Studenti augustani al rientro da uno scambio internazionale con Intercultura: le storie di Federico, Roberta e Giuseppe
AUGUSTA – Come da tradizione, gli studenti augustani che hanno trascorso all’estero l’anno scolastico, in quanto vincitori dell’ultimo concorso di Intercultura, hanno raccontato, in un apposito incontro pubblico organizzato lo scorso venerdì dal Centro locale di Intercultura nei locali dell’Istituto “Arangio Ruiz”, la propria esperienza formativa e di vita.
Dopo aver conosciuto i primi due studenti (vedi articolo), è il turno degli altri tre giovani rientrati ad Augusta dalle rispettive località nelle diverse parti del mondo.
Federico Pitruzzello, 18 anni da poco compiuti, studia al Liceo linguistico “Megara”, che ha ripreso a frequentare dopo l’anno interculturale in Ungheria, a Iklad, piccolo villaggio poco distante da Budapest.
“Ancora oggi ringrazio Intercultura, il mio centro locale di Augusta e la mia famiglia per avermi permesso di fare questa esperienza grandiosa. Fortunatamente non ho dovuto affrontare situazioni ardue, ma ci sono state molte cose a cui mi sono dovuto abituare – confessa il diciottenne –. Innanzitutto per me era molto strano stare in una famiglia di sei persone, con due genitori, due fratelli e due sorelle: era tutto troppo rumoroso e disordinato. Mi è servito un po’ di tempo per capire la bellezza e i lati positivi di una famiglia numerosa, ad esempio avere sempre qualcuno pronto a parlare con te“.
Al di là degli stereotipi, Pitruzzello racconta che proprio la pizza italiana è stata la chiave di volta: “In Ungheria sono diventato più indipendente e maturo e ho anche imparato a cucinare. Per festeggiare il mio secondo mese con la famiglia ospitante, ad esempio, avevo deciso di preparare la pizza, ma era la mia prima volta, quindi ero agitato. La mia paura era che, se avessi fallito, nella loro mente sarei rimasto “l’italiano che non sa fare la pizza”. Ma fortunatamente le parole dei miei genitori e i visi dei miei fratelli con la pizza fra le mani hanno sciolto la tensione che avevo addosso ed è stata la prima vera cena dove mi sono sentito a casa con la mia nuova famiglia“.
Roberta Firrincieli, 17 anni, è stata la più piccola del gruppo augustano, partendo alla volta della Repubblica Dominicana per poi tornare dopo un anno al “Megara”, dove studia al Liceo linguistico.
“Una delle prime domande che tutti fanno ad uno studente di Intercultura è: ”Perché hai scelto questo Paese?”. Nel mio caso: “Perché hai scelto la Repubblica Dominicana?”. Molti risponderebbero per il mare, la spiaggia, il sole tropicale, le persone sempre felici. Bene, se io mi fossi soffermata su queste caratteristiche – spiega – non l’avrei mai preso in considerazione, perché non rispecchiano per niente il mio stile di vita. Ho scelto la Repubblica Dominicana principalmente per la distanza, per poter finalmente dire: “Sì, sono dall’altra parte del mondo, al di là dell’oceano, 8.000 chilometri lontano da quel posto che comunemente chiamiamo casa”“.
È stata quindi lei, a soli sedici anni allora, a scegliersi il banco di prova, il più lontano possibile da “casa”: “Io questa parola l’ho sempre associata alla famiglia, agli amici, alle abitudini; alla certezza che, se dovesse succedere qualcosa, ci saranno sempre i genitori o i nostri amici a consolarci. Invece chi decide di partire con Intercultura deve lasciare tutto questo, ricominciare da capo e soprattutto essere se stesso, questa è la cosa più importante. Adesso io posso dire di aver capito tante cose di me stessa, ho imparato a conoscermi, a mettermi in gioco, a rischiare e seguire ciò in cui credo, rispettando il punto di vista degli altri. E alla fine è questo uno degli scopi di Intercultura: aprire la mente, conoscere il mondo, con tutti i suoi pregi e difetti, e accettarlo“.
Infine, offre la sua testimonianza Giuseppe Castrovinci, 18 anni, studente dell’Istituto “Arangio Ruiz”, Liceo delle Scienze applicate, che ha trascorso un’esperienza trimestrale a Zellik (Asse), località vicino Bruxelles, nel Belgio fiammingo.
“Tre mesi di una vita, una vita in tre mesi. Può sembrare strano ma questa breve esperienza con Intercultura mi ha reso infinitamente più maturo e più saggio. Del resto un exchange student deve essere un ambasciatore della pace nel mondo per combattere la cultura del pregiudizio e dell’intolleranza, ancora purtroppo presente – sintetizza così le finalità degli scambi internazionali -. Io ho avuto modo di conoscere tanti ragazzi provenienti da ogni parte del mondo, che ora sono miei amici, perché noi giovani siamo tutti uguali, abbiamo le stesse paure, gli stessi dubbi, ambizioni, sogni e non importa il colore della pelle o la religione o l’orientamento politico, siamo tutti uguali e il rispetto e l’amore reciproco sono al primo posto“.
“Ma i bei ricordi sono praticamente infiniti, per lo più riguardano le piccole cose di tutti i giorni, alle quali non avremmo dato neanche conto qui a casa, ad Augusta, ma quando la tua unica certezza sei tu stesso – conclude il giovane Castrovinci – ogni piccola cosa diventa una grande conquista“.





















