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Augusta: un patrimonio culturale da distruggere (la realtà)

Il Blog su beni culturali e arte Il Corbaccio di Carlo Veca per La Gazzetta Augustana.it [1]

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Fine dell’illusione. Si ritorna alla realtà. Il precedente post [2] è stato solo un volo pindarico e niente più. Esco di casa, mi sporgo sul lungomare, e il fetore delle fogne si esala graffiandomi la gola; guardo il Castello Svevo, e vedo un rudere sgarrupato; tento di accedere a Megara Hyblaea, ma mi ritrovo in una sorta di savana di sterpaglie e rovi; dalla terrazza, osservo l’Hangar dirigibili e avverto come se attendesse di crollare.

Ah dimenticavo… la Porta Spagnola. Uno dei simboli della città di Augusta, che rappresenta il “passaggio” e l’accesso al centro storico, e che di recente è stata deturpata da un “graffito” sul muro perimetrale di sinistra. L’episodio ha scatenato grande scalpore e numerose opinioni, soprattutto sui social network, tutte orientate verso l’indignazione.

Questo è solo l’ultimo esempio di carenza di sensibilità, di idiozia e criminalità, che ha portato al danneggiamento dei Beni Culturali di Augusta. La stessa Porta Spagnola ne è stata oggetto a più riprese; ma l’ultimo scempio lo cito perché mi dà la possibilità di riflettere su un dubbio che piano piano sta divenendo certezza: è possibile ammettere il totale disinteresse delle istituzioni – foriero di scarsa sensibilità intellettuale – alla valorizzazione dell’immenso patrimonio culturale della città di Augusta? La risposta, ahinoi, è forse SÌ.

Ciò che mi preme affermare, non senza amarezza, è che il gesto di un imbrattatore di monumenti non è più grave della noncuranza per il proprio territorio e per la propria città:

inserzioni [3]

NON è più grave di aver “abbandonato” il Castello Svevo, gigante malato che sta crollando a pezzi al netto degli occhi di chi lo osserva;

NON è più grave del degrado in cui riversa il sito di Megara Hyblaea, dove è quasi impossibile leggere le strutture, perché seppellite dalla vegetazione;

NON è più grave della mancata fruizione di un altro castello, quello di Brucoli, tesoretto pronto per essere adoperato, ma in realtà fermo;

NON è più grave dell’assenza di una vera e moderna biblioteca comunale, data l’inadeguatezza degli ambienti attuali;

NON è più grave dell’istituzione di un Museo Civico negli anni ’70, che per più di quarant’anni è solo sulla carta, senza idee e mezzi per farlo decollare – eppure i reperti da esporre, e la “forza lavoro” di certo non mancherebbero;

NON è più grave dell’esecuzione di restauri conservativi di alcuni Beni Architettonici, non supportati dalla previsione di un’appropriata destinazione d’uso (tra tutti, l’ex Faro Cantera, il Forte Vittoria e il convento di S. Domenico), cagione di ulteriore degrado e abbandono.

Porta spagnola di Augusta deturpata da un graffito [4]Non è più grave del non sentire quel “bisogno dell’antico” che deve passare prima dalla istituzioni, per permettere ai cittadini di riscoprirlo dentro di sé, testamento ed eredità per ricostruire la cultura di una città e per concretizzare il passaggio (attraverso la Porta Spagnola) da “un’incuria diffusa” alla valorizzazione diffusa.

Siamo fortunati ma non ne siamo consapevoli. Abbiamo il dovere di comprendere il “valore” della cultura, sensibilizzando noi stessi e gli altri, per contrastare l’unico esempio di valorizzazione che al momento è attivo nella città di Augusta: la “cultura del dimenticare”.

Ci permettiamo di abbandonare castelli e siti archeologici, di impiantare discariche a mare, di deturpare le coste, di far finta di non aver bisogno di un museo civico e di una biblioteca adeguata, di far decadere conventi, chiese e palazzi di interesse storico-artistico…e dovremmo indignarci per un “semplice” muro imbrattato, quello della Porta Spagnola, che si può restaurare con poco?

Fino a quando non si comprenderà il significato intrinseco dei termini “Patrimonio” e “Cultura”, le cose non cambieranno facilmente. “Patrimonio Culturale” allude al valore “economicamente” storico e artistico di un Bene: è una forma di ricchezza, della collettività e di un luogo, che se non è valorizzata adeguatamente, è destinata a sperperarsi.