore dell’evento. Sono seguiti gli interventi di saluto dei presidenti rispettivamente del Kiwanis, il sig. Giuseppe Pisasale, e del Cssma, l’avv. Vittorio Sardo.

Ha introdotto l’evento Vinci, con una accorata e bilanciata panoramica sui vari aspetti di confronto tra i due Regni italiani di fine Ottocento e sulla rinnovata attualità dell’analisi storica comparativa oggetto della conferenza.

A seguire, Santuccio ha affrontato il tema “Amministrazione, riforme e cospirazione in Sicilia nella prima metà dell’Ottocento”. Ha pertanto ricordato come le trasformazioni amministrative del primo Ottocento siciliano, con l’istituzione delle Intendenze, hanno avuto delle significative ripercussioni sugli assetti territoriali, economico-sociali e politici dell’Isola e ne hanno riconfigurato le gerarchie urbane, oltre a ridefinire ruoli e pesi specifici del personale politico centrale e periferico. L’introduzione delle Intendenze ha significato un nuovo modo di strutturare e gestire il territorio e ciò ha implicato, tra l’altro, l’adozione o l’elaborazione di strumenti tecnici (catasti, piante, mappe, ecc.) in grado di conoscere e rappresentare meglio gli spazi urbani ed extraurbani, un modo, anche questo, di controllare il territorio ed esercitare il proprio potere sulle comunità locali. Controllo che si attuava anche attraverso l’utilizzazione dei cordoni sanitari in un momento in cui la Sicilia, come altre parti del Regno di Napoli, vive il dramma dell’epidemia di colera. Questi sono solo alcuni degli aspetti trattati nell’intervento.

L’accademico ha poi focalizzato la sua ricerca sulla città di Siracusa, capoluogo d’Intendenza, di cui ha analizzato i cambiamenti amministrativi, le novità istituzionali, le trasformazioni urbanistiche e del territorio, realizzatisi in quel delicato momento rappresentato dagli ultimi decenni della monarchia borbonica. Siracusa e in generale tutta la sua provincia appare così un organismo vivo, capace di esprimere, attraverso le sue trasformazioni, i mutamenti in atto nella società, ma in grado, anche, di farsi interprete delle nuove idee politiche, dei rinnovati modelli amministrativi, delle inedite emergenze culturali. Una lettura della storia della città durante il cosiddetto periodo risorgimentale che tiene conto dei più recenti studi di storia urbana, ma anche del rinnovato interesse della storiografia italiana e internazionale nei riguardi del Risorgimento italiano. Nell’occasione sono state mostrate numerose immagini di documenti d’archivio d’epoca oggetto di recente studio.

Infine, Atanasio ha invece affrontato lo specifico tema de “La politica estera” dei due Regni, sintetizzando le iniziative assunte dallo Stato piemontese e da quello napoletano all’indomani del Congresso di Vienna (1814-1815) e che risultarono essere influenzate dai sovrani succedutisi nel corso del Risorgimento e poi dalle correnti politiche e culturali manifestatesi nella prima metà dell’800. Le iniziali posizioni legittimiste di Torino e Napoli, confermate per ovvi motivi dopo i moti carbonari del 1820-21, furono progressivamente abbandonate da Carlo Alberto, salito al trono nel 1831, mentre Ferdinando II, divenuto re l’anno prima, cercò di attuare una politica neutralista.

La prima guerra d’indipendenza segnò il destino dei due Regni: se il Piemonte farà del liberalismo in politica interna e dell’alleanza a Francia e Inghilterra le sue coordinate, sublimate al Congresso di Parigi del 1856, convocato per gestire gli esiti della guerra di Crimea contro la Russia, Napoli, sedati i moti rivoluzionari e riconquistata “manu militari” la Sicilia, rimase ancorata al regime assolutista e a una politica di neutralità che ne determinò una grave di situazione di isolamento internazionale. Scomparso nel 1859 Ferdinando II, il figlio Francesco ne dovette scontare gli “errori” diplomatici tanto da non poter contare su alcun sostegno delle Potenze europee al momento dell’impresa dei Mille. Il terreno diplomatico, coltivato con cura da Cavour, che innovò i criteri di selezione dei relativi funzionari, nel veder predominare l’azione del Piemonte segnò la sconfitta di Napoli, legata a una concezione oramai desueta delle relazioni internazionali.


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