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Vita da performer, dietro le quinte con Lucia Blanco (parte II)

…SEGUE Nella puntata precedente… No, forse non è il modo giusto di riattaccare ma in qualche modo dovrò, pur, fare. Quindi, farò copia e incolla dell’ultima parte di racconto e così dovrebbe andare.

Noi siciliani siamo caricaturati da tutto lo Stivale per la nostra cadenza e pronuncia… e Lucia non è stata l’eccezione che ha confermato la regola.

Ebbene sì, anche lei si scontra con la dura realtà delle inflessioni dialettali e quando l’insegnante di recitazione Ilaria Amaldi, durante il primo giorno di scuola, invita la classe a presentarsi, ecco che Lucia prende in contropiede i compagni titubanti e si lancia. “Ciao, io soono Luscia Blanco…” e come la puntina di un giradischi che gratta su un vinile bloccato a forza, nella stanza riecheggia lo “STOOOP!!” dell’Amaldi che nel frattempo scandisce bene le parole e la loro corretta pronuncia: “Ciao, io sono Lucia Blanco… ripeti!”. Lucia è un po’ incredula ma capisce bene dove sta l’inghippo, quello che non capisce è dove sia la soluzione, ma da qualche parte starà. Quindi, si arma di coraggio e riparte: “Ciao, io soono Luscia…” e lascio spazio alla vostra immaginazione, perché la cara Lucia rimane a ripetere quella sequenza di quattro parole con la stessa cadenza e dizione dal primo STOP fino allo sfinimento dell’Amaldi che incoraggia entrambe annuendo: “Con te c’è da lavorare”.

Certo che poi ha imparato, sennò non avrebbe mai potuto concludere la scuola e diventarne anche un’insegnante di video dance.

La video dance, cos’è? Lo dice il nome stesso, è quella danza che vediamo nei videoclip: una danza molto espressiva, energica e d’impatto che deve sfondare lo schermo ma che non va da nessuna parte se non è accompagnata dalla giusta mimica facciale.

La competitività, in questo ambiente, raggiunge livelli altissimi già tra i banchi di scuola ma la vera lotta per la sopravvivenza inizia solo dopo il diploma, quando arriva il momento delle audizioni per entrare nei cast. È come un videogioco in cui Lucia deve evitare la gamba in piroetta della ballerina al suo fianco, il pugno nei reni di quella alle spalle e l’esuberanza incontrollata delle giovani neodiplomate. Per non contare che, in tutto questo, schiva e scappa, deve riproporre in maniera corretta la coreografia e cosa non facile, deve farsi notare per ottenere il ruolo. E spesso ci riesce. Le viene assegnato un ruolo di grande responsabilità: la cover.

La cover è la performer che ha un ruolo secondario nel musical ma all’occorrenza deve sostituire la protagonista, la coprotagonista o altre parti fondamentali, senza le quali non potrebbe andare in scena lo spettacolo. Quindi, mentre ognuno impara la propria parte ed è finita lì, per la cara Lucia c’è doppio lavoro, doppio copione, doppia coreografia e perché no? Doppia fatica.

Molti sono i musical raccolti in questi nove anni, come A Chorus line. “Il più bello spettacolo che abbia mai fatto!” specifica Lucia, durante il quale ha conosciuto la piccola ma dispotica Baayork Lee. È uno degli spettacoli più ambiti dai performer perché parla proprio della loro vita: audizioni, prove, show, sapori e dissapori del mondo-musical. Un’opera che va in scena dal 1975 facendo il giro del globo col supporto tecnico e artistico di Baayork che ripropone allenamento e coreografie create da Michael Bennet, autore dello spettacolo. Questo è il battesimo di Lucia, è qui che entra in contatto con il mondo del musical e le sue dinamiche. Scopre che la sua immagine è di proprietà della produzione, che il suo taglio e colore dei capelli sono quelli che la produzione vuole. Da castani e lunghi devono diventare corti e biondo platino e Lucia, come faceva da piccola, esegue il comando senza batter ciglio… fin quando non vede il risultato.

Allo specchio: gli occhi tremolanti sotto un caschetto arancione e dalla consistenza dei capelli di Barbie… “Ma non doveva essere biondo platino? E ora? E ora chiamo lo zio Maurizio!”. Lo zio è un parrucchiere siciliano, una specie di istituzione tra gli hair stylist. Difatti, quando Lucia arriva all’indirizzo indicatole dallo zio, un vocio si leva al suo passaggio: “È la nipote di Maurizio Gula, hai visto?”. Molti dei professionisti all’opera nello studio sono stati suoi allievi e non possono far brutta figura proprio con la nipote del “maestro”. Il risultato? Caschetto platino perfetto. E da allora, ogni volta che occhi verdi deve cambiar colore o taglio per contratto, prende il volo e va dallo zio.

E poi… Ci sono le volte in cui non deve tagliare i capelli come per La febbre del sabato sera. “Irina” alias Lucia, da bionda, occhi verdi e pelle chiara diventa la compagna di ballo portoricana di Tony Manero. Non avete capito male, una portoricana scura di carnagione, capelli scuri e labbra da botox, e Lucia? Lucia sgrana gli occhi e chiede alla produzione: “Devo fare la tintura nera?”, a bocca spalancata. “Non ti faremo nera, ti daremo la parrucca!”. Sospiro di sollievo e vai con lo show!

Di spettacoli ne ha fatti tanti in questi anni e di persone ne ha conosciute, grandi dello spettacolo, istituzioni del musical italiano come Chiara Noschese, figlia del grande Alighiero.

Ogni spettacolo nuove conoscenze che a volte diventano grandi amicizie, direi fratellanze artistiche come quella con l’iperbolico ed esplosivo romano DOC Manuel Mercuri, la cui storia è da approfondire ma in un’altra Vitae in breve. Una sola anticipazione: Manuel, un’estate, è stato invitato ad Augusta. E la nostra Lucia non poteva non portarlo sulle nostre splendide coste. Ebbene, conoscete tutti il “Faro”, Manuel arriva lì, si mette in costume, va sullo scoglio più alto, slancio, doppia capriola con carpiato… “Ma cu è chistu?” si chiedono tutti. E con lui concludo, per ora.

Torniamo a Milano dove, oltre quello del teatro Nazionale, Lucia calca i palcoscenici della movida milanese e in particolare del Vogue Ambition dove, per un fortuito caso, diventa la regina della serata e icona gay. Da hobby a secondo lavoro che, però, La Blanco – questo è il nome d’arte con cui tutti la conoscono, e non Blanche – deve lasciare non appena riparte la stagione teatrale.

Riepiloghiamo, dal 2007 a oggi ha nove musical sulle spalle, compreso Footloose, in scena ora al Nazionale. Icona gay e diva del Vogue Ambition. Insegnante di video dance alla Scuola del musical di Milano. Coreografa e ballerina per diversi eventi. Di strada ne ha fatta la piccola bimba dagli occhi verdi che inciampava emulando Madonna.

E ora, è in una sala ad attendere il suo turno per un nuovo provino. Stavolta è diverso, stavolta è al callback – termine tecnico per indicare la selezione avanzata – per diventare Sandy, la protagonista di Grease. Un grande obiettivo per ogni performer, un risultato che si raggiunge con anni di lavoro senza tregua e, soprattutto, tanta passione.

Lucia non dimentica Augusta, la sua casa al “Paradiso”, i suoi amici vecchi e nuovi. Questo è il posto da cui è partita, dove mamma Patrizia la riprendeva durante gli spettacolini in famiglia, dove da ragazzina con gli amici e un taglio di capelli da maschiaccio si divertiva a ballare la musica che passavano nei lidi balneari, dove nonna Mimma l’accoglie con brioche allo zucchero e pizzette del forno sotto casa – la vera dieta di una showgirl made in Sicily – di cui è ghiotta.

Lucia mi si è presentata così su skype, quando l’ho intervistata: turbante color arcobaleno, maglietta nera dei “Metallica” e tanta leggerezza.

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