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E-commerce in crescita traina la nuova “filiera” digitale

La rivoluzione digitale nel commercio ha cambiato le abitudini di una fetta dei consumatori e creato opportunità nell’indotto, con l’e-commerce che si è fatto strada tra la moltitudine globale degli utenti del web anche in Italia. Negli ultimi anni, con la diffusione di infrastrutture basate su fibra ottica, si è ridotto il digital divide, consentendo ai potenziali acquirenti di vivere l’esperienza dello shopping online con immediatezza nella ricerca dell’oggetto del desiderio o della necessità quotidiana, nella comparazione dei prezzi e con vetrine digitali sempre più elaborate, dettagliate e funzionali.

Secondo una recente ricerca di Netcomm, in Italia si compra online nel settore dell’informatica e dell’elettronica, che registra 5 miliardi di fatturato con una crescita nell’ultimo anno del 18%. Seguono l’abbigliamento, con 3,3 miliardi di incassi e una crescita del 16%, l’arredamento con 1,7 miliardi di crescita e un +26%, perfino il cibo che determina un fatturato pari a 1,6 miliardi e un incremento del 39%. Mentre il settore di viaggi e turismo è quello col maggiore fatturato, che si attesta a 10 miliardi, ma con una crescita più contenuta, dell’8%, rispetto ai suddetti settori.

Realtà europee come https://www.paesedellebuste.it/ [1] hanno saputo adattarsi a questa nuova era digitale, fornendo una vasta gamma di diverse opzioni di packaging, per venire incontro a tutte le esigenze, da quella del privato cittadino a quella della grande azienda. E in Italia, alla crescente richiesta di imballaggi è corrisposto un trend “verde”, nel solco dello sviluppo sostenibile. Secondo quanto emerge dal decimo rapporto “L’Italia del Riciclo 2019”, promosso e realizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e da Fise Unicircular (l’Unione imprese economia circolare), i rifiuti di imballaggio sono il fiore all’occhiello dell’industria del riciclo italiana: l’avvio a riciclo negli ultimi 10 anni è cresciuto del 27%, passando da 6,7 a 8,5 milioni di tonnellate; il tasso di riciclo rispetto all’immesso al consumo è aumentato dal 55% al 67%, in linea col dato europeo e con i nuovi obiettivi del 65% al 2025 e del 70% al 2030.

È vero che i negozi fisici sono lontani dall’essere soppiantati, facendo registrare fatturati ben più corposi dell’e-commerce, nonostante la crisi dei cosiddetti negozi di quartiere, ampiamente compensata dalla imponente Gdo, che ha pure affiancato store online agli store nei centri commerciali. Il punto di forza dello shopping fisico resta l’esperienza d’acquisto, dal servizio reso al cliente alla possibilità di valutare la merce attraverso i cinque sensi e portarsela a casa, esperienza ancora difficilmente riproducibile anche dai più evoluti negozi digitali.

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Ma il commercio online, come emerge dai dati sopra esposti, pur avendo una penetrazione sul retail soltanto del 6,5%, è in costante ascesa. La nascita di e-commerce personali, fino ai marketplace dei grandi big del commercio elettronico come Amazon, ha creato o rinvigorito interi settori dell’economia reale. E, come su esposto, dai corrieri alle società che producono e vendono imballaggi o che si occupano di riciclo la fanno da padroni, affermandosi tra i principali beneficiari della “filiera” digitale.