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Cronaca

Augusta, inchiesta “Ludos”, sequestrati villetta, auto e conti correnti

AUGUSTA – Questa mattina poliziotti della divisione Anticrimine e del commissariato di Augusta hanno eseguito una misura di prevenzione patrimoniale a carico di un quarantenne augustano, nell’ambito del procedimento in corso a seguito dell’operazione “Ludos”.

Il Tribunale di Catania, su proposta congiunta del questore di Siracusa e del procuratore etneo, ha emesso un decreto di sequestro preventivo nei confronti del quarantenne, nativo e residente ad Augusta, risultato nullafacente ma in possesso di una villa, un’auto di pregio e conti correnti.

Le indagini patrimoniali svolte dalla divisione Anticrimine hanno fatto emergere, da un lato, una presunta “spiccata pericolosità sociale del soggetto già noto alla Polizia per i reati commessi nel passato (furto aggravato, ricettazione, appropriazione indebita, truffa, esercizio di gioco d’azzardo) ai quali si aggiungono gli attuali, di esercizio abusivo di gioco di cui era promotore e usura“, e, dall’altro, “l’assoluta sproporzione tra i redditi e le entrate ufficiali riferibili al nucleo familiare del soggetto, rispetto all’effettivo patrimonio immobiliare e mobiliare di cui si è accertata la disponibilità“. 

Pertanto stamani è stata eseguita la misura di prevenzione patrimoniale nei confronti dei beni del quarantenne o comunque dei beni acquisiti al patrimonio familiare grazie alle presunte attività illecite, per un valore complessivo stimato in almeno 400mila euro, consistenti in una villa di 177 metri quadri attorniata da un terreno di pertinenza di 710 metri quadri ad Augusta, un’autovettura di pregio, quattro polizze vita e conti correnti con depositi vari, il cui ammontare è ancora da stimare.

Il sequestro odierno scaturisce dalle indagini che il 30 settembre 2021 videro il quarantenne augustano arrestato nell’ambito dell’operazione di polizia giudiziaria denominata “Ludos”, condotta dal locale commissariato di pubblica sicurezza e coordinata dalla Procura aretusea, unitamente ad altri dieci soggetti, tutti concittadini, ritenuti dagli inquirenti a vario titolo di far parte di una presunta “associazione per delinquere finalizzata alla gestione di scommesse clandestine online, esercizio abusivo di attività finanziaria e usura“, al vertice della quale, secondo l’ipotesi accusatoria, vi era il quarantenne. 

Lo spunto investigativo iniziale era stato fornito dalle dichiarazioni testimoniali rese dai familiari di alcuni scommettitori, che si erano dovuti far carico dei debiti contratti dai loro congiunti, risultati affetti da ludopatia, a tal punto da ricorrere anche all’usura, ipotizzata a carico degli stessi indagati, pur di continuare a giocare. 

Le indagini tecniche avevano fatto emergere anche una presunta “vicinanza degli indagati ad ambienti criminali di rilievo, tanto da accedere ai siti di scommesse telematiche localizzati all’estero (tutti con estensione diversa da quella legale “.it”), attività illecita solitamente in mano alle cosche mafiose“.  

Dalla ricostruzione investigativa emergeva dunque “una compagine di individui capaci di reclutare ed indirizzare gli accaniti scommettitori su piattaforme di gioco diverse da quelle lecite, che veicolava di fatto un consistente flusso di denaro attraverso le scommesse su siti illegali, ai quali venivano riversati mensilmente volumi di gioco pari a decine di migliaia di euro“. 


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