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Storia patria ad Augusta tra commissione comunale e associazione privata. Sollevata questione di “incompatibilità”

AUGUSTA – Storia patria, una e due. L’anno in corso si è aperto con la novità della costituzione della “Società augustana di storia patria” (vedi articolo), presieduta da Giuseppe Carrabino, che aveva guidato, fino ai bandi di selezione voluti dall’attuale amministrazione, la commissione comunale di storia patria. L’associazione privata è nata con l’intento dichiarato di smarcarsi dalle amministrazioni, attuale e future (“un’istituzione comunale che si occupa di storia patria corre il rischio di essere sia vittima dei tempi, sia degli umori della politica“, motivava la neo associazione nel comunicato di annuncio).

Pochi giorni fa, il 2 marzo, si è invece concluso con la nomina di Giorgio Casole l’iter del bando di selezione anche per la figura del presidente della Commissione comunale per il piano di studi di storia patria (vedi articolo), dopo averne presentato pubblicamente a ottobre i componenti, ente culturale competente ad esempio per la pubblicazione del “Notiziario storico di Augusta”.

Interviene a commento, “in ratione materiae“, l’avvocato Francesco Migneco, ex pretore onorario e storico militare, ritenendo la commissionale comunale di storia patria “la sola istituzionalizzata ad assolvere l’interessante compito” pur “senza demeritare le iniziative private per il medesimo scopo (…) purché contribuiscano ad accrescere il patrimonio storico-culturale cittadino” e aggiungendo che il neo presidente Casole “dovrà essere supportato dalla civica amministrazione con mezzi adeguati, al fine di poter raggiungere risultati concreti e positivi, per non esaurirsi in una inutile e infruttuosa “ordinaria amministrazione”“.

Ma solleva una questionein ordine alla partecipazione di membri che, contemporaneamente, siedono, a vario titolo, sia nella commissione pubblica che nell’associazione privata“. “Non c’è dubbio che tanto la prima quanto la seconda perseguono lo stesso scopo, le medesime finalità“, prosegue Migneco. “Il principio, però, qual è? Come si può stare a conoscere strategie e propositi di un ambito, senza rimanere nell’altro medesimo ambito, anche inconsciamente, condizionati? A lume di naso, in tale evenienza, non è difficile scorgere una certa e definita “incompatibilità personale e ambientale”. La fattispecie propone una soluzione ex officio – conclude Migneco –, ovvero i membri incompatibili, opportunamente e, in ogni caso, moralmente, dovrebbero scegliere di appartenere all’una o all’altra compagine. In ratione materiae, vuol dire che non si può stare con un piede in una staffa e l’altro nello stivale“.


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