Politica

Prevenzione rischio sismico ad Augusta, che fine hanno fatto piano di emergenza e studio geologico?

AUGUSTA – Sono state due recenti scosse di terremoto, il 10 febbraio, di magnitudo di poco superiore a 2, con epicentro a sud della zona industriale (nei pressi di Città Giardino), a fornire lo spunto al movimento politico locale “Facciamo squadra“, coordinato da Giovanni Bonnici, per porre nuovamente la questione della prevenzione del rischio sismico in città.

Chiediamo da diverso tempo che fine abbia fatto l’aggiornamento del piano di emergenza di protezione civile del nostro Comune, eppure proclamato con tanta enfasi in una conferenza stampa dall’attuale amministrazione qualche anno fa. Così come il bando per l’affidamento per lo studio geologico a supporto del piano regolatore comunale bandito circa un anno fa“. Questo afferma Gino Romagnoli, esperto del movimento sul tema, chiedendo “in nome della trasparenza, più volte citata dai nostri amministratori” che gli stessi amministratori riferiscano sui tempi previsti per l’approvazione dell’aggiornamento del piano e l’affidamento dello studio geologico.

Tali gravi mancanze pregiudicheranno la qualità dello studio di microzonazione sismica di primo e terzo livello e analisi della Cle (Condizione limite di emergenza) che per il comune di Augusta è stato finanziata dal dipartimento nazionale di protezione civile e che partirà a breve – ricorda Romagnoli –. L’analisi della Cle per gli edifici strategici (municipio, ospedale, caserme dei VvFf, Coc, ecc…), non può prescindere dal piano di emergenza o di protezione civile, essendo un’attività necessaria, appunto, per verificare le scelte contenute nel piano stesso”.

L’esponente di “Facciamo squadra” conclude: “Il tempo a disposizione sta per scadere; il rischio sismico, ancorché silenzioso è subdolo. Il terremoto non avvisa; l’unica arma è, come dicevamo, la prevenzione. La prevenzione va fatta, non annunciata. Servono fatti concreti, non i soliti annunci. Vogliamo date certe, documenti e azioni precise, perché non serve piangere sui danni quando è possibile fare qualcosa per limitarli“.


In alto