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	<title>faglie sismogenetiche &#8211; La Gazzetta Augustana</title>
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	<description>Notizie e ultim'ora su cronaca, politica, sport, eventi di Augusta</description>
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		<title>Faglie del mar Ionio potenzialmente pericolose: il sisma Ml 4.2 del Venerdì santo</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2022 16:39:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AUGUSTA &#8211; La terra ha tremato ad Augusta e nella Sicilia sud-orientale, nella notte tra il Giovedì e il Venerdì santo, alle ore 3,34, anche se l&#8217;epicentro del sisma di magnitudo 4.2 è stato localizzato dall&#8217;Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) nel mar Ionio a circa 38 km a est dalla costa di Augusta e con ipocentro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">AUGUSTA &#8211; <em>La terra ha tremato ad Augusta e nella Sicilia sud-orientale, nella notte tra il Giovedì e il <strong>Venerdì santo</strong>, alle ore 3,34, anche se l&#8217;<strong>epicentro</strong> del sisma di <strong>magnitudo 4.2</strong> è stato localizzato dall&#8217;Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) nel mar Ionio a circa 38 km a est dalla costa di Augusta e con ipocentro a ben 33 km di profondità. Abbiamo chiesto il contributo scientifico dell’augustano <strong>Marco Neri</strong>, primo ricercatore dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, sezione di Catania, nonché autore del blog <a href="https://www.lagazzettasiracusana.it/category/blog/osservatorio-etna/" target="_blank">Osservatorio Etna</a> su La Gazzetta Siracusana.it.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>sisma</strong> che alle ore 3:34 del <strong>15 aprile 2022</strong> ha svegliato e allarmato numerose persone lungo la costa orientale siciliana non si presenta certo come un evento raro. È stato un tipico sisma innescato dal movimento di una faglia, cioè una frattura della crosta terrestre, localizzata sul fondale del mare Ionio.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ubicazione epicentrale calcolata dalla rete sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia lo colloca a <strong>38 km di distanza dalla costa augustana</strong>, ad una <strong>profondità ipocentrale di circa 33 km</strong>. Una profondità non lontana dalla Moho, cioè la zona interna alla Terra che separa la crosta terrestre dal sottostante mantello. Proprio la profondità relativamente elevata, accoppiata ad una magnitudo non eccezionale (<strong>Ml 4.2</strong>) hanno causato l’estesa avvertibilità del sisma, senza produrre alcun danno a manufatti ed edifici. Inoltre, l’epicentro di questo sisma si trova in una porzione di fondale marino segnato dalla presenza della <strong>Faglia di Alfeo</strong>, un elemento tettonico secondario della cosiddetta <strong>Scarpata di Malta</strong> che potrebbe essersi mosso generando il sisma (vedi Figura in copertina).</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte è ben noto che la Sicilia orientale è caratterizzata dalla presenza di <strong>faglie sismogenetiche importanti</strong>, alcune delle quali innescano, da milioni di anni, anche la risalita di magmi dal mantello terrestre, fino a generare il vulcano continentale più imponente d’Europa: l’Etna. Ed infatti, percorrendo la costa compresa tra Capo Passero e la Piana di Catania, si notano numerosi strapiombi rettilinei, quasi verticali, che indicano proprio la presenza delle numerose faglie sismogenetiche che delimitano i Monti Iblei verso oriente, “affondandoli” nel Mare Ionio.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>pericolosità sismica</strong> di questa area edita dall’INGV è considerata di valore<strong> medio</strong>. Come succintamente descritto sopra, terremoti anche più forti di quello avvenuto il 15 dicembre 2022 sono possibili, per quanto la loro frequenza non è particolarmente alta.</p>
<div id="attachment_59872" style="width: 810px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-59872" class="size-full wp-image-59872" src="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2022/04/mappa-pericolosita-sismica-sicilia-orientale-mar-ionio-15-04-2022.jpg?x19700" alt="" width="800" height="566" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2022/04/mappa-pericolosita-sismica-sicilia-orientale-mar-ionio-15-04-2022.jpg 800w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2022/04/mappa-pericolosita-sismica-sicilia-orientale-mar-ionio-15-04-2022-300x212.jpg 300w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2022/04/mappa-pericolosita-sismica-sicilia-orientale-mar-ionio-15-04-2022-768x543.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p id="caption-attachment-59872" class="wp-caption-text"><strong>Figura 1</strong> – Mappa di pericolosità sismica della Sicilia orientale, con indicazione dell’epicentro del sisma 15 aprile 2022 (stella bianca). Estratto dal blog INGVterremoti: <a href="https://ingvterremoti.com/2022/04/15/evento-sismico-del-15-aprile-2022-ml-4-2-al-largo-della-costa-siracusana/" target="_blank">https://ingvterremoti.com/2022/04/15/evento-sismico-del-15-aprile-2022-ml-4-2-al-largo-della-costa-siracusana/</a></p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel loro insieme queste faglie appartengono alla <strong>Scarpata di Malta</strong> sopra citata, che appare come la struttura tettonica più importante del Mediterraneo centrale, che “apre” la crosta terrestre in Sicilia orientale e permette la risalita dei magmi dal mantello. Si tratta di un imponente e pericoloso sistema di faglie sismogenetiche, cioè capaci di generare terremoti, il cui piano principale si trova poco al largo delle coste orientali siciliane, per cui non ne possiamo apprezzare appieno l’entità perché è “nascosto” dalle acque del Mare Ionio. Se prosciugassimo il mare, noteremmo che le sue faglie si estendono per oltre <strong>trecento chilometri di lunghezza</strong> producendo nel fondale marino una scarpata profonda fino a <strong>tremila metri</strong>. È proprio la Scarpata di Malta che ha generato, l’<strong>11 Gennaio 1693</strong>, il sisma più violento accaduto negli ultimi mille anni in Italia, quello della Val di Noto: Magnitudo <strong>Mw 7.4</strong>, cinquantaquattromila vittime ed uno tsunami devastante. Sempre alla Scarpata di Malta è imputabile il più recente sisma di magnitudo <strong>Mw 5.6</strong> che il <strong>13 dicembre 1990</strong> ha scosso violentemente il territorio siciliano, accompagnato da un forte boato e seguito da numerose repliche che perdurarono per diversi giorni. Il sisma è ricordato come il “<strong>terremoto di Santa Lucia</strong>” (il nome del santo venerato in quel giorno).</p>
<p style="text-align: right;"><em>Marco Neri*</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>*Primo ricercatore, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia &#8211; Sezione di Catania, Osservatorio Etneo</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Bibliografia</strong> citata: Marco Neri, Eleonora Rivalta, Francesco Maccaferri, Valerio Acocella, Rosolino Cirrincione (2018). Etnean and Hyblean volcanism shifted away from the Malta Escarpment by crustal stresses. Earth and Planetary Science Letters Volume 486, Pages 15–22, <a href="https://doi.org/10.1016/j.epsl.2018.01.006" target="_blank">https://doi.org/10.1016/j.epsl.2018.01.006</a>.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In <strong>copertina</strong>: localizzazione epicentrale del sisma Ml 4.3 del 15 aprile 2022 (stella gialla) nel contesto tettonico del Mediterraneo centrale (disegno modificato da Neri et al., 2018 <a href="https://doi.org/10.1016/j.epsl.2018.01.006" target="_blank">https://doi.org/10.1016/j.epsl.2018.01.006</a></em>)</p>
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		<title>Augusta tra pericolosità geologiche ed incombenti emergenze, il monito del vulcanologo Marco Neri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2018 15:52:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AUGUSTA &#8211; In occasione di un convegno tenuto lo scorso 9 aprile nel salone “Rocco Chinnici” del Municipio, il vulcanologo augustano Marco Neri, primo ricercatore dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) – sezione di Catania, Osservatorio Etneo, ha relazionato sul tema &#8220;Augusta ed il rischio sismico: il pericolo viene dal mare&#8220;. La conferenza pubblica, particolarmente affollata, è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">AUGUSTA &#8211; <em>In occasione di un convegno tenuto lo scorso 9 aprile nel salone “Rocco Chinnici” del Municipio, il vulcanologo augustano <strong>Marco Neri</strong>, primo ricercatore dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) – sezione di Catania, Osservatorio Etneo, ha relazionato sul tema &#8220;<strong>Augusta ed il rischio sismico: il pericolo viene dal mare</strong>&#8220;.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La conferenza pubblica, particolarmente affollata, è stata promossa dal Comune di Augusta, con la presenza del vicesindaco Roberta Suppo e dell’assessore alla cultura Giusy Sirena, e dalla Commissione comunale di storia patria, con il neo presidente Giorgio Casole. Pubblichiamo qui di seguito un contributo scientifico che il vulcanologo &#8220;consegna&#8221; alla Città.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lagazzettaaugustana.it/augusta-tra-pericolosita-geologiche-ed-incombenti-emergenze-il-monito-del-vulcanologo-marco-neri/conferenza-marco-neri-rischio-sismico-augusta-2/" rel="attachment wp-att-36407"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-36407" src="http://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/04/conferenza-marco-neri-rischio-sismico-augusta-2-300x143.jpeg?x19700" alt="" width="300" height="143" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/04/conferenza-marco-neri-rischio-sismico-augusta-2-300x143.jpeg 300w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/04/conferenza-marco-neri-rischio-sismico-augusta-2-768x367.jpeg 768w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/04/conferenza-marco-neri-rischio-sismico-augusta-2.jpeg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Augusta trae le sue ricchezze dal mare. Questo si evince dallo stemma della città, che mostra un’aquila che afferra monete d’oro proprio dal mare. Ed è molto facile crederlo, vista la naturale conformazione della costa, che disegna un immenso porto naturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto questo luogo fosse adatto agli insediamenti umani lo avevano subito intuito i coloni greci che nel 728 a.C. fondarono <strong>Megara Hyblaea</strong>. Ma lo sapeva molto bene soprattutto Federico II di Svevia, che fondò Augusta nel 1232, rendendola una fortezza formidabile. Da allora, <strong>Augusta</strong> ed il suo immenso porto hanno ospitato <strong>flotte navali di ogni tipo e dimensione</strong>, sono diventati una delle principali basi della Regia Marina e poi, dalla seconda metà del secolo scorso, sono divenuti ricovero per navi e petroliere immense a servizio del maggiore polo petrolchimico del Mediterraneo centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, Augusta ha da sempre focalizzato la sua esistenza attorno a questo mare benigno e prodigo di opportunità. Eppure, la città ed i suoi dintorni ricadono in un <strong>contesto geologico potenzialmente molto pericoloso</strong>. Vediamo perché.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ noto che la Sicilia orientale è un’area caratterizzata da <strong>elevato rischio sismico</strong>. Ce lo racconta la storia, attraverso cronache di terribili devastazioni occorse nel 1542, nel 1693, nel 1908, solo per citare gli eventi maggiori. Terremoti violentissimi (magnitudo &gt; 7) che hanno letteralmente raso al suolo intere città tra Noto e Messina, causando decine di migliaia di vittime ed incidendo drammaticamente sul tessuto sociale ed economico delle aree colpite. <strong>Augusta si è trovata spesso prossima all’epicentro di questi terremoti</strong>, subendone conseguenze gravissime.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma forse non tutti sanno che molte vittime furono causate da <strong>maremoti associati</strong> agli eventi sismici. Un fenomeno possibile, quando i sismi violenti avvengono sul fondo del mare: il fondale marino si solleva improvvisamente proprio a causa del movimento co-sismico della faglia che genera il terremoto, producendo una formidabile spinta sulla colonna d’acqua sovrastante, che a sua volta genera l’onda del maremoto. <strong>Più è grande il movimento del fondale marino, maggiori sono le dimensioni dell’onda di maremoto</strong>, che si propaga a velocità di centinaia di chilometri l’ora in tutte le direzioni attorno alla faglia che si è mossa. Per dare un’idea, nel 1693 l’onda di maremoto si è abbattuta sulle coste augustane con altezze <strong>superiori ai dieci metri</strong>, addentrandosi nell’entroterra per chilometri, distruggendo ogni cosa al suo passaggio e causando migliaia di vittime.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, i maggiori terremoti della Sicilia orientale sono avvenuti e probabilmente continueranno ad avvenire proprio sul fondo del mare. Quel mare che in premessa abbiamo raccontato come fonte di ricchezza e benessere nasconde, quindi, sui suoi fondali, pericolose <strong>faglie sismogenetiche</strong>. Dalla superficie non possiamo vederle, ma le faglie antistanti le coste della Provincia di Siracusa dislocano i fondali marini producendo uno scalino di oltre tremila metri di altezza, segno inequivocabile di una lunga ed importante <strong>storia sismica ancora attiva</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora, cosa fare? Dobbiamo rassegnarci ed abbandonare Augusta e la Sicilia orientale emigrando in terre meno ballerine? Certamente no. Il pericolo, se lo conosci, puoi affrontarlo mitigandone significativamente i suoi potenziali effetti nefasti. Tre maggiori problematiche vanno, però, affrontate.</p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo, dobbiamo imparare ad abitare in case sismicamente resistenti, cioè <strong>costruite a norma di legge</strong>. Nessuna casa abusiva è, per definizione, una casa sicura, proprio perché edificata senza rispettare le norme antisismiche. Ad Augusta come altrove, l’abusivismo edilizio “sanato” da scellerate leggi dello Stato è una realtà tristemente diffusa. Quello che possiamo fare, quindi, è <strong>contrastare vigorosamente l’abusivismo edilizio</strong> e contemporaneamente rinforzare e <strong>rendere antisismiche le costruzioni esistenti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lagazzettaaugustana.it/augusta-tra-pericolosita-geologiche-ed-incombenti-emergenze-il-monito-del-vulcanologo-marco-neri/ingv-pericolosita-sismica-augusta-siracusa/" rel="attachment wp-att-36408"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-36408" src="http://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/04/ingv-pericolosita-sismica-augusta-siracusa-300x212.jpg?x19700" alt="" width="300" height="212" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/04/ingv-pericolosita-sismica-augusta-siracusa-300x212.jpg 300w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/04/ingv-pericolosita-sismica-augusta-siracusa-768x543.jpg 768w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/04/ingv-pericolosita-sismica-augusta-siracusa.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Poi dobbiamo imparare a <strong>conoscere la natura geologica del territorio</strong>. Le rocce non sono tutte uguali. Quelle più argillose, plastiche e soffici, intrise di acqua, amplificano le onde sismiche di un terremoto anche piccolo, producendo danni enormi sui manufatti. In altre parole, lo stesso sisma produce danni diversi in relazione alla diversa natura del substrato geologico. Gli studi di <strong>microzonazione sismica</strong> possono dare le giuste risposte, consentendo ai progettisti di realizzare case più sicure in relazione al tipo di terreno su cui esse sono edificate. Augusta, purtroppo, non ha ancora uno studio di microzonazione sismica del suo territorio, anche se la Protezione Civile sta operando proprio in questi giorni per conferire gli incarichi per la sua realizzazione. Nel frattempo, possiamo affidare a <strong>geologi</strong> competenti il progetto delle nostre case, senza lesinare sulle indagini geognostiche e geofisiche che possono <strong>salvarci la vita</strong> aiutando gli ingegneri a progettare strutture abitative sismicamente adeguate al nostro territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, e soprattutto, <strong>le calamità naturali vanno governate, non subite</strong>. Il primo strumento utile è il “<strong>Piano di emergenza comunale</strong>”, ovvero l’insieme delle procedure operative di intervento utili a fronteggiare qualsiasi calamità attesa in un determinato territorio. Uno strumento che necessita di un continuo aggiornamento, che deve tener conto dell’evoluzione dell’assetto territoriale e delle variazioni negli scenari attesi. Neanche questo documento è aggiornato ad Augusta. Una <strong>lacuna enorme da colmare al più presto</strong>, se si pensa alla vulnerabilità di un territorio pieno di industrie petrolchimiche, di serbatoi di idrocarburi e di petroliere, di armi e di navi militari, tutto a ridosso o addirittura dentro le aree urbane.</p>
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