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Coronavirus, cosa si può fare e non fare fino al 3 aprile: il vademecum

SIRACUSA – Tutta l’Italia diventa “zona di sicurezza“. Con l’ultimo Dpcm sottoscritto la sera del 9 marzo dal presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, e pubblicato stamani in Gazzetta ufficiale, le misure restrittive già applicate con il precedente Dpcm per la Lombardia e le 14 province del nord più colpite dal Coronavirus vengono estese a tutto il territorio nazionale. Il nuovo provvedimento, noto come “Io resto a casa“, entra in vigore a partire da oggi, 10 marzo, e avrà efficacia fino al 3 aprile.

Ecco un vademecum, che integra le sintesi fornite dai siti ministeriali con le delucidazioni sull’applicazione di alcune norme del decreto riportate da Corriere.it

  • Muoversi solo se necessario

Si può uscire di casa solo per esigenze lavorative, motivi di salute e necessità. Il decreto parla esplicitamente di divieto di spostamento se non per “comprovati motivi di lavoro” oppure “gravi esigenze familiari o sanitarie“. La linea imposta dal decreto prevede di mantenere sempre, in ogni caso, la distanza di almeno un metro dalle altre persone. Ove richiesto, queste esigenze vanno attestate mediante autodichiarazione (scarica il modulo aggiornato cliccando qui). Se si viene fermati si può fare una dichiarazione verbale che le forze dell’ordine trascriveranno ma sulla quale potranno fare verifiche anche successive. Una falsa dichiarazione è un reato.

Quindi uscire per andare a lavorare si può: basta scriverlo nell’autocertificazione. Bisogna dimostrare le esigenze che non consentono lo smart working, cioè spiegare alle forze dell’ordine, nel caso in cui si venisse fermati, che la propria azienda non fa smart working o che, per il proprio ruolo, è materialmente impossibile evitare la presenza fisica in ufficio, in azienda, in studio.

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Si può uscire per assistere un familiare malato oppure per andare a riprendere i figli in caso di separazione (spostamento consentito per necessità).

Si può uscire per fare la spesa per i prodotti alimentari, dal pane in giù (i negozi di alimentari sono aperti: per questo è sbagliato, e pericoloso, affollarsi lì per fare scorte), ma anche per tutti gli altri prodotti. I negozi sono aperti e dunque qualsiasi compera è consentita, prioritariamente nel proprio comune. L’importante è mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro.

È consentito andare a correre al parco (a meno che i singoli comuni non decidano di chiuderli) e fare altri sport all’aperto – come un giro in bici – purché si stia a distanza dagli altri. Si ricorda che, comunque, la ratio del decreto “Io resto a casa” è quella di ridurre al minimo le attività sociali ludico-ricreative.

  • Divieto di assembramento 

Sull’intero territorio nazionale è vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico. Quindi anche all’aperto bisogna mantenere la distanza di sicurezza. Vietato stazionare davanti ai locali oppure in strada a gruppetti. La misura mira a impedire ai giovani di uscire o comunque di stare a distanza ravvicinata.

  • Attività sospese fino al 3 aprile

Sono chiuse fino al 3 aprile scuole e università, nonché musei, teatri, cinema. Sono sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali (fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi.

  • Ristoranti e bar chiusi alle ore 18

Sono consentite le attività di ristorazione e bar dalle ore 6 alle 18, con obbligo da parte del gestore di garantire il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro.

  • Centri commerciali chiusi nei fine settimana (eccetto farmacie, parafarmacie e alimentari)

Chiusi centri commerciali e mercati nei giorni festivi e prefestivi. Nei giorni feriali il gestore dell’esercizio commerciale deve garantire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro. La chiusura non è disposta per  farmacie, parafarmacie e punti vendita di generi alimentari (che comunque devono garantire distanza di un metro tra le persone).

  • Sospesi eventi e competizioni sportive 

Sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Restano consentite solo quelle organizzate da organismi sportivi internazionali, all’interno di impianti a porte chiuse o all’aperto senza la presenza di pubblico.

Gli impianti sportivi sono utilizzabili, a porte chiuse, soltanto per le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (Coni) e dalle rispettive federazioni, in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali e internazionali.

(Foto di copertina: generica)


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