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Your name – Il nuovo anime giapponese che sta conquistando i festival mondiali

Il nuovo film d’animazione giapponese dal titolo Your name (Kimi no Na wa) è arrivato in Italia con un’uscita evento di tre giorni, riscuotendo un grande successo di pubblico. L’anime scritto e diretto da Makoto Shinkai per la Comix Wave, regista già noto per film quali 5 cm per second e Il giardino delle parole, è diventato il quinto più grande incasso della storia giapponese con circa 175,8 milioni di dollari, nonché il primo anime non firmato dal maestro Hayao Miyazaki a superare i 100 milioni di dollari in Giappone. Distribuito dalla Toho, sta conquistando un importante consenso di pubblico e critica all’interno dei più importanti festival mondiali.

Your name porta sul grande schermo il Giappone in tutta la sua magia e poeticità attraverso la storia di due adolescenti, Mitsuha e Taki sconosciuti ma legati intimamente e indissolubilmente nel corpo e nel destino. La distanza, infatti, tanto geografica quanto, si scoprirà nel corso del film, temporale viene del tutto annullata con uno scambio di identità che lega i due ragazzi e cambia il corso degli eventi.

Mitsuha vive a Itamori, un piccolo villaggio sulle sponde di un meraviglioso lago vulcanico, insieme alla sorella più piccola e alla nonna, dentro il santuario Shinto del paese di cui la nonna è sacerdotessa. Il padre, sindaco di Itamori, è un uomo molto assente e chiuso in se stesso che porta ancora dentro il peso della morte della moglie. Mitsuha è una normale adolescente giapponese: frequenta la scuola e nel tempo libero aiuta la nonna, insieme alla sorellina, a svolgere i rituali religiosi. La vita trascorre nella monotonia di un piccolo paesino in cui manca anche semplicemente un bar per poter prendere un caffè con gli amici, dovendosi accontentare di un distributore automatico. Ben presto un intreccio dei piani spazio-tempo cambia tutto. La notte di una delle più importanti cerimonie religiose del tempio, quella del Kuchikami sake – in cui lei e la sorella compiono la fermentazione del sake più prezioso creato con riso masticato e sputato – Mitshua, derisa ancora una volta dai suoi compagni di classe e stanca della stretta vita di paese, urla proprio sotto un sacro Tori giapponese il suo più grande desiderio: “Ti prego nella prossima vita vorrei essere un bel ragazzo di Tokyo”. Proprio in quel momento entra in orbita la cometa tanto attesa in quei giorni in Giappone che sembra esaudire il suo desiderio con il classico body swap: scambio di corpi.

Taki è un ragazzo di Tokyo, frequenta la scuola e lavora in un ristorante italiano chiamato “Il giardino delle parole” che rende omaggio al titolo del precedente film di Shinkai. I due ragazzi, improvvisamente, si scambiano di identità durante il sonno e iniziano a vivere alcune giornate l’uno nel corpo dell’altra. Taki si sveglia nel corpo di Mitsuha, si palpa il seno, osserva spaesato la sorellina che la chiama per la colazione. Lo stesso accade a Mitsuha nel corpo di Taki. Circa due o tre volte alla settimana i due ragazzi si ritrovano a vivere l’una la vita dell’altro. Il giorno seguente tutto torna alla normalità e i due restano ignari di cosa abbiano combinato il giorno prima.

Un giorno Mitsuha trova scritto sul suo quaderno “chi sei tu?”, da questo momento i due ragazzi comprendono di essere legati da uno strano gioco di scambio di identità e fanno di tutto per organizzarsi in modo da non compromettere le rispettive vite. Tutta questa prima parte del film è caratterizzata da un registro comico dato dalle gaffe dei due ragazzi inseriti in contesto a loro estraneo: l’estrema timidezza di Mitsuha costretta in un corpo di un ragazzo e l’esilarante incredulità di Taki nei panni di una ragazza che a ogni risveglio si palpa il seno con curiosità e soddisfazione. I due iniziano a lasciarsi messaggi con le istruzioni su come affrontare le rispettive giornate e, dopo qualche litigio iniziale, ognuno riesce a portare dei miglioramenti nella vita dell’altro.

La seconda parte del film vira, invece, verso un registro tragico-romantico che porta a un “dissolversi della memoria”: i due ragazzi rischiano di dimenticarsi per sempre, da qui la frequente e fondamentale domanda “qual è il tuo nome?”. Non volendo indugiare oltre modo sulla trama, in quanto Your name vale davvero la pena di essere visto soprattutto se si è appassionati di film d’animazione e di cultura giapponese, è necessario sottolineare come il cuore del plot si basi sulla leggenda del fil rouge, esplicata a livello visivo da un nastro rosso che Mitsuha lega ai capelli e che in un fortuito, strano incontro regala a Taki. Sarà proprio il nastro rosso a farli riconoscere e quindi a tenerli uniti mostrando un gioco di fili che si intrecciano, si allontanano e poi convergono, proprio come insegna la nonna di Mitsuha mentre siede al telaio.

Nella religione shintoista per indicare tutto ciò si usa il termine “Musubi” e su questo concetto preme la filosofia del film: “Musubi è il vecchio modo di chiamare il dio locale. Questa parola ha un significato profondo. Legare i fili è Musubi, la connessione tra le persone è Musubi. Il flusso del tempo è Musubi. Tutti questi sono i poteri del dio quindi le corde intrecciate che noi creiamo sono le arti del dio e rappresentano il flusso del tempo stesso. Convergono e prendono forma, si torciono, si aggrovigliano. Talvolta si sbrogliano, talvolta si rompono per poi riconnettersi. Musubi, annodamento: questo è il tempo“. Con questo termine nella religione shintoista si indica l’energia primordiale che unisce tutta la materia, la compone e la alimenta in un divenire continuo, invisibile ma sempre presente.

Caratteristica riconoscibile in ogni lavoro di Shinkai è “la malinconia” ed è legata all’impossibilità dei suoi personaggi di realizzare i propri sentimenti poiché vittime di loro stessi e della società apatica e spesso alienante delle metropoli giapponesi. Con Your name, però, il regista compie un passo avanti tentando di dare una risposta a tutte le tematiche aperte nel corso della sua filmografia. Mitsuha e Taki sono il punto in cui modernità e tradizione si incontrano e si fondono trovando un equilibrio di coesistenza, visivamente tradotto con la poetica sequenza del “Kataware doki”, il crepuscolo: azzerata ogni distanza, Mitsuha e Taki riescono finalmente a sfiorarsi, così come fanno il giorno e la notte in quei pochi secondi del crepuscolo in cui coesistono creando un gioco di luci unico e irripetibile.

La colonna sonora della band giapponese Radwimps esalta ulteriormente le immagini realistiche e cariche di colori brillanti di puro piacere voyeuristico. Il testo delle canzoni, infatti, ricalca le linee narrative del film: “Il mio cuore è arrivato prima del mio corpo… Da tante, tante vite passante ho cominciato a cercarti… Siamo rapidi scalatori del tempo”. Shinkai anche con questo film si conferma la migliore alternativa ai colossi dello Studio Ghibli consolidando il marchio distintivo di un cinema che usa la fantasia per spiegare l’ignoto e straordinario fluire del destino, dei legami, del tempo ma anche della natura, con le cui catastrofi il Giappone ha dovuto fare i conti.

Shinkai, con Your name strizza l’occhio alle nuove generazioni attraverso i brani contemporanei pop, il mondo degli smartphone, delle app e delle chat restando però ancorato alla tradizione e alla cultura del popolo giapponese. Il regista, infatti, alterna numerosi campi lunghi e inquadrature di ampio respiro volte a enfatizzare l’ambiente attraverso composizioni paesaggistiche pittoriche, con la funzione di omaggiare più che narrare.

Shinkai mette in scena una perfetta orchestrazione di “incastri temporali” che si possono riconoscere come tre diversi livelli di tempo: il tempo presente/passato, il tempo presente/futuro e il tempo che definirei del “kataware doki” mostrato come momento a sé, sciolto da qualunque altra connessione. Inoltre, la struttura ad anello – dove l’inizio del film si fonde con la fine dando ancora una volta la sensazione di un tempo manipolato, intrecciato e che in ultimo trova di nuovo il suo perfetto incastro – risulta particolarmente efficace ai fini narrativi, così come i salti temporali indispensabili alla diegesi.

L’alternanza di cielo/terra, uomo/donna, villaggio/città, passato/futuro, ampi paesaggi/claustrofobici grattacieli creano una profonda poeticità di contrasti che non passa solo attraverso lo sguardo e dunque la bellezza delle immagini, ma anche attraverso la riflessione che rende esplicita la necessità di mantenere viva la memoria e la tradizione come vera sopravvivenza di un popolo.

In ultima analisi vorrei soffermarmi sulla bellezza dei disegni creati con profonda meticolosità e fedeltà del reale. Se ci si è trovati almeno una volta in Giappone sarà facile individuare all’interno del film ogni singolo dettaglio di quella terra: i distributori automatici di bevande situati ad ogni angolo, le scatole dei fazzoletti, la bottiglietta verde dell’acqua minerale, i treni shinkansen, la Tokyo Tower, persino il Roppongi Hills con il Tokyo City View, i cartelli con le indicazioni stradali e gli indimenticabili Tori rossi pregni di magia e cultura. Your name è un ottimo modo per prendere un aereo e vivere la magia del Giappone seduti sulla poltrona di un cinema.

Ecco qui di seguito il trailer ufficiale nella versione in lingua italiana di Your name.

 

Il Blog su cinema e cortometraggio Augusta 2016 Obraz di Claudia La Ferla per La Gazzetta Augustana.it


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