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Augusta e l’evoluzione della “scampagnata” di Pasquetta

AUGUSTA – Settimana santaPasqua e lunedì dell’Angelo, per il secondo anno consecutivo nella morsa della grave pandemia di Covid-19 e pertanto limitati alle celebrazioni liturgiche ‘distanziate’, senza processioni, per via delle misure governative di contenimento sanitario. Nel giorno della cosiddetta Pasquetta, proponiamo qui di seguito il paragrafo dedicato nella ‘Breve storia di Augusta‘, l’opera di divulgazione, realizzata in un quinquennio per la prima volta online proprio su La Gazzetta Augustana.it, a cura del cultore di storia locale Salvo Lentini.

La tradizione vuole che il giorno seguente la Pasqua si faccia una bella gita fuori porta, per prolungare allegramente l’avvenuta Resurrezione del Cristo mangiando all’aperto ed in piena campagna. In tempi lontani, quando Augusta era raccolta entro i confini dell’isola, bastava oltrepassare i ponti spagnoli per raggiungere la vicina campagna che si estendeva nella terraferma; proprio per tal motivo gli antichi ponti sono localmente indicati come “i ponti i campagna”. Con gli anni e con il progressivo sviluppo del rione della Borgata, le campagne di quella zona furono totalmente inghiottite dal continuo cemento utilizzato per le nuove costruzioni. Di conseguenza la popolazione dovette percorrere un tragitto più lungo, per raggiungere i luoghi dove trascorrere la pasquetta; pertanto, a datare dagli anni del secondo dopoguerra, il luogo maggiormente preferito dai tanti gitanti “do Lunedì i Pasqua” divenne l’ampio spiazzo esistente in Contrada Fontana, che prendeva il nome dalla presenza in quel luogo di una estesa fontana-abbeveratoio. Dal centro urbano molte persone raggiungevano anche a piedi i luoghi prescelti per la scampagnata, tante altre si spostavano con i carretti o con le biciclette, una minoranza con le motociclette e qualcuno, più agiato, con l’automobile.

Un atteso esodo dove tutti portavano da casa, in qualsiasi maniera, i vari ed assortiti cibi, le fresche bevande e quant’altro utile per questo annuale picnic. Cibi comprendenti, per una tradizione augustana che si perde nella notte dei tempi, soprattutto ‘cacocciuli arrustuti ‘ndo carbuni, uova e patate bollite, “pani i casa”, vino locale e gassose fresche, le immancabili “cassateddi i Pasqua” e la caratteristica “aceddu cu l’ova”! Le scampagnate erano sempre un buon motivo di allegria e spensieratezza: pranzi all’ombra di un albero, picnic sull’erba e l’immancabile ‘fistinu’ all’aperto. Fra la grande quantità di persone, che festeggiavano in maniera semplice e tradizionale la ‘Pasquetta’, solitamente ce n’erano diverse che portavano anche chitarre, trombe, tamburi, organetti, fisarmoniche ed altri strumenti simili. Così era facile improvvisare piccoli concerti e delle festicciole danzanti, capaci di creare una generale atmosfera di vera e pura allegria fra persone che, magari, s’incontra-vano per la prima volta, dando inizio a nuove conoscenze e ad altre amicizie.

A cominciare dagli anni Sessanta, grazie alla maggiore diffusione delle radioline a transistor, all’avvento dei primi mangiadischi portatili e dei registratori a bobine, i ragazzi andavano in giro per le campagne diffondendo musica dovunque. Per quella particolare giornata di festa, “a Funtana” vi erano anche dei venditori ambulanti, abituali o soltanto occasionali, che smerciavano alimenti già pronti da consumare e bibite varie, mantenute fresche in delle vasche di alluminio con spezzoni di ”balli” di ghiaccio; fra questi vi erano anche i venditori di “calia, simenza e nucidda miricana” e l’immancabile “carruzzella de gilati”.

Il progresso economico, il continuo sviluppo dell’abitato urbano e, soprattutto, l’aumento del numero di automezzi a disposizione, diedero alla popolazione maggiori possibilità di poter raggiungere luoghi sempre più distanti e, oltretutto, trasportare sedie e tavolini apribili, per stare più comodi nelle aperte campagne. Un continuo miglioramento sociale che apportò anche un radicale cambiamento nel tradizionale svolgimento di quella lunga, spensierata e stravagante giornata della ‘scampagnata i Pasqua’. Pertanto, dal ‘Piazzale Fontana’, i tanti gitanti augustani iniziarono a spostarsi sempre più verso le campagne “do Munti”, soprattutto in direzione della zona di ‘Villa Marina’ e di ‘Sant’Elena’. Già dagli ultimi decenni del Novecento, con le varie villette e le altre tantissime abitazioni sorte in ogni luogo del Monte Tauro, in aggiunta alle accresciute possibilità economiche degli augustani, l’attesissima scampagnata “do Lunedì i Pasqua” ormai è diventata una normale giornata trascorsa all’aria aperta, con tutte le comodità possibili e lontana parente di quella ”bedda scampagnata”, che è presente nella mente di chi l’ha vissuta e la ricorda con molta nostalgia.

Salvo Lentini

(Nella foto di copertina: scampagnata di Pasquetta, anni ’60)


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