Salute & Benessere

CBD per trattare i pazienti con dolori cronici

Negli ultimi anni, è stato introdotto anche in Italia l’uso della cannabis come medicinale, o cannabis terapeutica. E più recentemente è stata riconosciuta anche in Sicilia la gratuità del farmaco dietro prescrizione medica per la cura di alcune patologie.

A livello nazionale, viene utilizzato per combattere il dolore cronico la “Cannabis FM-2” (contenente THC 5-8% e CBD 7,5-12%), prodotta in Italia in conformità alle direttive europee in materia di medicinali sulla base di un processo produttivo controllato ed eseguito in una officina farmaceutica autorizzata (l’Istituto militare di Firenze) dall’Aifa – Agenzia italiana del farmaco. La distribuzione è autorizzata dall’Organismo statale per la cannabis, attivo presso il Ministero della Salute. Inoltre da diversi anni alcune farmacie in Italia come prodotto galenico producono già altre formulazioni con concentrazioni di THC fino a 19%.

Con un decreto dell’assessore regionale alla Salute, lo scorso gennaio, la Regione siciliana ha riconosciuto, per talune patologie, previa prescrizione dei medici specialisti (per un massimo di sei mesi), l’erogazione a carico del Sistema sanitario regionale e la gratuità per i pazienti dei preparati a base di cannabinoidi. Il documento è uno dei risultati prodotti dal Tavolo tecnico sulla cannabis a uso terapeutico istituito presso lo stesso assessorato regionale. Nel decreto viene specificato che tra le patologie per cui è prevista l’erogazione a carico del Ssr vi sono quelle per le quali sussistono già concrete evidenze scientifiche, cioè pazienti affetti da dolore cronico e neuropatico e da spasticità da sclerosi multipla.

Parallelamente, con le aperture normative dalla legge 242 del 2016 (che riguarda la coltivazione di cannabis a uso industriale) ad alcuni più recenti decreti e circolari ministeriali, si è diffuso l’utilizzo di “Cannabis light” e CBD, per scopi legati alla riduzione dello stress psico-fisico. Nonostante la selva di norme, talvolta poco chiare, si può provare a sintetizzare che per la legge italiana le piante di cannabis che non superano lo 0.6% di livello di THC non sarebbero sostanze stupefacenti, almeno tenendo conto della definizione di stupefacenti cristallizzata nel Testo unico sulle sostanze stupefacenti del 1990.

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Quanto al CBD, non rientrerebbe fra le sostanze psicotrope, a differenza dell’altro summenzionato cannabinoide conosciuto con la sigla THC. E infatti ad oggi, i settori di classificazione del cannabidiolo (CBD) e suoi estratti possono ricadere nell’ambito farmaceutico, cosmetico e alimentare, tutti con non poche restrizioni. Il cannabidiolo è da più parti riconosciuto efficace nella diminuzione dei livelli di stress fisico e mentale, gli si attribuisce una funzione protettiva del sistema nervoso per alcuni aspetti, distende la muscolatura che tanto infastidisce nel caso di contratture (per questo viene utilizzato da molti l’olio di CBD per i massaggi, anche per gli atleti professionisti) e per la riduzione degli stati infiammatori (anche cronici).

Ogni disturbo che porta a sentire il dolore presuppone l’esistenza di uno stato infiammatorio alla base, per cui i mediatori infiammatori agiscono da invasori che devono essere scacciati dal corpo dando l’allarme con il dolore appunto. Il profilo infiammatorio può presentare variazioni da una persona all’altra e può presentare variazioni nella stessa persona in momenti diversi: la chiave per il trattamento delle sindromi dolorose è la comprensione del loro profilo infiammatorio, per poi poter intervenire con opportuni dosaggi di CBD per dolori. In altre parole la percezione del dolore dipende dal livello di infiammazione, che rappresenta la risposta del sistema immunitario impegnato nel tentativo di arginare un problema di varia origine.

Alcune delle più diffuse sindromi dolorose sono artrite, mal di schiena, dolore al collo, fibromialgia, cistite interstiziale, emicrania, borsite, dolore alla spalla. L’obiettivo con il cbd è l’inibizione o la soppressione della produzione dei mediatori infiammatori e l’inibizione o la regolazione della trasmissione al proprio sistema nervoso di quei messaggi che sono la causa del dolore. Un risultato positivo è quello che induce meno infiammazione e quindi meno dolore.


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