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Officina teatrale pronta al debutto con la commedia nera. Piazza: “Cresciuti nel teatro comunale, ma non è adatto…”

AUGUSTA – Le compagnie teatrali augustane sono andate avanti negli ultimi anni, riscuotendo successi di pubblico e di critica, pur nell’assenza di un teatro comunale. Tra queste, c’è l’ “Officina teatrale” guidata da Attilio Piazza, che, dopo gli spettacoli sul palco del cosiddetto teatro comunale nella cittadella degli studi, alla chiusura per lavori di cinque anni fa, ha iniziato a riempire le sale di strutture private.

Per il riqualificato auditorium “Giuseppe Amato” arriverà a breve il bando attraverso il quale verrà affidato in concessione a privati per tre anni (vedi articolo), ma non sembra suscitare l’interesse di Piazza. A specifica domanda sulla struttura di cui si attende ancora la nuova inaugurazione, il presidente della “Officina teatrale” riconosce: “Siamo cresciuti nel teatro comunale (attuale auditorium “Amato”, ndr), con i 250 posti riuscivamo a fare tre serate. Però – sostiene Piazza – gli spazi sono ristretti, non ci sono spogliatoi, acustica, senza servizi, non è adatto agli spettacoli teatrali di un certo livello”.

Infatti la compagnia è pronta al debutto, domenica 4 novembre, nella sala del teatro “Città della notte”, con la commedia nera Arsenico e vecchi merletti. Poi altri tre spettacoli previsti per la prossima stagione. “Il primo – rivela Piazza – è una commedia tragicomica, molto impegnativa, che abbiamo in programma da più di due anni; poi una commedia di Eduardo Scarpetta, “Tre pecore viziose”, che noi ambienteremo negli anni ’60-’70; per ultimo, un altro café chantant, composto da un primo atto teatrale e un secondo atto di varietà“.

Arsenico e vecchi merletti è lo spettacolo più rappresentato al mondo, capolavoro di Joseph Kesselring, reso immortale da Cary Grant nella versione cinematografica di Frank Capra. Scritto alla vigilia della guerra, è una bomba di comicità teatrale a orologeria: porte che si aprono e finestre che si chiudono, casse che si riempiono e sepolcri che si svuotano, scale da salire e scendere, di corsa o lentamente, al buio o alla luce di candela. La geniale sceneggiatura riesce a far ridere con un gusto macabro senza alcun abuso, né uso, di volgarità e senza utilizzare giochi di parole.

In una sobria villetta vittoriana, accanto a un piccolo cimitero, vivono due deliziose signorine d’età ormai avanzata (interpretate dalle vulcaniche Pina Failla e Mariagrazia Coco), dedite al prossimo e alla carità cristiana. Alla scomparsa del fratello, scienziato come il padre, hanno cresciuto da sole i loro tre nipoti: Teddy (Salvo Vacirca) che ancora abita con loro, si crede il presidente Theodore Roosevelt; Giovanni (Attilio Piazza) di cui negli anni si sono perse le tracce; ed Enzo (interpretato magistralmente da Enzo Luglio), critico teatrale e scapolo impenitente, prossimo al matrimonio con la bella e disinibita Elena (Maria Cristina Aleo).

Un apparente quadro di quiete e quotidianità che nasconde però un ordigno pronto ad esplodere, e lo farà in tutto il suo fragore, dagli esiti imprevedibili ed esilaranti. Le benemerite padrone di casa nascondono infatti i loro “piccoli segreti” in cantina, amorevolmente custoditi: il nipote scomparso farà ritorno, in compagnia di un “affermato chirurgo plastico”, dottor Einstein (interpretato dall’eclettico Emilio Colella); il passo verso l’altare di Enzo sarà tutt’altro che sereno, causa l’involontaria interferenza: dell’eccentrico sergente Tringali (uno strepitoso Giuseppe Tringali); del disattento sergente Ranno (Rita Ranno); del malcapitato “cliente” (Enzo Ginetti) e infine dall’incolpevole direttore di manicomio (Sebastiano Giardina).


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