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Beni Culturali o beni di consumo? Quando il volto della Gorgone è in “affitto”

Una delle tendenze degli ultimi anni in materia di patrimonio culturale è improntata nell’uso e (letteralmente) sfruttamento della “bella location” e/o del “posto fico”. Affittare un Bene Culturale per farci qualcosa, insomma, seguitando l’equazione “valorizzazione = fare soldi”.

È possibile che oggi “valorizzazione del patrimonio culturale” – definizione altisonante sovrautilizzata da media, università, intellettualoidi e addirittura politicanti di professione – sia sinonimo di marchetta?

Ironia a parte, quello sfruttamento e mercificazione dei beni pubblici siciliani (e italiani) rappresenta il trend più in voga attualmente nell’ambito della cosiddetta “valorizzazione”.

In un precedente articolo, dal titolo “Milioni di clic con l’arte, la lezione di marketing di Louis Vuitton al Mibact [1]“, elogiavo ironicamente i fantastici (a mio avviso) video promozionali della collezione di una nota griffe ispirata al mondo dell’arte. Subito i (presunti) addetti ai lavori mostravano indignazione… peccato che la collezione fu presentata niente di meno che… al Musée du Louvre. Si il Louvre. Il Museo con la M in maiuscolo, il museo per antonomasia, un luogo di ricerca dove ingenti finanziamenti vengono costantemente impiegati per la tutela, la promozione e la valorizzazione, quelle vere. Ma il Louvre è anche un posto fico. Ci si poteva permettere di presentare una collezione di una nota griffe non curandosi della ricaduta culturale.

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Ma altri luoghi, come le città di Sciacca o Palma di Montechiaro, l’anfiteatro romano di Siracusa, il Castello Ursino di Catania o la Valle dei Templi di Agrigento non sono, purtroppo, il Musée du Louvre, non godono delle stesse strategie e risorse, e non possono permettersi di fare attività esclusivamente venali senza alcuna ricaduta culturale reale. Non possono, insomma, accontentarsi di qualcosa che si scrive “valorizzazione”, ma si legge “incasso facile di piccolo cabotaggio”.

Ditemi adesso che le persone che vedono questi luoghi alla tv o su youtube, siano poi invogliate ad andarci… bella minchiata! Va bene la ricaduta d’immagine nel mondo, ma è pur sempre una ricaduta effimera se dietro non ci sia una forte politica di tutela e valorizzazione.

Una sfilata di moda, ballare la Zumba al museo, celebrare il matrimonio in una galleria d’arte o in un sito archeologico, non è valorizzazione del patrimonio culturale. Anzi. Si è sempre più lontani dal concetto di valorizzazione. È solo una forma edulcorata di sfruttamento che non diffonde alcun messaggio culturale. Si tratta solo di reificazione di un Bene pubblico che si allontana sempre più dal cittadino.

Ma non è assolutamente un attacco a chi propone questo tipo di evento. È una critica agli accademici, che si scannano come bestie per il Kouros di Lentini, ma fanno finta di niente sul concetto di “valorizzazione” perché non non lo ritengono argomento scientifico, quando invece proprio di scienza si tratta. È una critica alla politica che, trovandosi nella parte bassa della montagna del Purgatorio del canto VI della Divina Commedia, non vuole cominciare alcun percorso di espiazione, non vuole assolutamente perder tempo a “salire le cornici”, preferendo imboccare la strada breve e veloce dello stereotipo e dell’omologazione, a danno dell’unicità del nostro patrimonio culturale. Selinunte non è Disneyland!

Volevo ricordare anche, per dovere di cronaca, che qualche tempo fa la Grecia si espresse con un secco No alle attività non ritenute idonee – come ad esempio il fashion business – al “carattere culturale unico” di luoghi come l’acropoli di Atene, rifiutando in cambio un pacco di milioni. Guarda caso, la Grecia disse No! Questione di volontà.

Come tutti sanno, la Gorgone è parte della Bandiera ufficiale della Regione Siciliana. Potremmo in questo caso citare alcuni passi di Italo Calvino in merito alla Medusa: “In certi momenti mi sembrava che il mondo stesse diventando tutto di pietra: una lenta pietrificazione più o meno avanzata a seconda delle persone e dei luoghi, ma che non risparmiava nessun aspetto della vita. Era come se nessuno potesse sfuggire allo sguardo inesorabile della Medusa. L’unico eroe capace di tagliare la testa della Medusa è Perseo, che vola coi sandali alati, Perseo che non rivolge il suo sguardo sul volto della Gorgone ma solo sulla sua immagine riflessa nello scudo di bronzo”. Il mondo greco non era affatto privo di bruttezza. E proprio ai mostri o ai terribili episodi della mitologia si affidavano per salvare il loro mondo. Oltre al Bello e Buono esisteva anche il Brutto ma ben rappresentato. Anche il brutto aveva non a caso un canone estetico. L’estetica era una forma di conoscenza intesa ovviamente come riflessione sulle sensazioni dettate dai cinque sensi. La Gorgone era il soggetto preferito, Mimesis del terrore… ma anche monito contro la Hybris e per invitare l’uomo a non fuggire o restare pietrificato di fronte alla sua condizione umana, ma a ricordare utilizzando il riflesso dello scudo della conoscenza.

La Medusa non incarna la “femme fatale”, è il simbolo di ogni siciliano, e come tale dovrebbe invogliarci a riconquistare i valori d’identità.

(Nell’immagine di copertina, da sx: lastra fittile con raffigurazione a rilievo di Gorgoneion, dall’area del Tempio di Atena a Siracusa, fine VII-inizi VI sec. a.C.; Bandiera della Regione Siciliana; marchio della nota griffe “Versace”)

Nota didascalica. L’immagine di copertina vuole, simbolicamente e provocatoriamente, racchiudere il messaggio, “fruirete del Bene (Culturale) o del Brand?”. È un invito a riappropriarci del nostro simbolo culturale, per scongiurare una triste evoluzione della Gorgone dal suo significato di “monito” a quello di “Brand”. Ma per far sì che ciò accada, gli enti  preposti dovranno intervenire strutturalmente verso una politica che preveda il binomio valorizzazione = ricerca.