Giovane archeologo augustano “rivela” i riti funerari preistorici, nel suo libro anche la necropoli del Mulinello
AUGUSTA – “Se dovessimo riassumere lo stato della ricerca archeologica sulle fasi più avanzate dell’età del Bronzo in Sicilia, potremmo sintetizzare tutto con il termine “occasionale”“. Questo è l’incipit del libro appena pubblicato da Carlo Veca, 32enne, archeologo e ricercatore augustano, autore del blog “Il corbaccio” su La Gazzetta Augustana.it.
Il suo libro, dal titolo Archeologia funeraria. Architettura, riti e liturgie nella Sicilia sudorientale del Bronzo Medio (1450-1250 a.C.), è una accattivante disamina sullo stato dell’arte della ricerca preistorica nella Sicilia sud-orientale.
Ponendo l’attenzione sui principali contesti noti dell’età del Bronzo, l’archeologo reinterpreta i dati secondo le nuove concezioni de “l’archeologia e antropologia della morte”, branca della ricerca scientifica che si occupa della disamina dei resti materiali dei popoli del mondo antico, e dell’interpretazione degli elementi che componevano la religione, i riti, le pratiche e le liturgie eseguite per accompagnare i defunti nel viaggio verso l’aldilà.
Tra i contesti oggetto di studio, rientra anche quello di Cozzo del Monaco di Augusta. Il sito è una necropoli di tombe a camera scavate nella roccia. Essa è situata sulla sponda destra del fiume Mulinello, a 1,5 km dalla foce nel golfo di Augusta. La necropoli è impiantata negli argini scoscesi nord-ovest del vallone. Il particolare nome è preso dalla casa colonica situata al centro della sommità del rilievo roccioso che è detta “del Monaco”. Le tombe, del tipo “a tholos”, furono scavate alla fine dell’Ottocento da Paolo Orsi; sono circa una ventina, e restituirono, oltre alle ceramiche tipiche della cultura siciliana di Thapsos (1450-1250 a.C.), ceramiche d’importazione micenea e maltese. Il sito di Cozzo del Monaco è anche importante per la presenza di resti risalenti al Neolitico (VI-V millennio a.C.), e per l’impianto di una catacomba cristiana che ha in parte riutilizzato l’escavazione delle tombe preistoriche.
Il libro di Carlo Veca comprende un inquadramento degli studi compiuti sui rituali funerari in uso nella preistoria siciliana da tutti gli studiosi, fino ai giorni nostri, più il catalogo di tutti i contesti pertinenti; segue poi il fulcro dell’analisi, riguardante l’architettura funeraria, la deposizione dei corpi, corredi e rituali. Infine, una parte attinente al riuso delle tombe nelle epoche successive.
L’analisi di Carlo Veca è dettagliata e organica, mossa dalla chiara volontà di rispondere ad una problematica storica ben precisa e finora tralasciata negli studi paletnologici dell’isola, quale si presenta la questione dei rituali funerari. I tre momenti essenziali della ricerca (architettura, deposizioni e corredi) sono trattati con arguzia e pervicacia, con il metodo del filologo e l’intuito dell’archeologo/investigatore.
Veca ci spiega: “Ho deciso circa tre anni fa di intraprendere questo filone di ricerca sulla Sicilia preistorica, perché da troppo tempo risulta trascurato. Credo che la ricerca archeologica in Sicilia possa diventare volano di sviluppo della comunità locale, attraverso la divulgazione dei dati anche sul web e sui social network“.
“Da archeologo e cittadino augustano – chiosa Veca – sono orgoglioso di poter parlare con passione e dedizione della mia città, per cercare di far conoscere il più possibile, i numerosi siti archeologici di Augusta, ormai per lo più immotivatamente dimenticati”.





















