Cronaca

“Port utility”, appalti “pilotati” al porto commerciale di Augusta: arrestati 4 professionisti e 2 funzionari dell’Autorità portuale

AUGUSTA – Nell’ambito dell’operazione chiamata “Port utility“, la Guardia di finanza di Siracusa ha eseguito stamani sei arresti (una misura di custodia cautelare in carcere e cinque arresti domiciliari), su provvedimento del Gip del Tribunale aretuseo, nei confronti di quattro professionisti e di due funzionari dell’Autorità portuale di Augusta, per le ipotesi di reato, a vario titolo, di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e turbativa d’asta in appalti per la realizzazione di importanti opere infrastrutturali del porto commerciale. Inoltre, è stato disposto il sequestro della somma di circa 1 milione di euro, anche per equivalente, in ordine ai patrimoni personali di ciascuno, ivi comprese eventuali partecipazioni in società o enti.

[Aggiornamento a seguito della conferenza stampa sull’operazione “Port utility”] Secondo la ricostruzione delle Fiamme gialle, “figura di spicco” del presunto sistema corruttivo sarebbe stato l’ingegnere titolare di uno studio di progettazione, Gaetano Miceli, ritenuto il “regista” del sistema di distribuzione degli appalti, destinatario della misura di custodia cautelare in carcere. Agli arresti domiciliari i soci dello studio, un architetto e un geometra, i fratelli Pietro Magro e Giovanni Magro (quest’ultimo conosciuto anche perché commissario provinciale del partito dell’Udc), e i due funzionari dell’Autorità portuale, Giovanni Sarcià e Venerando Toscano, ritenuti “piegati” al generale sistema. È stato inoltre posto ai domiciliari, per l’ipotesi di reato di corruzione nel ruolo di commissario di gara, anche un altro professionista, Antonino Sparatore.

Più sfumate le posizioni degli altri due soggetti destinatari di misure cautelari: disposto il divieto di esercitare l’attività di ingegnere per 6 mesi nei confronti di un consulente dell’Autorità portuale di Augusta di supporto al Rup e per 12 mesi nei confronti di un altro un commissario di gara.

Gli appalti ritenuti dagli inquirenti “pilotati” rientrano in quelli previsti nella “Scheda grandi progetti – Hub porto di Augusta”. Le opere sono finanziate nell’ambito della programmazione 2007/2013 con fondi Pon e ammontano a circa 100 milioni di euro. Le investigazioni, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria sotto la direzione e il coordinamento della Procura, hanno anzitutto portato alla contestazione che tali gare pubbliche bandite dall’Autorità portuale di Augusta sarebbero state “turbate”.

Secondo quanto reso noto dagli inquirenti, “i bandi e i disciplinari di gara, infatti, non venivano direttamente predisposti dai funzionari dell’Ente pubblico appaltante, bensì venivano realizzati da professionisti titolari di una società di progettazione siracusana. Inoltre in alcune circostanze, taluni commissari di gara, dopo aver svolto l’incarico di componente della commissione aggiudicatrice, ricevevano, anche con lo schermo di terzi soggetti, incarichi di consulenza dalla società che si era aggiudicata l’appalto“.

Attraverso la meticolosa ricostruzione delle “relazioni” intercorrenti tra i tre professionisti titolari della società di progettazione e i due funzionari dell’Autorità portuale di Augusta, addetti alle procedure di evidenza pubblica, i finanzieri hanno formulato l’ipotesi accusatoria per la quale “i tre privati “ideavano” i bandi e i disciplinari di gara, mentre i Responsabili unici del procedimento (Rup) dell’Autorità portuale si limitavano, di fatto, alla stampa e alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale“.

Sotto altro profilo, è emerso che il presunto illecito condizionamento delle procedure sarebbe stato “preordinato alla pilotata aggiudicazione dell’appalto a soggetti economici con i quali i titolari dello studio di progettazione avevano già concluso “accordi preventivi” finalizzati a trasferire agli stessi importanti quote di utili, attraverso apposite “consulenze”“. Un collaudato sistema che, secondo gli inquirenti, avrebbe potuto portare gli stessi professionisti ad assicurarsi “consulenze” per quasi 8 milioni di euro, da incassare dai vincitori delle milionarie gare d’appalto. Per la gestione dei contratti di consulenza i tre professionisti avrebbero anche creato alcune società di diritto maltese. Queste però sarebbero risultate strumentalmente utilizzate solo per incassare i relativi compensi. Infatti, all’esito delle apposite rogatorie internazionali, le società straniere sono risultate “prive di effettiva operatività e preordinate all’illecito sistema“.

Dal lato pubblico, i due funzionari dell’Autorità portuale, incaricati di gestire le gare di appalto quali Responsabili unici del procedimento (Rup), avrebbero incassato circa 500 mila euro ciascuno a titolo di “incentivi per le relative attività d’istituto“. Come ipotizzato dagli inquirenti, queste attività sarebbero state “in realtà svolte dai tre professionisti titolari dello studio di progettazione“.

Il meccanismo sopra delineato troverebbe conferme negli atti d’indagine eseguiti. Nei personal computer in uso ai privati è stata infatti rinvenuta documentazione di quasi tutte le gare di appalto bandite, nonché diversi atti dell’Autorità portuale. L’indagine tecnica sui computer ha poi acclarato che lo studio di progettazione avrebbe “stipulato accordi con le imprese che avrebbero vinto gli appalti ancor prima che venisse pubblicato il bando di gara“. Inoltre gli stessi indagati, sentiti sul punto, avrebbero “ammesso che gli atti di gara erano stati predisposti da mano privata“.


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