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Augusta, Castello svevo tra restauro e demolizioni. L’auspicio di Italia nostra e la richiesta “inascoltata” di seduta consiliare

AUGUSTA – Sono prossimi all’avvio i lavori per il primo lotto funzionale di “consolidamento strutturale e restauro” del Castello svevo. Come noto, la gara bandita lo scorso maggio è stata aggiudicata dalla Regione (stazione appaltante il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento) all’associazione temporanea di imprese formata da una società veneziana e una senese, per la somma di 3 milioni 294 mila euro oltre Iva. L’Assessorato regionale dei Beni culturali, guidato da Alberto Samonà, da noi intervistato lo scorso 22 febbraio, segue l’iter di avvio dei due anni di lavori perché il maniero federiciano torni fruibile, quale “nuova sede museale“, e d’altronde per anni aveva ospitato il Museo della Piazzaforte. Ma il “tema caldo”, per alcune associazioni e parte della politica, resta l’entità delle demolizioni delle cosiddette superfetazioni carcerarie di fine ottocento, previste nel progetto commissionato dalla Soprintendenza.

Gli interventi più significativi riguardano il consolidamento delle fondazioni e delle strutture poste al piano terra nell’ala federiciana, ancora oggi ben visibile e al ripristino delle volte – ha sottolineato l’Assessorato regionale in una nota ufficiale dello scorso 23 febbraio – Il restauro del Castello inciderà su entrambe le componenti storico-architettoniche: le strutture relative al periodo federiciano e a quello spagnolo. Gli interventi prevedono anche la realizzazione dell’impiantistica e di quanto necessario alla nuova destinazione di spazio museale“.

Il Castello, attualmente affidato alla Soprintendenza dei Beni culturali di Siracusa, è stato posto sotto sequestro nel 2016 dalla Procura della Repubblica di Siracusa per lo stato di fatiscenza, abbandono e pericolosità in cui versa, a seguito di una denuncia da parte della sezione locale di “Italia nostra“, che nei giorni successivi alle ultime comunicazioni regionali è tornata sulla questione.

Dopo circa quattro anni dal sequestro dell’imponente fortezza di Augusta in seguito alla denuncia di Italia nostra che aveva acceso i riflettori sul degrado e permesso l’avvio dei lavori di somma urgenza al fine di evitare il lento e progressivo scivolamento al mare delle cinta muraria di nord-est, cominciano i lavori di restauro del Castello svevo“, ricorda l’associazione presieduta da Jessica Di Venuta in una nota.

Italia nostra confida, anche con la collaborazione ed il supporto di tecnici esperti in un vero risanamento conservativo del Castello – questo l’auspicio del sodalizio – Tutti gli interventi dovranno essere rivolti ad assicurare la funzionalità dell’edificio conservandone allo stesso tempo gli elementi tipologici, formali e strutturali. Questa tipologia di intervento viene definita dall’articolo 3 comma 1 lettera C del Tue (Testo unico in materia edilizia), che la associa per fine e caratteristiche ai lavori di restauro“.

Gli obiettivi che si intendono raggiungere attraverso il risanamento conservativo sono fondamentalmente due e sono facilmente intuibili – precisa “Italia nostra” – il primo è quello di risanare la struttura, eliminando un eventuale stato di degrado e garantendo gli standard igienici e sanitari necessari al suo utilizzo; il secondo è appunto quello di conservare integralmente la natura e la funzione dell’edificio, evitando trasformazioni anche parziali che possano modificare la sua fisionomia originaria e la distribuzione interna della sua superficie. Infatti l’art. 6 della carta del restauro vieta espressamente rimozioni o demolizioni che cancellino il passaggio dell’opera attraverso il tempo a meno che non si tratti di limitate alterazioni deturpanti o incongrue rispetto ai valori storici dell’opera o di completamenti in stile che falsifichino l’opera. Resta inteso infine, che la sopra-elevazione carceraria edificata nel 1890 è patrimonio culturale, storico e monumentale della città di Augusta e parte integrante, irrinunciabile e qualificante non solo del paesaggio urbano ma elemento simbolo del tessuto urbano in cui si riconoscono tutte le generazioni di augustani che si sono succedute nell’arco di questo ultimo secolo. La tutela del paesaggio – conclude – sintesi visibile della relazione dell’uomo con l’ambiente, oltre ad essere un obbligo morale è anche un importante fattore di aggregazione sociale; un tema fortemente sentito come connesso alla qualità della vita e sancito dall’art. 9 della nostra Costituzione“.

La posizione dell’associazione, che ha così ribadito la contrarietà alle demolizioni, è stata preceduta da un nuovo intervento dal fronte della politica cittadina. A provare a riportare il tema su binari consiliari, il consigliere comunale di opposizione Giancarlo Triberio.

Da oltre due mesi e mezzo – ha affermato – la richiesta di convocazione urgente di consiglio comunale, firmata dai consiglieri di minoranza, giace inascoltata sul tavolo del presidente del consiglio Marco Stella. Una decisione di tale portata, comportando la demolizione di una parte dell’edificio e, quindi, la non reversibilità del provvedimento, non può essere imposta alla comunità tutta senza previo ascolto, consultazione e opportuna valutazione delle conseguenze che pregiudicherebbero per sempre il futuro del nostro monumento“.

Triberio ha posto, ancora una volta, quesiti sulle asserite criticità, sia tecniche che politiche: “Si chiede chiarezza e completezza di informazioni per tutta la cittadinanza: quale è il progetto definitivo oltre questo primo intervento? Quali e quante parti verranno abbattute? Le demolizioni sono necessarie e supportate da quali strumenti? Perché questa mancanza di risposte? E soprattutto perché questa mancanza di trasparenza e informazione alla città? Tante sono le domande lecite che non possono essere glissate per rincorrere finanziamenti che, a tutt’oggi, non danno garanzie sulle modalità di ripristino e sulla definitiva ristrutturazione di un monumento che fa parte della memoria storica e collettiva degli augustani in quella che è la sua interezza. La città e le associazioni culturali hanno diritto ad un confronto, che non può essere glissato in attesa della nomina del nuovo sovrintendente di Siracusa, e da qui venga fuori soprattutto la posizione dell’amministrazione comunale che, secondo le dichiarazioni dell’assessore regionale Samonà, concorda per questi interventi di demolizione, avendo però dimenticato, prima, di comunicarlo alla propria comunità”.

La storia, maestra di vita e annunciatrice del futuro, è fatta dalle testimonianze – ha concluso – cancellarne alcune equivarrebbe a falsarla e nessuna “targa” e nessun “convegno” potrebbe mai restituire alla storia augustana quanto le è stato arbitrariamente tolto“.


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