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	<title>trasferimento sede &#8211; La Gazzetta Augustana</title>
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		<title>Il Mit conferma la sede Adsp ad Augusta. Chiesto al Tar di non dare giudizio: colpo di spugna o boomerang?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Ciccarello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Oct 2018 19:41:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AUGUSTA &#8211; Alla fine del biennio non ci sarà nessuna proroga per lo spostamento della sede Adsp a Catania. Il ministero delle Infrastrutture mette nero su bianco che quel trasferimento &#8220;ha avuto carattere meramente transitorio&#8220;. Lo scrive il capo di gabinetto del ministro grillino Danilo Toninelli, Gino Scaccia, in una lettera all&#8217;Avvocatura dello Stato datata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">AUGUSTA &#8211; Alla fine del biennio non ci sarà <strong>nessuna proroga</strong> per lo spostamento della <strong>sede Adsp a Catania</strong>. Il ministero delle Infrastrutture mette nero su bianco che quel trasferimento &#8220;<em>ha avuto carattere meramente transitorio</em>&#8220;. Lo scrive il <strong>capo di gabinetto del ministro</strong> grillino Danilo Toninelli, Gino Scaccia, in una lettera all&#8217;Avvocatura dello Stato datata 31 ottobre, dove certifica che &#8220;<em>l&#8217;intendimento è quello di mantenere la sede dell&#8217;Autorità portuale presso la sede individuata dal decreto legislativo</em>&#8221; dell&#8217;agosto 2016. Legge che, recependo la normativa europea, indicava appunto Augusta in quanto scalo marittimo &#8220;Core&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">A rendere pubblico il documento è la <strong>sindaca Cettina Di Pietro</strong>, con una nota sui social dove sottolinea con soddisfazione &#8220;<em>che alcuni maldestri tentativi operati dai passati governi nazionali e regionali, a danno della nostra città, siano miseramente falliti</em>&#8220;. Esulta anche <strong>Marina Noè</strong>, che si attribuisce un ruolo da protagonista nella positiva conclusione della vicenda, parlando di &#8220;<em>risultato del lavoro di squadra condotto da Assoporto insieme alla politica nazionale e locale</em>&#8220;. La presidente dei portuali ricorda &#8220;<em>che proprio sabato aveva incontrato nella sua sede la deputazione nazionale e regionale</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai rappresentanti Ars, tutti all&#8217;opposizione del del governo siciliano, non era arrivato &#8211; né poteva arrivare &#8211; alcun impegno concreto su una questione che originata proprio dalla Regione. Ed esattamente da una <strong>relazione</strong> farlocca dell&#8217;allora assessore regionale catanese Giovanni Pistorio. Documento che <strong>denigrava Punta Cugno</strong>, per &#8220;spingere&#8221; il modesto scalo etneo come sede alternativa, e che lo stesso governatore Rosario Crocetta aveva definito &#8220;<em>una carognata</em>&#8221; (ma solo dopo averlo diligentemente fatto diventare il presupposto del decreto-scippo firmato dal ministro Graziano Delrio).</p>
<p style="text-align: justify;">Un ruolo diverso devono averlo invece svolto i &#8220;portavoce&#8221; M5S in Parlamento, se l&#8217;iper-attiva presidente di Assoporto ha sentito il dovere di &#8220;<em>ringraziare particolarmente il senatore Pino Pisani e il deputato Paolo Ficara</em>&#8221; (oltre la sindaca e, più genericamente, &#8220;<em>quanti si sono adoperati con determinazione</em>&#8220;). I <strong>due parlamentari grillini</strong>, sabato scorso, avevano promesso a Noè che &#8220;<em>martedì avrebbero parlato con Toninelli</em>&#8221; per spiegare le osservazioni dell&#8217;Associazione. E così dev&#8217;essere stato, considerato che il ministero ha cambiato registro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Appena un mese fa</strong>, secondo quanto aveva rivelato Di Pietro, la questione Adsp sarebbe stata gestita dal Mit con un pilatesco &#8220;non facciamo presentare gli avvocati dello Stato all&#8217;udienza del Tar di Catania&#8221;. Noè aveva vigorosamente bocciato questa linea, poiché lasciava il ricorso contro il decreto-scippo in balia di sé stesso (e dei giudici amministrativi catanesi). Perciò ha subito chiamato la deputazione locale, riuscendo a farsi ascoltare. Ne è venuta fuori la lettera che manifesta &#8220;<em>l&#8217;intendimento</em>&#8221; romano di lasciare le cose come stavano, prima che l&#8217;allora sindaco catanese Enzo Bianco e la sua filiera Pd sovvertissero &#8220;<em>un semplice principio: quello della logica e della legalità</em>&#8221; (come l&#8217;ha definito un comunicato congiunto sindaca-senatore-deputato).</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>ministero di Toninelli</strong> scrive inoltre ai suoi avvocati &#8220;<em>di voler richiedere al Tar adito di accertare la sostanziale cessazione della materia del contendere</em>&#8220;. Una richiesta arrivata sul filo di lana, considerato che l&#8217;<strong>udienza è fissata il 7 novembre</strong>. A questo punto diventerebbe inutile tenerla, secondo la  proposta di Roma. Solo che in questo modo si mette una pietra sopra le vicende di un <strong>decreto che il Cga, a luglio 2017</strong>, aveva detto essere potenzialmente in grado di arrecare &#8220;<em>un pregiudizio attuale grave e (sotto alcuni profili) irreparabile</em>&#8220;. Il Consiglio di giustizia amministrativa aveva &#8220;<em>ordinato la sollecita fissazione dell&#8217;udienza di merito</em>&#8221; al Tar di Catania.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso, con la &#8220;<em>cessazione della materia del contendere</em>&#8220;, <strong>non ci sarà più alcun tribunale</strong> a sentenziare se la &#8220;<em>carognata</em>&#8221; c&#8217;è stata e chi ne siano i responsabili. Col rischio che quelle carte contestate, e non invalidate da alcuno, continuino a pendere come una spada di Damocle. Il <strong>decreto Delrio</strong> fissa lo spostamento della sede Adsp per 2 anni, eventualmente prorogabili. La scadenza è alla <strong>fine del prossimo gennaio</strong>, perciò al ministero sarebbe bastato non rinnovarlo per chiudere definitivamente la partita, a prescindere dagli esiti del giudizio al Tar. In questo modo invece, se imbroglio è stato fatto, nessuno ne pagherà le conseguenze. E magari, al momento opportuno, potrebbe riutilizzare proprio quelle stesse carte su cui nessuno ha potuto mettere il bollo &#8220;<em>illegittime</em>&#8220;.</p>
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