Politica

Augusta, contrasto violenza alle donne, Italia viva plaude a reddito di libertà e mozione consiliare

AUGUSTA – Si dice soddisfatto Giuseppe Cannavà, nella qualità di coordinatore comunale di Italia viva, in merito alla “mozione presentata dal consigliere Mangano (consigliere comunale renziano nella foto in copertina a destra, accanto a Cannavà, ndr) insieme ad altri colleghi sull’educazione finanziaria quale strumento per la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne“.

Il gruppo locale del partito renziano, come riferisce Cannavà, auspica, oltre l’istanza che passerà al vaglio del consiglio comunale, che si possano “mettere in campo le politiche e le risorse necessarie, anche attraverso l’individuazione di specifica missione all’interno del prossimo Documento unico di programmazione (il Dup, ndr), volte ad implementare progetti e percorsi di educazione finanziaria per le donne vittime di violenza, al fine di prevenire e contrastare la violenza economica, nonché di favorire l’autonomia, l’empowerment e l’integrazione lavorativa delle donne, nella fase di uscita dall’esperienza di violenza“.

Cannavà fa riferimento pure all’emendamento passato nelle scorse settimane nel Parlamento nazionale, primo firmatario la deputata di Italia viva, Lucia Annibali, con una condivisione bipartisan. “È in questa direzione che va l’iniziativa di Italia viva, che, attraverso un emendamento al decreto Rilancio, ha istituito il Reddito di libertà: un aiuto economico mensile per le donne che subiscono violenza, al fine di sostenerne lo sviluppo di un progetto di vita indipendente. Un contributo, già esigibile, che aiuta le donne a scardinare il ricatto della dipendenza economica dall’uomo violento, che ne azzera la libertà di scelta e di autodeterminazione“.

Il cosiddetto Reddito di libertà, con riferimento all’annualità 2021, vede stanziati dal governo Draghi 3 milioni di euro destinati alle donne vittime di violenza, senza figli o con figli minori, seguite da centri antiviolenza accreditati, nella misura massima di 400 euro mensili pro capite concessi in un’unica soluzione per massimo dodici mesi.

La violenza economica – aggiunge il coordinatore comunale di Italia viva – si riferisce ad atti di controllo e monitoraggio del comportamento di una donna in termini di uso e distribuzione del denaro, con la costante minaccia di negare risorse economiche, ovvero attraverso un’esposizione debitoria, o ancora impedendole di avere un lavoro e un’entrata finanziaria personale e di utilizzare le proprie risorse secondo la sua volontà. Essa si manifesta con diversi gradi di intensità: limitazione dell’attività lavorativa, depauperamento del patrimonio, impedimento di conoscere il reddito familiare, di avere una carta di credito o un bancomat, di usare il proprio denaro e il costante controllo su quanto e come si spende, fino al ricatto economico in fase di separazione e il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento. Sono tutte forme di violenza economica, un insieme di atti finalizzati a mantenere la vittima in una condizione di subordinazione e dipendenza“.


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