Cultura

Breve storia di Augusta: la chiesa Madre e ricorrenze particolari

AUGUSTA – Nell’ambito di una più ampia iniziativa editoriale promossa da La Gazzetta Augustana.it di divulgazione e promozione della storia di Augusta, abbiamo previsto una rubrica settimanale tematica nel nostro web magazine di approfondimento “Cultura”. Ha per titolo “Breve Storia di Augusta” ed è curata da Filippo Salvatore Lentini, detto Salvo, già ufficiale della Marina Militare, che da appassionato alle vicende storiche e alle tradizioni augustane, facendo ricorso ad un’estesa bibliografia che comprende i numeri del “Notiziario storico di Augusta” e i diversi lavori succedutisi nel tempo di noti studiosi della storia cittadina (che Lentini ci ha chiesto di menzionare in ordine casuale in premessa: Mario Mentesana, Elio Salerno, Tullio Marcon, Ennio Salerno, Vincenzo Vinciguerra, Ezechiele Salerno, Giorgio Casole, Sebastiano Salomone, Giovanni Vaccaro, Giuseppe Messina, Giovanni Satta, Giuseppe Carrabino, Italo Russo e non solo), ha pubblicato nel 2008 l’apprezzata opera dal titolo “L’Isola delle Palme”. Offrirà ai lettori de La Gazzetta Augustana.it, per la prima volta su una testata, la versione ridotta e adattata al web della sua pubblicazione.

7. La chiesa Madre.

Piazza Duomo, anno 1953

Piazza Duomo, anno 1953

Il Duomo di Augusta, notoriamente chiamato “a Matrici”, per essere appunto la Chiesa Madre della città, trae le sue origini da una piccola quanto antica chiesa medioevale, esistente già dal 14° secolo e dedicata a Santa Maria dei Miracoli. Quasi sicuramente l’originario tempio ad una navata, aveva l’ingresso principale rivolto verso ponente, sullo spazio che in seguito divenne l’attuale piazza Mercato.

All’epoca la chiesa era agevolmente raggiungibile dal Piano del Castello, ritenuto il centro della vita civile, attraverso le odierne vie San Giuseppe e S.S. Annunziata che, insieme, formavano un’unica e diritta strada, ritenuta la principale arteria cittadina, almeno fino al periodo del tardo Medioevo.

Nel 1644, per consentire ad un maggior numero di fedeli di assistere alle sacre funzioni e per contribuire a migliorare e dare una degna immagine a quella che iniziava a diventare la principale piazza della città, s’iniziò a restaurare ed ampliare la vecchia chiesetta. Quando si verificò il disastroso terremoto del 1693, i lavori di ristrutturazione erano ancora in corso d’opera e, purtroppo, si rese vano quanto fatto fino allora, in pratica si dovette ricominciare a costruire dal nulla.

La conseguente e totale ricostruzione portò alla nascita dell’attuale Duomo a tre navate e con il prospetto principale rivolto a Levante. I lavori di costruzione si prolungarono per oltre settanta anni e soltanto nel 1769 nacque la nuova e più ampia chiesa che, per l’occasione, fu dedicata alla Vergine Maria Santissima Assunta.

Per rendere più decorosa la zona, sulla quale la chiesa si ritrovò ad avere il suo nuovo ingresso principale, il vasto spiazzo antistante fu sgombrato dalle carceri cittadine, che si trovavano dove adesso c’è il Palazzo del Comune, e dal mercato cittadino, che si svolgeva nel lato opposto del Municipio e che era situato davanti al prospetto Nord del nuovo Monastero di Santa Caterina. All’epoca, quell’ampio spazio era conosciuto come piazza Gelida, in quanto in questo mercato si vendeva, fra le tante altre cose, anche il ghiaccio che proveniva dai vicini luoghi di montagna avvolto nella paglia e che era un elemento fondamentale per la refrigerazione di alimenti e bevande, soprattutto in quei tempi privi di energia elettrica.

Rimasta chiusa ben quattordici lunghi anni, per essere restaurata a causa dei danni arrecati dal grave sisma del 13 dicembre 1990, la Chiesa Madre, antica sede della Confraternita dei Massari ovvero dei Coltivatori Diretti, è stata riaperta al culto il 23 dicembre del 2004.

In conseguenza di quel terremoto le statue di San Domenico e di San Giuseppe, poste in alto nei due lati del prospetto principale della “Matrice”, probabilmente messi dagli antenati per “vigilare” dall’alto sulla città e “proteggere” in modo perpetuo i cittadini, vennero rimosse per ovvi motivi di sicurezza pubblica. Custodite in dei contenitori di metallo, le due statue, a distanza di un quarto di secolo, purtroppo non sono ancora state rimesse al loro posto.

  • Ricorrenze particolari.
Corteo della Madonna Assunta, anni Settanta

Corteo della Madonna Assunta, anni ’70

Le ricorrenze della festività in onore della Madonna Santissima Assunta, risalenti al 15 agosto del 1867, in passato erano annunciate dallo scampanio di tutte le campane delle chiese cittadine, dallo sparo di 32 mortaretti e dal suono del caratteristico “bibidibì“, che andava in giro per le vie di Augusta.

Fra problemi economici e sospensioni causate dall’ultima guerra, la tradizionale festa della Madonna Assunta, aveva cominciato a prendere la via del dimenticatoio. Per fortuna e soprattutto per la grande passione, la tanta volontà e l’immensa fede del concittadino Francesco Bellistri, il pericolo fu scampato e la Assunta riprese ad avere regolarmente le sue dovute celebrazioni.

Festeggiamenti che coinvolgono tanti fedeli e, in maggior numero, i residenti dell’antico “quartiere di San Giuseppe” che, per l’occasione, vedono le loro “viuzze medievali” adornate a festa. Festa a parte, la tradizionale e caratteristica usanza locale che ancora è abbastanza in voga, chissà da quanti secoli, è quella di buttare dell’acqua nelle strade, o quantomeno fuori dall’abitazione ed in particolare sugli usci delle proprie case, il giorno che precede la ricorrenza della Madonna Assunta.

Infatti, il giorno 14 di agosto, alle ore dodici in punto, le campane delle varie chiese cittadine si mettono a suonare, per far notare alla popolazione, semmai a qualcuno fosse sfuggito, che è giunto mezzogiorno e per invitare la gente a buttare l’acqua, da molti già preparata nei tanti e vari contenitori, quali “pignati e vacili”!

La consuetudine religiosa di buttare dell’acqua nelle vie e negli usci delle case, in suffragio delle anime defunte, ha lo scopo di “arrifriscari l’arma de murticeddi”, la maniera dialettale di dare un poco di refrigerio alle anime del Purgatorio, nel bel mezzo del caldo estivo. Con l’avanzare degli anni e con la stragrande maggioranza di case a più piani, sempre più numerose in città, l’antica e caratteristica usanza di “ittari l’acqua”, non è stata per niente accantonata dagli Augustani.

Così, ancora adesso, ogni anno alla solita ora della vigilia di Ferragosto, sulle calde strade asfaltate e sui marciapiedi rifiniti con le mattonelle, “piovono” enormi quantità di acqua, soprattutto dai piani alti, molto simili a delle vere e proprie… cascate!

Taluni cittadini distratti o degli ignari forestieri, transitanti nelle vie a quella precisa ora, si ritrovano tutti bagnati “da testa e peri”: i primi imprecando per essersi dimenticati del tradizionale avvenimento e gli altri perché ignari di questa usanza locale.

Salvo Lentini


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