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	<title>malattie neurodegenerative &#8211; La Gazzetta Augustana</title>
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		<title>&#8220;Cervello&#8221; in vitro per ricerca su malattie neurodegenerative, giovane augustano firma studio tra Mit e Politecnico di Torino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cecilia Casole]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Dec 2018 14:45:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AUGUSTA &#8211; Attualmente ventisettenne, si chiama Marco Campisi ed è un ingegnere biomedico augustano che negli ultimi anni ha fatto ricerca tra il Politecnico di Torino e il celebre Mit (Massachusetts Institute of Technology, con sede a Cambridge). È il primo autore di uno studio, condotto insieme ai ricercatori Yoojin Shin, Tatsuya Osaki, Cynthia Hajal, Valeria Chiono e Roger [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">AUGUSTA &#8211; Attualmente ventisettenne, si chiama <strong>Marco Campisi</strong> ed è un ingegnere biomedico augustano che negli ultimi anni ha fatto ricerca tra il <strong>Politecnico di Torino</strong> e il celebre <strong>Mit</strong> (Massachusetts Institute of Technology, con sede a Cambridge).</p>
<p style="text-align: justify;">È il primo autore di uno studio, condotto insieme ai ricercatori Yoojin Shin, Tatsuya Osaki, Cynthia Hajal, Valeria Chiono e Roger D. Kamm, sulla realizzazione di un <strong>modello in vitro</strong> della barriera emato-encefalica, cioè di vasi sanguigni del cervello umano, per poter in futuro testare farmaci per le <strong>malattie neurodegenerative</strong> e <strong>tumori cerebrali</strong> senza ricorrere alla sperimentazione sugli animali.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Secondo lo studio, i modelli sperimentali in vitro e in vivo (animali) realizzati sino ad oggi non sono riusciti a riprodurre la complessità anatomica umana delle barriere cerebrali, contribuendo a risultati fuorvianti negli studi clinici. Per superare queste limitazioni, un nuovo modello tridimensionale di rete microvascolare della barriera emato-encefalica è stato sviluppato mediante il processo biologico di vasculogenesi, in modo da replicare accuratamente l&#8217;organizzazione neuro-vascolare umana presente in vivo.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;3D self-organized microvascular model of the human blood-brain barrier with endothelial cells, pericytes and astrocytes&#8221;, è il titolo originale del lavoro basato sulla tesi di laurea magistrale di Campisi e recentemente pubblicato da &#8220;<strong>Biomaterials</strong>&#8220;, rivista scientifica internazionale, sottoposta a peer review, leader nel campo delle scienze fisiche, biologiche e chimiche applicate all&#8217;ingegneria dei biomateriali.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Il lavoro è stato svolto tra la mia tesi magistrale nel 2016 sino al primo anno di dottorato tra il Politecnico di Torino e il Mit </em>&#8211; ci spiega il giovane ricercatore augustano, Marco Campisi &#8211;<em> Questo modello include cellule staminali umane pluripotenti indotte, che si riorganizzano per formare dei micro capillari con strutture simili al cervello umano. Grazie a questa ricerca, abbiamo ricreato un piccolo organo in vitro per testare potenzialmente l’abilità di nuovi farmaci di attraversare o meno la barriera e raggiungere i neuroni per curare malattie neurodegenerative e cancro al cervello ed evitare sperimentazioni su animali</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Una grande soddisfazione per Campisi, che ad Augusta si è <strong>diplomato</strong>, da studente dell&#8217;indirizzo scientifico bilingue del Liceo &#8220;Megara&#8221;, ed ha coltivato le passioni dello <strong>scoutismo</strong>, con il gruppo Augusta 3, e del <strong>nuoto agonistico</strong>, con l&#8217;Asd Athon Augusta.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi il giovane si è trasferito a Torino, al Politecnico, dove ha conseguito la laurea magistrale in Ingegneria biomedica, e, grazie alla vittoria della borsa di studio &#8220;Ermenegildo Zegna’s founder scholarship&#8221;, ha quasi totalmente finanziato il suo anno di studio statunitense al Mit. Seguito da un altro anno di studio all&#8217;estero, come ricercatore al Dipartimento di Oncologia medica del Dana-Farber Cancer Institute affiliato all&#8217;Harvard Medical School di Boston, fino alla scorsa estate. Campisi è attualmente dottorando in Bioingegneria e scienze medico-chirurgiche al Politecnico di Torino.</p>
<p style="text-align: justify;">(<em>Nella foto in evidenza: Marco Campisi e il Mit</em>)</p>
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