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	<title>rubrica &#8211; La Gazzetta Augustana</title>
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	<description>Notizie e ultim'ora su cronaca, politica, sport, eventi di Augusta</description>
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		<title>Perché in vacanza spendiamo sempre più di quanto pensiamo (e come evitarlo davvero)</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 12:49:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Rubrica a cura di Antonino Di Silvestro* Quante volte vi è capitato? Programmate una vacanza, fate i conti, pensate di avere tutto sotto controllo… e poi, al ritorno, il portafoglio vi ricorda che avete speso ben più di quanto immaginato. Non è sfortuna, non è distrazione: è la realtà dei costi nascosti del turismo. È [&#8230;]]]></description>
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<p>Rubrica a cura di <strong>Antonino Di Silvestro</strong>*</p>



<p>Quante volte vi è capitato? Programmate una vacanza, fate i conti, pensate di avere tutto sotto controllo… e poi, al ritorno, il portafoglio vi ricorda che avete <strong>speso</strong> ben più di quanto immaginato. Non è sfortuna, non è distrazione: è la realtà dei <strong>costi nascosti</strong> del turismo.</p>



<p>È la <strong>tassa di soggiorno</strong> che scoprite solo al check-in. È il <strong>bagaglio extra</strong> che costa quasi quanto il volo. È il ristorante “consigliatissimo” che in realtà propone il solito <strong>menù turistico</strong> a prezzi esagerati. Piccole spese, messe una accanto all’altra, che a fine viaggio diventano un macigno.</p>



<p>Lo sappiamo tutti, ma ogni anno ci ricaschiamo. Perché? Perché ci fermiamo al <strong>prezzo di partenza</strong> – il biglietto aereo o la camera d’albergo – e non consideriamo ciò che verrà dopo: spostamenti interni, ingressi ai musei, cene tipiche, mance, tasse locali. Alla fine il conto cresce anche del <strong>30%</strong>.</p>



<p>E allora la domanda è: si può evitare questa trappola?</p>



<p>La risposta è sì, e non servono magie. Servono <strong>metodo</strong> e <strong>consapevolezza</strong>.</p>



<p><strong>Primo</strong>: leggere attentamente le condizioni. Sembra banale, ma quante volte ci innamoriamo di un prezzo “stracciato” e poi scopriamo che manca quasi tutto? <strong>Secondo</strong>: confrontare non solo le cifre, ma i servizi inclusi. Quello che sembra costare di più, spesso è l’opzione più intelligente. <strong>Terzo</strong>: costruire un budget realistico, che tenga conto delle spese inevitabili. In questo modo, non ci sentiamo “in colpa” ogni volta che mettiamo mano al portafoglio.</p>



<p>E qui arriva un punto fondamentale: l’<strong>esperienza</strong>. Perché un professionista del turismo non vende un biglietto, ma la tranquillità di chi sa prevedere scenari, evitare sorprese e garantire che il prezzo che vedi sia quello che spenderai davvero.</p>



<p>In un mondo in cui siamo bombardati da offerte online e promesse di risparmio, la vera sfida non è spendere poco: è <strong>spendere bene</strong>. Un viaggio non si misura solo in chilometri, ma anche in serenità.</p>



<p>Perché, alla fine, il ricordo più bello non è solo quello che porti nelle foto. È poter dire: “Ho speso quello che avevo previsto. E ogni euro è valso la pena”.</p>



<p class="has-text-align-right">*<em>Amministratore &#8220;Megara Viaggi&#8221; | Premium travel consultant | Tourism opinion writer</em></p>



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		<title>&#8220;Dimmi cosa vuoi&#8221;. Esplorare le emozioni negative</title>
		<link>https://www.lagazzettaaugustana.it/dimmi-cosa-vuoi-esplorare-le-emozioni-negative/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PFE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2025 12:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[Rubrica a cura di Marcella Di Grande* In questo nostro secondo &#8216;incontro&#8217;, voglio andare sotto la superficie delle parole, sotto quella pelle che custodisce non solo l&#8217;essenza delle cose ma anche la ragione per cui queste cose accadono, conditio sine qua non del cambiamento. Andare sotto la superficie vuol dire esplorare e, di conseguenza,&#160;scoprire la [&#8230;]]]></description>
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<p>Rubrica a cura di <strong>Marcella Di Grande</strong>*</p>



<p>In questo nostro secondo &#8216;incontro&#8217;, voglio andare sotto la superficie delle parole, sotto quella pelle che custodisce non solo l&#8217;essenza delle cose ma anche la <strong>ragione</strong> per cui queste cose accadono, <em>conditio sine qua non</em> del cambiamento.</p>



<p>Andare sotto la superficie vuol dire <strong>esplorare</strong> e, di conseguenza,&nbsp;scoprire la struttura di ciò che è sempre stato dentro di noi ma che non abbiamo mai visto. Ciò che ci consente di esplorare è senz&#8217;altro il modo in cui usiamo e dove dirigiamo la nostra <strong>attenzione</strong>; questo determina ciò che vediamo ma anche come ci sentiamo. Proprio questi questi due aspetti ci consentono di creare la nostra vita.</p>



<p>Come lo fanno? Per rispondere a questa domanda ho bisogno di farti una premessa.</p>



<p>Noi siamo <strong>occhi, orecchie e corpo</strong>. Ciò che guardiamo e ascoltiamo determina una risposta emotiva che diventa poi una scelta o un comportamento. Attraverso questi ultimi due, noi costruiamo le nostre giornate, il nostro presente. Con questa premessa diventa evidente non solo che siamo creatori della nostra realtà ma anche del <strong>modo</strong> in cui la creiamo.</p>



<p>A questo punto potresti chiederti: a che serve sapere tutto questo? La risposta è che quello che hai appena letto serve proprio a capire come cambiare le cose. È lo <strong>strumento</strong>.</p>



<p>Se ho un&#8217;<strong>emozione negativa</strong> è molto probabile che io stia guardando, attenzionando, dentro o fuori di me, qualcosa che fa scaturire quell&#8217;emozione. Se, dopo aver esplorato e scoperto la ragione di&nbsp;quello stato d&#8217;animo, ne divento <strong>consapevole</strong>, posso scegliere deliberatamente di <strong>spostare la mia attenzione </strong>mettendola, ad esempio, su un ricordo piacevole o di creare, nella mia mente, delle immagini che mi diano pace. Questa è una scelta cambierà radicalmente anche le mie emozioni. <strong>Esplorare è conoscere sé stessi</strong>.</p>



<p>L&#8217;altro elemento importante attraverso il quale creo la mia realtà è il <strong>significato</strong> che attribuisco alle cose, agli eventi e alle parole. Così come i significati danno forma alla nostra vita, <strong>nuovi significati</strong> possono cambiarla.</p>



<p>Se dopo un <strong>fallimento</strong> crederò di essere destinato a vivere infelice, avrò un&#8217;emozione negativa. Se invece, dopo un fallimento, crederò che quel fallimento mi consentirà di avvicinarmi al successo, avrò un&#8217;<strong>emozione positiva</strong>. Il significato che ho dato all&#8217;evento ha determinato le mie emozioni e quindi le mie azioni.</p>



<p>La nostra responsabilità è <strong>tanta</strong> e la nostra capacità di cambiare le cose è <strong>certa</strong>. Serve che ci esploriamo, che scopriamo quel mondo interiore sconosciuto, ma che si palesa costantemente nella nostra realtà.</p>



<p>Dandoti appuntamento a<strong> mercoledì 9</strong> luglio, ti lascio, anche oggi, con un estratto da &#8220;<a href="https://www.lagazzettaaugustana.it/augusta-dimmi-cosa-vuoi-la-strada-per-la-felicita-in-un-racconto-di-marcella-di-grande/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dimmi cosa vuoi</a>&#8220;: &#8220;<em>Ogni essere umano può vivere solo la vita che è in grado di immaginare intrisa di tutte le emozioni e le azioni che sa mettere in gioco. Ed è proprio per questa ragione che dobbiamo scegliere sempre le migliori a nostra disposizione</em>&#8220;.</p>



<p class="has-text-align-right">*<em>Coach neurolinguistica</em></p>



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		<item>
		<title>“Dimmi cosa vuoi”. Le cose non vanno necessariamente come devono andare</title>
		<link>https://www.lagazzettaaugustana.it/dimmi-cosa-vuoi-le-cose-non-vanno-necessariamente-come-devono-andare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PFE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jun 2025 12:38:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Rubrica a cura di Marcella Di Grande* Eccoci qui, insieme, al primo appuntamento di questa nuova rubrica che nasce dal desiderio di donarti qualcosa di prezioso (unico) che potrai custodire per sempre dentro di te e usare quando vorrai &#8220;cambiare le cose&#8221;. Ti racconterò di come gli aspetti più profondi ed essenziali degli esseri umani [&#8230;]]]></description>
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<p>Rubrica a cura di <strong>Marcella Di Grande</strong>*</p>



<p>Eccoci qui, insieme, al <strong>primo appuntamento</strong> di questa nuova rubrica che nasce dal desiderio di donarti qualcosa di prezioso (unico) che potrai custodire per sempre dentro di te e usare quando vorrai &#8220;cambiare le cose&#8221;.</p>



<p>Ti racconterò di come gli aspetti più profondi ed essenziali degli esseri umani ci rendano così simili tra noi e allo stesso tempo estremamente diversi e di come questi stessi aspetti, pur essendo impalpabili, determinino la nostra <strong>identità</strong>.</p>



<p>Sotto la tua pelle sei tante cose, custodisci un patrimonio che si muove indisturbato sulle vie impalpabili della tua mente e che crea, di continuo, ciò che impropriamente chiami <strong>destino</strong> poiché sembra verificarsi senza il tuo intervento. Nella realtà, il tuo intervento è costante ma inconsapevole poiché sei guidato da un<strong> pilota automatico</strong> interno che agisce lontano dalla tua consapevolezza grazie a ciò che hai vissuto, appreso e interiorizzato nella tua vita ricca di esperienze.</p>



<p>Il tuo pensiero combinato con la tua chimica crea, dentro di te, felicità o dolore, benessere o malessere, fallimento o successo. <strong>Sei tu a decidere della tua vita</strong> più di quanto possa immaginare.</p>



<p>Nei prossimi appuntamenti con questa rubrica, scoprirai perché sei proprio tu a creare la tua vita, scoprirai come nutrire le tue sensazioni, come <strong>cambiare</strong> un pensiero che ti crea dolore, come <strong>zittire</strong> quel tuo dialogo interiore che ti limita, come <strong>modificare</strong> un&#8217;emozione negativa, come <strong>trasformare</strong> la paura in un atto di sfida, di coraggio e infine come come fare del tuo stress una guida per le tue nuove scelte.</p>



<p>Puoi muoverti nel mondo usando <strong>guantoni da box</strong> o <strong>guanti da mago</strong>, da maga. In qualche modo lo fai già inconsapevolmente ma ciò che farà la differenza è scoprire come farlo consapevolmente.</p>



<p>Questo nostro primo appuntamento giunge al termine, ci rivedremo tra due settimane (sempre di <strong>mercoledì</strong>), ti lascio con questo piccolo estratto del mio libro &#8220;<a href="https://www.lagazzettaaugustana.it/augusta-dimmi-cosa-vuoi-la-strada-per-la-felicita-in-un-racconto-di-marcella-di-grande/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dimmi cosa vuoi</a>&#8220;: &#8220;<em>Le cose vanno come devono andare ma anche come sai farle andare</em>&#8220;. Insieme scopriremo proprio <strong>come &#8220;farle&#8221; andare</strong>.</p>



<p class="has-text-align-right">*<em>Coach neurolinguistica</em></p>



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	</item>
		<item>
		<title>Breve storia di Augusta: spiagge, scogliere e lidi al tempo del mare balneabile</title>
		<link>https://www.lagazzettaaugustana.it/breve-storia-di-augusta-spiagge-scogliere-e-lidi-al-tempo-del-mare-balneabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2020 13:34:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[AUGUSTA &#8211; Nell’ambito di una più ampia iniziativa editoriale promossa da La Gazzetta Augustana.it di divulgazione e promozione della storia di Augusta, abbiamo previsto una rubrica settimanale tematica nel nostro web magazine di approfondimento “Cultura”. Ha per titolo “Breve Storia di Augusta” ed è curata da Filippo Salvatore Lentini, detto Salvo, già ufficiale della Marina Militare, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">AUGUSTA &#8211; <em>Nell’ambito di una più ampia iniziativa editoriale promossa da La Gazzetta Augustana.it di divulgazione e promozione della storia di Augusta, abbiamo previsto una rubrica settimanale tematica nel nostro web magazine di approfondimento “Cultura”. Ha per titolo “Breve Storia di Augusta” ed è curata da Filippo Salvatore Lentini, detto Salvo, già ufficiale della Marina Militare, che da appassionato alle vicende storiche e alle tradizioni augustane, facendo ricorso ad un’estesa bibliografia che comprende i numeri del “Notiziario storico di Augusta” e i diversi lavori succedutisi nel tempo di noti studiosi della storia cittadina (che Lentini ci ha chiesto di menzionare in ordine casuale in premessa: Mario Mentesana, Elio Salerno, Tullio Marcon, Ennio Salerno, Vincenzo Cacciaguerra, Ezechiele Salerno, Giorgio Casole, Sebastiano Salomone, Giovanni Vaccaro, Giuseppe Messina, Giovanni Satta, Giuseppe Carrabino, Italo Russo e non solo), ha pubblicato nel 2008 l’apprezzata opera dal titolo “L’Isola delle Palme”. Offrirà ai lettori de La Gazzetta Augustana.it, per la prima volta su una testata, la versione ridotta e adattata al web della sua pubblicazione.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>39. La balneazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l’insediamento dei nuovi <strong>colossi industriali</strong>, avvenuto negli anni cinquanta del Novecento, iniziarono i gravi fenomeni dell’inquinamento dell’aria e del mare che, sommati ai sempre maggiori scarichi dei fumi dei veicoli in circolazione e delle <strong>fogne cittadine</strong> nei due versanti dell’isola, cominciarono a creare e far sviluppare quel pessimo habitat che d’allora ha reso sempre più difficile la vita nella città di Augusta, divenuta una lontanissima parente di quella che in passato era stata la bella e soprattutto salubre ‘Isola delle Palme’.</p>
<p><div id="attachment_49359" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.lagazzettaaugustana.it/breve-storia-di-augusta-spiagge-scogliere-e-lidi-al-tempo-del-mare-balneabile/area-di-punta-cugno-spiaggia-della-cantra-anni-cinquanta/" rel="attachment wp-att-49359"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-49359" class="size-medium wp-image-49359" src="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Area-di-Punta-Cugno-spiaggia-della-Cantra-anni-cinquanta.-300x207.jpg?x78799" alt="" width="300" height="207" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Area-di-Punta-Cugno-spiaggia-della-Cantra-anni-cinquanta.-300x207.jpg 300w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Area-di-Punta-Cugno-spiaggia-della-Cantra-anni-cinquanta.-768x531.jpg 768w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Area-di-Punta-Cugno-spiaggia-della-Cantra-anni-cinquanta..jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-49359" class="wp-caption-text">Area di Punta Cugno, spiaggia della Cantra, anni &#8217;50</p></div></p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, sin dagli anni Sessanta diventò sempre più impossibile frequentare anche le accoglienti ed affollate spiagge della “<strong>Cantra</strong>” e di “<strong>Funnucu novu</strong>”, ovvero l’attuale <strong>Marina di Melilli</strong> che era situata in un golfo meraviglioso proprio di fronte alla penisola Magnisi, dove vi era un incantevole mare con tanta finissima e bianca sabbia.</p>
<p style="text-align: justify;">Se a Marina di Melilli, o perlomeno quello che è rimasto dopo la sua distruzione, esiste ancora nonostante la presenza in quell’area di un vasto polo industriale una frequentatissima zona balneare, della spiaggia della ‘Cantra’ non vi è più traccia se non una sponda ormai abbandonata da oltre mezzo secolo. Eppure l’accogliente spiaggia della ‘Cantra’, situata nella sponda Ovest dell’insenatura megarese, era un luogo molto frequentato da tantissimi bagnanti augustani che la raggiungevano soprattutto con delle imbarcazioni, attraversando il porto commerciale, oppure in maniera più rada arrivandoci via terra con i pochi veicoli esistenti all’epoca.</p>
<p><div id="attachment_49363" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.lagazzettaaugustana.it/breve-storia-di-augusta-spiagge-scogliere-e-lidi-al-tempo-del-mare-balneabile/augusta-spiaggia-di-agnone-bagni-anni-sessanta/" rel="attachment wp-att-49363"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-49363" class="size-medium wp-image-49363" src="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-spiaggia-di-Agnone-Bagni-anni-sessanta.-300x187.jpg?x78799" alt="" width="300" height="187" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-spiaggia-di-Agnone-Bagni-anni-sessanta.-300x187.jpg 300w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-spiaggia-di-Agnone-Bagni-anni-sessanta.-768x478.jpg 768w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-spiaggia-di-Agnone-Bagni-anni-sessanta..jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-49363" class="wp-caption-text">Spiaggia di Agnone Bagni, anni &#8217;60</p></div></p>
<p style="text-align: justify;">Altra spiaggia molto frequentata in passato e trascurata dal farlo da diversi decenni, almeno dagli augustani, è quella di <strong>Agnone Bagni</strong> che si affaccia sul vasto golfo di Catania proprio nella parte iniziale del lunghissimo litorale sabbioso che giunge fino alla Playa, la rinomata spiaggia catanese.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Litorali del Golfo Xifonio</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Il versante cittadino sullo splendido Golfo Xifonio, quasi interamente formato da una vasta scogliera e da qualche breve ‘accenno’ di spiagge esistenti al ‘Paradiso’, alla ‘Razia’, ancora oggi abbastanza frequentata per la facilità di raggiungerla a piedi, e sotto i bastioni del castello svevo, era il luogo balneare preferito da tante generazioni di Augustani ed anche dai molti forestieri presenti in città in numero sempre consistente.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra quelle elencate la più frequentata giornalmente era la spiaggia di <strong>cala ‘Paradiso’</strong>, vicino alla quale vi era anche una modesta scogliera che offriva ai bagnanti la possibilità di poter scegliere di prendere la tintarella nella comoda battigia o sui tortuosi scogli. In questo sito di balneazione, di certo fino agli anni Settanta, erano in prevalenza i “terravicchiani” a farsi il bagno, agevolati di avere una spiaggia ed una scogliera a soli ‘due passi’ dalle loro case.</p>
<p style="text-align: justify;">A dar maggior conforto ai bagnanti ed amanti delle comodità, negli anni Trenta fu costruito uno stabilimento balneare, tutto in legno e con varie cabine; la costruzione veniva restaurata annualmente perché le mareggiate e le intemperie della stagione invernale la danneggiavano puntualmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lido, inoltre, serviva a dare conforto alle donne che osservavano categoricamente l’allora usanza di immergersi in mare in maniera più discreta possibile, per non permettere ai soliti curiosi ed ai guardoni, nonostante i costumi da bagno dell’epoca fossero abbastanza castigati, di scrutare alcune parti intime del loro corpo; fattore questo che avrebbe sicuramente suscitato le immancabili “chiacchiere”, facendole poi spargere per tutto il paese!</p>
<p><div id="attachment_49361" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.lagazzettaaugustana.it/breve-storia-di-augusta-spiagge-scogliere-e-lidi-al-tempo-del-mare-balneabile/augusta-lido-badiazza-anni-cinquanta/" rel="attachment wp-att-49361"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-49361" class="size-medium wp-image-49361" src="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-Lido-Badiazza-anni-cinquanta.-300x225.jpg?x78799" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-Lido-Badiazza-anni-cinquanta.-300x225.jpg 300w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-Lido-Badiazza-anni-cinquanta.-768x576.jpg 768w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-Lido-Badiazza-anni-cinquanta..jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-49361" class="wp-caption-text">Lido Badiazza, anni &#8217;50</p></div></p>
<p style="text-align: justify;">Lo <strong>stabilimento balneare</strong>, localmente conosciuto col nome di “<strong>Barracchi</strong>”, fu costruito nel tratto di riva ciottoloso situato proprio sotto i Giardini Pubblici, all’altezza del Palco Musicale e più in basso del luogo dove qualche anno più tardi sorse il Cinema Arena Miramare, in seguito rinominato Cinema Arena Badiazza ed infine trasformato in quella che è stata la piscina comunale.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo ‘lido di città’, frequentato giornalmente dai più agiati e nei giorni festivi anche da quelle famiglie di commercianti impegnati durante la settimana, vi si trascorrevano delle intere e piacevoli giornate al mare. Ancora fino a qualche decennio dopo l’eliminazione dello stabilimento balneare, avvenuto nell’ultimo scorcio degli anni cinquanta, quella zona era sempre indicata come “i Barracchi”, oltre che “a Badiazza”.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio nei pressi di questo luogo che era stato il sito dello stabilimento balneare, sin dagli anni sessanta molti ragazzi e giovanotti e persino famiglie intere “affittaunu” una barca da qualche pescatore che, oltre all’ovvio motivo di guadagno, le noleggiava per permettere alle persone di fare delle belle e rilassanti gite in barca.</p>
<p style="text-align: justify;">Così si poteva navigare in mezzo alle splendide acque del Golfo Xifonio ed approfittare di fare il bagno lontano dall’affollatissima scogliera della ‘Badiazza’; spesso con la barca si raggiungeva anche la zona costiera del Granatello o i forti Garsia e Vittoria, posti all’interno del porto megarese, passando sotto i ponti spagnoli. La traversata più in voga era quella che si faceva in direzione del litorale del Granatello, dove vi erano dei bassi fondali che incoraggiavano ad andare in acqua coloro che non sapevano nuotare e gli stessi bambini potevano fare il bagno senza correre grossi pericoli.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Il Lido Granatello</strong></li>
</ul>
<p><div id="attachment_49365" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.lagazzettaaugustana.it/breve-storia-di-augusta-spiagge-scogliere-e-lidi-al-tempo-del-mare-balneabile/augusta-zona-balneabile-del-granatello-anni-quaranta/" rel="attachment wp-att-49365"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-49365" class="size-medium wp-image-49365" src="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-zona-balneabile-del-Granatello-anni-quaranta.-300x196.jpg?x78799" alt="" width="300" height="196" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-zona-balneabile-del-Granatello-anni-quaranta.-300x196.jpg 300w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-zona-balneabile-del-Granatello-anni-quaranta.-768x501.jpg 768w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-zona-balneabile-del-Granatello-anni-quaranta..jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-49365" class="wp-caption-text">Zona balneabile del Granatello, anni &#8217;40</p></div></p>
<p style="text-align: justify;">Nell’ultimo tratto del lungomare della contrada Granatello situato nei pressi delle ultra secolari saline comunali, all’inizio degli anni Sessanta fu costruito il ‘<strong>Lido Granatello</strong>’, da considerarsi l’indiscusso discendente dell’ormai tramontato stabilimento balneare esistente in città.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo lido, a differenza di quello sorto alla Badiazza, lo si costruì in muratura ed era molto accogliente grazie all’abbondante sabbia presente, alle tante cabine ed alla rotonda sul mare utilizzata per le varie serate danzanti e per le esibizioni di diversi cantanti anche di fama nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo essere stato frequentato per lunghi anni dai tantissimi bagnanti amanti della tradizionale spiaggia stracolma di tanta sabbia, anche se ‘depositata’ di proposito nella struttura, il ‘Lido Granatello’ da lunghi anni non è più un luogo di balneazione. Infatti, dopo gli opportuni lavori di adeguamento, è diventato l’attuale sede del <strong>Circolo Nautico</strong> di Augusta, dove vi sono ormeggiate diverse imbarcazioni da diporto.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>La Scogliera di Levante</strong></li>
</ul>
<p><div id="attachment_49362" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.lagazzettaaugustana.it/breve-storia-di-augusta-spiagge-scogliere-e-lidi-al-tempo-del-mare-balneabile/augusta-scogliera-di-zona-paradiso-anni-cinquanta/" rel="attachment wp-att-49362"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-49362" class="size-medium wp-image-49362" src="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-scogliera-di-zona-Paradiso-anni-cinquanta.-300x202.jpg?x78799" alt="" width="300" height="202" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-scogliera-di-zona-Paradiso-anni-cinquanta.-300x202.jpg 300w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-scogliera-di-zona-Paradiso-anni-cinquanta.-768x517.jpg 768w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-scogliera-di-zona-Paradiso-anni-cinquanta..jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-49362" class="wp-caption-text">Scogliera di zona Paradiso, anni &#8217;50</p></div></p>
<p style="text-align: justify;">Fino agli anni Settanta l’ampia costa cittadina che racchiude il Golfo di Levante, da <strong>Punta Calcarella</strong> al ‘<strong>Paradiso</strong>’, alla “<strong>Razia</strong>”, alla “<strong>Badiazza</strong>” e fino ai ponti spagnoli, nei mesi estivi era affollata da tanti bagnanti, che vi si recavano con molta facilità a piedi e spesso già in costume da bagno, almeno i più giovani, in quanto queste zone di balneazione erano a pochi passi dall’abitato urbano.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla fine di questo periodo, a causa dell’aumento demografico che di conseguenza comportava più scarichi fognari nel limpido e pulito mare Xifonio, i litorali cittadini di levante iniziarono ad essere evitati ed il numero dei bagnanti si ridusse sempre più, fino ad azzerarsi del tutto. Quindi l’<strong>inquinamento del mare</strong>, causato soprattutto dalla mancanza di un adeguato impianto di depurazione, fu la causa principale dell’abbandono di quella scogliera cittadina che da sempre aveva ospitato tanti bagnanti di ogni età.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questi scogli tantissime persone stavano distese su un semplice telo da bagno a prendere le tradizionali e vantate abbronzature stagionali, da esibire con un certo atteggiamento vanitoso ed anche malizioso durante le serali e consuete “passiati a Villa”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella scogliera, che in tempi lontani era stata creata in maniera artificiale per proteggere la costa cittadina attenuandone l’erosione provocata dalle onde marine, vi erano dei luoghi conosciuti con nomi appropriati, per la presenza magari di qualche scoglio particolare.</p>
<p><div id="attachment_49364" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.lagazzettaaugustana.it/breve-storia-di-augusta-spiagge-scogliere-e-lidi-al-tempo-del-mare-balneabile/augusta-zona-badiazza-anni-sessanta/" rel="attachment wp-att-49364"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-49364" class="size-medium wp-image-49364" src="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-zona-Badiazza-anni-sessanta.-300x198.jpg?x78799" alt="" width="300" height="198" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-zona-Badiazza-anni-sessanta.-300x198.jpg 300w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-zona-Badiazza-anni-sessanta.-768x506.jpg 768w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/05/Augusta-zona-Badiazza-anni-sessanta..jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-49364" class="wp-caption-text">Zona Badiazza, anni &#8217;60</p></div></p>
<p style="text-align: justify;">Luoghi di riferimento degli eventuali ritrovi di comitive di ragazzi, per fare il bagno in compagnia; fra questi si cita “u scugghiddu”, un piccolo e molto conosciuto scoglio presente nella zona sottostante i Giardini Pubblici nella parte prossima alle mura spagnole del castello, “a banchinedda”, l’esile molo da dove partivano le barche che andavano al Granatello e che ancora oggi si estende nel golfo proprio nella zona centrale della “Badiazza” ed inoltre “u scogghiu in fora”, per indicare uno scoglio affiorante situato a poca distanza dalla riva sotto la piazza della “Razia”.</p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto quella della Badiazza era una scogliera molto amata che, con la carenza di rive sabbiose, ha costretto i bagnanti augustani a sapersi muovere con abilità sugli scogli ed anche a diventare dei bravi tuffatori, potendo sfruttare con facilità i tanti scogli come dei veri e propri trampolini per compiere i vari tuffi: “a tummuni i testa”, “a chiovu”, con la capovolta, “a panareddu” ed altri modi ancora più strambi; mentre per i meno esperti la specialità era&#8230;“a panzata”!</p>
<p style="text-align: justify;">Andare a fare il bagno negli splendidi litorali cittadini era uno dei principali e piacevoli svaghi per gli Augustani, soprattutto favoriti dalla lunga e calda stagione delle nostre zone che spesso si dilungava ben oltre la vera e propria stagione estiva, ovvero fino all’inizio del mese di Ottobre quando gli studenti dovevano far ritorno sui banchi di scuola.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Balneazione extraurbana</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">L’aumento dell’inquinamento del ‘mare nostrum’, con la complicità della quantità sempre più diffusa di moto, vespe ed automobili, che permettevano di raggiungere altri luoghi extraurbani, portò molto più del normale flusso gli Augustani verso delle zone balneari esistenti fuori città. Si materializzò così una massiccia e costante migrazione verso l’area del Granatello e soprattutto lungo l’incantevole e frastagliata costa del Promontorio del Tauro, con le sue tante e suggestive rientranze.</p>
<p><div id="attachment_19290" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.lagazzettaaugustana.it/costa-augusta-acque-verdi-faro-santa-croce/"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-19290" class="size-medium wp-image-19290" src="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2016/04/costa-augusta-acque-verdi-faro-santa-croce-300x177.jpg?x78799" alt="" width="300" height="177" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2016/04/costa-augusta-acque-verdi-faro-santa-croce-300x177.jpg 300w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2016/04/costa-augusta-acque-verdi-faro-santa-croce.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-19290" class="wp-caption-text">Scogliera tra &#8216;Acque verdi&#8217; e Capo Santa Croce, anno 2016</p></div></p>
<p style="text-align: justify;">Tutti luoghi attraenti che da <strong>Punta d’Izzo</strong> vanno verso “u faru”, quindi agli Archi Vuoti, alle Acque Verdi, allo “Sbarcaturi de Turchi” ed oltre verso ‘Villa Marina’ e la cala dell’Acquasanta, per giungere fino all’estremità nord di <strong>Campolato</strong> e della vicina area balneabile del Camping Baia del Silenzio, prima di sfociare nell’accogliente baia di Brucoli con luoghi meravigliosi quali ‘i tri puttusi’ e la piccola ma sempre affollata spiaggetta esistente sotto il castello.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi sono tutti luoghi localmente molto conosciuti e presi d’assalto dai tanti amanti del mare e del sole… oltre che della tranquillità. In passato era una normalità vedere, per esempio, nella battigia del ‘Granatello’ o sugli scogli di ‘Sant’Elena’, dei folti gruppi di persone ed anche delle intere famiglie che andavano a trascorrere una lunga giornata al mare e consumavano sul posto degli abbondanti pasti preparati a casa, ‘attrezzandosi’ di tutto il necessario per avere le più comodità possibili. Negli stessi luoghi non mancavano mai quei tali giovanotti che, con i loro giochi di forza e di bravura, magari per far colpo su qualche bella ragazza lì presente, allietavano l’intero ambiente: erano veramente altri tempi!</p>
<p style="text-align: right;"><em>Salvo Lentini</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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	</item>
		<item>
		<title>Pillole di resilienza anti-coronavirus. Chi saremo nel dopo Covid? Nulla sarà più come prima?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 12:37:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[augusta]]></category>
		<category><![CDATA[consigli]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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		<category><![CDATA[isolamento domiciliare]]></category>
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					<description><![CDATA[AUGUSTA &#8211; Nell’emergenza sanitaria da Coronavirus, c’è da fare i conti anche con i risvolti psicologici a cui vanno incontro i cittadini in isolamento domiciliare per settimane come anche i lavoratori delle categorie rimaste attive, perché “essenziali” per decreto, in città semi-deserte. Accanto alle notizie, quelle verificate, su quanto sta accadendo, abbiamo ritenuto di fornire un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">AUGUSTA &#8211; <em>Nell’emergenza sanitaria da Coronavirus, c’è da fare i conti anche con i risvolti psicologici a cui vanno incontro i cittadini in isolamento domiciliare per settimane come anche i lavoratori delle categorie rimaste attive, perché “essenziali” per decreto, in città semi-deserte. Accanto alle notizie, quelle verificate, su quanto sta accadendo, abbiamo ritenuto di fornire un ulteriore strumento di comprensione ai nostri lettori sul fronte psico-sociale. Così nasce la rubrica chiamata “Pillole di resilienza”, in chiave divulgativa, a cura dello psicologo augustano Francesco Cannavà.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-48888" src="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/04/pillole-di-resilienza-anti-coronavirus-copertina-rubrica-la-gazzetta-augustana.jpg?x78799" alt="" width="800" height="533" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/04/pillole-di-resilienza-anti-coronavirus-copertina-rubrica-la-gazzetta-augustana.jpg 800w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/04/pillole-di-resilienza-anti-coronavirus-copertina-rubrica-la-gazzetta-augustana-300x200.jpg 300w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/04/pillole-di-resilienza-anti-coronavirus-copertina-rubrica-la-gazzetta-augustana-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo dal concetto di “<strong>dopo</strong>”: il termine si usa quando un evento è finito, ma data la portata planetaria dell’epidemia non si può escludere il rischio che un piccolo focolaio epidemico rimanga in qualche remota parte del mondo pronto a mutare per tornare ad espandersi nuovamente sotto un&#8217;altra forma, per cui è importante capire cosa saremo diventati come società italiana alla fine della fase più importante del contagio, quando, dopo una fase di <strong>convivenza</strong> con la presenza del virus nel nostro Paese, saremo ripartiti con l’economia, si tornerà ad uscire e saremo <strong>vaccinati</strong> contro questo virus.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ipotizzare il futuro si fanno di solito due cose: si analizza il presente e si studia il passato, soprattutto in <strong>psicologia sociale</strong>, dove le varianti da considerare sono pressocché infinite come le sfaccettature della natura umana, complicate dall’interazione tra loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Per facilitare le cose partiamo dal fatto che l’uomo, nella sua unicità di individuo, appartiene ad una <strong>specie gregaria</strong> (da gregge) con caratteristiche comuni, che si adatta al contesto che essa stessa crea attraverso l’interazione di tutti i suoi componenti in un sistema organizzato e che da questo contesto viene a sua volta influenzata nel modo di essere e di comportarsi di ogni individuo.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversamente dalle epidemie precedenti di questo secolo, Influenza Spagnola nel 1918, Influenza Asiatica nel 1957 e la sua variante di Hong Kong nel 1968, AIDS (HIV) dal 1981 ad oggi, SARS nel 2003, Ebola nel 2014, l’attuale pandemia si diffonde in un <strong>mondo accelerato</strong>, fortemente <strong>globalizzato</strong>, con un’intensità di spostamenti di persone e merci mai raggiunta prima e con una comunicazione dell’informazione immediata e globale. Insomma si diffonde nella società più <strong>interconnessa</strong> della storia umana… e la frena bruscamente, determinando risvolti psicologici, sociali ed economici mai conosciuti dall’attuale popolazione italiana, che sta resistendo riempiendosi di dubbi e paure per il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma <strong>cosa ci ha insegnato la storia</strong> dell’umanità di fronte alle epidemie, dalle pestilenze di epoca romana ad oggi?</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso un’analisi dei fenomeni sociali da una prospettiva su più fronti: psicanalitico, psicosociale, comportamentale, si evince in estrema sintesi che dopo una fase di <strong>distanza</strong> dal problema, segue una di <strong>adattamento</strong> all’alterazione dello stile di vita accompagnata da disagi psicologici, emotivi e relazionali, poi l’indole umana a rialzarsi e riorganizzarsi, spostando nel passato il problema e catalogandolo come “affrontato”, si impone e porta, in un tempo proporzionale al <strong>riavvio</strong> delle attività socioeconomiche, ad una <strong>nuova normalizzazione</strong> fondata principalmente sui sistemi relazionali, economici e di comunicazione consentiti dalla cultura e dal livello tecnologico raggiunto dalla società.</p>
<p style="text-align: justify;">Praticamente?</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia, in un tempo determinato dalla capacità del Paese di riavviare la macchina economica, con l’indole sociale ed empatica che contraddistingue il nostro popolo, grazie all’umanità dimostrata dalla popolazione stessa nell’impegnarsi nel sostegno e nella tutela di sé stessi e del prossimo, è corretto ipotizzare un <strong>ritorno alla normalità</strong> del quotidiano che <strong>precedeva</strong> lo scoppio dell’epidemia. Ebbene sì, la storia ci ha insegnato che l’uomo impara dai suoi errori fino a un certo punto… poi la brama di potere, l’interesse economico, l’individualismo, la sete di benessere che lo caratterizzano, prendono il sopravvento in una società sbilanciata con una minoranza ricca che gestisce una maggioranza povera in una società mondiale globalizzata tecnologicamente ma non socialmente. Perché il gruppo ha regole e dinamiche diverse dal singolo e per la regola della maggioranza, l’indole della specie vince sulla ragione del singolo. La pandemia, come la morte, tende a riportare tutti sullo stesso piano rispetto al rischio, ma crea un enorme divario rispetto alla sopravvivenza al virus! Ciò significa che chi stava meglio prima ripartirà per primo e chi stava peggio arrancherà più a lungo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quale<strong> differenza</strong> possiamo trovare allora con le epoche precedenti?</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi l’<strong>informazione</strong> è disponibile a tutti. Il potenziale per la ripartenza è dato dalle <strong>idee</strong>, dalla conoscenza e dalla collaborazione sociale, quindi rispetto a prima anche le classi più svantaggiate hanno accesso a strumenti culturali e sociali di ripresa. È maggiore il <strong>sostegno sociale e psicologico</strong> offerto. Le problematiche sociali giungono velocemente sui banchi del governo, il resto è volontà, desiderio di rialzarsi, <strong>resilienza</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Stando all’analisi fatta <strong>ci potremmo attendere</strong> quindi un periodo di riscoperta dei valori e delle emozioni; di ridefinizione degli obbiettivi e delle scelte personali e lavorative, di risveglio e unione sociale; ma anche una lunga fase legata ai postumi psicologici della paura, della reclusione, della perdita, con un’impennata di problematiche ansiose, depressive, di burnout lavorativo, di fratture familiari, accompagnate e complicate da difficoltà economiche. Le attuali ansie per il futuro se mal gestite potrebbero portare all’abbandono dei progetti personali, lavorativi, imprenditoriali, ma anche relazionali! Minando ad esempio le basi dei rapporti delle coppie che si accingevano al matrimonio prima dell’epidemia e che si sono ritrovate separate, frustrate e magari senza lavoro. Molto inciderà la modalità in cui i governi verranno concretamente in aiuto alla popolazione, anche sotto il profilo della comunicazione mediatica, perché nel nostro Paese una parte dell’ansia sociale è alimentata dalla percezione di disaccordo e confusione tra le forze politiche alla guida dell’Italia. Il resto lo faremo noi, ogni individuo nel suo piccolo, con ciò che può, in base alla propria indole e storia di vita, come sempre abbiamo fatto. La società sarà nuovamente il prodotto di chi siamo e noi saremo più utili alla società quanto più riusciremo ad apprendere e tramandare dall’esperienza che stiamo vivendo come persone, come famiglie come lavoratori e come popolazione.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Francesco Cannavà*</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>*Psicologo</em></p>
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	</item>
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		<title>Pillole di resilienza anti-coronavirus. Violenze domestiche in aumento, ecco un decalogo comportamentale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2020 13:19:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[AUGUSTA &#8211; Nell’emergenza sanitaria da Coronavirus, c’è da fare i conti anche con i risvolti psicologici a cui vanno incontro i cittadini in isolamento domiciliare per settimane come anche i lavoratori delle categorie rimaste attive, perché “essenziali” per decreto, in città semi-deserte. Accanto alle notizie, quelle verificate, su quanto sta accadendo, abbiamo ritenuto di fornire un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">AUGUSTA &#8211; <em>Nell’emergenza sanitaria da Coronavirus, c’è da fare i conti anche con i risvolti psicologici a cui vanno incontro i cittadini in isolamento domiciliare per settimane come anche i lavoratori delle categorie rimaste attive, perché “essenziali” per decreto, in città semi-deserte. Accanto alle notizie, quelle verificate, su quanto sta accadendo, abbiamo ritenuto di fornire un ulteriore strumento di comprensione ai nostri lettori sul fronte psico-sociale. Così nasce la rubrica chiamata “Pillole di resilienza”, in chiave divulgativa, a cura dello psicologo augustano Francesco Cannavà.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-48888" src="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/04/pillole-di-resilienza-anti-coronavirus-copertina-rubrica-la-gazzetta-augustana.jpg?x78799" alt="" width="800" height="533" srcset="https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/04/pillole-di-resilienza-anti-coronavirus-copertina-rubrica-la-gazzetta-augustana.jpg 800w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/04/pillole-di-resilienza-anti-coronavirus-copertina-rubrica-la-gazzetta-augustana-300x200.jpg 300w, https://www.lagazzettaaugustana.it/wp-content/uploads/2020/04/pillole-di-resilienza-anti-coronavirus-copertina-rubrica-la-gazzetta-augustana-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Stiamo per entrare nella <strong>Fase 2</strong> della gestione della pandemia, definita come fase di ripresa delle attività e convivenza con la presenza del virus, ma ciò non implica certo un pericoloso “liberi tutti”. Il perdurare delle disposizioni di tutela della popolazione che ci hanno costretti in casa ormai da quasi due mesi, stanno mettendo a dura prova le capacità di <strong>adattamento</strong> di ogni singolo soggetto, anche dei più casalinghi, perché il concetto di obbligo a non uscire incide sul senso di autonomia e di libertà dell’individuo. La permanenza in casa esula dal mero permanere in un ambiente, ma include l’<strong>obbligo di rapportarsi</strong> e <strong>condividere</strong> spazi vitali, routine, mansioni, di solito caratterizzate dall’alternarsi dei coabitanti l’ambiente domestico. Dobbiamo poi considerare che la <strong>coabitazione obbligata</strong> spesso coinvolge soggetti con <strong>rapporti in crisi</strong>, per i quali, le attività extra casalinghe di lavoro, accudimento e frequentazione di terzi, attività personali, hanno funzione di strutturazione e conferma di Sé e delle proprie qualità, offrendo anche giustificazione all’evasione da situazioni di disagio relazionale o esistenziale determinato dall’interazione con congiunti e conviventi con i quali la relazione è giunta ad un momento di stallo, problematicità, o nei casi più gravi di incompatibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo fare i conti con alcune caratteristiche della nostra specie: quando avviene uno sbilanciamento tra l’energia investita per la gestione di una situazione o relazione ed il ritorno positivo risulta scarso o assente, si va in contro ad una iniziale fase di resistenza, che ha funzione di adattamento al contesto o alla relazione. Tale fase, se non compensata dalla ricezione di azioni o comportamenti volti alla produzione di sensazioni ed emozioni positive, comporta il progressivo esaurimento delle risorse energetiche dell’individuo, che porta ad uno stato di <em><strong>distress</strong></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le caratteristiche dello stress determinato dalle relazioni, nella fase di “<em><strong>esaurimento</strong></em>” si osservano: aumento dell’irrequietezza dovuta all’accumulo di adrenalina e riduzione di endorfine; aumento della suscettibilità dovuta alla mancanza di conferme o peggio alla palese disconferma da parte dell’interlocutore; sensazioni di frustrazione, ingiustizia, nervosismo, disagio e inadeguatezza; difficoltà di controllo degli impulsi aggressivi. Tutti elementi spesso connessi alla <strong>conflittualità intrafamiliare</strong>, ove le aspettative, le dinamiche emotive e affettive, determinano uno scenario complesso di reciproca contaminazione di vissuti ed emozioni che possono indurre anche velocemente e inconsapevolmente all’escalation emotiva che porta allo scontro.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dimentichiamo che l’uomo, come specie, è un <strong>predatore</strong> e di fronte a situazioni frustranti o difficili, più ancora in spazi chiusi e nell’impossibilità di sottrarsi al confronto, una parte del suo cervello produce molecole utili all’azione, che a livello emotivo e cognitivo possono configurarsi come rabbia e a livello comportamentale come <strong>aggressività</strong>. L’esperienza di vita e familiare, i valori, il credo, l’inquadramento sociale, determineranno la forma in cui tale aggressività si manifesterà nel contesto in cui il soggetto è inserito, da cui è condizionato e che condiziona a sua volta.</p>
<p style="text-align: justify;">In tale scenario la conflittualità intrafamiliare nel corso della reclusione forzata ha determinato l’aumento di un fenomeno sociale gravissimo: la <strong>violenza domestica</strong>, sui minori e sul coniuge. Le segnalazioni di aggressione al coniuge su scala nazionale sono <strong>cresciute di circa il 70%</strong> nel corso della fase 1, ma i numeri ufficiali non tengono conto della maggior parte delle aggressioni taciute e non denunciate.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa piaga, che coinvolge le fasce più fragili della società, ha trovato nella necessità di condividere per lungo tempo spazi comuni in assenza di attività lavorativa o di distrazione, un contesto in cui raggiungere in breve dimensioni di rischio e sofferenza sociale elevatissimi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa fare per salvarsi e aiutare chi soffre?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Denunciare</strong>. In Italia, oltre alle Istituzioni come Carabinieri e Polizia, esiste il numero antiviolenza promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri: <strong>1522</strong>, gratuito e sempre attivo. In rete si trovano riferimenti a centri antiviolenza territoriali distribuiti su tutto il territorio nazionale, che anche in periodo di quarantena garantiscono la possibilità di accogliere senza rischi di contagio.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista comportamentale, se il conflitto rappresenta un rischio o degenera facilmente, in questo specifico periodo di convivenza difficile può essere utile seguire <strong>poche importanti norme</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;">1) evitare tematiche e argomenti potenzialmente pretesto di scontro, non sottomettersi, ma evitare di mettersi a tu per tu accogliendo lo scontro, ricordando che le questioni di principio sono quelle che si pagano a caro prezzo. Ricordiamoci che le persone deluse vedono solo la parte negativa del partner;</p>
<p style="text-align: justify;">2) evitare di vittimizzarsi o autocommiserarsi per indurre sensi di colpa al partner, perché possono sortire l’effetto opposto in soggetti affettivamente distanti o impulsivi;</p>
<p style="text-align: justify;">3) mantenere ruoli e mansioni definiti e chiari per evitare la sovrapposizione e lo sbilanciamento di potere. Se non si riesce ad essere complementari o sinergici nella gestione della famiglia, meglio evitare di competere per il medesimo ruolo con chi è disposto a schiacciarci per definire sé stesso!</p>
<p style="text-align: justify;">4) mai coinvolgere i bambini: non esporli alle liti ma soprattutto mai indurli a fare una scelta affettiva, a schierarsi o a difendere l’uno o l’altro genitore. Il genitore che si vede i figli contro si incattivisce ulteriormente;</p>
<p style="text-align: justify;">5) trovare mansioni e attività personali in cui investire il tempo incidendo il meno possibile sulle attività del partner;</p>
<p style="text-align: justify;">6) creare spazi separati destinati a specifiche attività non in contrasto con quelle del partner, meglio ancora se con un sottofondo musicale a basso volume che attenui i silenzi;</p>
<p style="text-align: justify;">7) mai giustificare l’aggressività fisica. Accettare una violenza vuol dire trasformarla nella prima di una serie;</p>
<p style="text-align: justify;">8) in casi estremi chiedere aiuto: vicini di casa, congiunti, Autorità, psicologi, centri antiviolenza;</p>
<p style="text-align: justify;">9) in situazioni di rischio cercare pretesti per uscire da casa: spesa, farmacia ecc.;</p>
<p style="text-align: justify;">10) sforzarsi di amarsi di più e intensificare i contatti con chi ci ricorda il nostro valore o mostra di apprezzarci. Non esiste amore che giustifichi una violenza.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Francesco Cannavà*</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>*Psicologo</em></p>
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		<title>Pillole di resilienza anti-coronavirus. Dalla negazione all&#8217;ansia da pandemia, la tecnologia diventa ponte di emozioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 11:08:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">AUGUSTA &#8211; <em>Nell&#8217;emergenza sanitaria da Coronavirus, c&#8217;è da fare i conti anche con i risvolti psicologici a cui vanno incontro i cittadini in isolamento domiciliare per settimane come anche i lavoratori delle categorie rimaste attive, perché &#8220;essenziali&#8221; per decreto, in città semi-deserte. Accanto alle notizie, quelle verificate, su quanto sta accadendo, abbiamo ritenuto di fornire un ulteriore strumento di comprensione ai nostri lettori sul fronte psico-sociale. Così nasce la rubrica chiamata &#8220;Pillole di resilienza&#8221;, in chiave divulgativa, a cura dello psicologo augustano Francesco Cannavà.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso degli ultimi vent’anni, le società industrializzate e tecnologiche del mondo, hanno creato la convinzione popolare che grazie alla <strong>tecnologia</strong> e ad <strong>internet</strong>, abbiamo accesso a infinite risorse e soluzioni a qualsiasi problema. La tecnologia connessa in rete azzera distanze e tempo, generando, soprattutto nei millennials, una <strong>percezione virtuale di onnipotenza</strong>, ma al contempo, determinando una profonda <strong>riduzione delle certezze personali</strong>, ed una fragilità della struttura e delle difese dell’IO, che secondo le principali correnti scientifiche che studiano la persona, si creano nell’individuo attraverso l’esperienza personale reale e concreta di relazione, di soluzione dei problemi e di messa alla prove delle proprie capacità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato di tale arrogante percezione di sé, maturato dai popoli tecnologicamente avanzati, di fronte alla nascita e al diffondersi dell’epidemia di coronavirus in Cina, si è concretizzato con il dilagare di comportamenti irresponsabili di aggregazione e spostamento massivo nella <strong>prima fase della diffusione del virus</strong> in Asia, come reazione alla paura del contagio caratterizzata dalla <strong>negazione del problema</strong>. Il meccanismo di difesa psicologico della negazione è poco evoluto sul piano della maturità psichica dell’uomo e si è manifestato con comportamenti di minimizzazione e di spocchiosa indifferenza rispetto al rischio. Si potrebbe dire che l’iniziale approccio italiano al rischio epidemico sia stato “infantile”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella fase immediatamente successiva di espansione dell’epidemia, accanto a tale reazione si è osservato lo sviluppo di una “<strong>paranoia collettiva</strong>”, in cui il rischio per sé era dovuto all’altro, al diverso, al lontano… al <strong>Cinese</strong>! E quindi giù con ghettizzazioni, razzismo e stereotipi culturali da caccia agli untori. Quando il focolaio è scoppiato al nord Italia il problema erano i <strong>Lombardi</strong> e quando si è esteso a tutto il paese eravamo noi <strong>Italiani</strong> gli untori d’Europa. Abbiamo capito cosa si prova ad essere il “problema” con porti e confini chiusi in faccia, come troppo spesso l’Europa ha fatto con chi fuggiva da altri mali.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa paranoia è stata prodotta da un altro effetto della fragile mente umana, che ha tentato di allontanare da sé il “lurido problema”, proiettandolo e attaccandolo al bersaglio facile e abbastanza distante da potergli riversare contro tutta la rabbia prodotta dalla paura di essere contagiati da quel virus invisibile e ignoto che il tempo ha dimostrato essere più democratico dell’uomo stesso, restando indifferente al ceto, alla cultura o alla razza del suo ospite. L’<strong>ansia</strong> e la <strong>paura</strong> generano sempre anche <strong>rabbia</strong> e questa ha bisogno di un bersaglio per esprimersi in comportamenti atti a scaricare la tensione dandoci la sensazione di “controllare” il problema.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi che viviamo la pandemia reclusi in casa, osserviamo il dilagare dell’<strong>ansia da contagio</strong>, fortemente amplificata e diffusa da trasmissioni televisive e soprattutto social network. Quest’ansia diffusa produce spesso su internet comportamenti compulsivi di ricerca e diffusione di informazioni con modalità impulsiva e priva di valutazioni razionali dei contenuti condivisi a carattere ansiogeno. Ciò innesca un effetto &#8220;virale&#8221; che provoca il dilagare dell’<strong>ansia da pandemia</strong>, capace di innescare anche fenomeni emergenziali di massa, come la corsa all’acquisto dei dispositivi di protezione individuale (disinfettanti, guanti, mascherine) e delle derrate alimentari. Per la prima volta dal dopoguerra ad oggi l’uomo è nudo davanti alla sua forma vulnerabile di essere vivente, riflessa migliaia di volte dagli schermi dei nostri smartphone, come spietati specchi deformanti che amplificano le nostre fragilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa epidemia ha <strong>spezzato l’illusione</strong> dell’uomo immune a tutto grazie alla tecnologia rivelandoci il vero volto dell’umanità del 2020: fragile, vulnerabile e spaventata di fronte all’infinitamente piccolo e privo di cervello e intenzioni, ma capace di infliggere la più severa ferita che l’uomo abbia mai subito a livello globale da quel pianeta che si illudeva di governare impunemente a suo piacimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo imparato che il <strong>contatto</strong>, l’<strong>empatia</strong> e la <strong>prossimità affettiva</strong>, annullati dalla tecnologia, sono ancora un bisogno primario di questa specie che sta lottando con ogni mezzo per sconfiggere il virus.</p>
<p style="text-align: justify;">È questo il momento in cui lo spirito di <strong>sopravvivenza</strong>, che ha reso l’uomo l’animale più adattabile al mondo, gioca la sua carta: la <strong>resilienza</strong>. La capacità di resistere e rialzarsi. L’uomo sta imparando che deve trovare in sé la forza per lottare contro l’invisibile, sia esso rappresentato dal virus o dalla paura di perdere un congiunto, il lavoro, le certezze o la vita. Nel gruppo stiamo trovando la strategia per proteggerci da tutte queste paure. Quella <strong>tecnologia</strong> che ci ha reso inizialmente soli, nelle ultime settimane sta diventando ponte di emozioni, affetti, cultura, fede, alleanza, di un popolo che lotta unito quando trova un nemico comune… e lo sconfigge.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Francesco Cannavà*</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>*Psicologo</em></p>
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