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	<title>ansia &#8211; La Gazzetta Augustana</title>
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	<description>Notizie e ultim'ora su cronaca, politica, sport, eventi di Augusta</description>
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		<title>Pillole di resilienza anti-coronavirus. Diritti dei bambini in quarantena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2020 13:15:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AUGUSTA &#8211; Nell’emergenza sanitaria da Coronavirus, c’è da fare i conti anche con i risvolti psicologici a cui vanno incontro i cittadini in isolamento domiciliare per settimane come anche i lavoratori delle categorie rimaste attive, perché “essenziali” per decreto, in città semi-deserte. Accanto alle notizie, quelle verificate, su quanto sta accadendo, abbiamo ritenuto di fornire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">AUGUSTA &#8211; <em>Nell’emergenza sanitaria da Coronavirus, c’è da fare i conti anche con i risvolti psicologici a cui vanno incontro i cittadini in isolamento domiciliare per settimane come anche i lavoratori delle categorie rimaste attive, perché “essenziali” per decreto, in città semi-deserte. Accanto alle notizie, quelle verificate, su quanto sta accadendo, abbiamo ritenuto di fornire un ulteriore strumento di comprensione ai nostri lettori sul fronte psico-sociale. Così nasce la rubrica chiamata “Pillole di resilienza”, in chiave divulgativa, a cura dello psicologo augustano Francesco Cannavà.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Diversamente da come si crede, un bambino non è un uomo di piccole dimensioni. Il suo sistema cognitivo ed affettivo, il suo sistema di orientamento spazio-temporale, dipendono dalla <strong>fase di sviluppo</strong> che sta attraversando, dalle relazioni che intrattiene e dal contesto in cui cresce. Nei <strong>primi sei anni</strong> di vita si creano le basi su cui costruirà la propria individualità, che continuerà a strutturarsi negli anni successivi in funzione dell’esperienza di vita. Per questo motivo va ascoltato e stimolato al <strong>confronto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se le statistiche vedono i minori come più resistenti alle conseguenze cliniche più gravi del virus, dobbiamo anche considerare che altre statistiche ci mostrano come siano molto più esposti ai <strong>rischi psicologici</strong> connessi all’aspetto sociale dell’epidemia: notizie ansiogene, preoccupazione genitoriale, perdita di nonni e congiunti, distanza dai compagni, alterazione dei punti di riferimento e delle abitudini (sport, musica, attività ludiche ecc…). Un bambino positivo al virus ha diritto a mantenere la sua <strong>identità di bambino</strong> e membro primario della comunità, anche se malato. Va sostenuto per primo e protetto da pregiudizi e timori esterni.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>chiusura delle scuole</strong> ha determinato uno scenario di vita anomalo e difficile da comprendere per bambini di età infantile e difficile da accettare per quelli in età preadolescenziale. D’un tratto le routine si sono stravolte e con loro lo stile di vita, le relazioni, spesso anche le emozioni, prodotte dalla contaminazione dei vissuti e delle interazioni tra i genitori. Può essere interessante rivedere alcuni diritti dei bambini sanciti dalla <strong>Carta internazionale dei diritti per l’infanzia e l’adolescenza</strong> che ha celebrato il trentennale proprio il 20 novembre scorso, alla luce dell’attuale particolare situazione sociale imposta dalla pandemia.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i minori italiani sono stati equiparati nella tutela dalla trasmissione del contagio con la reclusione preventiva nelle loro abitazioni e con la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado, che si sono adattate mediante l’utilizzo di strumenti di didattica a distanza per garantire il <strong>diritto allo studio</strong>, accanto al <strong>diritto alla tutela della salute</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Grandi dilemmi e difficoltà inizialmente ha presentato il <strong>diritto alla frequentazione del genitore non collocatario</strong> nei casi di separazione coniugale, ancor più se come spesso accade questa è conflittuale. Tale diritto va considerato al pari del diritto alla salute e non può escludersi con la “motivazione” della quarantena! Ogni figlio ha diritto di stare col proprio genitore non collocatario e le disposizioni deliberate dai Giudici nelle sentenza di separazione vanno applicate anche in tempo di quarantena mediante la presa in carico del minore, che con le adeguate cautele nel corso del trasporto, va portato nell’abitazione del genitore con diritto di visita. Accanto a tale condotta è indispensabile implementare la frequenza di telefonate e videochiamate anche ai nonni perché va considerata la preoccupazione taciuta dai minori rispetto allo stato di salute dei congiunti non coabitanti. Un buon genitore è colui che supera la propria ferita narcisistica facendosi ponte e sostegno al rapporto tra il figlio e l’altro genitore. Adesso più che mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>diritto al gioco</strong> è un diritto vitale del minore, perché rappresenta le fondamenta della sua esperienza e delle sue modalità espressive, ma anche lo strumento di conoscenza di sé e dell’altro. Nel gioco occorre includere per i piccoli reclusi una parte Cognitiva: indovinelli, quiz, favole. Una Creativa: disegni, costruzioni, manipolazione di impasti o plastilina. Una Cinetica: correre, saltare, fare capriole, lotte coi cuscini. Queste attività producono endorfine preziose alla serenità e all’equilibrio dei bambini. Occorre mantenere un tempo d’esposizione non superiore alle 2 ore ai videogiochi. In particolar modo giochi molto dinamici e realistici possono provocare un’eccessiva produzione di adrenalina e dopamina e determinare stati di irrequietezza e rabbia, oltre all’alterazione del sonno a causa della luce blu degli schermi se i bambini giocano fino a tarda sera. Il monitoraggio del gioco se i minori giocano in rete è indispensabile e la gestione delle dinamiche deve essere rigida. I Cyberbulli operano in homeworking e la quarantena li rende più attivi!</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>diritto all&#8217;accesso alla rete internet</strong> dei bambini, è da tempo dibattuto per questioni di maturità e sicurezza. Sotto i 14 anni la rete presenta tanti rischi quante opportunità. La particolare situazione di isolamento sociale sta trasformando la comunicazione attraverso la rete nella principale forma di comunicazione anche tra bambini in tenerissima età. Se già la comunicazione mediante sistemi di messaggistica e video necessita di stretta supervisione, perché un gruppo classe su whatsapp gestito dal minore in autonomia può diventare in breve un ring o un palcoscenico, molta attenzione va posta a tutte le app che permettono l’immissione in rete di immagini e filmati realizzate dai minori. È bene ricordarlo: tutto è tracciato mediante l’indirizzo IP del genitore, che si assume quindi la responsabilità delle azioni del proprio figlio che in termini di legge non potrebbe navigare in assenza del genitore! Ma in questo periodo particolare, occorre ammetterlo, si assiste ad un rischioso eccesso di autonomia sulla rete di bambini e ragazzini che col cellulare babysitter in mano, commettono ingenuamente o quasi una gran quantità di reati informatici: dalla diffamazione, alla calunnia, alla minaccia, alla diffusione di materiale privato, al furto dell’identità, fino al sexting e alla partecipazione a challenge pericolose. Senza monitoraggio e filtro genitoriale, ingenuità, impulsività e ormoni rappresentano una miscela che sul web può fare esplodere bombe sociali con effetti virali devastanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo difensore dei diritti del fanciullo non deve essere l’Istituzione pubblica ma il <strong>genitore consapevole</strong>!</p>
<p style="text-align: right;"><em>Francesco Cannavà*</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>*Psicologo</em></p>
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		<title>Pillole di resilienza anti-coronavirus. Gestire lo stress per evitare il trauma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2020 19:36:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AUGUSTA – Nell’emergenza sanitaria da Coronavirus, c’è da fare i conti anche con i risvolti psicologici a cui vanno incontro i cittadini in isolamento domiciliare per settimane come anche i lavoratori delle categorie rimaste attive, perché “essenziali” per decreto, in città semi-deserte. Accanto alle notizie, quelle verificate, su quanto sta accadendo, abbiamo ritenuto di fornire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">AUGUSTA – <em>Nell’emergenza sanitaria da Coronavirus, c’è da fare i conti anche con i risvolti psicologici a cui vanno incontro i cittadini in isolamento domiciliare per settimane come anche i lavoratori delle categorie rimaste attive, perché “essenziali” per decreto, in città semi-deserte. Accanto alle notizie, quelle verificate, su quanto sta accadendo, abbiamo ritenuto di fornire un ulteriore strumento di comprensione ai nostri lettori sul fronte psico-sociale. Così nasce la rubrica chiamata “Pillole di resilienza”, in chiave divulgativa, a cura dello psicologo augustano Francesco Cannavà.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’epidemia in corso ha improvvisamente mutato le abitudini dei cittadini del 2020, proiettando la popolazione all’interno di un’esperienza personale che vede mutare il <strong>contesto esterno</strong> e l’<strong>universo interno</strong> dell’individuo, talvolta in modo impercettibile, talvolta in modo radicale e sconvolgente, mettendo alla prova la capacità di adattamento della mente umana e con lei l’inscindibile e delicatissimo rapporto tra <strong>mente e corpo</strong> secondo un modello teorico bio-psico-sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Affrontare un’emergenza, come stiamo scoprendo, non è solo scavare tra le macerie di un palazzo crollato per un sisma; oggi più che mai, all’interno di tanti <strong>appartamenti chiusi</strong> per la quarantena, si sta scavando tra le macerie di <strong>progetti personali</strong>, aspettative lavorative, relazioni affettive, rapporti di coppia, ruoli familiari, crollati sotto la dirompente messa alla prova della reclusione, della convivenza forzata e delle sospensioni lavorative.</p>
<p style="text-align: justify;">Bloccata ogni via di fuga dai propri contesti affettivi imperfetti e dai mostri presenti in ogni mente introspettiva, ci ritroviamo di fronte alla necessità di affrontare tanti discorsi e confronti evitati da tempo, col loro carico di <strong>emozioni scomode</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo scenario di conflitti taciuti sotto il <strong>bombardamento mediatico</strong> di numeri e dati, con lo sguardo oltre la finestra, verso le piazze vuote, l’individuo è chiamato ad affrontare le fisiologiche ansie e paure legate alla pandemia. Sappiamo che il prolungarsi degli <strong>stati ansiosi</strong> connessi ad eventi di massa di dimensione epocale come la presente <strong>epidemia</strong>, possono avere effetti sull’immagine di sé, sui valori, sulle credenze, sull’atteggiamento verso la vita, sul comportamento, sulle relazioni. Possono! Non è scontato. Certo è invece che, benché con grande sforzo, la mente umana si adatta al mutamento, soprattutto se vi trova un <strong>senso</strong>. La capacità di adattarsi dipende, in contesti come quello attuale, dalla <strong>resilienza</strong> dell’individuo, sostenuta da esperienze precedenti di <strong>efficacia personale</strong>, <strong>volontà di andare avanti</strong>, <strong>fiducia in sé stessi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimanendo nel modello bio-psico-sociale di approccio al problema “epidemia”, potremmo dire che il contesto può suscitare pensieri negativi, che accompagnati da emozioni negative, possono indurre a <strong>fissazioni negative</strong> rispetto al futuro, il ché genera la “<strong>risposta da stress</strong>”, caratterizzata dalla produzione di ormoni specifici. Queste molecole incidono sulla percezione stessa dello stress, ingenerando ulteriore produzione degli stessi ormoni, che come effetto sul corpo hanno, tra gli altri, una <strong>riduzione dell’efficacia delle difese immunitarie</strong> e sulla mente sensazioni di disagio anche importanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come salvarsi da questa spirale negativa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È utile scegliere e focalizzarsi volontariamente su <strong>pensieri positivi</strong> provenienti dai nostri sogni e desideri, ma più ancora dalla nostra esperienza di vita e dalle nostre passioni, perché in questo caso accompagnati da una maggiore vividezza e ricchezza di dettagli. Distaccarsi temporaneamente dal contesto condizionante in modo negativo per ritrovare motivazione e ottimismo, non è una forma di alienazione, quale potrebbe essere quella di guardare un film per non pensare alla realtà. È una forma di <strong>creatività</strong>, volontaria e personale, volta all’immaginazione di un futuro possibile, auspicabile e positivo. Poi <strong>approfondire</strong>. Cercare, tra libri, internet, esperienze altrui, gli elementi per progettare le tappe che portano alla realizzazione del pensiero positivo. Dedicarsi mentalmente e poi concretamente alla realizzazione di mete personali genera la produzione di altre molecole: le <strong>endorfine</strong>. Le matrici delle sensazioni positive, delle emozioni piacevoli, che  sostengono l’organismo e la qualità della vita. Poi fare in modo che i pensieri coinvolgano le persone attorno, con cui si convive, condividerli, alla ricerca del contatto fisico, capace di produrre quella benedetta <strong>ossitocina</strong> che ci conferisce, assieme alle altre endorfine quelle doti di forza, resistenza e benessere con le quali guardare il futuro nella giusta ottica per resistere e per ripartire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Attenzione</strong>: non tutto lo stress, la paura, il dolore, la vulnerabilità o l’impotenza, diventa Trauma! In ottica psicodinamica, lo sviluppo di un trauma dall’esperienza che ognuno di noi sta vivendo in modo personale, dipende dalla capacità individuale di comprendere, elaborare e reagire all’evento e alle emozioni che lo accompagnano. Quando l’esperienza si fa intollerabile per la mente del soggetto, sconvolgendolo, perché non ha strumenti per comprenderla e adattarvisi, questo può alterare la propria valutazione di sé come soggetto attivo verso l’esperienza che lo ha travolto ed incidere sui suoi comportamenti e le sue capacità, personali e relazionali. Ecco quindi che per evitare il trauma è importante che tutto ciò che siamo “costretti” a fare o a cui rinunciamo oggi deve avere un senso, chiaro, concreto, meglio ancora se condiviso. Soprattutto per i <strong>bambini</strong>, che vanno aiutati e sostenuti nella ricerca di senso per tutte quelle differenze che stanno vivendo.</p>
<p style="text-align: justify;">È fondamentale <strong>gestire lo stress</strong> oggi, con un approccio adattivo, comune, con una visione chiara del senso delle nostre azioni e delle nostre rinunce, delle perdite, anche con l’aiuto degli psicologi. Ciò per non lasciare spazio a quello stravolgimento radicale e intollerabile che annulla i nostri riferimenti generando il trauma. Bisogna conservare e ribadire il proprio valore, mantenere la sensazione di poter agire sul problema influenzandone l’esito, ricordare che dalle difficoltà usciremo rafforzati, per inibire quel disorientamento psicoemotivo profondo che resta nella memoria come la radice del <strong>Disturbo Post Traumatico da Stress</strong>, con cui le popolazioni potrebbero dover fare i conti quando l’epidemia sarà passata.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Francesco Cannavà*</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>*Psicologo</em></p>
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		<title>Pillole di resilienza anti-coronavirus. Dalla negazione all&#8217;ansia da pandemia, la tecnologia diventa ponte di emozioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 11:08:44 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">AUGUSTA &#8211; <em>Nell&#8217;emergenza sanitaria da Coronavirus, c&#8217;è da fare i conti anche con i risvolti psicologici a cui vanno incontro i cittadini in isolamento domiciliare per settimane come anche i lavoratori delle categorie rimaste attive, perché &#8220;essenziali&#8221; per decreto, in città semi-deserte. Accanto alle notizie, quelle verificate, su quanto sta accadendo, abbiamo ritenuto di fornire un ulteriore strumento di comprensione ai nostri lettori sul fronte psico-sociale. Così nasce la rubrica chiamata &#8220;Pillole di resilienza&#8221;, in chiave divulgativa, a cura dello psicologo augustano Francesco Cannavà.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso degli ultimi vent’anni, le società industrializzate e tecnologiche del mondo, hanno creato la convinzione popolare che grazie alla <strong>tecnologia</strong> e ad <strong>internet</strong>, abbiamo accesso a infinite risorse e soluzioni a qualsiasi problema. La tecnologia connessa in rete azzera distanze e tempo, generando, soprattutto nei millennials, una <strong>percezione virtuale di onnipotenza</strong>, ma al contempo, determinando una profonda <strong>riduzione delle certezze personali</strong>, ed una fragilità della struttura e delle difese dell’IO, che secondo le principali correnti scientifiche che studiano la persona, si creano nell’individuo attraverso l’esperienza personale reale e concreta di relazione, di soluzione dei problemi e di messa alla prove delle proprie capacità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato di tale arrogante percezione di sé, maturato dai popoli tecnologicamente avanzati, di fronte alla nascita e al diffondersi dell’epidemia di coronavirus in Cina, si è concretizzato con il dilagare di comportamenti irresponsabili di aggregazione e spostamento massivo nella <strong>prima fase della diffusione del virus</strong> in Asia, come reazione alla paura del contagio caratterizzata dalla <strong>negazione del problema</strong>. Il meccanismo di difesa psicologico della negazione è poco evoluto sul piano della maturità psichica dell’uomo e si è manifestato con comportamenti di minimizzazione e di spocchiosa indifferenza rispetto al rischio. Si potrebbe dire che l’iniziale approccio italiano al rischio epidemico sia stato “infantile”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella fase immediatamente successiva di espansione dell’epidemia, accanto a tale reazione si è osservato lo sviluppo di una “<strong>paranoia collettiva</strong>”, in cui il rischio per sé era dovuto all’altro, al diverso, al lontano… al <strong>Cinese</strong>! E quindi giù con ghettizzazioni, razzismo e stereotipi culturali da caccia agli untori. Quando il focolaio è scoppiato al nord Italia il problema erano i <strong>Lombardi</strong> e quando si è esteso a tutto il paese eravamo noi <strong>Italiani</strong> gli untori d’Europa. Abbiamo capito cosa si prova ad essere il “problema” con porti e confini chiusi in faccia, come troppo spesso l’Europa ha fatto con chi fuggiva da altri mali.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa paranoia è stata prodotta da un altro effetto della fragile mente umana, che ha tentato di allontanare da sé il “lurido problema”, proiettandolo e attaccandolo al bersaglio facile e abbastanza distante da potergli riversare contro tutta la rabbia prodotta dalla paura di essere contagiati da quel virus invisibile e ignoto che il tempo ha dimostrato essere più democratico dell’uomo stesso, restando indifferente al ceto, alla cultura o alla razza del suo ospite. L’<strong>ansia</strong> e la <strong>paura</strong> generano sempre anche <strong>rabbia</strong> e questa ha bisogno di un bersaglio per esprimersi in comportamenti atti a scaricare la tensione dandoci la sensazione di “controllare” il problema.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi che viviamo la pandemia reclusi in casa, osserviamo il dilagare dell’<strong>ansia da contagio</strong>, fortemente amplificata e diffusa da trasmissioni televisive e soprattutto social network. Quest’ansia diffusa produce spesso su internet comportamenti compulsivi di ricerca e diffusione di informazioni con modalità impulsiva e priva di valutazioni razionali dei contenuti condivisi a carattere ansiogeno. Ciò innesca un effetto &#8220;virale&#8221; che provoca il dilagare dell’<strong>ansia da pandemia</strong>, capace di innescare anche fenomeni emergenziali di massa, come la corsa all’acquisto dei dispositivi di protezione individuale (disinfettanti, guanti, mascherine) e delle derrate alimentari. Per la prima volta dal dopoguerra ad oggi l’uomo è nudo davanti alla sua forma vulnerabile di essere vivente, riflessa migliaia di volte dagli schermi dei nostri smartphone, come spietati specchi deformanti che amplificano le nostre fragilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa epidemia ha <strong>spezzato l’illusione</strong> dell’uomo immune a tutto grazie alla tecnologia rivelandoci il vero volto dell’umanità del 2020: fragile, vulnerabile e spaventata di fronte all’infinitamente piccolo e privo di cervello e intenzioni, ma capace di infliggere la più severa ferita che l’uomo abbia mai subito a livello globale da quel pianeta che si illudeva di governare impunemente a suo piacimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo imparato che il <strong>contatto</strong>, l’<strong>empatia</strong> e la <strong>prossimità affettiva</strong>, annullati dalla tecnologia, sono ancora un bisogno primario di questa specie che sta lottando con ogni mezzo per sconfiggere il virus.</p>
<p style="text-align: justify;">È questo il momento in cui lo spirito di <strong>sopravvivenza</strong>, che ha reso l’uomo l’animale più adattabile al mondo, gioca la sua carta: la <strong>resilienza</strong>. La capacità di resistere e rialzarsi. L’uomo sta imparando che deve trovare in sé la forza per lottare contro l’invisibile, sia esso rappresentato dal virus o dalla paura di perdere un congiunto, il lavoro, le certezze o la vita. Nel gruppo stiamo trovando la strategia per proteggerci da tutte queste paure. Quella <strong>tecnologia</strong> che ci ha reso inizialmente soli, nelle ultime settimane sta diventando ponte di emozioni, affetti, cultura, fede, alleanza, di un popolo che lotta unito quando trova un nemico comune… e lo sconfigge.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Francesco Cannavà*</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>*Psicologo</em></p>
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		<title>Augusta, &#8220;Settimana della gioventù&#8221; Kiwanis, al Liceo illustrati i rimedi contro ansia e depressione</title>
		<link>https://www.lagazzettaaugustana.it/augusta-settimana-della-gioventu-kiwanis-al-liceo-illustrati-i-rimedi-contro-ansia-e-depressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2019 15:29:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AUGUSTA &#8211; Un’interessante conferenza dal titolo “Ansia, depressione e disagio giovanile” si è tenuta nei giorni scorsi nell’auditorium “Giuseppe Amato” (nella foto in evidenza). Francesco Cannavà, psicologo e relatore dell&#8217;incontro, ha messo le proprie competenze a disposizione degli studenti del quarto e del quinto anno dei quattro indirizzi del Liceo “Megara”, diretto da Renato Santoro. La conferenza è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">AUGUSTA &#8211; Un’interessante conferenza dal titolo “<strong>Ansia, depressione e disagio giovanile</strong>” si è tenuta nei giorni scorsi nell’auditorium “Giuseppe Amato” (nella foto in evidenza). <strong>Francesco Cannavà</strong>, psicologo e relatore dell&#8217;incontro, ha messo le proprie competenze a disposizione degli studenti del quarto e del quinto anno dei quattro indirizzi del <strong>Liceo “Megara”</strong>, diretto da Renato Santoro.</p>
<p style="text-align: justify;">La conferenza è stata promossa dal <strong>Kiwanis club</strong> di Augusta, presieduto nell&#8217;anno sociale in corso da Sebastiano Gulino, nell’ambito della consueta, ormai decennale, “<strong>Settimana della gioventù</strong>” promossa dal club service. Una serie di conferenze nelle <strong>scuole</strong>, che ad Augusta, nella prima metà del mese, ha coinvolto i due istituti superiori e i quattro comprensivi per fare prevenzione sui temi inerenti ai progetti distrettuali e locali del Kiwanis: cyberbullismo, autismo, obesità, prevenzione visiva e, al liceo in particolare, ansia e depressione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.lagazzettaaugustana.it/augusta-settimana-della-gioventu-kiwanis-al-liceo-illustrati-i-rimedi-contro-ansia-e-depressione/settimana-della-gioventu-kiwanis-al-liceo-megara-augusta/" rel="attachment wp-att-43825"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-43825" src="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2019/04/settimana-della-gioventu-kiwanis-al-liceo-megara-augusta-300x209.jpg?x28094" alt="" width="300" height="209" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2019/04/settimana-della-gioventu-kiwanis-al-liceo-megara-augusta-300x209.jpg 300w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2019/04/settimana-della-gioventu-kiwanis-al-liceo-megara-augusta-768x536.jpg 768w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2019/04/settimana-della-gioventu-kiwanis-al-liceo-megara-augusta.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>A coordinare l’evento nella cittadella degli studi è stata la docente <strong>Anna Lucia Daniele</strong>, che ha introdotto l’argomento e presentato i promotori del progetto: <strong>Domenico Morello</strong>, segretario del Kiwanis club cittadino, e <strong>Salvatore Cannavà</strong>, psicologo e chairman per il Kiwanis della “Settimana della gioventù&#8221; 2019 (nella foto di gruppo all&#8217;interno).</p>
<p style="text-align: justify;">Il relatore Francesco Cannavà ha quindi introdotto il concetto di <strong>ansia</strong> analizzandolo sotto il punto di vista medico-scientifico ed elencando i sintomi ad essa connessi per poi soffermarsi sull’importanza della respirazione, vero antidoto contro questo “mostro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro problema è il <strong>disagio giovanile</strong> che si può manifestare in uno <strong>stato rabbioso</strong> del giovane o può sfociare nella <strong>depressione</strong>: in entrambi i casi il contatto umano è l’unica soluzione per abbattere il muro di paure che caratterizza la vita di un adolescente. Infatti, &#8220;<em>uno dei sensi dell’esistenza è la condivisione</em>&#8220;, come ha più volte sottolineato l’esperto psicologo, ben distante dalle abusate condivisioni social, ma intendendo una vera e propria manifestazione dei sentimenti, così facili da provare ma così difficili da esternare per la costante paura di essere giudicati.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella parte conclusiva della conferenza, Cannavà ha invitato gli studenti alla riflessione, ribadendo che &#8220;<em>quando l’ ”io” è carente, il “noi” aiuta</em>&#8220;, e quest’ultimo dovrebbe essere l’elemento in grado di riuscire ad abbattere i limiti a volte imposti dagli stessi giovani, identificandosi nei medesimi disagi.</p>
<p style="text-align: justify;">I ragazzi, coinvolti con domande a cui timidamente hanno provato a rispondere, grazie alle forti parole dello psicologo, hanno appreso un nuovo valore fondamentale che dovrebbe stare alla base della società odierna: la <strong>prossimità</strong>. Comprendendo che è sufficiente riflettersi nello sguardo della persona che si ha davanti per capire che non si è soli. Amare se stessi, dunque, è l’unico modo per non annegare in quella profonda piscina di ostacoli che insiste nella vita di ciascun adolescente.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i liceali partecipanti, a margine dell&#8217;incontro, <strong>Chiara Mattei</strong> della 5ªA del Liceo linguistico ha commentato: “<em>Ansia e depressione sono due problemi da non sottovalutare e, grazie alla conferenza, è stata data l’opportunità a ogni ragazzo, me compresa, di riflettere sul vero senso dell’esistenza, anche se, aggiungerei, non è necessariamente importante definire chi siamo. Non è rilevante andare alla continua ricerca di chi vorremmo essere, bensì ciò che veramente importa è accettarsi, per come si è. Accettare le nostre paure, le nostre esigenze, i nostri disagi, i nostri vizi e le nostre virtù</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Se impariamo a controllare le nostre emozioni </em>&#8211; ha aggiunto la studentessa &#8211;<em> se impariamo a colorare quella tela fredda e bianca della nostra vita, è più che sicuro che quei “mostri”, che tanto tormentano il nostro animo, si trasformeranno in meravigliose rondini in volo</em>”.</p>
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