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	<title>ostensorio &#8211; La Gazzetta Augustana</title>
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		<title>Festeggiamenti del Sacro Cuore, in mostra la storia di una chiesa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jun 2017 08:47:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AUGUSTA &#8211; Una selezione di documenti, articoli di giornali, riviste d’epoca, fotografie e argenti per illustrare la storia della chiesa del S. Cuore. L’iniziativa è stata incoraggiata dal parroco don Davide Di Mare nell’ambito delle celebrazioni che la parrocchia ha promosso per ricordare l’ottantesimo anniversario della posa della prima pietra, avviate venerdì 16 giugno e che proseguiranno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">AUGUSTA &#8211; Una selezione di documenti, articoli di giornali, riviste d’epoca, fotografie e argenti per illustrare la <strong>storia della chiesa del S. Cuore</strong>. L’iniziativa è stata incoraggiata dal parroco don Davide Di Mare nell’ambito delle celebrazioni che la parrocchia ha promosso per ricordare l’<strong>ottantesimo anniversario</strong> della posa della prima pietra, avviate venerdì 16 giugno e che proseguiranno fino a domenica 25.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Sono stati sintetizzati ottant&#8217;anni di storia in due eleganti teche espositive </em>&#8211; spiega il curatore della mostra, Giuseppe Carrabino &#8211;<em> dove hanno trovato collocazione le testimonianze di un percorso voluto dalla tenacia dei primi abitanti, auspicato dagli arcivescovi Carabelli e Baranzini e concretizzato dall’impegno dell’arciprete monsignor Francesco Nizza e del primo parroco don Aldo Caramagno</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Le teche ospitano due importanti pezzi di argenteria, un <strong>ostensorio</strong> del tipo lanceolato del diciassettesimo secolo e un <strong>calice</strong> con motivi decorativi del secolo successivo. Esposto altresì un <strong>reliquiario</strong> contenente il frammento della Croce con sua autentica e la stola ricamata in oro del primo parato per le solennità in dotazione alla chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Interessanti il primo<strong> registro dei battesimi</strong>, dove sono annotati altresì quelli amministrati ancor prima dell&#8217;istituzione della parrocchia su specifica autorizzazione dell&#8217;arciprete monsignor Francesco Nizza, e il primo <strong>registro dei matrimoni</strong> contratti in chiesa e nelle campagne a causa della guerra che non dava tregua alla popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia del lungo e travagliato iter di costruzione della chiesa è illustrata con ritagli di <strong>articoli del quotidiano</strong> &#8220;Il popolo di Sicilia&#8221; e dai numeri originali della &#8220;Rivista diocesana di Siracusa&#8221; dove sono pubblicati le diverse fasi costruttive della chiesa: la scelta del terreno, il contratto d’acquisto dai fratelli Pustizzi, la benedizione della prima pietra di fondazione, il cantiere regolarmente visitato da monsignor Baranzini, il decreto di istituzione della parrocchia. Numerose le <strong>foto</strong> che ritraggono il primo parroco, il can. Aldo Caramagno (1911-1982), dai suoi primi anni in seminario, la formazione, il diaconato, l’ordinazione presbiterale fino al decreto di nomina a vicario economo prima e parroco dal 1 ottobre 1942.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i <strong>documenti inediti</strong>, il verbale di approvazione del 6 dicembre 1941 della Commissione diocesana d’arte sacra per il simulacro in legno del S. Cuore, realizzato dallo scultore Giuseppe Runggaldier di Ortisei.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Non posso che esprimere gratitudine per questa iniziativa </em>&#8211; ha dichiarato il parroco <strong>don Davide Di Mare</strong> &#8211;<em> perché tanta gente sosta con commozione davanti a queste teche dove sono raccolti i segni di una storia che appartiene a ciascuno di noi. Sono segni di una comunità che nel corso di ottant&#8217;anni ha sperimentato la bellezza di una fede autentica ed ha fatto proprio l&#8217;invito di monsignor Carabelli, che auspicava &#8220;cuori infiammati dall&#8217;amore di Cristo&#8221;</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>L&#8217;interesse che sta suscitando questa mostra, che in effetti è una selezione di &#8220;pezzi&#8221; di un certo rilievo per la parrocchia, testimonia quanto sia da più parti atteso quel Museo civico, che purtroppo è rimasto sulla carta da poco meno di mezzo secolo. Avevamo tentato di dare il nostro contributo </em>&#8211; ha concluso il curatore della mostra <strong>Giuseppe Carrabino</strong> &#8211;<em> ma le vicende politiche degli ultimi anni non hanno permesso che questo sogno divenisse realtà</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">(<em>Foto in evidenza: Alberto Di Grande</em>)</p>
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		<title>Scomparsa l&#8217;antica scultura in pietra di ronco Tulé</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 16:15:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AUGUSTA &#8211; Nella più assoluta indifferenza è scomparsa da ronco Tulé una scultura raffigurante un ostensorio lanceolato di chiara ispirazione seicentesca. Un ostensorio che richiamava, nelle fattezze stilistiche, quello ubicato sul portale della chiesa di San Sebastiano, già dedicata sul finire dei diciottesimo secolo al SS. Sacramento del Circolo. A richiamare l&#8217;attenzione sulla vicenda è Giuseppe [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">AUGUSTA &#8211; Nella più assoluta indifferenza è scomparsa da <strong>ronco Tulé</strong> una scultura raffigurante un ostensorio lanceolato di chiara ispirazione seicentesca. Un <strong>ostensorio</strong> che richiamava, nelle fattezze stilistiche, quello ubicato sul portale della chiesa di San Sebastiano, già dedicata sul finire dei diciottesimo secolo al SS. Sacramento del Circolo. A richiamare l&#8217;attenzione sulla vicenda è Giuseppe Carrabino, già presidente della Commissione comunale di Storia patria.</p>
<p style="text-align: justify;">Si trattava di un segno della pietà e della devozione popolare, atteso che il ronco si apre su <strong>via Megara</strong> a qualche isolato di distanza dalla chiesa di S. Sebastiano. Un ronco che è legato ad una delle numerose leggende locali, quale l’anima del malcapitato Tulé, che secondo le fonti orali fu decapitato sul pianoro di Terravecchia. Tulè è un nomignolo che identificava una delle più antiche famiglie augustane, quella dei Cillizza imparentata con i Vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Carrabino</strong> ricorda: &#8220;<em>La scultura era stata oggetto di una nostra indagine nell’ambito di uno studio sulle tradizioni eucaristiche pubblicato nel 2005 sul <strong>Notiziario storico di Augusta</strong>. Ritengo che la scomparsa debba risalire a parecchi mesi orsono, atteso che la vecchia casetta antistante con prospetto su via Megara è stata abbattuta e ricostruita solo recentemente. I lavori che hanno interessato il rifacimento del fabbricato non hanno però coinvolto le vecchie casette del ronco che, ancora ai nostri giorni, risulta disabitato. La scultura è stata rimossa lasciando il vuoto sulla parete sottostante</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Lancia un <strong>appello</strong>: &#8220;<em>Questo ennesimo furto a danno della collettività deve far riflettere sulla necessità di promuovere azioni di tutela sui segni che identificano la nostra comunità. Occorre agire senza se e senza ma per aprire un luogo della memoria cittadina, un luogo dove si possano raccogliere le testimonianze di un passato che altrimenti andrà irrimediabilmente perduto</em>&#8220;.</p>
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