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	<title>blogger &#8211; La Gazzetta Augustana</title>
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	<description>Notizie e ultim'ora su cronaca, politica, sport, eventi di Augusta</description>
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		<title>“Fuori Roma”, il contributo del vulcanologo augustano dell&#8217;Ingv. Marco Neri: &#8220;La mia Augusta&#8230;&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Mar 2018 13:24:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AUGUSTA &#8211; Continua a far discutere la puntata dedicata ad Augusta del programma “FuoriRoma“, di Concita De Gregorio, in onda su Raitre la scorsa domenica 18 marzo. Sono emersi dal dibattito, sui social in particolare, due fronti di polemica: uno sulla radicalizzazione dell’immagine negativa della città, evidenziando criticità e privazioni oggettive più e meno recenti, ma dimenticando i tentativi di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">AUGUSTA &#8211; <em>Continua a far discutere la puntata dedicata ad Augusta del programma “<strong>FuoriRoma</strong>“, di Concita De Gregorio, in onda su Raitre la scorsa domenica 18 marzo. Sono emersi dal dibattito, sui social in particolare, due fronti di polemica: uno sulla radicalizzazione dell’immagine negativa della città, evidenziando criticità e privazioni oggettive più e meno recenti, ma dimenticando i tentativi di rilancio di associazionismo e imprenditoria; l’altro su certi commenti espressi dagli artisti noti intervistati, alcuni ritenuti da tempo lontani dalla comunità augustana.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Abbiamo chiesto un’opinione ad alcuni dei nostri <strong>blogger</strong>, che vivono lontano dalla città per esigenze di formazione o lavoro, pur facendovi periodicamente ritorno. Il contributo che proponiamo qui di seguito è dell’augustano <strong>Marco Neri</strong>, che per noi cura il blog &#8220;Osservatorio Etna&#8221; (<strong><a href="http://www.lagazzettasiracusana.it/category/blog/osservatorio-etna/" target="_blank">vedi blog</a></strong>) su La Gazzetta Siracusana.it. Vulcanologo conosciuto e apprezzato nella comunità scientifica internazionale, vive stabilmente ad Aci Castello, dove lavora come primo ricercatore dell&#8217;Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), sezione di Catania</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho trascorso l’intera mia giovinezza ad Augusta, ma da molti anni vivo e lavoro cinquanta chilometri più a Nord. Una distanza piccolissima per le odierne possibilità di movimento, eppure quasi siderale dentro di me. Ad Augusta torno poco, essenzialmente per incontrare compagni di scuola ed amici a cui sono rimasto molto legato. Anche io ho visto la puntata di Concita De Gregorio “FuoriRoma” sulla Rai, ed anche io vorrei dare il mio contributo al dibattito che ne è scaturito, offrendo un punto di vista “intermedio” tra chi è rimasto e chi ha scelto di vivere lontano da questa terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Provo a mettere in file alcuni pensieri, seguire un ragionamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’emozione</strong>. È quella che mi prende ogni volta che torno ad Augusta, ogni volta che ne sento parlare o semplicemente ogni volta che osservo una fotografia di quei luoghi. Forse si tratta di una reazione normalissima, dovuta al fatto che a quella terra sono legati i miei ricordi giovanili, quelli che rimangono scolpiti per sempre in ognuno di noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La varietà</strong>. Di panorami e orizzonti. Augusta è uno scrigno di cartoline dai colori forti e cangianti, che mostrano innumerevoli diversità in brevi spazi. L’Isola su cui sorge il centro storico è già di per sé un’eccezione morfologica: incastonata tra due golfi naturali immensi, uno dei quali “…può ospitare la più grande flotta navale del Mondo”, come sottolineava il mio indimenticabile Maestro delle Elementari, Aurelio Bonnici. E poi le saline, il Monte ed il Faro Santa Croce, Brucoli, Megara Iblea e molto altro ancora. Varietà di forme e ambienti tanto rara quanto praticamente introvabile altrove.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le persone</strong>. Meno “provinciali” di come si potrebbe inizialmente credere, perché continuamente mescolate con “forestieri” portati dalle attività portuali ed industriali, ma soprattutto dalla presenza di una importante base della Marina Militare Italiana. Una mescolanza che porta con sé vivacità culturale e ricchezza mentale, capace di plasmare un tessuto sociale continuamente rinnovato e attivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I contrasti</strong>. Enormi. Come quando osservo cosa rimane di Augusta, del suo mare, delle sue rinomate vestigia e dei suoi panorami di un tempo. Contrasti tra persone, che sembrano non riconoscersi più come in un’unica, omogenea comunità. Contrasti anche tra i bisogni delle persone, per il lavoro che non c’è più come prima, per un polo petrolchimico gigantesco ma dal declino inesorabile e che ha dato insieme ricchezza e veleni, progresso e inquinamenti formidabili, mangiandosi un territorio sicuramente vocato ad altre destini.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le contraddizioni</strong>. Di un’isola dal mare negato, perché inquinato. Di una costa meravigliosa, ma spesso interdetta e deturpata da un’edilizia aggressiva. Di un clima mite come solo la Sicilia può avere, ma condizionato da un’aria irrespirabile in base al capriccio dei venti e dei fumi industriali. Di un territorio ricco di cultura, ma non fruibile. Di una comunità colta e di successo, anche dal punto di vista sportivo, eppure incapace di esprimere una classe dirigente in grado di governare un territorio sempre più abbandonato a se stesso, una comunità che sembra avere perso la capacità di immaginare e proporsi obiettivi arditi ed importanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Augusta, vista “da fuori”, sembra non accorgersi di quanto sia bella, ricca di potenzialità enormi, unica. Certo, alcune scelte, soprattutto quelle industriali, hanno inciso negativamente sul territorio in modo ormai indelebile. Molti luoghi sono deturpati dal tempo, dall’incuria o da gestioni miopi della cosa pubblica. È come avere un grande tesoro e non accorgersene, non saperlo valorizzare. Soprattutto per ignoranza, credo.</p>
<p style="text-align: justify;">La trasmissione di Concita De Gregorio ha mescolato insieme questi dati di fatto, mostrando un quadro complessivo sconfortante, purtroppo veritiero e giornalisticamente efficace. Ma Augusta non è solo quello che si è visto e raccontato lì, io lo so. La reazione suscitata negli Augustani ne è la prova forse più concreta. Ecco, cominciamo da questa <strong>reazione di orgoglio</strong>, dimostriamo con i fatti che Augusta è anche altro. O almeno, proviamoci.</p>
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		<title>&#8220;Fuori Roma&#8221;, il contributo di una ricercatrice augustana ad Harvard. Elogio delle scuole di Augusta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2018 16:08:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AUGUSTA &#8211; Continua a far discutere la puntata dedicata ad Augusta del programma “FuoriRoma“, di Concita De Gregorio, in onda su Raitre la scorsa domenica 18 marzo. Sono emersi dal dibattito, sui social in particolare, due fronti di polemica: uno sulla radicalizzazione dell’immagine negativa della città, evidenziando criticità e privazioni oggettive più e meno recenti, ma dimenticando i tentativi di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">AUGUSTA &#8211; <em>Continua a far discutere la puntata dedicata ad Augusta del programma “<strong>FuoriRoma</strong>“, di Concita De Gregorio, in onda su Raitre la scorsa domenica 18 marzo. Sono emersi dal dibattito, sui social in particolare, due fronti di polemica: uno sulla radicalizzazione dell’immagine negativa della città, evidenziando criticità e privazioni oggettive più e meno recenti, ma dimenticando i tentativi di rilancio di associazionismo e imprenditoria; l’altro su certi commenti espressi dagli artisti noti intervistati, alcuni ritenuti da tempo lontani dalla comunità augustana.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Abbiamo chiesto un’opinione ad alcuni dei <strong>blogger</strong> de La Gazzetta Augustana.it, che vivono lontano dalla città per esigenze di formazione o lavoro, pur facendovi periodicamente ritorno. Il contributo che proponiamo qui di seguito è dell’augustana <strong>Ilaria Patania</strong>, che per noi cura il blog sulle sue esperienze da giramondo per lavoro “Fresh off the boat” (<strong><a href="http://www.lagazzettaaugustana.it/author/fresh-off-the-boat/" target="_blank">vedi blog</a></strong>), essendo vissuta in Russia, Nuova Zelanda, Inghilterra, Canada, Cina, per stabilirsi infine negli Usa, dove insegna e conduce la ricerca sugli adattamenti tecnologici e sociali che hanno consentito agli Homo sapiens di sopravvivere durante l’ultima era glaciale. Attualmente è research fellow presso il dipartimento di Antropologia dell&#8217;Università di Harvard, a Boston</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci ho messo un po’ per convincermi a guardare la puntata di &#8220;FuoriRoma&#8221; su Augusta. All’inizio, non essendo molto presente sui social, non avevo percepito che un vero dibattito stesse montando riguardo la questione, poi avevo paura di cosa potessi trovare in quello speciale, paura di trovare una verità che condividevo ma anche paura di trovare un’offesa alla mia identità. Ci ho messo cinque giorni per convincermi a guardarla, per finire ad essere ancora più confusa di prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho trovato tante verità nello speciale della De Gregorio. Ho trovato <strong>verità che non posso negare</strong>, verità di cui mi vergogno, verità che cerco di nascondere quando parlo della mia terra a stranieri che immaginano un’idilliaca isola mediterranea. Queste verità non sono certo nuove, non lo so sono per gli augustani ma non lo sono neanche per i forestieri. In passato queste verità sono state dette da altri giornalisti e in futuro… in futuro probabilmente altri giornalisti le ripeteranno ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho trovato anche tante <strong>omissioni</strong>, e due sono quelle che mi hanno colpito più di tutte: le omissioni <strong>di colpevolezza</strong>, e quelle <strong>di merito</strong>. “Non c’è rinascita senza cultura”, pronuncia la voce di Concita De Gregorio alla fine del programma. Dato che io mi procuro da vivere con la cultura, mi sento mi sento in dovere di parlare di alcuni meriti di Augusta. Non lo faccio per criticare il programma, ma per far eco al bellissimo contributo di Claudia La Ferla (<strong><a href="http://www.lagazzettaaugustana.it/fuori-roma-il-contributo-di-chi-ha-lasciato-augusta-lettera-di-claudia-la-ferla-il-coraggio-e-di-chi-fa/" target="_blank">vedi contributo</a></strong>), lo faccio perché neanche io ho dimenticato.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi scrivo dal mio ufficio nel dipartimento di Archeologia di Harvard, una delle università più prestigiose al mondo, dove sono arrivata anche grazie a delle donne e degli uomini, che <strong>tra i banchi delle scuole di Augusta</strong>, quelle che mio zio forestiero chiama “<strong>licei pesce spada</strong>”, mi hanno insegnato cos’è la cultura e la sapienza. Donne e uomini che non erano certo perfetti, che non sempre capivo ne accettavo, ma che mi hanno trasmesso una sapienza millenaria che io ora tramando ai miei studenti. Loro per primi mi hanno insegnato ad <strong>essere un’accademica</strong>. Non sono l’unica augustana ad essere un’accademica all’estero, siamo in diversi e parte della nostra forza viene proprio dal “liceo pesce spada”, che non aveva computer, né una biblioteca, un’aula scienze, o un teatro, ecc., ma che mi ha dato argomenti che mi hanno fatto pensare, spunti da dibattere, poesie da ricordare, e non mi ha fatto mancare mai la Cultura.</p>
<p style="text-align: justify;">Non era certo tutto rose e fiori e sicuramente la mia esperienza è individuale, ma ci sarà un motivo se il mio liceo “pesce spada” oggi è il secondo in graduatoria tra i migliori della provincia di Siracusa. È con immenso orgoglio che <strong>ringrazio i miei insegnanti e i miei compagni di scuola</strong> perché senza di voi non potrei essere qui, a guardare la neve fuori dalla mia finestra e solo a immaginare il mare del colore dei pavoni.</p>
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		<title>“Fuori Roma”, il contributo di chi ha lasciato Augusta. L&#8217;archeologo Carlo Veca: “Scegliamo cosa vogliamo essere”</title>
		<link>https://www.lagazzettaaugustana.it/fuori-roma-il-contributo-di-chi-ha-lasciato-augusta-larcheologo-carlo-veca-scegliamo-cosa-vogliamo-essere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Mar 2018 16:59:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AUGUSTA &#8211; Continua a far discutere la puntata dedicata ad Augusta del programma “FuoriRoma“, di Concita De Gregorio, in onda su Raitre la scorsa domenica sera. Sono emersi dal dibattito, sui social in particolare, due fronti di polemica: uno sulla radicalizzazione dell’immagine negativa della città, evidenziando criticità e privazioni oggettive più e meno recenti, ma dimenticando i tentativi di rilancio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">AUGUSTA &#8211; <em>Continua a far discutere la puntata dedicata ad Augusta del programma “<strong>FuoriRoma</strong>“, di Concita De Gregorio, in onda su Raitre la scorsa domenica sera. Sono emersi dal dibattito, sui social in particolare, due fronti di polemica: uno sulla radicalizzazione dell’immagine negativa della città, evidenziando criticità e privazioni oggettive più e meno recenti, ma dimenticando i tentativi di rilancio di associazionismo e imprenditoria; l’altro su certi commenti espressi dagli artisti noti intervistati, alcuni ritenuti da tempo lontani dalla comunità augustana.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Abbiamo chiesto un’opinione ad alcuni dei <strong>blogger</strong> de La Gazzetta Augustana.it, che vivono lontano dalla città per esigenze di formazione o lavoro, pur facendovi periodicamente ritorno. Il contributo che proponiamo qui di seguito è dell’augustano <strong>Carlo Veca</strong>, che per noi cura il blog su beni culturali e arte “Il Corbaccio” (<a href="http://www.lagazzettaaugustana.it/author/il-corbaccio/" target="_blank"><strong>vedi blog</strong></a>), trentatreenne, augustano di adozione e archeologo &#8220;itinerante&#8221; per lavoro, attualmente a Roma per un master in Architettura per l&#8217;archeologia. È l&#8217;autore del libro &#8220;Archeologia funeraria. Architettura, riti e liturgie nella Sicilia sudorientale del Bronzo Medio (1450-1250 a.C.)&#8221;, accattivante disamina sullo stato dell’arte della ricerca preistorica nella Sicilia sud-orientale.</em></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Benvenuti ad Augusta. Città della mediocrità. Laddove luoghi comuni, “sbuffi” e piagnistei fanno da padrone&#8221;. Questo è il ritratto che emerge dalla visione dell’ultima puntata di “FuoriRoma”, il famoso programma in onda la domenica su Raitre.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui, non si vuole smuovere alcuna critica, né nascondersi in<strong> dietrologie comode</strong>. La puntata di “FuoriRoma” ha permesso, attraverso una fotografia notevole, di godere di <strong>immagini fantastiche</strong> sulla città di Augusta; quindi, sarebbe stato perfetto godersela, ma in <strong>modalità “mute”</strong>. Perché, nonostante il racconto corrisponda alla realtà, si è assistito alla formulazione di numerose “domande”, senza però fornire <strong>alcuna “risposta”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Va da sé che la risposta a tanti quesiti debba trovarsi nel pensiero e nelle riflessioni dell’osservatore; va bene “auto-crearsi” un punto di vista; ma <strong>il racconto è incompleto</strong>. Lungi da me sostenere o pensare che in ciò ci sia stata una “scelta mirata”. Sto solo affermando, e lo dico con orgoglio, che una buona fetta della città sia stata tralasciata, che l’immagine di Augusta si venuta fuori “ristretta”, come mutilata, addentrata e quasi rassegnata in una spirale di mediocrità, dalla quale solo “i cervelli” sono riusciti ad emergere, andando via.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma riprendiamo <strong>l’elenco</strong>. Siamo un’isola senza mare, è vero. Non c’è un teatro, il Kursaal sta crollando. Non c’è un cinema. Il castello federiciano crolla a pezzi. Così come troppe volte le speranze del cambiamento. Lo stadio è chiuso. L’hangar dirigibili è inagibile. La piscina comunale verrà demolita. L’ospedale piano piano sarà soppresso. Le saline sono putrescenti. Il mare è inquinato. Megara Hyblaea è in pessime condizioni. Turismo? Neanche a parlarne.</p>
<p style="text-align: justify;">Però, perché non dire, magari, che chi “ha passato i ponti”, ha ormai perso il contatto con la realtà cittadina? Perché non si è parlato dell’imprenditoria giovanile, che muove, seppur lentamente, dei timidi passi in avanti? Perché non intervistare anche chi “è rimasto”, che crede nella propria città, investendo in attività lavorative? O chi, invece, crede nelle potenzialità culturali della propria terra, e affina l’ingegno per andare avanti? Perché non parlare della miriade di associazioni culturali attive sul territorio, che tentano, con tante difficoltà, di sopperire allo strabismo politico in materia di beni culturali, ai “problemi”, alle sterili lagne e alle carenze amministrative? Oppure perché non parlare della ricerca scientifica che, anche se con difficoltà, da più di cinquant’anni coinvolge Megara Hyblaea nello scenario europeo?</p>
<p style="text-align: justify;">Una cosa, ancora, non è stata sottolineata nel servizio: <strong>Augusta è una città senza Museo</strong> <b>civico </b>(mentre Museo della Piazzaforte e Commissione comunale di storia patria sono andati avanti grazie alla meritoria opera di volontari), l’istituzione culturale per eccellenza; fulcro identitario per antonomasia, il “faro” sulle ombre dell’oblio, il legame di identità e territorio. A dire il vero, il museo esiste; ma solo sulla carta: c’è un direttore e un consiglio; non la sede, né le collezioni. Un progetto in itinere che dagli anni ’70 non vede la luce.</p>
<p style="text-align: justify;">È il Museo civico il primo pilone del “ponte verso la rinascita”. La sintesi perfetta che raccolga le testimonianze della storia della città e il rapporto con il territorio, e che crei conoscenza e consapevolezza tra i cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritornano i proverbiali versi di Montale, “Codesto solo oggi possiamo dirti, | ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Così, lapidario, si esprimeva il poeta. Iniziamo scegliendo ciò che non siamo allora. <strong>Non siamo Levantini, ma neanche Greci</strong>. Scegliamo anche cosa vogliamo essere: <strong>siamo “Augustani”</strong>, scegliamo di rivendicare con orgoglio la nostra identità. Non bisogna essere “pazzi” per amare la propria città. Occorre coscienza e consapevolezza. Ci vogliono “cento occhi”, come quelli del pavone, come quelli di Giunone, per poter guardare.</p>
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		<title>&#8220;Fuori Roma&#8221;, il contributo di chi ha lasciato Augusta. Lettera di Claudia La Ferla: &#8220;Il coraggio è di chi fa&#8221;</title>
		<link>https://www.lagazzettaaugustana.it/fuori-roma-il-contributo-di-chi-ha-lasciato-augusta-lettera-di-claudia-la-ferla-il-coraggio-e-di-chi-fa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Mar 2018 19:10:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AUGUSTA &#8211; Continua a far discutere la puntata dedicata ad Augusta del programma &#8220;FuoriRoma&#8220;, di Concita De Gregorio, in onda su Raitre la scorsa domenica sera. Sono emersi dal dibattito, sui social in particolare, due fronti di polemica: uno sulla radicalizzazione dell’immagine negativa della città, evidenziando criticità e privazioni oggettive più e meno recenti, ma dimenticando i tentativi di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">AUGUSTA &#8211; <em>Continua a far discutere la puntata dedicata ad Augusta del programma &#8220;<strong>FuoriRoma</strong>&#8220;, di Concita De Gregorio, in onda su Raitre la scorsa domenica sera. Sono emersi dal dibattito, sui social in particolare, due fronti di polemica: uno sulla radicalizzazione dell’immagine negativa della città, evidenziando criticità e privazioni oggettive più e meno recenti, ma dimenticando i tentativi di rilancio di associazionismo e imprenditoria; l&#8217;altro su certi commenti espressi dagli artisti noti intervistati, alcuni ritenuti da tempo lontani dalla comunità augustana.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Abbiamo chiesto un&#8217;opinione ad alcuni dei <strong>blogger</strong> de La Gazzetta Augustana.it, che vivono lontano dalla città per esigenze di formazione o lavoro, pur facendovi periodicamente ritorno. Il contributo che proponiamo qui di seguito è dell&#8217;augustana <strong>Claudia La Ferla</strong>, che per noi cura il blog sul cinema &#8220;Obraz&#8221; (<strong><a href="http://www.lagazzettaaugustana.it/author/obraz/" target="_blank">vedi blog</a></strong>), emigrata a Roma per laurearsi prima e specializzarsi poi in scrittura e sceneggiatura cinematografica e televisiva, autrice di programmi televisivi e web series per una web Tv, che collabora con due case di produzione a Roma come coordinatrice di produzione. È l&#8217;ideatrice e sceneggiatrice di un ambizioso cortometraggio su Augusta, le sue bellezze e la questione ambientale, in fase di pre-produzione in attesa di assegnazione fondi, dal titolo &#8220;Zero,2&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non ho mai capito quale sia il processo che porta a dimenticare. Che si tratti di voluta rimozione, irrazionale negazione del passato o semplice amnesia dettata dalla necessità di sopravvivenza, non ho mai davvero compreso le ragioni dell’assenza di una memoria collettiva, condivisa, oserei dire sacra. Quella che blinda il singolo nel prezioso spazio della responsabilità e della concreta fattività. Mi riferisco ad una sorta di <strong>legame o amore</strong> condiviso indissolubilmente connesso al concetto di appartenenza e collettività. Proprio in nome di tutto questo non credo si possa dire di dimenticare davvero. Non credo sia possibile una totale e completa immersione nell’oblio.</p>
<p style="text-align: justify;">Giorni di acceso dibattito sulla mancanza di un quadro completo di Augusta all’interno di una trasmissione televisiva, hanno permesso accurate riflessioni non solo sulle sorti di una <strong>terra mutilata nella sua bellezza</strong>, nelle sue risorse e nella sua operatività ma anche sul ruolo che ciascun cittadino riveste all’interno dei suoi doveri e diritti. L’indignazione montata a seguito di una verità troppo amara caduta sulle spalle del popolo augustano come un insostenibile macigno senza il minimo appiglio ad una controparte, indispensabile per dovere di cronaca, ha comunque fatto emergere in modo evidente una necessità di riscatto e un forte senso di rivalsa. Ciò che ho notato, però, è che molto spesso il focus del dibattito si è spostato a favore di accese critiche contro qualcuno, piuttosto che in coese battaglie a favore di qualcosa. Il qualcuno in questione è da rintracciare nei tanti che hanno abbandonato la propria città per cercare “<strong>successo</strong>” altrove, tacciati a volte di tradimento e di scarso attaccamento al territorio, spinti dalle strade facili e privi del coraggio di restare. Vorrei partire proprio da questi spunti e dalle etichette pressappochiste rimbalzate da un social all’altro per operare una mia personale riflessione proprio in merito alla mancanza di una memoria sacra e condivisa. Ciò che a mio avviso dimentichiamo è il <strong>senso di comunità</strong> e questo accade ogni qual volta ci si schiera l’uno contro l’altro alla ricerca di un colpevole, ogni qual volta non si comprende che la risoluzione delle problematiche non risiede nelle fazioni schierate in campo a suon di slogan su chi sia il più meritevole, ogni qual rimaniamo silenti e inermi al “disarmo della bellezza di Augusta”. Credo che non sia il tempo di parlare di eroi né di stilare aride classifiche per consegnare medaglie al valore. Credo semplicemente che si possa parlare di coraggio. <strong>Il coraggio di chi fa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Circa tredici anni fa sono andata via da Augusta e proprio a fronte di questa personale esperienza la mia vuole risuonare più come una richiesta a fermarsi, a non scivolare in sterili giudizi e soprattutto a non cedere il passo alla solita frammentazione artefice di sconfitte dalle visibili cicatrici. Non può essere semplice chiudere una valigia e andare via, credo non lo sia per nessuno perché <strong>andare via vuol dire lasciare… E lasciare comporta sempre un dolore</strong>. Per quanto, poi, si raggiunga un equilibrio e si conoscano persone meravigliose lungo il proprio percorso, mai nulla sarà come la propria casa. E allora perché sei andata via? Domanda sagace… Perché nella vita esistono anche i sogni e perché si deve a se stessi la possibilità di provare a realizzarli quando il luogo in cui sei nato non può regalartene una. Poi esistono anche le ambizioni, la disperazione o un amore lontano, mille ragioni spingono qualcuno ad andarsene. Non per questo è un traditore o ami la sua terra meno di qualcun altro. Andare via è una decisione sofferta, lo è quasi sempre. Ho scelto anni fa una <strong>facoltà che non esisteva in Sicilia</strong> e la passione verso una professione che non avrei potuto svolgere tra le solide e confortanti mura della mia casa mi ha portato a <strong>Roma</strong>. Anche se da lontano, però, mi sono sempre sentita una risorsa per il mio paese e mai un’estranea senza diritto di parola solo perché colpevole di vivere in un altro luogo. Non vivo ad Augusta ma <strong>torno talmente spesso che è come se riuscissi a vivere scissa tra due città</strong>. Non vivo ad Augusta… ma non sento di amarla un briciolo meno di nessun altro per questo. Città vuol dire collettività e con molto dispiacere mi accorgo che, spesso, non si riesce a vedere il singolo come una risorsa per il paese, cancellando, così, la percezione di collaborazione volta alla risoluzione di una causa comune.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ovunque mi porterà il mio lavoro continuerò a sentirmi augustana</strong>, pronta a prendere un aereo e tornare ogni volta che ci sarà bisogno di una mano in più per ridare al nostro paese ciò che gli spetta. L’ho sempre fatto e continuerò a non tirarmi indietro al pari dei tanti “fuorisede” che hanno messo a servizio di iniziative per il nostro paese, la loro professionalità e le loro competenze con l’entusiasmo di chi non si arrende. In questo mi sento coraggiosa e attiva quanto i tanti che si adoperano sul territorio non perdendo mai la speranza.</p>
<p style="text-align: justify;">Non credo sia possibile una immersione nell’oblio, perché vorrebbe dire rinnegare chi siamo. E, in generale, ritengo che i colpi di spugna non siano più storicamente tollerabili. Andare via non vuol dire dimenticare, vuol dire continuare ad amare, di un amore spesso sofferto e tormentato ma che si alimenta nella perenne riconciliazione di una eterna appartenenza.</p>
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		<title>Se lo sguardo di Fellini avesse incrociato la meta-isola: Augusta 2016</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2015 14:16:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il titolo potrebbe apparire un po’ azzardato… ma solo agli occhi di chi Augusta non l’ha mai davvero vista. Sono profondamente convinta del suo immenso valore e il mio non è “il giudizio di parte” di chi questa città la chiama casa, ma piuttosto lo sguardo incantato di chi è convinto che non esista scenografia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il titolo potrebbe apparire un po’ azzardato… ma solo agli occhi di chi Augusta non l’ha mai davvero vista</strong>. Sono profondamente convinta del suo immenso valore e il mio non è “il giudizio di parte” di chi questa città la chiama casa, ma piuttosto lo sguardo incantato di chi è convinto che non esista scenografia più artistica di una perla in mezzo al mare. Il castello svevo, il ponte sul mare, la porta spagnola, i forti, l’hangar, il faro, lo sbarcatore e la costa tutta: quale regista non ne farebbe teatro di quel sogno chiamato cinema?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’idea di scrivere una storia ambientata ad Augusta</strong> è nata qualche anno fa quando tra un “dipinto” e l’altro offerto dalla natura, ho pensato che in fondo era tutto lì, davanti agli occhi: Augusta è una storia che si scrive da sé. Non c’è bisogno di avere una immaginazione capace di dare vita a un mondo degno de <em>Il signore degli anelli</em>, la natura ha già fatto tutto da sola e forse la mente non può arrivare ad immaginare quello che la natura è riuscita effettivamente a realizzare. Ho sempre sostenuto che Roma, città in cui ormai vivo da dodici anni, sia la città più bella del mondo… ma solo dopo lei: la mia isola felice.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È nata, così, la sceneggiatura di un progetto cinematografico</strong> a cui sono molto legata e in cui il protagonista supremo è Augusta. I personaggi si muovono dentro un mondo che li sovrasta, dentro un “gusto estetico” che va oltre la storia, il tempo e lo spazio. Non voglio svelare molto a riguardo perché l’obiettivo è seguire il progetto attraverso tutte le sue fasi rendicontando quanto accade lungo la fase di pre-produzione, produzione, set e post-produzione. Vorrei fosse il piccolo embrione di un progetto comune che appartiene un po’ a tutti quelli che hanno la fortuna di calpestare questa terra sospesa nel mare. Ognuno è il sommo occhio di questa storia: lo sguardo incantato di chi riesce a riconoscere se stesso tra molteplici immagini.</p>
<p style="text-align: justify;">Nulla di tutto ciò che sta prendendo corpo sarebbe possibile senza due persone assolutamente indispensabili nella mia carriera, due professionisti &#8211; oltre che amici insostituibili &#8211; a cui devo molto e che anche questa volta non mi hanno dato della pazza, ma sono impazziti con me, in quanto visionario è colui che stringe a sé l&#8217;infinito perché VEDE… rende reale quello che gli altri relegano esclusivamente al sogno. <strong>Loro sono Giulio Poidomani e Isabella Roberto, regista e produttrice del <em>progetto Augusta 2016</em> di cui prossimamente “svelerò” anche il titolo</strong>. Avrò sicuramente modo di parlare di loro lungo il viaggio che condurrà alla realizzazione di questo cortometraggio e di cui loro sono pilastri fondamentali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo progetto vuole essere una finestra aperta sull’arte (perché il cinema è arte) e sul mondo attraverso le cui strade, battute dalla potenza della creatività, sarà possibile muoversi proprio attraverso l’emozione</strong>. Il concetto di emozione, infatti, è centrale quando si parla di arte, poiché si nutrono l’una dell’altra secondo un processo osmotico che conduce alla sospensione della realtà verso una <em>extra-realtà</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’obiettivo sarà riuscire ad immergere lo spettatore in un <em>bagno di sensazioni </em>– volendo citare lo studioso francese postmoderno Jullier – e, nel momento in cui varcherà la “soglia d’ingresso” della sospensione di realtà, dovrà essere letteralmente inghiottito in un’altra dimensione. Il trapasso della soglia dovrà condurre verso l’<em>heimlich, </em>ossia il familiare, il conosciuto, senza lasciare spazio all’<em>unhemlich</em>, il perturbante, l’inquietante. Il luogo ovattato in cui lo spettatore si troverà sospeso dovrà permettere “il riconoscimento” attraverso il linguaggio universale del cinema che fa leva proprio sull’emozione.</p>
<p><a href="http://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/10/blog-obraz-claudia-la-ferla.jpg?x90480"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-14546 size-full" src="http://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/10/blog-obraz-claudia-la-ferla.jpg?x90480" alt="Il Blog su cinema e cortometraggio Augusta 2016 Obraz di Claudia La Ferla per La Gazzetta Augustana.it" width="800" height="599" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/10/blog-obraz-claudia-la-ferla.jpg 800w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/10/blog-obraz-claudia-la-ferla-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
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		<title>Obraz</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Obraz]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2015 14:12:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se a nove anni decidi che nella vita vuoi scrivere per il cinema, cosa pensi possa succedere? Semplicemente che i tuoi genitori sperino sia solo il delirio fantasioso di un bambino che vuole fare l’astronauta. Non era, però, il mio caso e dopo molti anni penso ancora che “fare cinema” abbia lo stesso fascino e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_14546" style="width: 810px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.lagazzettaaugustana.it/author/obraz/" target="_blank"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-14546" class="wp-image-14546 size-full" src="http://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/10/blog-obraz-claudia-la-ferla.jpg?x90480" alt="Il Blog su cinema e cortometraggio Augusta 2016 Obraz di Claudia La Ferla per La Gazzetta Augustana.it" width="800" height="599" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/10/blog-obraz-claudia-la-ferla.jpg 800w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/10/blog-obraz-claudia-la-ferla-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><p id="caption-attachment-14546" class="wp-caption-text">CLICCA SULL’IMMAGINE PER LEGGERE TUTTI I POST DI OBRAZ</p></div>
<p><strong>Se a nove anni decidi che nella vita vuoi scrivere per il cinema, cosa pensi possa succedere?</strong> Semplicemente che i tuoi genitori sperino sia solo il delirio fantasioso di un bambino che vuole fare l’astronauta. Non era, però, il mio caso e dopo molti anni penso ancora che “fare cinema” abbia lo stesso fascino e lo stesso ostico cammino di chi sogna di andare sulla luna. Ma chi ha detto che non sia possibile farlo? Non è facile, né immediato, ma se si può fluttuare nello spazio allora è possibile anche plasmare infiniti mondi che danno la possibilità di vivere infinite vite. Non ho mai cambiato idea su cosa volessi fare da grande, i miei genitori – perplessi da questo mondo di “nani e ballerine” – fortunatamente sì e a mio padre devo tutto quello che sono.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi chiamo Claudia La Ferla, sono augustana</strong>, laureata al DAMS di Roma Tre in Sceneggiatura cinematografica e televisiva, ho conseguito la laurea specialistica in Teorie del Cinema della Televisione e Produzione Multimediale e subito dopo un <strong>Master in Scrittura e sceneggiatura cinematografica e televisiva presso l’università La Sapienza</strong>. Ho scritto programmi televisivi e web series per una web TV, scrivo recensioni per diversi blog, siti cinematografici e quotidiani, faccio da story editor per soggetti e sceneggiature e, in fine, collaboro con due case di produzione a Roma come coordinatore di produzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Credo fermamente che la potenza del cinema risieda nella capacità di ingoiare lo spettatore in una “dimensione altra”</strong>: lo spoglia, lo disarma, non lascia vie di fuga. L’occhio dello spettatore diventa l’occhio del protagonista, permettendo di compiere un viaggio che dalla sensazione conduce all’emozione. Il cinema, riconosciuto di per sé come “settima arte”, credo sia un mondo dai confini sempre più labili caratterizzato dalla capacità di sintetizzare tutte altre arti elevandosi (nessuno me ne voglia) ad “<em>opera d’arte totale</em>”. La sala cinematografica è quel meraviglioso salto dentro il buio buco del Bianconiglio di <em>Alice nel paese delle meraviglie</em>, blindato da tre inscindibili condizioni: immagine-sguardo-emozione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da quando ho iniziato a lavorare, mi è stato spesso consigliato di evitare titoli o nomi identificativi – come nel caso di un blog &#8211; in inglese. Nessuno, però, ha mai parlato del russo!</strong> Il termine russo OBRAZ è la chiave di sintesi capace di racchiudere in un unico termine il cuore del cinema: IMMAGINE. Questa scelta è dovuta alla passione per un regista, sceneggiatore, montatore, teorico, uomo di cinema a tuttotondo: Sergej Ėjzenštejn. A parte l’omaggio fantozziano a <em>La corazzata Potëmkin</em> per cui rimane famoso nell’immaginario italiano, Ėjzenštejn è una pietra miliare della storia del cinema mondiale cui si devono studi teorici di fondamentale importanza. Proprio lui parla dell’<em>obraz</em> (immagine) come il primo tassello fondamentale, come la prima unità base/atomo che conduce a quella che chiama <em>obraznost</em> (in italiano tradotto con il termine “immaginità”). Il suo è un discorso filosofico e molto moderno che associa il cinema alle categorie di pensiero. Non volendo scendere troppo in profondità nell’analisi teorica, mi basta sottolineare la centralità dell’immagine come nucleo base e primario.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’immagine del Blog è molto famosa, è un frame appartenente a <em>Un chien andalou,</em> cortometraggio del 1929 scritto, prodotto e interpretato da Luis Buñuel e Salvador Dalí</strong>. È un’immagine forte ed emblematica: recidere lo sguardo per crearne uno nuovo. L’occhio capace di <em>guardare</em> diventa protagonista indiscusso di un cinema che è prima di tutto piacere voyeuristico, capace di guardare al passato per rinnovarsi e reinventarsi. Già l’invenzione della fotografia porta con sé un mutamento dello sguardo dovuto al fatto che per la prima volta il processo di riproduzione non coinvolge direttamente l’attività manuale, ma soltanto l’occhio che guarda dentro l’obiettivo. La cinepresa fa un salto in più: permette l’apparizione di una natura totalmente diversa da quella che vediamo a occhio nudo. Al posto di uno spazio elaborato e pieno di vincoli emerge un “<em>inconscio ottico</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cinema può, così, essere visto come una extra-realtà che ci permette di essere noi stessi fuori da noi stessi in cui l’occhio e l’immagine diventano veicolo primario di accesso all’emozione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo Blog seguirà due strade parallele</strong>: la realizzazione di un cortometraggio da girare ad Augusta nel 2016 (dalla sceneggiatura fino alle riprese e la post-produzione) e le recensioni dei film più visti del mese.</p>
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