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Il peso del mondo / Le tre lettere

IL PESO DEL MONDO di Elisabetta Ternullo

Pianto di padri impotenti

sotto macerie di

promesse perdute

e speranze svanite

Voci sommesse di madri dal nero manto

Voci sepolte di figli dal petto consunto

Voci di cuori insabbiati sotto attese

bombardate a raffica

da indifferenza senza titubanza

Voci senza voce

Battiti atterriti

Virgulti esangui

che, in un flebile sussurro sommesso,

implorano, con l’ultimo soffio di fiato,

che io mi volti

in un gesto

univoco e imprescindibile

di pace.

LE TRE LETTERE nello spazio a cura di Marcella Di Grande

Questa settimana lascio il mio spazio ad un racconto di Elizabeth Silance Ballard, Three letters from Teddy, che spiega l’amore e di come quest’ultimo sia l’unica via per la realizzazione. I Bambini sono il sogno che abbiamo perso e attraverso loro lo ritroviamo. Buona lettura.

Si chiamava Mrs. Thompson. In piedi davanti alla sua classe del quinto anno, il primo giorno di scuola, disse una bugia ai bambini. Come la maggior parte degli insegnanti, guardò gli studenti e disse loro di amarli tutti alla stessa maniera. Ad ogni modo, quanto aveva appena affermato, non era possibile, perché in prima fila, tutto scomposto nel banco, era seduto un ragazzetto di nome Teddy Stoddard. Mrs. Thompson aveva osservato Teddy l’anno precedente e aveva notato che non andava d’accordo con gli altri bambini, che i suoi vestiti erano disordinati, sporchi, e che aveva costantemente bisogno di un bagno. Inoltre Teddy era svogliato e indisciplinato. Il suo comportamento era così esasperante che a volte Mrs. Thompson era tentata di punire il bambino con dei pessimi voti.

In quella scuola era previsto che gli insegnanti rivedessero per ogni alunno le schede relative agli anni precedenti. Mrs. Thompson rimandava di giorno in giorno la lettura di quella di Teddy. Quando finalmente aprì il file ne fu sorpresa. L’insegnate di Teddy del primo anno aveva scritto: Teddy è un bambino brillante con la risposta pronta. Lavora in maniera precisa e ha buone maniere… è un piacere stare con lui. L’insegnante del secondo anno: Teddy è uno studente eccellente amato dai suoi compagni, ma è tormentato perché sua madre ha una malattia terminale e la vita a casa sua deve essere un inferno. L’insegnante del terzo anno: la morte di sua madre è stato un duro colpo per lui, cerca di fare del suo meglio, ma il padre non mostra molto interesse e la sua vita familiare inciderà negativamente su di lui se non si prendono provvedimenti. L’insegnate del quarto anno: Teddy è scostate e non mostra grande interesse per la scuola, non ha molti amici e qualche volta dorme in classe.

Da quel momento Mrs. Thompson si rese conto del problema e si vergognò. Si senti anche peggio quando gli studenti le portarono i regali di natale, tutti avvolti in bellissimi nastri e carte lucide, eccetto quello di Teddy . Il suo regalo era maldestramente avvolto in una pesante carta marrone che aveva ricavato da una busta della drogheria. Per Mrs Thompson fu penoso aprirlo insieme agli altri regali. Alcuni bambini cominciarono a ridere quando l’insegnante trovò un braccialetto di cristallo di rocca con alcune pietre mancanti, e una bottiglia piena di profumo solo per un quarto. I bambini smisero di ridere quando lei esclamò quanto fosse bello il braccialetto, lo indossò e si picchettò il profumo sul polso. Teddy quel giorno rimase un po’ di tempo in più dopo l’orario di lezione solo per dire a Mrs Thompson, oggi avete il profumo che indossava mia mamma. Quando i bambini furono andati via, Mrs Thompson rimase sola a piangere per almeno un’ora. Da quel giorno smise di insegnare come leggere, come scrivere, come far di conto, cominciò invece ad insegnare ai bambini. Lei faceva molta attenzione a Teddy e quando lavorava con lui, la mente del bambino sembrava ravvivarsi. Più lo incoraggiava, più era pronto nelle risposte.

Alla fine dell’anno Teddy era diventato uno dei bambini più brillanti della classe e sebbene Mrs Thompson avesse detto, all’inizio dell’anno, di amare tutti i bambini allo stesso modo, Teddy era diventato uno dei suoi preferiti. Un anno dopo lei trovò un messaggio sotto la porta da parte di Teddy che diceva che lei era ancora la migliore insegnate che lui avesse avuto in tutta la vita. Trascorsero sei anni prima che ricevesse un altro messaggio da Teddy. Diceva che aveva finito la scuola superiore, che era il terzo della classe e che ancora la considerava la sua migliore insegnante. Quattro anni dopo Mrs Thompson ricevette dal ragazzo un’altra lettera in cui le raccontava che, sebbene alcune volte le cose fossero state dure, aveva continuato a studiare, vi si era dedicato anima e corpo, e presto si sarebbe laureato al college con la lode. Inoltre, assicurava a Mrs Thompson, che era ancora le la migliore insegnante della sua vita. Passarono altri quattro anni e arrivo un’altra lettera. Stavolta Teddy spiegava che, dopo essersi laureato, aveva deciso di proseguire ancora gli studi. Nella lettera ribadiva che considerava ancora Mrs Thompson la sua migliore insegnate. Adesso il suo nome era un po’ più lungo, la lettera era firmata Theodore F. Stoddard medico.

La storia non finisce qui, ci fu ancora un’altra lettera quella primavera. Teddy raccontava di avere incontrato una ragazza e di avere intenzione di sposarsi. Spiegava che suo padre era morto un paio d’anni prima e si chiedeva se Mrs Thompson avrebbe acconsentito a sedere, al suo matrimonio, al posto solitamente riservato alla madre dello sposo. Naturalmente Mrs Thompson accettò. Un più indovinate cosa fece? Indossò il braccialetto, quello con le pietre mancanti. Inoltre si premurò di indossare il profumo che la madre di Teddy aveva indossato l’ultimo Natale che avevano trascorso insieme, come ricordava Teddy. Si abbracciarono e il Dr Stoddard sussurrò all’orecchio di Mrs Thompson: “Grazie Mrs Thompson per avere creduto in me, grazie per avermi fatto sentire importante e per avermi mostrato che potevo fare la differenza”. Mrs Thompson con le lacrime agli occhi gli sussurrò: “Teddy, ti sbagli. Sei tu che hai insegnato a me che potevo fare la differenza. Non sapevo insegnare fino a quando non ti ho incontrato”.

(Foto in evidenza: Nino Fezza)

Il Blog di poesia e prosa Le Ali di Icaro a cura di Elisabetta Ternullo e Marcella Di Grande per La Gazzetta Augustana.it


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