<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Blog &#8211; La Gazzetta Augustana</title>
	<atom:link href="https://www.lagazzettaaugustana.it/category/blog/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lagazzettaaugustana.it</link>
	<description>Notizie e ultim&#039;ora su cronaca, politica, sport, eventi di Augusta</description>
	<lastBuildDate>Mon, 07 Aug 2023 13:39:28 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>
	<item>
		<title>Barbie il film, ricordare con gli occhi: le ragioni di un successo planetario</title>
		<link>https://www.lagazzettaaugustana.it/barbie-il-film-ricordare-con-gli-occhi-le-ragioni-di-un-successo-planetario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Obraz]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2023 14:39:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[barbie il film]]></category>
		<category><![CDATA[Blog OBRAZ]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[claudia la ferla]]></category>
		<category><![CDATA[greta gerwin]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[margot robbie]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[mattel]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[ryan gosling]]></category>
		<category><![CDATA[superspettacolo d&#039;autore]]></category>
		<category><![CDATA[will ferrell]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lagazzettaaugustana.it/?p=65412</guid>

					<description><![CDATA[All’interno degli ampi discorsi sul film di Greta Gerwin resta, secondo me, un buco su un’importante questione tematica, che va al di là delle analisi sul film, il valore stilistico e la carenza di vernice rosa nel mercato globale: la spettatorialità femminile come conquista di uno spazio esclusivo. Per quel che mi riguarda, non è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">All’interno degli ampi discorsi sul film di <strong>Greta Gerwin</strong> resta, secondo me, un buco su un’importante questione tematica, che va al di là delle analisi sul film, il valore stilistico e la carenza di vernice rosa nel mercato globale: la <strong>spettatorialità femminile come conquista di uno spazio esclusivo</strong>. Per quel che mi riguarda, non è tanto il film Barbie in sé ad avere un valore nel dibattito quotidiano, quanto il film Barbie “<strong>fuori di sé</strong>”, per voler strizzare l’occhio al caro <strong>Hegel</strong>. Non tanto la trama, la struttura, i personaggi e il femminismo che il film pretende di veicolare sul grande schermo, quanto il fenomeno di “riappropriazione di uno spazio” che assume forma e coscienza al di qua dello schermo stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per comprendere questo passaggio è inevitabile e doveroso fare più di un passo indietro, seguendo le orme del cambiamento che attiene alla spettatorialità femminile nel tempo. Il rischio, altrimenti, è di non riuscire a comprendere alcuna “rivoluzione” o “conquista” e restare fuori da un dibattito che, a quel punto, resterebbe arginato nei confini di un giudizio parziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli <strong>anni ’60</strong> una serie di eventi mondiali mettono in discussione l’esistenza delle cosiddette “<strong>grandi narrazioni</strong>”. Soprattutto le donne, attraverso i <strong>movimenti femministi</strong>, iniziano a rivendicare a gran voce il “diritto alla differenza” come valore fondante della società. Proprio le donne, infatti, smascherano il limite del lungo periodo caratterizzato dalle cosiddette “grandi narrazioni”, evidenziando come fossero legate a una visione strettamente maschile. Quello che stava accadendo era che dei singoli soggetti non si riconoscevano più dentro “racconti universali”, affermando il diritto alla differenza come principio fondante di un <strong>nuovo “io”</strong>. Pertanto, l’uomo, almeno concettualmente, inizia in quel momento a perdere la sua centralità: non è più colui che ordina il mondo e le donne lottano a favore di un decentramento del soggetto umano. La <strong>pluralità</strong> inizia a essere vista come una condizione essenziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bene, facciamo a questo punto un passo in avanti e torniamo al discorso meramente cinematografico. Premettiamo che il piacere visivo nel cinema narrativo è dovuto al fatto che quest’ultimo è in grado di attivare il <strong>voyeurismo</strong> e il <strong>narcisismo</strong>. Il voyeurismo ha a che fare con il piacere di guardare qualcun altro che non sa di essere visto – quello spettatoriale è un piacere voyeurista – mentre quello narcisistico si attiva vedendo nel personaggio la propria immagine (immedesimazione). E qui giungiamo a un punto fondamentale: non si ha lo stesso piacere nello spettatore e nella spettatrice. Per esempio, il cinema classico rappresentava in modo diverso il maschile e il femminile, provocando di conseguenza una diversa esperienza in sala. Il piacere era stato ascritto all’uomo e non alla donna, distinguendo tra “attivo” maschile e “passivo” femminile. In altri termini, il piacere di guardare nel cinema classico non era destinato a tutti, proprio perché suddiviso in diversità di genere: il personaggio attivo nel guardare era quello maschile, il personaggio passivo, cioè il guardato, era quello femminile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, nel cinema classico lo schema prevedeva che il soggetto maschile fosse quello attivo che guarda, mentre il personaggio femminile, quello passivo che viene guardato. Non solo, il personaggio maschile era quello che porta avanti la storia, mentre quello femminile paradossalmente la arresta: la sua funzione era di mero oggetto dello sguardo, ovvero attivare il desiderio maschile. In un film così strutturato, solo l’uomo è in grado di identificarsi col soggetto sullo schermo, mentre l’intero processo viene precluso alla donna in sala. È indubbia la perfetta <strong>sincronia tra realtà dentro la sala e realtà fuori dalla sala</strong>: il cinema replica una condizione consolidata nel quotidiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa c’entra Barbie con tutto questo? Costruiamo ancora una base per la nostra riflessione. Sempre gli anni ’60, come abbiamo avuto modo di comprendere, hanno rappresentato un periodo di radicali trasformazioni, sia in ambito culturale che cinematografico: sono gli anni di Fellini, Visconti, Antonioni. Il critico Vittorio <strong>Spinazzola</strong> arriva addirittura a coniare il termine “<strong>superspettacolo d’autore</strong>” per definire un radicale cambiamento artistico-culturale, riferendosi in particolare alle pellicole “La dolce vita” di Fellini e “Rocco e i suoi fratelli” di Visconti. Si tratta di una trasformazione determinante, ma anche di un caso mai più replicato nella storia del cinema italiano, perché non è più successo che il cinema d’autore si trovasse in cima agli incassi. Anzi, poco dopo, si consoliderà una nettissima divisione tra “cinema alto” – con una scarsa presenza di pubblico – e “cinema basso”, caratterizzato da una narrazione popolare ancorata ai generi western all’italiana, commedia sexy, thriller, poliziesco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio Spinazzola mi ha portato a pensare Barbie come una sorta di “superspettacolo d’autore”, non perché si voglia paragonare il film alle pietre miliari felliniane e viscontiane, ma per quella sfumatura di significato che attiene al <strong>connubio tra spettacolarità e autorialità</strong>, con cui il nostro piglio critico fatica a fare i conti. Greta Gerwin, che di certo non è una regista improvvisata, dimostra di sapersi muovere nella fangosa terra di mezzo tra arte e industria, dove per “arte” intendo non tanto il valore del prodotto in sé, quanto la capacità di attivare un processo nostalgico nelle spettatrici in sala. Il passato, grazie al film Barbie, diventa un magma in eruzione capace di rompere gli argini di una stanzetta recondita e rivendicare uno spazio di appartenenza e competenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tal senso, ci viene in aiuto la scrittrice e critica Natalia <strong>Ginzburg</strong>, che definisce il cinema come uno straordinario dispositivo memoriale, dove <strong>immagini sullo schermo</strong> e <strong>ricordi</strong> si mischiano fino a confondersi. Immagini e sogni sono fatti della medesima sostanza. Secondo Ginzburg, alcuni film, come per esempio Amarcord – secondo lei uno dei film più belli della storia del cinema – riescono a tradurre visivamente le memorie personali e collettive. Dice Ginzburg nel ruolo di spettatrice: “L’evocazione degli anni Trenta, in Amarcord, a me ha dato i brividi, perché mai mi era successo di vedere evocati gli anni della mia giovinezza, e il fascismo di allora, con tanta verità e orrore. Verità e orrore non sono enunciati né con parole né con avvenimenti, ma sempre e solo con un linguaggio di immagini. Di colpo, mi sono ricordata che quell’epoca era per me orribile. Lo sapevo, ma d’un tratto l’ho ricordato con gli occhi”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, è evidente che Ginzburg parla di un film che nulla ha a che fare con Barbie e cita, tra l’altro, un periodo storico fatto di orrore e assenza di umanità. C’è però un passaggio del suo discorso che trovo incredibilmente pertinente con questo ragionamento: “Lo sapevo, ma d’un tratto l’ho ricordato con gli occhi”. Oltre a essere una frase carica di bellezza è esattamente la <strong>chiave del “fenomeno Barbie”</strong>: tutte le donne sanno cosa abbia significato Barbie nella loro <strong>infanzia</strong>, ma improvvisamente lo hanno <strong>ricordato con gli occhi</strong>. Socialità, sogni, amicizie, progetti e storie venivano affidate a Barbie, e da lei realizzate. C’era la sensazione di possedere un luogo fortemente identitario in cui potersi ritrovare e riconoscere, ed era il luogo delle nostre storie, dove contava solo cosa noi avessimo da dire, da narrare, da fantasticare. Barbie era una sorta di alter ego che viveva in un mondo privo di confini: il <strong>mondo delle possibilità</strong>. Non si trattava solo di una bambola, quanto di una trasposizione materica della realizzazione dei sogni di ciascuna. Afferrandola e iniziando a giocare, tutto sembrava a portata di mano: l’Io-Barbie poteva diventare ogni cosa la nostra mente fosse in grado di pensare. E questo, dentro uno spazio in cui nessuno (!) poteva dire “questo non fa per te”, “non si addice a una femminuccia”, “è meglio che tu faccia altro”, “hai un carattere complicato”, “i sogni sono solamente sogni”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mondo creato intorno a Barbie era la prima vera conquista di uno spazio esclusivo, da cui i maschi – già pieni di spazi esclusivi – restavano fuori. Attenzione però, per loro stessa scelta. La mancanza di strumenti e di codici di accesso verso quel mondo intessuto da piccole donne, fatto di trame e regole da loro stabilite, relegava il tutto a uno “stupido gioco” (un po’ come oggi relega il tutto a “uno stupido film”). Questo perché un mondo con regole stabilite dalle donne, fa ancora abbastanza specie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ripeto, non si disquisisce sulla <strong>qualità della pellicola</strong> in sé, quanto dei <strong>valori condivisi dal pubblico</strong> in sala: un pubblico di donne che fino a qualche decennio fa non aveva neanche il privilegio dell’immedesimazione in sala. Barbie, invece, permette al magma emotivo di esplodere con forza, rivendicando un mondo che, di fatto, appartiene a tutti. Anche alle donne. Barbie attiva ricordi legati alla capacità di fare squadra, alla complicità e alla creatività messa in campo per portare avanti una “narrazione comune”. E non importa se questa preveda un lieto fine, è il remare tutte insieme verso una direzione che conta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo, secondo me, il passaggio chiave della spettatorialità in Barbie: attiva nel buio della sala, come i meandri di un sogno, la <strong>nostalgia di un tempo in cui tutto sembrava possibile</strong> e in cui piccole donne si scrivevano da sole la vita che avrebbero voluto vivere. In gruppo, poi, in una situazione di gioco condiviso, ogni bambina creava un tassello di storia, incastrando, pezzo dopo pezzo, una narrazione che diventava “<strong>costruzione solidale</strong>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella che alcuni vedono solo come una stupida bambola rappresenta una condivisone di intenti e la conquista di uno spazio. Tra l’altro, Ginzburg nei suoi scritti sul cinema, trasforma un dato empirico e personale, in un parametro estetico, trattando la memoria non solo come un mezzo per analizzare i film, ma anche come un criterio per esprimere un giudizio. Dice: “La memoria è l’unica vera chiave di giudizio per quanto riguarda i film. Di un film noi conserviamo unicamente quello che amiamo; tutto il resto si dissolve in cenere”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, volendo cogliere la sua preziosa eredità, del film Barbie, ogni spettatrice conserva unicamente ciò che ama: la parte di sé bambina in cui quel mondo ludico era lo specchio di una identità autodeterminata. Tutto il resto si dissolve in cenere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ultimo, per concludere, quello con cui bisogna senza dubbio fare i conti, con buona pace di tutti, anche dei più critici, è che il cinema è industria, e come tale va anche inteso e interpretato. Pertanto, muovere una critica che miri a etichettare un film come “operazione di marketing”, apre due falle:</p>



<p class="wp-block-paragraph">1. <strong>Il cinema è una industria e il marketing non può essere tenuto fuori</strong> (Barbie non è di certo il primo caso in cui si fanno operazioni di questo tipo). Soprattutto, se una industria guadagna, si traduce in termini di stipendi pagati e soldi rinvestiti (anche in opere dall’elevato valore artistico e intellettuale che però, ahimè, poi nessuno va a vedere).</p>



<p class="wp-block-paragraph">2. <strong>Barbie ha rappresentato e rappresenta oggi attraverso il film in sala, la conquista di uno spazio esclusivo.</strong> Dove l’esclusività non è data dal chiudere la porta dall’interno, quanto dall’incapacità e dalla non volontà da parte dell’altro sesso di accedervi con rispetto e spirito di ascolto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto non è quanto sia <strong>rosa</strong> il mondo di Barbie, ma quanto questo colore desti ancora estremo <strong>disagio</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="800" height="599" src="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/10/blog-obraz-claudia-la-ferla.jpg?x60163" alt="Il Blog su cinema e cortometraggio Augusta 2016 Obraz di Claudia La Ferla per La Gazzetta Augustana.it" class="wp-image-14546" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/10/blog-obraz-claudia-la-ferla.jpg 800w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/10/blog-obraz-claudia-la-ferla-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<enclosure url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2023/08/ryan-gosling-e-margot-robbie-barbie-il-film.jpg" length="63335" type="image/jpg" />
<media:content xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2023/08/ryan-gosling-e-margot-robbie-barbie-il-film-300x176.jpg" width="300" height="176" medium="image" type="image/jpeg">
	<media:copyright>La Gazzetta Augustana</media:copyright>
	<media:title></media:title>
	<media:description type="html"><![CDATA[]]></media:description>
</media:content>
<media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2023/08/ryan-gosling-e-margot-robbie-barbie-il-film-150x150.jpg" width="150" height="150" />
	</item>
		<item>
		<title>Augusta, progetto Castello Svevo tra piano demolizione e teoria del restauro</title>
		<link>https://www.lagazzettaaugustana.it/augusta-progetto-castello-svevo-tra-piano-demolizione-e-teoria-del-restauro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Il Corbaccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2020 18:44:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[carlo veca]]></category>
		<category><![CDATA[castello svevo augusta]]></category>
		<category><![CDATA[demolizione]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corbaccio]]></category>
		<category><![CDATA[primo stralcio]]></category>
		<category><![CDATA[progetto esecutivo]]></category>
		<category><![CDATA[soprintendenza beni culturali siracusa]]></category>
		<category><![CDATA[ultim'ora]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lagazzettaaugustana.it/?p=50389</guid>

					<description><![CDATA[Il restauro di un Bene Culturale costituisce la fase finale della conservazione, nel momento in cui la prevenzione e la manutenzione non possono più garantire la tutela del monumento. Ai sensi dell’art. 29 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (d.lgs. 22.01.2004 n.42), per restauro si intende “l&#8216;intervento diretto sul bene attraverso un complesso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" style="text-align: justify;" align="center">Il restauro di un Bene Culturale costituisce la fase finale della conservazione, nel momento in cui la prevenzione e la manutenzione non possono più garantire la tutela del monumento. Ai sensi dell’art. 29 del <b>Codice dei beni culturali e del paesaggio</b> (d.lgs. 22.01.2004 n.42), per restauro si intende “<em>l</em><i>&#8216;intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate </i><i>all&#8217;integrità materiale ed al recupero del bene medesimo, alla protezione ed alla trasmissione dei suoi valori culturali</i>”.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">La vicenda del Castello Svevo di Augusta è tornata attualmente in auge a seguito del <a href="https://www.lagazzettaaugustana.it/augusta-castello-svevo-pubblicata-la-gara-per-il-1-stralcio-dei-lavori/" target="_blank">bando per i lavori</a> di consolidamento, restauro e fruizione (I stralcio funzionale) che a breve dovrebbero essere avviati.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Com&#8217;è noto, nel monumento in questione si possono individuare <strong>tre fondamentali e differenti momenti edificatori</strong>: il nucleo originario svevo, la sopraelevazione e la fortificazione spagnola e, infine, la trasformazione carceraria in casa di relegazione. Ci sono poi altri corpi di fabbrica che incedono soprattutto sul lato Sud del castello.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Il progetto prevedrebbe la demolizione delle “<strong>superfetazioni</strong>” moderne (carcere) per “liberare” il corpo di fabbrica svevo. In particolare, come si legge nel <strong>Piano Demolizione</strong> del Progetto Esecutivo, le parti dell&#8217;edificio sottoposte a demolizione sarebbero “<i>i fabbricati addossati alle originarie torri federiciane negli angoli nord-est e nord-ovest del castello; il corpo carcerario che corrisponde, oltre alle coperture, alla rimozione del terzo e quarto livello; inoltre saranno demoliti tutti gli elementi superfetativi rispetto al corpo federiciano originario</i>”. Sempre nel Piano Demolizione, vengono citati due momenti di sviluppo dell&#8217;apparato costruttivo, quello originario (XIII secolo) e quello carcerario (XIX secolo). Non si fa menzione quindi, del momento edificatorio relativo alla <strong>fase spagnola</strong>, che invece viene ben argomentata nella Relazione Storica.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Quali sono le ragioni della demolizione delle “superfetazioni” carcerarie? Ragioni prettamente strutturali, o per ricostituire l&#8217;ipotetica immagine dell&#8217;architettura federiciana? Se nel primo caso non si possono negare i problemi di <strong>dissesto statico</strong>, riconducibili all&#8217;erosione marina e soprattutto ai terreni di fondazione (argille) in cui l&#8217;opera venne realizzata, la seconda motivazione potrebbe essere giustificata solo da una <strong>presunta scarsa valenza architettonica</strong> della casa penale e una visione nostalgica del passato.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Ripercorrendo la lezione di <b>Cesare Brandi</b>, critico d’arte del secolo scorso che ha teorizzato i fondamenti delle <strong>teoria del Restauro</strong>: <span style="color: #000000;">“</span><span style="color: #000000;"><i>il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte nella sua consistenza fisica e nella duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione nel futuro</i></span><span style="color: #000000;">”.</span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il restauro deve mirare al “</span><span style="color: #000000;"><i>ristabilimento dell’unità potenziale dell’opera d’arte </i></span><em><span style="color: #000000;">purché ciò sia possibile senza commettere un falso storico, e senza cancellare ogni traccia del passaggio dell’opera d’arte nel tempo</span></em><span style="color: #000000;">”.</span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Con ciò si intende che un’opera anche se frammentaria continua a sussistere in un tutt’uno. Non deve essere considerata nella somma delle sue singole parti a sé stanti, aggiunte nel corso del tempo e testimonianza delle epoche che lo hanno attraversato, ma nell’<strong>unità del monumento</strong>. Quindi, ogni intervento di restauro sarà per così dire, “suggerito” dal monumento stesso, da ogni frammento che lo compone con il fine ultimo di ricostituire la sua potenzialità, nella ricerca di un equilibrio tra istanza storica ed estetica.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Dal momento che non è l’opera ad essere restaurata bensì la sua “materia” è necessaria una conoscenza scientifica e tecnica dei materiali costitutivi da parte del restauratore che dovrà attenersi a tre principi fondamentali: l’integrazione dovrà essere sempre e facilmente riconoscibile; la materia dell’opera d’arte sarà sostituibile solo quando non collabori alla figuratività dell’immagine; ogni intervento di restauro dovrà essere reversibile e facilitare gli eventuali interventi futuri.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per ciò che concerne la rimozione delle aggiunte o “superfetazioni”, ogni opera deve essere concepita come un documento storico il cui mantenimento di un dato è sempre giustificato, mentre va invece motivata una sua rimozione che distrugge un’informazione e falsifica un dato e comunque andrebbe sempre lasciata una “</span><span style="color: #000000;"><i>traccia”</i></span><span style="color: #000000;"> o un “</span><span style="color: #000000;"><i>testimone</i></span><span style="color: #000000;">” sull’opera stessa. </span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;impostazione architettonica federiciana rimane ancora oggi sconosciuta nella sua interezza. Le fasi costruttive successive, l&#8217;hanno soffocata. Nonostante tutto, prediligere un evento storico rispetto ad un altro, equivale a praticare la </span><span style="color: #000000;"><i>damnatio memoriae</i></span><span style="color: #000000;"> per qualcosa di cui si prova vergogna.</span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Siamo sicuri che rimuovere con un colpo di spugna la Casa Penale dal Castello Svevo sia la scelta giusta?</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Perché cancellare totalmente una fase storica di un monumento che potrebbe essere comunque reimpiegata per i successivi usi del castello, e testimonianza della storia recente del monumento, della città e della storia della neonata unità d&#8217;Italia?</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Un approccio “superficiale” alla questione restauro-valorizzazione, potrebbe portare ad esaltare una polarità sull&#8217;altra, quella del valore estetico sulla storicità di un monumento. <span style="color: #000000;">Se ne deduce quindi che sarà necessario adottare delle scelte seguenti le metodologie più adeguate che preservino entrambe le due concezioni di storicità. </span>Nel folto labirinto teoretico, ci si dovrebbe destreggiare attraverso il passaggio del <b>dibattito culturale</b>, con il coinvolgimento dell&#8217;<strong>opinione pubblica</strong>.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Una progettazione aperta e internazionale, per quanto dispendiosa, avrebbe di sicuro fatto propri questi principi.</span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Considerando che non esiste una documentazione grafica precisa del monumento, né uno studio recente sulla lettura stratigrafica muraria di tutto il complesso, sarebbe opportuno che il progetto di recupero, restauro e fruizione del Castello Svevo di Augusta – esso stesso un evento storico &#8211; si muovesse sotto l&#8217;egida di un <b>progetto di ricerca</b> che contempli tutti gli aspetti, per scongiurare l&#8217;ennesima occasione mancata di tutela e valorizzazione di un bene culturale, da restituire a una comunità cittadina e a tutto il resto della popolazione.</p>
<p class="western" style="text-align: right;" align="right"><em>Carlo Veca*</em></p>
<p class="western" style="text-align: right;" align="right"><em>*Archeologo</em></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia essenziale</strong></p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Agnello G., Trigilia L. 1994, <i>La spada e l&#8217;altare. Architettura militare e religiosa ad Augusta dall&#8217;età sveva al barocco</i>, Arnaldo Lombardi Editore, Palermo.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Brandi C., 1977, <i>Teoria del restauro</i>, Collana Piccola Biblioteca n. 318, Einaudi, Torino.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><i>Codice dei beni culturali e del paesaggio</i>, DECRETO LEGISLATIVO 22 gennaio 2004, n. 42.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Foramitti F, Quendolo A. 2003, <i>Restauri di castelli. Relazioni presentate agli incontri di studio sul restauro dei castelli (1998-2001)</i>, Vol. 1, Gaspari, Udine.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Magnano di San Lio E. <i>et alii</i> 2015, <i>De Grunemberg&#8217;s fortifications in Augusta. Knowledge and conservation of a neglected heritage</i>, in Defencive Architecture of the Mediterranean (XV-XVIII sec.), vol. II, pp. 119-126.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<enclosure url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/07/castello-svevo-rivellino-augusta.jpeg" length="100800" type="image/jpg" />
<media:content xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/07/castello-svevo-rivellino-augusta-300x176.jpeg" width="300" height="176" medium="image" type="image/jpeg">
	<media:copyright>La Gazzetta Augustana</media:copyright>
	<media:title></media:title>
	<media:description type="html"><![CDATA[]]></media:description>
</media:content>
<media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/07/castello-svevo-rivellino-augusta-150x150.jpeg" width="150" height="150" />
	</item>
		<item>
		<title>Beni Culturali o beni di consumo? Quando il volto della Gorgone è in &#8220;affitto&#8221;</title>
		<link>https://www.lagazzettaaugustana.it/beni-culturali-o-beni-di-consumo-quando-il-volto-della-gorgone-e-in-affitto-1/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Il Corbaccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2019 13:38:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[beni culturali]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[carlo veca]]></category>
		<category><![CDATA[gorgone]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corbaccio]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[mercificazione]]></category>
		<category><![CDATA[regione siciliana]]></category>
		<category><![CDATA[valorizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[versace]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lagazzettaaugustana.it/?p=45105</guid>

					<description><![CDATA[Una delle tendenze degli ultimi anni in materia di patrimonio culturale è improntata nell&#8217;uso e (letteralmente) sfruttamento della “bella location” e/o del “posto fico”. Affittare un Bene Culturale per farci qualcosa, insomma, seguitando l&#8217;equazione “valorizzazione = fare soldi”. È possibile che oggi “valorizzazione del patrimonio culturale” &#8211; definizione altisonante sovrautilizzata da media, università, intellettualoidi e addirittura [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una delle tendenze degli ultimi anni in materia di patrimonio culturale è improntata nell&#8217;uso e (letteralmente) sfruttamento della “bella location” e/o del “posto fico”. <strong>Affittare un Bene Culturale</strong> per farci qualcosa, insomma, seguitando l&#8217;equazione “valorizzazione = fare soldi”.</p>
<p style="text-align: justify;">È possibile che oggi “valorizzazione del patrimonio culturale” &#8211; definizione altisonante sovrautilizzata da media, università, intellettualoidi e addirittura politicanti di professione – sia sinonimo di marchetta?</p>
<p style="text-align: justify;">Ironia a parte, quello <strong>sfruttamento e mercificazione</strong> dei beni pubblici siciliani (e italiani) rappresenta il trend più in voga attualmente nell&#8217;ambito della cosiddetta “<strong>valorizzazione</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">In un precedente articolo, dal titolo &#8220;<a href="https://www.lagazzettasiracusana.it/milioni-di-clic-con-larte-la-lezione-di-marketing-di-louis-vuitton-al-mibact/" target="_blank">Milioni di clic con l&#8217;arte, la lezione di marketing di Louis Vuitton al Mibact</a>&#8220;, elogiavo ironicamente i fantastici (a mio avviso) video promozionali della collezione di una nota griffe ispirata al mondo dell&#8217;arte. Subito i (presunti) addetti ai lavori mostravano indignazione&#8230; peccato che la collezione fu presentata niente di meno che&#8230; al <strong>Musée du Louvre</strong>. Si il Louvre. Il Museo con la M in maiuscolo, il museo per antonomasia, un luogo di ricerca dove ingenti finanziamenti vengono costantemente impiegati per la tutela, la promozione e la valorizzazione, quelle vere. Ma il Louvre è anche un posto fico. Ci si poteva permettere di presentare una collezione di una nota griffe non curandosi della ricaduta culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma altri luoghi, come le città di <strong>Sciacca</strong> o <strong>Palma di Montechiaro</strong>, l&#8217;anfiteatro romano di <strong>Siracusa</strong>, il Castello Ursino di <strong>Catania</strong> o la Valle dei Templi di <strong>Agrigento</strong> non sono, purtroppo, il Musée du Louvre, non godono delle stesse strategie e risorse, e non possono permettersi di fare attività esclusivamente venali senza alcuna ricaduta culturale reale. Non possono, insomma, accontentarsi di qualcosa che si scrive “valorizzazione”, ma si legge “incasso facile di piccolo cabotaggio”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ditemi adesso che le persone che vedono questi luoghi alla tv o su youtube, siano poi invogliate ad andarci&#8230; bella minchiata! Va bene la ricaduta d&#8217;immagine nel mondo, ma è pur sempre una ricaduta effimera se dietro non ci sia una forte politica di tutela e valorizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sfilata di moda, ballare la Zumba al museo, celebrare il matrimonio in una galleria d&#8217;arte o in un sito archeologico, <strong>non</strong> è valorizzazione del patrimonio culturale. Anzi. Si è sempre più lontani dal concetto di valorizzazione. È solo una forma edulcorata di sfruttamento che non diffonde alcun messaggio culturale. Si tratta solo di reificazione di un Bene pubblico che si allontana sempre più dal cittadino.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non è assolutamente un attacco a chi propone questo tipo di evento. È una <strong>critica agli accademici</strong>, che si scannano come bestie per il Kouros di Lentini, ma fanno finta di niente sul concetto di “valorizzazione” perché non non lo ritengono argomento scientifico, quando invece proprio di scienza si tratta. È una critica alla politica che, trovandosi nella parte bassa della montagna del Purgatorio del canto VI della Divina Commedia, non vuole cominciare alcun percorso di espiazione, non vuole assolutamente perder tempo a “salire le cornici”, preferendo imboccare la strada breve e veloce dello stereotipo e dell&#8217;omologazione, a danno dell&#8217;unicità del nostro patrimonio culturale. <strong>Selinunte non è Disneyland</strong>!</p>
<p style="text-align: justify;">Volevo ricordare anche, per dovere di cronaca, che qualche tempo fa la Grecia si espresse con un secco <strong>No</strong> alle attività non ritenute idonee – come ad esempio il fashion business &#8211; al “carattere culturale unico” di luoghi come l&#8217;acropoli di <strong>Atene</strong>, rifiutando in cambio un pacco di milioni. Guarda caso, la Grecia disse No! Questione di volontà.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tutti sanno, la <strong>Gorgone</strong> è parte della Bandiera ufficiale della <strong>Regione Siciliana</strong>. Potremmo in questo caso citare alcuni passi di Italo Calvino in merito alla Medusa: “<em>In certi momenti mi sembrava che il mondo stesse diventando tutto di pietra: una lenta pietrificazione più o meno avanzata a seconda delle persone e dei luoghi, ma che non risparmiava nessun aspetto della vita. Era come se nessuno potesse sfuggire allo sguardo inesorabile della Medusa. L’unico eroe capace di tagliare la testa della Medusa è Perseo, che vola coi sandali alati, Perseo che non rivolge il suo sguardo sul volto della Gorgone ma solo sulla sua immagine riflessa nello scudo di bronzo</em>”. Il mondo greco non era affatto privo di bruttezza. E proprio ai mostri o ai terribili episodi della mitologia si affidavano per salvare il loro mondo. Oltre al <strong>Bello</strong> e <strong>Buono</strong> esisteva anche il <strong>Brutto</strong> ma ben rappresentato. Anche il brutto aveva non a caso un canone estetico. L&#8217;estetica era una forma di conoscenza intesa ovviamente come riflessione sulle sensazioni dettate dai cinque sensi. La Gorgone era il soggetto preferito, Mimesis del terrore&#8230; ma anche monito contro la Hybris e per invitare l&#8217;uomo a non fuggire o restare pietrificato di fronte alla sua condizione umana, ma a <strong>ricordare</strong> utilizzando il riflesso dello scudo della conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">La Medusa non incarna la “femme fatale”, è il simbolo di ogni siciliano, e come tale dovrebbe invogliarci a riconquistare i valori d&#8217;identità.</p>
<p style="text-align: justify;">(<em>Nell&#8217;immagine di copertina, da sx: lastra fittile con raffigurazione a rilievo di Gorgoneion, dall&#8217;area del Tempio di Atena a Siracusa, fine VII-inizi VI sec. a.C.; Bandiera della Regione Siciliana; marchio della nota griffe “Versace”</em>)</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nota didascalica</em>. L&#8217;immagine di copertina vuole, simbolicamente e provocatoriamente, racchiudere il messaggio, “fruirete del Bene (Culturale) o del Brand?”. È un invito a riappropriarci del nostro simbolo culturale, per scongiurare una triste evoluzione della Gorgone dal suo significato di “monito” a quello di “Brand”. Ma per far sì che ciò accada, gli enti  preposti dovranno intervenire strutturalmente verso una politica che preveda il binomio valorizzazione = ricerca.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<enclosure url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2019/07/gorgone-regione-siciliana-versace-blog-il-corbaccio-def.jpg" length="144020" type="image/jpg" />
<media:content xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2019/07/gorgone-regione-siciliana-versace-blog-il-corbaccio-def-300x139.jpg" width="300" height="139" medium="image" type="image/jpeg">
	<media:copyright>La Gazzetta Augustana</media:copyright>
	<media:title></media:title>
	<media:description type="html"><![CDATA[]]></media:description>
</media:content>
<media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2019/07/gorgone-regione-siciliana-versace-blog-il-corbaccio-def-150x150.jpg" width="150" height="150" />
	</item>
		<item>
		<title>Dialogo tra Epicarmo, Domenico e Peppino. Ovvero dell&#8217;incontro tra devastazione e Bellezza</title>
		<link>https://www.lagazzettaaugustana.it/dialogo-tra-epicarmo-domenico-e-peppino-ovvero-dellincontro-tra-devastazione-e-bellezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Il Corbaccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Nov 2018 17:10:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[archeologo]]></category>
		<category><![CDATA[augusta]]></category>
		<category><![CDATA[bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[carlo veca]]></category>
		<category><![CDATA[devastazione]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[domenico]]></category>
		<category><![CDATA[epicarmo]]></category>
		<category><![CDATA[i dieci comandamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corbaccio]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[megara hyblaea]]></category>
		<category><![CDATA[pane nostro]]></category>
		<category><![CDATA[peppino]]></category>
		<category><![CDATA[zona industriale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lagazzettaaugustana.it/?p=40749</guid>

					<description><![CDATA[Crepuscolo. Da qualche parte, sui monti Climiti. EPICARMO: ma cosa sono tutte quelle luci, quei rumori? sarà forse la mia Megara? PEPPINO: è la zona industriale, Epicarmo. EPICARMO: zona industriale&#8230; e quelle immense colonne, sono di templi? PEPPINO: sono solo ciminiere. EPICARMO: e la mia città, l’agorà, i suoi templi, le case: non era lì? [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Crepuscolo. Da qualche parte, sui monti Climiti.</p>
<p style="text-align: justify;">EPICARMO: ma cosa sono tutte quelle luci, quei rumori? sarà forse la mia Megara?</p>
<p style="text-align: justify;">PEPPINO: è la zona industriale, Epicarmo.</p>
<p style="text-align: justify;">EPICARMO: zona industriale&#8230; e quelle immense colonne, sono di templi?</p>
<p style="text-align: justify;">PEPPINO: sono solo ciminiere.</p>
<p style="text-align: justify;">EPICARMO: e la mia città, l’agorà, i suoi templi, le case: non era lì?</p>
<p style="text-align: justify;">DOMENICO: ah si, quelle quattro pietre. Saranno là, da qualche parte. Io non l’ho mai vista.</p>
<p style="text-align: justify;">PEPPINO: c’è ancora. Sopravvive. E sopravvivrà anche a questo scempio. Le tombe superstiti dei greci, hanno fatto da presagio alla moltitudine di lutti in queste terre.</p>
<p style="text-align: justify;">EPICARMO: perché parli di “scempio”, Peppino? a me il mare sembra ancora del colore dei pavoni…</p>
<p style="text-align: justify;">PEPPINO: il colore dei pavoni è stato sostituito, dal colore cristallino del mercurio.</p>
<p style="text-align: justify;">DOMENICO: ma non essere così critico&#8230; guarda che acqua trasparente&#8230; e pure calda!</p>
<p style="text-align: justify;">PEPPINO: eh sì, un’opera d’arte. Petrolio su tela.</p>
<p style="text-align: justify;">EPICARMO: e gli abitanti? gli uomini, le donne, i bambini? gli artigiani, i pastori, i contadini? che fine hanno fatto?</p>
<p style="text-align: justify;">PEPPINO: sono stati tutti deportati&#8230; estirpati dai luoghi della memoria. E adesso, chi nasce di questi tempi, ha per luoghi della memoria camini e serbatoi.</p>
<p style="text-align: justify;">EPICARMO: e quindi non ci si ricorda più dei Templi, dei castelli e delle mura poderose, delle torri..? Non ci si ricorda più delle saline e dei mulini, del pescato copioso, della canna da zucchero?</p>
<p style="text-align: justify;">DOMENICO: pro-gres-so, amici miei. Si chiama progresso!</p>
<p style="text-align: justify;">PEPPINO: progresso sta minchia.</p>
<p style="text-align: justify;">EPICARMO: ehi, non litigate&#8230; ci sarà pure un modo per venirne a capo. Un modo per correre ai ripari e riportare questa terra alla Bellezza.</p>
<p style="text-align: justify;">DOMENICO: e cosa dovremmo fare, chiudere bottega ed andare via? preferisco morire di cancro, che di fame.</p>
<p style="text-align: justify;">PEPPINO: ma come puoi, tu, affermare una meschinità del genere?</p>
<p style="text-align: justify;">DOMENICO: ma perché, non ho il diritto a lavorare? di sostituire e continuare ciò che ha fatto mio padre, e suo padre prima di lui? oppure dovrei scappare da un’altra parte? tanto lo sappiamo che qui non cambierà mai niente&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">PEPPINO: a che serve vivere, se non c&#8217;è il coraggio di lottare?</p>
<p style="text-align: justify;">EPICARMO: ben detto Peppino, ben detto. Adesso ricordo. Occorre solo rileggere la storia, Domenico. Basta osservare la tenacia di coloro che sarebbero diventati abitanti di Megara Hyblaea, la tenacia per ottenere un piccolo lembo di terra. O credi forse che se avessero conosciuto il proprio futuro, se avessero saputo che sarebbero stati distrutti da Siracusa, non avrebbero fatto lo sforzo di fondare una città?</p>
<p style="text-align: justify;">(<em>Qui sopra una &#8216;sceneggiatura&#8217; immaginaria del blogger-archeologo &#8220;Il Corbaccio&#8221;, alias l&#8217;augustano Carlo Veca, ispirata dalla puntata de &#8220;I dieci comandamenti&#8221; dal titolo &#8220;Pane nostro&#8221; sul polo petrolchimico in onda su Raitre il 18 novembre 2018, nell&#8217;immagine in evidenza</em>)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<enclosure url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/11/puntata-i-dieci-comandamenti-pane-nostro-raitre-polo-petrolchimico-priolo-augusta-melilli.jpg" length="106289" type="image/jpg" />
<media:content xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/11/puntata-i-dieci-comandamenti-pane-nostro-raitre-polo-petrolchimico-priolo-augusta-melilli-300x168.jpg" width="300" height="168" medium="image" type="image/jpeg">
	<media:copyright>La Gazzetta Augustana</media:copyright>
	<media:title></media:title>
	<media:description type="html"><![CDATA[]]></media:description>
</media:content>
<media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/11/puntata-i-dieci-comandamenti-pane-nostro-raitre-polo-petrolchimico-priolo-augusta-melilli-150x150.jpg" width="150" height="150" />
	</item>
		<item>
		<title>Quando il brand incontra l&#8217;arte. Al lavoro con Anne Schönharting</title>
		<link>https://www.lagazzettaaugustana.it/quando-il-brand-incontra-larte-al-lavoro-con-anne-schonharting/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michiamodavid]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Aug 2018 17:56:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[LifeStyle]]></category>
		<category><![CDATA[Anne Schönharting]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[brand]]></category>
		<category><![CDATA[brioni]]></category>
		<category><![CDATA[David Lenaz]]></category>
		<category><![CDATA[digital]]></category>
		<category><![CDATA[enzo cucchi]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[hisao hanafusa]]></category>
		<category><![CDATA[MICHIAMODAVID]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[paolo canevari]]></category>
		<category><![CDATA[sam pratt]]></category>
		<category><![CDATA[settimana della moda parigi]]></category>
		<category><![CDATA[trittico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lagazzettaaugustana.it/?p=38774</guid>

					<description><![CDATA[Il mondo della moda, come si conosce bene, utilizza da sempre un tipo di comunicazione principalmente legata all’immagine come prima cosa e poi cerca di fondere con essa un concetto di composizione creativa che fa sì che tutto venga impacchettato per il meglio: un concetto riduttivo per alcuni ma anche sintetico ed efficace, se si allarga [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il mondo della moda, come si conosce bene, utilizza da sempre un tipo di comunicazione principalmente legata all’<strong>immagine</strong> come prima cosa e poi cerca di fondere con essa un concetto di <strong>composizione creativa</strong> che fa sì che tutto venga impacchettato per il meglio: un concetto riduttivo per alcuni ma anche sintetico ed efficace, se si allarga lo spettro, per altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Di recente ho vissuto invece l’esperienza di una produzione fotografica in cui il brand si sposa con l’arte e lo fa anche piuttosto bene. Lo scopo della produzione era realizzare le immagini che sarebbero servite a creare un’installazione per la <strong>settimana della moda a Parigi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’azienda in questione è una nota casa sartoriale, <strong>Brioni</strong>, che oggi comunica in maniera molto decisa la propria posizione riguardo alla comunicazione aziendale e lo fa affiancando al capo anche delle <strong>celebrity</strong> di un certo spessore.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo show  finale a Parigi non è stata una sfilata ma una installazione fotografica, dove le fotografie esposte convivevano in un micro modulo realizzato ad hoc insieme ai tre abiti usati dal talent e dai suoni sapientemente catturati da un fonico cinematografico durante i vari set in giro per l’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ci si sofferma un attimo a pensare, però, se si hanno tra le mani quelle stoffe e quei tagli, a quel punto capisci che l’unico modo per trasmettere la verità del prodotto è l’arte, è una performance e non una banale sfilata, lasciatemi passare il termine.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo non poteva essere scattato dal solito fotografo noto alle copertine dei magazine patinati, ma serviva un un’artista contemporanea, con il suo punto di vista ed il suo modo di vedere la fotografia. La fotografa alla quale è stato a dato il progetto è <strong>Anne Schönharting</strong>, tedesca con un punto di vista ritrattistico molto intimo, che nonostante un carattere ermetico e poco espansivo mi ha insegnato tanto.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo girato l’Italia per <strong>diciotto giorni</strong> circa, io questa volta non ero dietro la camera ma dietro il computer, ad acquisire il materiale che l’assistente di Anne, Katarina, mi passava dopo ogni sessione con i talent del giorno: questo ruolo nelle produzioni fotografiche si chiama <strong>digital</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo partiti da Milano ed abbiamo scattato in alcune delle location più suggestive d’Italia, ho avuto modo di apprezzare la costiera amalfitana e le sue meraviglie e soprattutto ho riscoperto di amare l’arte come un tempo e questo è un gran bel regalo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le location prescelte diventavano dei set dall&#8217;<strong>atmosfera surreale</strong>. Anne riusciva a desertificare attorno a lei, riusciva a togliere il respiro a tutti, lasciava vivo solo quello che stava dentro l’inquadratura della sua medioformato, per poter lavorare sempre nel silenzio e nella solitudine delle sue atmosfere. Parlava con i talent, li ascoltava, gli suggeriva delle pose e poi trovava quello che aveva in testa e lo fotografava. I talent scelti per vestire Brioni non erano celebrità da copertina o modelli professionisti, ma uomini di stile e di spiccata fama professionale, uomini d’arte, di creazione e collezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho avuto l’onore di chiacchierare amichevolmente con il maestro <strong>Enzo Cucchi</strong>, padre della transavanguardia italiana, con un altro grande esponente dell’arte contemporanea italiana, <strong>Paolo Canevari</strong>, presso la sua tenuta-museo di campagna dove si è stato allestito il set per i trittici scelti dalla fotografa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho vissuto per giorni in case dove la sola cosa che si respirava era l’aria della natura e dell’arte, appesa ai muri, da Rotella a Mimmo Paladino alle installazione esplosive dello stesso Canevari, tutto questo tra gli ulivi secolari e grilli. Ogni posto veniva scelto con cura, cura nei dettagli, nelle atmosfere e nella luce, una luce naturale finemente trattata, che delle volte ci ha “costretti” a godere di quei panorami senza far niente per ore, in attesa che il <strong>tramonto</strong> decidesse di donarci, come a Punta Campanella, di fronte a Capri, quel ricercato tono caldo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se date un occhiata alle sue foto e riuscite a vedere nel piccolo, vi accorgerete che i dettagli e le cadute delle ombre sono lì perché dovevano essere così, e quella luce per la maggior parte delle volte era tutta naturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni location e quindi ogni personaggio venivano fotografati da Anne in tre scatti, per andare a completare un <strong>trittico</strong>, che racchiude l’essenza della persona e dell’ambiente. Si isolava nelle stanze scelte e produceva la sua atmosfera, parlava con il suo soggetto e lo fotografava dentro. Tutte le immagini che ho visto avevano come scopo il raggiungimento della comunicazione con l’essenza del soggetto. Un&#8217;anima vestita da quel brand, un concetto molto sottile e anche molto intimo, che ti fa sentire e vedere la preziosità dei tessuti, dei tagli e della vestibilità, unica nel suo genere.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono stati giorni intensi, con molto gioco di squadra, ho conosciuto Emanuele, un giovane talento <strong>fonico</strong>, che si è occupato di catturare in presa diretta i suoni che produceva ogni location, che avrebbero poi completato l’installazione a Parigi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho lavorato con una produzione fantastica, ogni posto anche il più sperduto e isolato, al nostro arrivo, diventava un&#8217;oasi nel deserto piena di ogni comfort e prelibatezza, non mancava niente. Eravamo coccolati ed abbiamo avuto la fortuna di lavorare in un ambiente dove comandava l’arte e non la star di turno: non c’erano le prime donne, i tronisti o i criticatutto, c’era la poesia dei panorami, c’era l’orchestra della natura che suonava per noi ogni giorno, il mare il sole, gli ulivi, il vento, le zanzare ma anche l’antizanzare, c’erano le storie raccontate dalle persone del posto e gli aneddoti dei grandi che abbiamo fotografato.</p>
<p style="text-align: justify;">A Biella, in una delle ville ottocentesche più belle che abbia mai visto, Anne ha fotografato il designer ultraottantenne giapponese <strong>Hisao Hanafusa</strong> e, dopo aver pranzato insieme e parlato delle peculiarità del suo design (la principale quella di non usare colle e chiodi ma solo incastri), mi ha raccontato un aneddoto. A New York, dove vive da quarant&#8217;anni, nel suo studio lo vanno a trovare spesso dei giovani designer e tutti sono affascinati dal suo modo di lavorare e di progettare. E lui rivela ai visitatori che per diventare famosi e fare tanti soldi si devono usare i chiodi e la colla, e non fare come lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso io non sono giapponese e non so se dietro questa storia ci fosse una metafora o una leggenda con dragoni mangia colla e ninja lancia chiodi, ma io non l’ho capita. Ma lui sembrava sereno e soddisfatto ed abbiamo continuato a chiacchierare. Il trittico su di lui è uno di quelli che mi piace di più: Anne ha inserito dei dettagli bellissimi, nella prima delle 3 foto (trittico orizzontale) Hisao tiene in mano una cavalletta.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi lascio i link dove poter dare un&#8217;occhiata ai lavori di Anne: li apprezzerete o no, fatemelo sapere se vi va.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sito della fotografa Anne Schönharting: <strong><a href="https://www.ostkreuz.de/fotografen/anne-schoenharting/" target="_blank">https://www.ostkreuz.de/fotografen/anne-schoenharting/</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Articolo di Vogue con tutte le foto della produzione: <strong><a href="http://www.vogue.it/uomo-vogue/sfilate/sfilata/brioni" target="_blank">http://www.vogue.it/uomo-vogue/sfilate/sfilata/brioni</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono mancato dal blog per un po&#8217;, ma, se devo dirla tutta, mi sono mancato anch’io. Un saluto a tutti! A presto, David.</p>
<p><div id="attachment_38933" style="width: 613px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-38933" class="size-full wp-image-38933" src="http://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/08/enzo-cucchi-brioni-blog-michiamodavid-lenaz.jpg?x60163" alt="" width="603" height="300" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/08/enzo-cucchi-brioni-blog-michiamodavid-lenaz.jpg 603w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/08/enzo-cucchi-brioni-blog-michiamodavid-lenaz-300x149.jpg 300w" sizes="(max-width: 603px) 100vw, 603px" /><p id="caption-attachment-38933" class="wp-caption-text">Enzo Cucchi per Brioni</p></div></p>
<p><div id="attachment_38936" style="width: 613px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-38936" class="size-full wp-image-38936" src="http://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/08/sam-pratt-brioni-blog-michiamodavid-lenaz.jpg?x60163" alt="" width="603" height="300" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/08/sam-pratt-brioni-blog-michiamodavid-lenaz.jpg 603w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/08/sam-pratt-brioni-blog-michiamodavid-lenaz-300x149.jpg 300w" sizes="(max-width: 603px) 100vw, 603px" /><p id="caption-attachment-38936" class="wp-caption-text">Sam Pratt per Brioni</p></div></p>
<p><div id="attachment_38934" style="width: 613px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-38934" class="size-full wp-image-38934" src="http://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/08/hisao-hanafusa-brioni-blog-michiamodavid-lenaz.jpg?x60163" alt="" width="603" height="300" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/08/hisao-hanafusa-brioni-blog-michiamodavid-lenaz.jpg 603w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/08/hisao-hanafusa-brioni-blog-michiamodavid-lenaz-300x149.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 603px) 100vw, 603px" /><p id="caption-attachment-38934" class="wp-caption-text">Hisao Hanafusa per Brioni</p></div></p>
<p><div id="attachment_38935" style="width: 613px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-38935" class="size-full wp-image-38935" src="http://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/08/paolo-canevari-brioni-blog-michiamodavid-lenaz.jpg?x60163" alt="" width="603" height="300" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/08/paolo-canevari-brioni-blog-michiamodavid-lenaz.jpg 603w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/08/paolo-canevari-brioni-blog-michiamodavid-lenaz-300x149.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 603px) 100vw, 603px" /><p id="caption-attachment-38935" class="wp-caption-text">Paolo Canevari per Brioni</p></div></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<enclosure url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/08/paolo-canevari-brioni-blog-michiamodavid-lenaz.jpg" length="157355" type="image/jpg" />
<media:content xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/08/paolo-canevari-brioni-blog-michiamodavid-lenaz-300x149.jpg" width="300" height="149" medium="image" type="image/jpeg">
	<media:copyright>La Gazzetta Augustana</media:copyright>
	<media:title>Paolo Canevari per Brioni</media:title>
	<media:description type="html"><![CDATA[]]></media:description>
</media:content>
<media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2018/08/paolo-canevari-brioni-blog-michiamodavid-lenaz-150x150.jpg" width="150" height="150" />
	</item>
		<item>
		<title>La pienezza / Psicomagia</title>
		<link>https://www.lagazzettaaugustana.it/la-pienezza-psicomagia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Le Ali di Icaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jun 2017 12:48:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[alejandro jodorowsky]]></category>
		<category><![CDATA[augusta]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[buona domenica]]></category>
		<category><![CDATA[elisabetta ternullo]]></category>
		<category><![CDATA[foto]]></category>
		<category><![CDATA[la pienezza]]></category>
		<category><![CDATA[LE ALI DI ICARO]]></category>
		<category><![CDATA[Marcella Di Grande]]></category>
		<category><![CDATA[poesia e prosa]]></category>
		<category><![CDATA[psicomagia]]></category>
		<category><![CDATA[rosario vicino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lagazzettaaugustana.it/?p=30097</guid>

					<description><![CDATA[LA PIENEZZA di Elisabetta Ternullo Approdo ogni giorno su borghi inesplorati: La misura del mondo mi pare piccola da questa stanza bianca in cui è filtrata una luce che sa di dono di Dio. E vedo sorti d&#8217;epoche mai perdute e costellazioni che giocano a rimpiattino con questo giorno sfacciato. E ci sei tu e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>LA PIENEZZA di Elisabetta Ternullo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Approdo ogni giorno</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>su borghi inesplorati:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La misura del mondo mi pare piccola</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>da questa stanza bianca</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>in cui è filtrata una luce che sa di dono di Dio.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E vedo sorti d&#8217;epoche mai perdute</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e costellazioni che giocano a rimpiattino</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>con questo giorno sfacciato.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E ci sei tu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e anche tu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e tutti non siamo tanti, solo uno:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Stiamo al centro della stanza bianca,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>bruciamo in un enorme falò d&#8217;emozioni</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e siamo felici,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>siamo imperfetti ed ebbri di fuoco,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>ché la distanza da me a te non esiste</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e la distanza [da qui all&#8217;orizzonte] è un trucco.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PSICOMAGIA nello spazio a cura di Marcella Di Grande</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A volte, gli scrittori scrivono cose che vorrei scrivere, nel modo in cui io non le scriverò mai, ma attraverso loro le imparo e capisco quello che sento davvero. Per questo anche questa settimana scelgo un autore che amo molto, Alejandro Jodorowsky. Questo pezzo è tratto dal suo libro &#8220;Psicomagia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Cominciamo con l&#8217;amare le cose: l&#8217;arte, la gente, le nostre opere, tutto. Dedichiamoci a creare e ad amare. Perché l&#8217;altro atteggiamento porta a non fare niente, a stare sempre immobili. La creatività, al contrario, spinge a fare quello che si deve fare. E quello che fai lo proietti. E se lo proietti, lo ricevi. Tutto ciò che dai al mondo il mondo te lo dà. È necessario liberarsi, grazie alla creatività, delle richieste.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Quando ci diciamo: &#8220;voglio avere talento &#8220;, dobbiamo dire: &#8220;ho talento&#8221;. Perché dovrei volere il talento se ce l&#8217;ho? Voglio avere successo. Ma il successo ce l&#8217;ho già. Ho tutto quello che voglio. Allora smetto di chiedere e mi metto all&#8217;opera. Questo è tutto! Se voglio suonare musica la suono. Se voglio cantare, canto. Se voglio scrivere, scrivo. Perché accanto a noi si trova sempre la prigione che ci impedisce di realizzarci</em> (&#8230;)&#8221; e (io aggiungo) accanto a noi la chiave per aprirla.</p>
<p style="text-align: justify;">(<em>Foto in evidenza: Rosario Vicino</em>)</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-15420" src="http://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/11/blog-le-ali-di-icaro-blog.jpg?x60163" alt="Il Blog di poesia e prosa Le Ali di Icaro a cura di Elisabetta Ternullo e Marcella Di Grande per La Gazzetta Augustana.it" width="700" height="528" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/11/blog-le-ali-di-icaro-blog.jpg 700w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/11/blog-le-ali-di-icaro-blog-300x226.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<enclosure url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2017/06/la-pienezza-psicomagia-blog-poesia-e-prosa-le-ali-di-icaro.jpg" length="82619" type="image/jpg" />
<media:content xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2017/06/la-pienezza-psicomagia-blog-poesia-e-prosa-le-ali-di-icaro-300x200.jpg" width="300" height="200" medium="image" type="image/jpeg">
	<media:copyright>La Gazzetta Augustana</media:copyright>
	<media:title></media:title>
	<media:description type="html"><![CDATA[]]></media:description>
</media:content>
<media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2017/06/la-pienezza-psicomagia-blog-poesia-e-prosa-le-ali-di-icaro-150x150.jpg" width="150" height="150" />
	</item>
		<item>
		<title>L&#8217;impudenza / La seduzione</title>
		<link>https://www.lagazzettaaugustana.it/limpudenza-la-seduzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Le Ali di Icaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jun 2017 10:57:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[buona domenica]]></category>
		<category><![CDATA[elisabetta ternullo]]></category>
		<category><![CDATA[foto]]></category>
		<category><![CDATA[incontri proibiti la seduzione]]></category>
		<category><![CDATA[indigo bloome]]></category>
		<category><![CDATA[l'impudenza]]></category>
		<category><![CDATA[la seduzione]]></category>
		<category><![CDATA[LE ALI DI ICARO]]></category>
		<category><![CDATA[Marcella Di Grande]]></category>
		<category><![CDATA[poesia e prosa]]></category>
		<category><![CDATA[rosario vicino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lagazzettaaugustana.it/?p=29894</guid>

					<description><![CDATA[L’IMPUDENZA di Elisabetta Ternullo Mi avresti sognata mai al buio di una notte senza stelle dove i sogni chiamano sogni e le speranze non sono che del giorno? Mi avresti sognata, una volta, nell&#8217;angolo nascosto della tua stanza oscura dove tutto può tutto e io, nuda e inafferrabile, avrei socchiuso gli occhi per soffiarti il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>L’IMPUDENZA di Elisabetta Ternullo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mi avresti sognata mai</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>al buio di una notte senza stelle</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>dove i sogni chiamano sogni</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e le speranze non sono che del giorno?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mi avresti sognata, una volta,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>nell&#8217;angolo nascosto della tua stanza oscura</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>dove tutto può tutto</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e io, nuda e inafferrabile,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>avrei socchiuso gli occhi</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>per soffiarti il fiato nel fiato?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Solo il marchio allungato sulla pelle</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>t&#8217;avrebbe parlato di me.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Solo quella volta</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>a piedi nudi</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>avresti varcato la soglia</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>delle mie notti</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>abbandonate agli incanti.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>LA SEDUZIONE nello spazio a cura di Marcella Di Grande</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questa settimana dedico il mio spazio a un estratto del libro <em>Incontri proibiti. La seduzione</em> di Indigo Bloome.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Resto in silenzio mentre ripenso alla nostra conversazione in macchina e a come si collega alle teorie del gioco.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Sai che alcuni psicologi sostengono che il gioco sia la più potente fonte di felicità che gli esseri umani possano sperimentare, perché contiene paura e divertimento insieme. Alcuni ritengono che possa addirittura proteggere dalla depressione&#8230;&#8221;. Mi fermo nel momento in cui pronuncio quella parola: adesso mi è tutto chiaro. Ero così distratta da Jeremy che non avevo proprio capito. &#8220;È questo che vuoi esplorare ancora. È questo che hai fatto finora, tenendomi su un&#8217;altalena fatta di paura e divertimento!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Esatto Alexa, spero che adesso tu l&#8217;abbia capito. L&#8217;idea è che un gioco reale sia essenzialmente la simulazione di un attacco di panico&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;E me ne hai dati un bel po&#8217; da venerdì a questa parte. Se è questo che speravi di ottenere ci sei riuscito in pieno&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Però continuo a pensare che ci sia ancora qualcosa che mi sfugge&#8230; c&#8217;è di più, ancora? Mi sento come se mi avesse tenuta all&#8217;oscuro a proposito a livello fisico e mentale da quando ci siamo incontrati. Adesso mi sta svelando poco per volta il vero scopo di questo weekend. Forse sta costruendo delle esperienze che mi facciano comprendere meglio come affronto lo stress, o il &#8221; gioco &#8220;come lo chiama lui? Oppure sono solo una pedina in un gioco ancora più grande?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Sai che ti amo Alexa&#8221;. Il suo tono è serio, la voce carica di emozione.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Sì, lo so, anch&#8217;io ti amo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;È strano che un amore come il nostro non sia basato sull&#8217;essenza dell&#8217;amore tradizionale, no?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;È sempre stato strano tra noi&#8230; intenso&#8230; giocoso&#8230; inebriante&#8230;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono abituata a vederlo passare dall&#8217;allegria alla provocazione, dall&#8217;energia alla riflessività, ma stavolta c&#8217;è qualcosa di diverso. È come se  mi stesse parlando e fosse contemporaneamente perso nei suoi pensieri. Un sottofondo oscuro resta sospeso sotto le sue parole. Non so se voglio o non sono in grado di esplorare più a fondo. Non poter fare domande non è d&#8217;aiuto, soprattutto considerato che ogni volta che lo faccio finisco nei guai. E adesso mi dice che mi ama. Queste montagne russe nel buio mi stanno diventando emotive, oltre che fisiche. Mi sento stanchissima, stordita, viva, calma, sensibile, leggera, energica, sopraffatta, spaventata, lasciva e speciale.</p>
<p>(<em>Foto in evidenza: Rosario Vicino</em>)</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-15420" src="http://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/11/blog-le-ali-di-icaro-blog.jpg?x60163" alt="Il Blog di poesia e prosa Le Ali di Icaro a cura di Elisabetta Ternullo e Marcella Di Grande per La Gazzetta Augustana.it" width="700" height="528" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/11/blog-le-ali-di-icaro-blog.jpg 700w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/11/blog-le-ali-di-icaro-blog-300x226.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<enclosure url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2017/06/limpudenza-la-seduzione-blog-poesia-e-prosa-le-ali-di-icaro.jpg" length="23951" type="image/jpg" />
<media:content xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2017/06/limpudenza-la-seduzione-blog-poesia-e-prosa-le-ali-di-icaro-300x200.jpg" width="300" height="200" medium="image" type="image/jpeg">
	<media:copyright>La Gazzetta Augustana</media:copyright>
	<media:title></media:title>
	<media:description type="html"><![CDATA[]]></media:description>
</media:content>
<media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2017/06/limpudenza-la-seduzione-blog-poesia-e-prosa-le-ali-di-icaro-150x150.jpg" width="150" height="150" />
	</item>
		<item>
		<title>Terra di sete / Mi allontano</title>
		<link>https://www.lagazzettaaugustana.it/terra-di-sete-mi-allontano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Le Ali di Icaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 May 2017 09:27:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[buona domenica]]></category>
		<category><![CDATA[elisabetta ternullo]]></category>
		<category><![CDATA[foto]]></category>
		<category><![CDATA[LE ALI DI ICARO]]></category>
		<category><![CDATA[Marcella Di Grande]]></category>
		<category><![CDATA[mi allontano]]></category>
		<category><![CDATA[poesia e prosa]]></category>
		<category><![CDATA[rina spinali]]></category>
		<category><![CDATA[terra di sete]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lagazzettaaugustana.it/?p=29723</guid>

					<description><![CDATA[TERRA DI SETE di Elisabetta Ternullo E se l&#8217;Amore fosse pietra, potresti accogliermi nelle tue braccia d&#8217;argilla che accerchiano le mie costole? E se l&#8217;Amore fosse ghiaccio, potresti fondermi come un diamante che cede al calore la sua durezza e alla vampa la sua resistenza? Ma l&#8217;Amore è terra di sete dove il mio corpo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>TERRA DI SETE di Elisabetta Ternullo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E se l&#8217;Amore fosse pietra,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>potresti accogliermi nelle tue braccia d&#8217;argilla</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>che accerchiano le mie costole?</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>E se l&#8217;Amore fosse ghiaccio,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>potresti fondermi come un diamante</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>che cede al calore la sua durezza</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e alla vampa la sua resistenza?</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Ma l&#8217;Amore è terra di sete</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>dove il mio corpo e il tuo corpo</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>si allungano a cercare acqua;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>dove il mio mondo e il tuo mondo</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>non desiderano altro</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>che valicare pietre</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>e sciogliere ghiacci</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>perché io inondi</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>il tuo cuore di terra</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>che mi chiama</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>senza sosta.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>MI ALLONTANO di Marcella Di Grande</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mi allontano dal mondo dei giudizi, delle certezze e delle generalizzazioni, per cercare l&#8217;inizio di ogni cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi allontano dal mondo delle scuse, delle paure e del disordine, per trovare l&#8217;armonia nell&#8217;accettazione del mio buio.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi allontano dal mondo delle parole senza senso, del tempo in disuso e dell&#8217;incoscienza, per trovare la bellezza nelle parole ricercate, nel tempo in divenire e nella consapevolezza di questi miei giorni, pieni.</p>
<p style="text-align: justify;">(<em>Foto in evidenza: Rina Spinali</em>)</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15420 size-full" src="http://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/11/blog-le-ali-di-icaro-blog.jpg?x60163" alt="Il Blog di poesia e prosa Le Ali di Icaro a cura di Elisabetta Ternullo e Marcella Di Grande per La Gazzetta Augustana.it" width="700" height="528" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/11/blog-le-ali-di-icaro-blog.jpg 700w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/11/blog-le-ali-di-icaro-blog-300x226.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<enclosure url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2017/05/terra-di-sete-mi-allontano-blog-poesia-e-prosa-le-ali-di-icaro.jpg" length="19455" type="image/jpg" />
<media:content xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2017/05/terra-di-sete-mi-allontano-blog-poesia-e-prosa-le-ali-di-icaro-300x166.jpg" width="300" height="166" medium="image" type="image/jpeg">
	<media:copyright>La Gazzetta Augustana</media:copyright>
	<media:title></media:title>
	<media:description type="html"><![CDATA[]]></media:description>
</media:content>
<media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2017/05/terra-di-sete-mi-allontano-blog-poesia-e-prosa-le-ali-di-icaro-150x150.jpg" width="150" height="150" />
	</item>
		<item>
		<title>Tra le righe / La realtà</title>
		<link>https://www.lagazzettaaugustana.it/tra-le-righe-la-realta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Le Ali di Icaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 May 2017 11:40:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[buona domenica]]></category>
		<category><![CDATA[elisabetta ternullo]]></category>
		<category><![CDATA[foto]]></category>
		<category><![CDATA[la realtà]]></category>
		<category><![CDATA[LE ALI DI ICARO]]></category>
		<category><![CDATA[Marcella Di Grande]]></category>
		<category><![CDATA[poesia e prosa]]></category>
		<category><![CDATA[rina spinali]]></category>
		<category><![CDATA[tra le righe]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lagazzettaaugustana.it/?p=29488</guid>

					<description><![CDATA[TRA LE RIGHE di Elisabetta Ternullo Ti ho scritto anche stanotte: ho rimato versi descrivendo altezze insormontabili e sabbie mobili che mi sprofondano nel ribollire sfrontato e impudico di questa musica che mi vibra incontro. Ti ho scritto delle maree e dei cambi di stagione; del cielo, nell&#8217;azzurro tuffato dove ti ho cercato. Ti ho [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>TRA LE RIGHE di Elisabetta Ternullo</strong></p>
<p><em>Ti ho scritto anche stanotte:</em><br />
<em>ho rimato versi descrivendo</em><br />
<em>altezze insormontabili</em><br />
<em>e sabbie mobili che mi sprofondano</em><br />
<em>nel ribollire sfrontato e impudico</em><br />
<em>di questa musica che mi vibra incontro.</em><br />
<em>Ti ho scritto</em><br />
<em>delle maree e dei cambi di stagione;</em><br />
<em>del cielo, nell&#8217;azzurro tuffato</em><br />
<em>dove ti ho cercato.</em><br />
<em>Ti ho scritto del sole a cui mi espongo,</em><br />
<em>dei raggi che mi abbagliano</em><br />
<em>e dei begli anni che mi illudono.</em><br />
<em>Ti ho scritto ancora, stanotte</em><br />
<em>raccontando di foglie verdi</em><br />
<em>che non si sono arrese al gelo</em><br />
<em>e di autunni mesti a ricordarmi di te.</em><br />
<em>Ti ho scritto perché tra le righe,</em><br />
<em>nelle interlinee incerte,</em><br />
<em>tu possa leggere del mio petto che sbatte</em><br />
<em>nel nero di questa cecità che mi inghiotte</em><br />
<em>senza che io</em><br />
<em>l&#8217;abbia nemmeno</em><br />
<em>accennata</em><br />
<em>mai.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA REALTÀ di Marcella Di Grande</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La realtà è l&#8217;illusione che costruisco attraverso i miei sensi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che vedo, quello che sento e quello che ascolto si lega al mio passato per diventare il mio presente, la vita che ho, le cose che provo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che vedo, quello che sento e quello che ascolto si lega al mio passato e acquista il significato che rende stabile la mia vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che vedo, quello sento e quello che ascolto è tutto vero e allo stesso tempo tutto falso, è  così per me ed è altro per te.</p>
<p style="text-align: justify;">Il modo in cui  scelgo di guardare, di volta in volta, crea per me una nuova realtà, vera e inesistente, solida e permeabile, indiscutibile e modificabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Una realtà tra le tante che avrei potuto o potrò avere, una realtà alla quale credere o smettere di credere.</p>
<p style="text-align: justify;">Una realtà da integrare a quelle che sembrano non appartenermi per eliminare il giudizio ed essere libera di scegliere.</p>
<p style="text-align: justify;">(<em>Foto in evidenza: Rina Spinali</em>)</p>
<p><a href="http://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/11/blog-le-ali-di-icaro-blog.jpg?x60163"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15420 size-full" src="http://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/11/blog-le-ali-di-icaro-blog.jpg?x60163" alt="Il Blog di poesia e prosa Le Ali di Icaro a cura di Elisabetta Ternullo e Marcella Di Grande per La Gazzetta Augustana.it" width="700" height="528" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/11/blog-le-ali-di-icaro-blog.jpg 700w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/11/blog-le-ali-di-icaro-blog-300x226.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<enclosure url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2017/05/tra-le-righe-la-realta-blog-poesia-e-prosa-le-ali-di-icaro.jpg" length="109467" type="image/jpg" />
<media:content xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2017/05/tra-le-righe-la-realta-blog-poesia-e-prosa-le-ali-di-icaro-300x208.jpg" width="300" height="208" medium="image" type="image/jpeg">
	<media:copyright>La Gazzetta Augustana</media:copyright>
	<media:title></media:title>
	<media:description type="html"><![CDATA[]]></media:description>
</media:content>
<media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2017/05/tra-le-righe-la-realta-blog-poesia-e-prosa-le-ali-di-icaro-150x150.jpg" width="150" height="150" />
	</item>
		<item>
		<title>Il filo / A mia madre</title>
		<link>https://www.lagazzettaaugustana.it/il-filo-a-mia-madre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Le Ali di Icaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 May 2017 10:25:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[a mia madre]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[edmondo de amicis]]></category>
		<category><![CDATA[elisabetta ternullo]]></category>
		<category><![CDATA[festa della mamma]]></category>
		<category><![CDATA[foto]]></category>
		<category><![CDATA[il filo]]></category>
		<category><![CDATA[LE ALI DI ICARO]]></category>
		<category><![CDATA[Marcella Di Grande]]></category>
		<category><![CDATA[mimmo russo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia e prosa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lagazzettaaugustana.it/?p=29301</guid>

					<description><![CDATA[IL FILO di Elisabetta Ternullo L&#8217;anima si allieta se solo offri le mani, madre. &#160; Il bosco dirada i rovi la luce penetra tra spine e sterpaglie e l&#8217;anima, ammantata dal tepore dell&#8217;armonia, si placa nella tua umiltà dolce che opera con braccia accoglienti dove io, sempre bambina, amo rifugiarmi. &#160; Si diletta, l&#8217;anima, in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IL FILO di Elisabetta Ternullo</strong></p>
<p><em>L&#8217;anima si allieta</em></p>
<p><em>se solo offri le mani, madre.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Il bosco dirada i rovi</em></p>
<p><em>la luce penetra tra spine e sterpaglie</em></p>
<p><em>e l&#8217;anima, ammantata dal tepore dell&#8217;armonia,</em></p>
<p><em>si placa nella tua umiltà dolce</em></p>
<p><em>che opera con braccia accoglienti</em></p>
<p><em>dove io, sempre bambina,</em></p>
<p><em>amo rifugiarmi.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Si diletta, l&#8217;anima,</em></p>
<p><em>in questo motivo d&#8217;amore perpetuo</em></p>
<p><em>che tutto semplifica e tutto assesta.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Il bosco dirada i rovi</em></p>
<p><em>il giorno scioglie la notte</em></p>
<p><em>se solo le tue mani, madre,</em></p>
<p><em>mi accarezzano le guance</em></p>
<p><em>e io, sempre bambina,</em></p>
<p><em>stendo le lacrime</em></p>
<p><em>sul filo del tuo sorriso.</em></p>
<p><strong>A MIA MADRE nello spazio a cura di Marcella Di Grande</strong></p>
<p>Questa settimana lascio il mio spazio al componimento poetico dello scrittore Edmondo De Amicis, da dedicare a tutte le mamme, e non solo nel giorno della loro festa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non sempre il tempo la beltà cancella</p>
<p>o la sfioran le lacrime e gli affanni</p>
<p>mia madre ha sessant’anni e più la guardo</p>
<p>e più mi sembra bella.</p>
<p>Non ha un accento, un guardo, un riso</p>
<p>che non mi tocchi dolcemente il cuore.</p>
<p>Ah se fossi pittore, farei tutta la vita</p>
<p>il suo ritratto.</p>
<p>Vorrei ritrarla quando inchina il viso</p>
<p>perch’io la baci e quando inferma e stanca,</p>
<p>nasconde il suo dolor sotto un sorriso.</p>
<p>Ah se fosse un mio prego in cielo accolto</p>
<p>non chiederei al gran pittore d’Urbino</p>
<p>il pennello divino per coronar di gloria</p>
<p>il suo bel volto.</p>
<p>Vorrei poter cangiar vita con vita,</p>
<p>darle tutto il vigor degli anni miei</p>
<p>Vorrei veder me vecchio e lei…</p>
<p>dal sacrificio mio ringiovanita!</p>
<p>(<em>Foto in evidenza: Mimmo Russo</em>)</p>
<p><a href="http://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/11/blog-le-ali-di-icaro-blog.jpg?x60163"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15420 size-full" src="http://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/11/blog-le-ali-di-icaro-blog.jpg?x60163" alt="Il Blog di poesia e prosa Le Ali di Icaro a cura di Elisabetta Ternullo e Marcella Di Grande per La Gazzetta Augustana.it" width="700" height="528" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/11/blog-le-ali-di-icaro-blog.jpg 700w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2015/11/blog-le-ali-di-icaro-blog-300x226.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<enclosure url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2017/05/il-filo-a-mia-madre-blog-poesia-e-prosa-le-ali-di-icaro.jpg" length="47156" type="image/jpg" />
<media:content xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2017/05/il-filo-a-mia-madre-blog-poesia-e-prosa-le-ali-di-icaro-300x199.jpg" width="300" height="199" medium="image" type="image/jpeg">
	<media:copyright>La Gazzetta Augustana</media:copyright>
	<media:title></media:title>
	<media:description type="html"><![CDATA[]]></media:description>
</media:content>
<media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2017/05/il-filo-a-mia-madre-blog-poesia-e-prosa-le-ali-di-icaro-150x150.jpg" width="150" height="150" />
	</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: www.lagazzettaaugustana.it @ 2026-10-16 11:11:39 by W3 Total Cache
-->