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Augusta e la legge del Dopo di noi, associazione 20 novembre 1989: “Resta una chimera, altre le priorità”

AUGUSTA – Cosa farà da grande? Dove vivrà? Quali sono le sue possibilità? Sono domande, a cui corrispondono grandi preoccupazioni, dei genitori di persone con disabilità, che in sostanza si chiedono cosa ne sarà dei figli, in particolare a seguito della loro dipartita.

Come ricorda in una nota stampa l’associazione “20 novembre 1989”, su questa materia è intervenuta per la prima volta una legge dello Stato nel 2016, con la numero 112, istituendo il Fondo per il cosiddetto “Dopo di noi” e introducendo nell’ordinamento specifiche tutele per le persone con gravi disabilità quando viene meno il sostegno familiare, in particolare grazie all’inserimento post-scolastico in contesti lavorativi. Tuttavia, in materia, spetta allo Stato la definizione dei soli livelli essenziali, mentre è in capo alle Regioni la competenza esclusiva per la programmazione propedeutica all’erogazione delle risorse, infine ai Comuni (tramite gli Ambiti territoriali) spetta l’attuazione concreta dei servizi.

Oggi – afferma l’augustano Sebastiano Amenta, vicepresidente nazionale dell’associazione “20 novembre 1989” onlus – un barlume di speranza arriva da noi, dalla “20 novembre 1989” onlus e dalla “20 novembre 1989 project”, con i vari progetti che eccellentemente portiamo avanti con a capo Ielsa Speciale e gli operatori. Oggi abbiamo creato un’alternativa parallela, ma penso che sia giunto il momento che le istituzioni, Regioni ed enti locali, facciano la loro parte, iniziando a dare dignità anche loro. Con l’avvento della legge 112/2016, il “Dopo di noi” per intenderci, si è istituito un fondo per realizzare interventi e promuovere l’autonomia dei diversamente abili, soprattutto tramite l’inserimento di questi ultimi nei contesti lavorativi. Infatti nel testo è prevista anche l’attuazione di programmi di accrescimento dell’autonomia, della coabitazione e l’autonomia tramite tirocini. In altre parole, le Regioni hanno a disposizione dei fondi provenienti dal governo centrale al fine di promuovere l’assunzione delle persone con autismo o sindrome di Down e tutte quelle disabilità che rientrano nella sfera psichica, per favorirne l’inclusione sociale.

Nel Siracusano – prosegue Amenta – ho proposto ad alcuni comuni, compreso quello di Augusta già 2 anni fa, di avviare dei progetti per l’inserimento professionale ma ad oggi tutto ciò è rimasto solo una chimera: sicuramente sono altre le priorità. Solamente Melilli ad oggi si sta adoperando. Sono poche le persone con autismo e sindrome di Down che riescono a inserirsi nel mercato del lavoro e ad ottenere il successo professionale, a causa di molteplici fattori, uno tra tutti il pregiudizio. Per tale motivo, oltre a un impatto negativo sul livello di qualità della vita dei ragazzi, spesso anche con una regressione per la frustrazione a non essere parte attiva nella vita socio-lavorativa, creando preoccupazione alle famiglie per il cosiddetto Dopo di noi“.

Dal 2016 fino ad oggi, sono nate numerose nuove iniziative con la nostra associazione – ribadisce il vicepresidente della onlus – Si tratta di progetti messi in atto per accrescere l’autostima e l’autonomia, con l’intento di creare nuove opportunità, anche professionali per chi ha le competenze ovviamente. L’inserimento va compiuto a piccoli passi (e un supporto utile lo possono fornire i distretti socio-sanitari dai quali il ragazzo è già conosciuto), tramite il progetto personalizzato ex art. 14 della legge 328/2000 e tramite operatori formati in collaborazione con le associazioni che espletano progetti inclusivi, con 4 step: la rilevazione di competenze e abilità della persona con autismo; lo sviluppo delle competenze e delle abilità utili per il successivo inserimento lavorativo; la personalizzazione delle attività ed eventualmente l’adattamento degli ambienti di lavoro; infine, l’inserimento nel posto di lavoro“.

In conclusione, secondo Amenta, bisogna considerare “autismo e sindrome di Down come risorsa e non come problema“, alla luce del fatto che “le persone con autismo o sindrome di Down spesso manifestano capacità eccezionali che potrebbero essere utili per diversi settori aziendali, ad esempio la capacità di ricordare le informazioni, l’attenzione ai dettagli, le abilità logiche e matematiche molto sviluppate, o ancora l’accuratezza e la precisione con cui si svolgono attività manuali“.

(Foto di copertina: generica)


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