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Augusta, il depuratore si farà. A Punta Cugno, entro il 2022

AUGUSTA – Il depuratore si farà. A Punta Cugno, entro il 2022. Questa è la notizia emersa in occasione del consiglio comunale monotematico sulla depurazione delle acque reflue di Augusta, tenutosi stamattina alle dieci, davanti a un pubblico scarsissimo, pur trattandosi di un argomento di grande rilievo per la cittadinanza, anche per la presenza del commissario nazionale unico per la Depurazione, Enrico Rolle, e dei suoi stretti collaboratori, il professore Toscano e l’ingegnere Costanzo.

Invitati a presenziare e a dare il proprio contributo rappresentanti di associazioni ambientaliste e dell’Istituto acque siracusane, Ias.  La seduta, durata quasi tre ore e trenta, è stata aperta con il rito dell’insediamento, quale consigliere comunale, della pentastellata Giovanna Gagliotti, subentrata al posto del suo collega Giuseppe Dimauro, dimessosi per motivi di lavoro.

Rolle ha sottolineato che egli, pur non essendo prefetto, ma un ex docente universitario, è stato nominato commissario, in virtù della sua esperienza quale consulente del ministero per evitare di spendere soldi dello Stato, che “sono soldi di tutti noi”, ha precisato, rammentando che già dal giugno 2018, l’Unione europea ha avviato una procedura d’infrazione. Venticinque milioni di euro subito, più altri 30 ogni sei mesi di ritardo nella messa a norma di oltre cento centri urbani o aree sprovvisti di reti o sistemi di trattamento delle acque reflue. L’ottanta per cento della aree si trova in Sicilia e l’agglomerato di Augusta è uno dei più complessi.

Rolle ha assicurato che tra la fine di febbraio e i primi di marzo sarà bandita la gara per la scelta dei progettisti. La gara sarà bandita dalla Centrale di committenza, una struttura pubblica specializzata nel settore. Secondo il calendario o crono-programma, dopo l’espletamento della gara, i lavori dovrebbero partire entro il luglio 2020 per concludersi due anni dopo, nel luglio 2022.

Rolle ha quindi ceduto lo spazio a Toscano e a Costanza, che hanno svolto un lungo excursus, lunghissimo e infarcito di termini tecnici quello di Costanza, per spiegare le difficoltà del lavoro di ricognizione e di indagine prima di giungere alla redazione dello studio di fattibilità, copie del quale sono state consegnate all’amministrazione e ai consiglieri comunali. Dallo studio di fattibilità, corredato di planimetrie e dati tecnici si evince una valutazione costi-benefici a favore dell’opzione del depuratore a Punta Cugno, esistente, mai collaudato, però, contro quella del depuratore Ias nella penisola Magnisi, un depuratore inaugurato nel 1982, in grado di smaltire i reflui di una popolazione di un milione di abitanti, oltre che quelli elle industrie del polo petrolchimico più grande d’Europa. Infatti, il depuratore di penisola Magnisi fu considerato allora il più grande depuratore europeo.

Enzo Parisi, di Legambiente Sicilia, e Luigi Solarino, di Decontaminazione Sicilia, pur non avendo ricevuto l’invito per posta elettronica, hanno volentieri preso la parola. Parisi ha affermato che non l’appassiona più di tanto la diatriba riguardante Punta Cugno e Ias. Ciò che conta, come ha sottolineato Parisi, in linea con quanto asserito ieri nel comunicato del coordinamento “Smuoviamo le acque” (vedi articolo), è che il depuratore si faccia, bene e presto. “Prima di mettere il piede nella fossa – ha concluso con amara ironia – vorrei rimettere il piede nel nostro mare”.

Favorevole, invece, all’allacciamento al depuratore Ias è stato Luigi Solarino, già docente di Chimica industriale all’ateneo catanese, il quale ha sostenuto non solo che il depuratore Ias è efficiente, gestito da persone capaci, ma che i batteri delle acque dell’agglomerato di Augusta rappresenterebbero una ricchezza per quei fanghi.

Degli otto consiglieri dell’opposizione presenti, sono intervenuti Canigiula, Di Mare, Niciforo, Schermi, Triberio e Tribulato, dei pentastellati hanno preso la parola Caruso, Casuccio, Danieli e Patti per precisare, porre domande, chiedere chiarimenti, puntualizzare dettagli.

Rolle e i suoi collaboratori hanno ribadito che non si mette in dubbio la capacità di smaltimento da parte dell’Ias, anche se l’impianto risale a quasi quarant’anni fa e nel frattempo la tecnologia si è evoluta. Il problema deriva dal collettamento delle acque verso il depuratore. È stato ritenuto che sarebbe più costoso collettare le acque all’Ias, per via di tanti fattori, orografia, fiumi, sottoservizi per le raffinerie e altro. È stato sottolineato dallo stesso Rolle che ormai, un po’ dappertutto, si va verso i depuratori comunali, non grandi come quello dell’Ias né piccoli come quello che qualcuno vorrebbe  in esclusiva per Brucoli. Non è compito dell’attuale struttura commissariale prevedere e provvedere per la gestione del depuratore. È un problema che dovrà essere normato successivamente. Per quanto riguarda le tariffe relative, il sindaco ha ricordato che la tariffa sarà unica per gli Ambiti territoriali integrati (Ati).

G.C.


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